Espero (cacciatorpediniere 1905)

cacciatorpediniere della Regia Marina varata nel 1904

L’Espero (poi Turbine) è stato un cacciatorpediniere della Regia Marina.

Espero
poi Turbine
RN Espero.jpg
L’Espero nel 1905
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipocacciatorpediniere (1905-1921)
torpediniera (1921-1923)
ClasseNembo
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CostruttoriPattison, Napoli
Varo9 luglio 1904
Entrata in servizioaprile 1905
Radiazioneaprile 1923
Destino finaledemolito
Caratteristiche generali
Dislocamentonormale 330 t
a pieno carico 360 t
Lunghezzatra le perpendicolari 63,4 m
fuori tutto 64 m
Larghezza5,94 m
Pescaggio2,29 m
Propulsione3 caldaie Thornycroft
2 motrici alternative
potenza 5.200 HP
2 eliche
Velocità30 nodi (55,56 km/h)
Autonomia2200 miglia a 9 nodi
Equipaggio4 ufficiali, 51 tra sottufficiali e marinai
Armamento
Artiglieria5 pezzi da 57/43 mm
Siluri4 tubi lanciasiluri da 356 mm
Note
dati riferiti all’entrata in servizio
dati presi da Warship 1900-1950, Navypedia e Sito ufficiale della Marina Militare italiana
voci di cacciatorpediniere presenti su Wikipedia

StoriaModifica

Nel 1912 l'unità, come del resto tutte le navi gemelle, fu sottoposta a radicali lavori di modifica: l'alimentazione delle caldaie, inizialmente a carbone, divenne a nafta, mentre l'armamento vide la sostituzione dei cannoni da 57/43 mm con 4 pezzi da 76/40, e dei quattro tubi lanciasiluri da 456 mm con altrettanti da 450 mm[1][2]. Anche la sagoma della nave fu profondamente modificata: dai due corti e tozzi fumaioli esistenti si passò a tre fumaioli di minori dimensioni e forma più snella.[2][3].

Nel 1914-1918, a seguito di ulteriori modifiche, sulla nave furono installate le attrezzature necessarie per la posa di 10-16 mine.[2][3]

Prima guerra mondialeModifica

All'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale l’unità fu assegnata alla 5ª Squadriglia Cacciatorpediniere , di base a Taranto, che oltre all'Espero comprendeva i gemelli Turbine, Nembo, Borea ed Aquilone[4]. A lcomando dell'unita il capitano di corvetta Bellavita[4].

Nella notte tra il 23 ed 24 maggio 1915, il giorno stesso della dichiarazione di guerra, rimorchiò al largo di Cattaro il sommergibile Velella, che si pose quindi in agguato[4].

Alle 19 dell'8 giugno 1916 salpò da Valona al comando del tenente di vascello Fossati per scortare in Italia, unitamente all'esploratore Libia ed ai cacciatorpediniere Impavido, Insidioso e Pontiere, i trasporti truppe Romagna e Principe Umberto, con a bordo il 55º Reggimento fanteria con 2605 effettivi.[4] Il convoglio, dopo un breve tratto, venne attaccato dal sommergibile austroungarico SMU 5: il Principe Umberto, centrato a poppa da due siluri, affondò in pochi minuti una quindicina di miglia a sudovest di Capo Linguetta, trascinando con sé 1926 dei 2821 uomini a bordo[4]. Le unità della scorta non poterono che dare inutilmente la caccia all’SMU 5 e recuperare i superstiti[4].

Nel primo dopoguerra, tra il 1919 ed il 1921, l’Espero subì nuove modifiche alle sovrastrutture ed all'apparato motore: vennero eliminati una caldaia e di conseguenza uno dei tre fumaioli, mentre la sovrastruttura della plancia venne arretrata[2][3]. In seguito a tali modifiche la potenza dell'apparato motore scese a 3400 HP, e la velocità a 25 nodi[3]. Venne inoltre sbarcato un pezzo da 76 mm, rimpiazzato da una mitragliera contraerea da 6,5/80 mm[3].

L'impresa di FiumeModifica

Durante le vicende dell'occupazione di Fiume da parte del poeta Gabriele d'Annunzio e della Reggenza italiana del Carnaro la nave, che aveva compiti di scorta sulla rotta Trieste-Sebenico, passò dalla parte di D’Annunzio, raggiungendo Fiume (come fecero altre unità) l'8 dicembre 1920[5]. Il 26 dicembre dello stesso anno, durante il cosiddetto Natale di Sangue, l’Espero fu cannoneggiato ed incendiato dalla corazzata Andrea Doria, riportando gravi danni: una delle vittime del Natale di Sangue, il marinaio Desiderato Rolfini, apparteneva infatti all'equipaggio della nave[5][6][7][8].

TurbineModifica

Nel gennaio 1921 l’Espero rientrò a Pola e, come le altre navi che si erano schierate con i legionari fiumani, fu disarmata e radiata per poi essere reinscritta nei ruoli del naviglio militare - il 16 gennaio 1921 – con il nome Turbine, appartenuto ad una unità gemella perduta in guerra il 24 maggio 1915.[5] Terminati i lavori, rientrò in servizio nel giugno 1921.

Declassato a torpediniera nel luglio del 1921, il Turbine fu radiato definitivamente nell'aprile 1923[2] e quindi demolito.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

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