Velella (sommergibile 1912)

Velella
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tiposommergibile di piccola crociera
ClasseMedusa
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CantiereFiat San Giorgio, Muggiano
Impostazione6 giugno 1910
Varo25 maggio 1911
Entrata in servizio10 luglio 1912
Radiazione26 settembre 1918
Destino finaledemolito
Caratteristiche generali
Dislocamento in immersione305 t
Dislocamento in emersione250 t
Lunghezza45,15 m
Larghezza4,2 m
Pescaggiom
Profondità operativa40 m
Propulsione2 motori Diesel FIAT da 650 cv
2 motori elettrici Savigliano da 300 cv complessivi
2 eliche
Velocità in immersione 8,2 nodi
Velocità in emersione 12,5 nodi
Autonomiain emersione 670 miglia nautiche a 12 nodi
o 1200 mn a 8 nodi
in immersione 24 mn a 8 nodi
54 mn a 6 nodi
Equipaggio2 ufficiali, 19 sottufficiali e marinai
Armamento
Siluri2 tubi lanciasiluri da 450 mm a prua con 4 siluri

dati tratti da www.betasom.it

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Il Velella è stato un sommergibile della Regia Marina.

StoriaModifica

Nella prima fase della sua vita operativa fu impiegato – in seno alla II Squadriglia Sommergibili – nell'addestramento nelle acque del Tirreno settentrionale (al largo di Liguria e Sardegna), con base dapprima a La Spezia ed in seguito a La Maddalena[1][2][3].

All'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale aveva base a Brindisi od a Taranto, inquadrato nella III Squadriglia della II Flottiglia Sommergibili; comandante dell'unità era il tenente di vascello De Feo[1][3][4].

Nella notte tra il 23 ed il 24 maggio 1915 fu inviato al largo di Cattaro (venendo trainato sino nella sua zona d'agguato dal cacciatorpediniere Espero): fu uno dei primi sommergibili italiani (insieme al Nereide) a svolgere una missione di guerra nel corso del primo conflitto mondiale[3][5].

L'11 luglio 1915 truppe italiane sbarcarono nell'arcipelago di Pelagosa, stazione di vedetta nel Basso Adriatico, e la occuparono; a sostegno delle unità impegnate nello sbarco, il Velella fu dislocato in agguato nei pressi di Pelagosa[6][3][1].

In una successiva missione (iniziata il 16 agosto e terminata tre giorni più tardi), svoltasi al largo di Cattaro, urtò una mina che però non scoppiò; scampò poi fortunosamente anche all'attacco di una torpediniera avversaria, che gli aveva lanciato un siluro[3][1]. Mentre faceva ritorno a Brindisi ebbe una collisione con il cacciatorpediniere Dardo, riportando danni che lo costrinsero ad un periodo di lavori in bacino di carenaggio[3][1].

Nel corso del 1915 il Velella effettuò in tutto 16 missioni offensive e 18 difensive[3].

Diventato caposquadriglia nel 1916 – con comandante il tenente di vascello Pietro Tacchini – nel corso di quell'anno svolse due missioni offensive e 14 difensive[3][1].

Nel 1917, al comando prima del tenente di vascello Franchini e poi del parigrado Vandone[7], compì 21 missioni offensive e due difensive[3].

Il 16 ottobre 1917 fu trasferito a Taranto, messo in riserva[3] e poi disarmato[1]; l'anno seguente fu radiato e quindi demolito.

In tutta la guerra aveva svolto 39 missioni offensive e 34 difensive, trascorrendo 1456 ore di navigazione in superficie e 1127 in immersione[3][1].

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Franco Favre, La Marina nella Grande Guerra. Le operazioni aeree, navali, subacquee e terrestri in Adriatico, Gaspari Editore, 2008, ISBN 978-88-7541-135-0.
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