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Ulderico Fabbri (Ferrara, 2 luglio 1897Ferrara, 16 agosto 1970) è stato uno scultore italiano.

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BiografiaModifica

Nasce a Monestirolo - oggi un quartiere di Ferrara - da Chiarissimo, un commerciante e da Teresa Meotti. Da ragazzo lavora presso un marmista e segue i corsi serali all'istituto d'arte "Dosso Dossi". Chiamato alle armi, parte per il fronte macedone e, colpito da una granata, torna con una grave atrofia della mano sinistra e una parziale atrofia della mano destra. Ottiene la pensione di grande invalido di guerra e a Roma, grazie a una lenta e costante riabilitazione, recupera quasi completamente l'uso delle mani. Studia all'Accademia di Belle Arti di Roma.

Realizza nudi maschili con gli arti inferiori mutilati: sono sculture doloranti e simboliche, che da Antonio del Pollaiolo e dal neo-quattrocentismo traggono ispirazione. Ulderico Fabbri guarda anche ad Auguste Rodin e a Medardo Rosso. Artista eclettico, tende talvolta alla geometrizzazione, ad esempio nella scultura di marmo Ippogrifo, esposta nel 1928 a Ferrara. Nella scultura Bimbo al telefono, in pietra artificiale, realizzata del 1930, mescola un elemento moderno all'impostazione classica della figura.

Invia sue opere alla mostra internazionale di Arte Sacra di Padova del 1931, alla Primaverile di Firenze del 1933, alla Biennale di Venezia del 1936. Nel 1937 la sua scultura Giovinetto è acquisita dalla Galleria d'arte moderna di Milano. Nel 1938 realizza il busto in marmo del maresciallo d'Italia Emilio De Bono che originariamente era nella cosiddetta Corte delle Vittorie ed ora è in deposito alla Casa Madre dei Mutilati di Ferrara. Altre sue sculture a Ferrara: le formelle in terracotta della Via Crucis, nel Gran Claustro della Chiesa di San Cristoforo alla Certosa; Il Genio dell'arte, scultura in bronzo sulla facciata del Conservatorio Girolamo Frescobaldi (1930); la Fontana Narciso, in bronzo dorato, alla Camera di Commercio di Ferrara (1964); il neo-quattrocentesco Busto di Madonna, in terracotta, di proprietà della Cassa di Risparmio di Ferrara (1946).

Ulderico Fabbri ha scolpito in marmo bianco la statua giacente sul monumento funebre dell'Arcivescovo Ruggero Bovelli, eretto nel 1955 nella Cattedrale di San Giorgio di Ferrara: un'opera su commissione, in cui l'artista recupera tutta la tradizione accademica della scultura italiana. Le terrecotte degli ultimi anni, che rappresentano figure sofferenti, con occhi semichiusi dentro la fessura delle palpebre, oscillano tra un recuperato primitivismo e il disfacimento della forma sull'esempio di Medardo Rosso.

 
Gran Claustro della Certosa di Ferrara

Nel documentario di Flavia Franceschini Ulderico Fabbri, uno scultore ferrarese viene anche recuperato il filmato Al Filò[1], girato nel 1953 dal regista ferrarese Florestano Vancini, con una intervista, oltre a Marcello Tassini, Ervardo Fioravanti, Giuseppe Virgili, Annibale Zucchini, Danilo Farinella, Nemesio Orsatti, Galileo Cattabriga, ad Ulderico Fabbri nel cortile del suo studio in via Boccaleone a Ferrara.

NoteModifica

  1. ^ Ferrara - "Al filò" di Florestano Vancini, 1953, su youtube.com, 1º ottobre 2018.

BibliografiaModifica

  • di Lucio Scardino, Ferrara ritrovata: 55 artisti ferraresi dell'Ottocento e del Novecento, Ferrara, G. Corbo, 1984, SBN IT\ICCU\SBL\0613502.
  • Ulderico Fabbri. Casa G. Cini, Ferrara, 16 dicembre 1989-14 gennaio 1990, Padova, Interbooks, 1989, SBN IT\ICCU\UBO\0078662.
  • Vittorio Sgarbi (a cura di), Scultura italiana del primo Novecento, Bologna, Grafis Edizioni, 1993, pp. 98-99, SBN IT\ICCU\RAV\0219199.
  • Lucio Scardino, FABBRI, Ulderico, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 43, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993. URL consultato il 2018.
  • Lucio Scardino (a cura di), Ulderico Fabbri (1897-1970): sculture ferraresi dagli anni '30 agli anni '50, Ferrara, Liberty house, 2015, SBN IT\ICCU\UFE\0994606.

Voci correlateModifica

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