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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Verbo (disambigua).

Il verbo (dal latino verbum, "parola") è quella parte variabile del discorso che è insopprimibile perché costituisce il nucleo della comunicazione verbale. Può sussistere da solo e veicolare un contenuto (es. piove). È il tipo di parola più importante, e in alcune lingue i verbi possono essere estremamente complessi.

Può indicare:

  • un'azione compiuta da un soggetto (es.Sonny boy canta);[1]
  • un'azione subita da un soggetto (es. il tacchino è mangiato);
  • una condizione del soggetto (es. l'essere è, il nulla non è[1]);
  • quando sia il verbo essere nel predicato nominale (copula), la relazione tra il soggetto e il nome del predicato (es. Paolo è bellissimo).[2]

Il verbo è la fraseModifica

La frase senza verbo non sussiste; soggetto e complementi, in mancanza di verbo, sono un insieme di parole privo di significato: esse èvocano immagini, ma non forniscono alcuna comunicazione. Esempio:

  • Toro Seduto, in America, non è una frase, diventa una frase significativa solo quando è corredata da un verbo nacque o visse o altro.
  • Toro Seduto nacque in America è una frase.

Ogni verbo regge uno o più elementi, detti argomenti del verbo: il soggetto (esplicito, nascosto o sottointeso, inesistente), il complemento oggetto o complemento diretto, e gli altri complementi che sono complementi indiretti. Tutti questi elementi hanno la funzione di completare, ed affinare una informazione già attuata dal verbo, rispondendo a domande che nascono dal verbo stesso e si possono pensare come reazione di un destinatario insoddisfatto. Esempio:

  • Canto: il verbo, anzi la voce verbale; è un predicato (praedicatum è il supino del verbo latino praedicare, significa affermazione).
  • Ogni mattina, sotto la doccia, canto con trasporto nostalgiche canzoni della mia gioventù: ho corredato il predicato di molti complementi e risposto a domande legittime nate dalla voce verbale canto: quando?, dove?, come?, che cosa?.

Tutta la frase, dunque, ruota intorno al verbo e tutti gli argomenti sono accessori che dipendono dal verbo[3].

Verbi lessicali, ausiliari, copulativiModifica

Il verbo ha la proprietà di imporre all'enunciato una serie di argomenti. Gli argomenti identificano nella clausola i partecipanti all'azione e sono detti elementi "nucleari" e non possono essere eliminati senza pregiudizio della grammaticalità della frase.[4]

Giovanni ha sposato la tua causa. Non può diventare Giovanni ha sposato senza pregiudicare il significato.

Agli elementi nucleari, il verbo impone alcune restrizioni[4]:

Rispondi a Luigi!, a Luigi è un elemento nucleare e la preposizione a gli è imposta dal verbo rispondere.

La proprietà di imporre un argomento all'enunciato, appartiene ai verbi lessicali, quelli cioè che contengono l'informazione e fungono da predicato verbale. Non posseggono la stessa proprietà i verbi ausiliari che non forniscono informazione, ma concorrono alla struttura. La loro funzione è infatti piuttosto quella di determinare grammaticalmente un verbo lessicale[5]. Così, ad esempio, in francese, alcuni usi del verbo venir sono ausiliari:

Je viens d'écrire une lettre (Ho appena finito di scrivere una lettera).

Ma tanto il francese venir che l'italiano avere hanno valore lessicale o ausiliare a seconda dei casi.

Je viens chez toi(venir con funzione lessicale),
Oggi ho un gran freddo (avere con funzione lessicale).

Al contrario, lo spagnolo haber ha esclusivamente funzione ausiliare:

He tenido suerte (la traduzione Ho avuto fortuna evidenzia che haber non indica possesso, tale concetto è affidato a tener) quindi non si può dire
He suerte per Ho fortuna, ma Tengo suerte.

Altri elementi, i "circostanziali", collocano l'evento, descritto in termini di luogo, tempo o causa. Tali elementi però potrebbero anche non comparire e non subiscono restrizioni da parte del verbo[4]:

Durante le vacanze sono stato beneSono stato bene.

Verbi copulativiModifica

Possono essere intransitivi o intransitivi alcuni verbi che assumono, nella frese, un ruolo simile a quello del vervo "essere" nel predicato nominale: i "verbi copulativi". Questi "servono a collegare il soggetto a un nome o a un aggettivo e hanno quindi una funzione analoga a quella del verbo essere, che come sappiamo si chiama copula"[6]. Sono copulativi: chiamare (nel senso di "dare un nome"), essere, eleggere nel senso di nominare, apparire, soprannominare, nominare, sembrare (nel senso di "parere"), diventare, divenire, giudicare, rivelarsi, ritenere, mostrarsi, riuscire, parere. Questi verbi pertanto sono seguiti da un nome o un aggettivo, come il verbo essere nel predicato nominale, tale nome o aggettivo si chiama complemento predicativo:

"... e il brutto anatroccolo diventò (v. copulativo) un cigno" (complemento predicativo),
"Il cardinale Borgia fu eletto papa nel 1492",
"Il figlio di Germanico fu soprannominato Caligola dai soldati dell'accampamento romano",
"Mi riesce difficile crederti",
"La tua previsione si è rivelata sbagliata",
"Mi pare inutile insistere su questo argomento".

Coniugazione del verboModifica

Un verbo si coniuga, cioè assume forme grafiche diverse conservando il proprio significato, in ragione di ciò che intende comunicare.

  • Il significato è contenuto nella radice che nei verbi regolari è invariabile: cant-are, cred-ere, dorm-ire.
  • La desinenza è variabile e ha la funzione di aggiungere informazioni al concetto espresso: cant-avo, cred-evo, dorm-ivo informando su chi attua il concetto, su come e quando si verifica l'evento. Dorm-ivo: io, abitualmente, in un tempo passato
"Mia mamma ricorda che da bambino dormivo sempre a pancia in giù".

Modi del verboModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Modo (linguistica).

Il modo di un verbo indica[7]:

  • l'atteggiamento che un parlante instaura con il proprio interlocutore;
  • l'atteggiamento che un parlante assume in rapporto alla propria comunicazione.

I modi veri e propri sono quelli detti "finiti"[8]:

  • l'indicativo "indica", "narra" un fatto che è dato per vero, la sua realtà può essere provata vera o solo immaginaria, ma il parlante la espone come veritiera
"L'attuale papa ha assunto il nome di Francesco",
"... mi ritrovai per una selva oscura...".
  • il congiuntivo presenta un avvenimento, un'azione o un processo espresso come desiderio, timore, supposizione, o opinione senza che il parlante possa avanzare un giudizio di verità.
"Credo che tu ti creda un superuomo",
"Spero che tu stia bene.
  • il condizionale sottolinea la necessità che si verifichino o non si verifichino alcune condizioni, perché possa rendersi reale un fatto, un'azione o un processo.
"Se avessi tempo, andrei allo stadio",
"Sarebbe stata una bella gita, se non mi fossi slogato una caviglia".
  • l'imperativo esprime il desiderio o la volontà di orientare le azioni dell'interlocutore con un comando, una esortazione, una preghiera.
"Alzati e cammina!",
"Fatti una dormita e starai meglio",
"Ti prego, fa' presto".

L'espressione "modo verbale" è estesa tradizionalmente e, secondo il Serianni, arbitrariamente a quelli che chiamiamo "modi indefiniti"[9]: infinito, participio e gerundio, che si coniugano al presente e al passato: cantare/aver cantato, cantante/cantato, cantando/avendo cantato. L'arbitrarietà dell'attribuzione consiste nel fatto che questi tre modi non connotano la modalità dell'azione e anzi assumono il valore di modo della forma finita:

  • Truccata, la ragazza spiccherebbe assai di più (= Se fosse truccata, la ragazza spiccherebbe assai di più);
  • Truccata, la ragazza spiccò assai di più (= Dopo che fu truccata, la ragazza spiccò assai di più).

Modi e modalitàModifica

Il modo è una forma specializzata, evidenziata da materiale morfologico o organizzata in paradigmi di flessioni, per esprimere alcune fondamentali modalità della locuzione (comando, speranza, certezza, possibilità). La modalità dei verbi era un fenomeno noto già in epoca classica e riconosciuta in forme grammaticalizzate o lessicalizzate. Aristotele, ad esempio, distingueva tra discorsi "apofantici" (o "assertivi") e discorsi "semantici", dei quali è impossibile dire se siano veri o falsi, e tra questi ultimi menzionava la preghiera.[10]

Il valore di modalità che ciascun modo attribuisce all'azione è orientativo: non sono rari i casi in cui un modo esprime di fatto il valore caratteristico di un altro modo. L'indicativo di cortesia, ad esempio, dissimula il carattere conativo di una frase[11]:

  • Allora, mi due etti di prosciutto cotto e una scamorza.

Il condizionale può invece indicare un tempo e non una modalità:

  • Disse che sarebbe partito.[12]

Il condizionale composto esprime qui il "passato del futuro". In spagnolo, invece, per lo stesso scopo si usa il condizionale presente:

  • Dijo que vendría. (Disse che sarebbe venuto, ma letteralmente Disse che verrebbe)

D'altra parte, lo stesso modo indicativo non serve solo per asserire: si potrebbe piuttosto dire che tale forma è modalmente non marcata, in quanto non sembra dire nulla di specifico sull'atteggiamento del parlante verso l'interlocutore o la propria locuzione.[10][13]

Non vi è insomma un rapporto di corrispondenza biunivoca tra modi e modalità. Per la precisione, va indicato come "modo" una flessione specializzata per esprimere una certa modalità. Così, ad esempio, in inglese la modalità condizionale non ha un modo dedicato, ma viene espressa perifrasticamente:

  • He would readEgli leggerebbe (letteralmente: Egli voleva leggere).

Sempre in inglese, l'imperativo e il congiuntivo hanno una forma fonologicamente identica all'infinito:

  • Be good!Sii buono! - Siate buoni!
  • God save the QueenDio salvi la Regina

Ancora in inglese, una modalità che presenti un fatto non recisamente, in termini che indicherebbero l'utilizzo del congiuntivo in italiano, viene espressa lessicalmente:

  • He may have comePuò darsi che sia arrivato (letteralmente: Egli può essere arrivato).[14]

I modi, oltre che esprimere modalità, possono avere un ruolo sintattico: così, ad esempio, il congiuntivo, in italiano, opera spesso come marca di subordinazione:

  • Sono sicurissimo che non sia lui: in questa frase, il modo congiuntivo si accompagna a una modalità che esprime massima certezza.

Inoltre, alcuni modi diversi dall'indicativo, nelle clausole subordinate, piuttosto che esprimere modalità, cercano di segnalare l'ordine cronologico tra due eventi. Così fanno, in italiano, congiuntivo e condizionale[15]:

  • Credo (A) che esca (B)
B è simultaneo o successivo ad A
  • Credo (A) che sia uscito (B)
B precede A
  • Credo (A) che uscirà (B)
B è successivo ad A

Analogamente, quando la narrazione è successiva all'evento, avremo:

  • Credevo (A) che uscisse (B)
B è simultaneo o successivo ad A
  • Credevo (A) che fosse uscito (B)
B precede A
  • Credevo (A) che sarebbe uscito (B)
B è successivo ad A

Si assiste insomma a un frequente scambio di funzione tra tempo e modo. Esiste anche il fenomeno inverso, per cui forme tipicamente temporali servono di fatto a marcare una specifica modalità.[16] Quella della possibilità è espressa dal futuro semplice e dal futuro anteriore:

  • Saranno le 3.
  • Avrete fatto - immagino - la mia stessa supposizione.

Il futuro può esprimere anche un comando[16]:

  • [...] amerai il prossimo tuo come te stesso.[17]

Tempo dei verbiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Tempo (linguistica).

Il tempo verbale colloca l'azione in un asse cronologico, tanto assolutamente quanto relativamente a un certo termine. Nel secondo caso il tempo evidenzia tra due frasi del periodo un rapporto di contemporaneità o di non contemporaneità[9].

Bisogna distinguere tra tempo fisico (time in inglese, Zeit in tedesco) e tempo linguistico (tense in inglese, Tempus in tedesco). Il riferimento cronologico espresso grammaticalmente non per forza coincide con quello reale.[9] È ad esempio possibile trovare una frase in italiano in cui il passato prossimo rinvia a un evento futuro:

  • Domani vedremo chi ha avuto ragione.

Sono invece informazioni di ordine pragmatico e non grammaticali a indicarci il rapporto di contemporaneità o di non contemporaneità:

  • Quando dormo bene, russo fragorosamente;
  • Quando dormo bene, lavoro meglio.[18]

I tempi verbali vengono indicati come "semplici" o "composti" a seconda che siano costituiti da una forma singola o dall'insieme di verbo ausiliare e participio passato.[19]

Già Aristotele aveva evidenziato, nel De Interpretatione, l'intrinseco legame fra verbo e tempo: il verbo (rhema) viene definito come la forma che "aggiunge al suo significato il tempo"[20]. Aristotele individua dunque, tra le categorie grammaticali, alcune proprie dei verbi. Per quanto antico, questo apparentamento non è mai stato messo significativamente in discussione. È stato semmai precisato che:

  • il tempo viene designato da numerosi mezzi linguistici oltre al verbo, tanto che esso sembra essere "una proprietà globale dell'enunciato"[21];
  • il verbo non esprime sempre il tempo: talvolta è piuttosto l'aspetto a risultare significativo e ciò in presenza di uguali tempi grammaticali (Scrivo / Sto scrivendo).

DiatesiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Diatesi.

"La diatesi esprime il rapporto del verbo con il soggetto o l'oggetto"[22]. Essa può essere:

  • attiva: il soggetto compie un'azione, se il verbo è intransitivo o transitivo:
"Credo che un sogno così non ritorni mai più", ritornare : intransitivo,
"Mi dipingevo le mani e la faccia di blu", dipingere: transitivo.
  • passiva: il soggetto subisce l'azione, solo se il verbo è transitivo:
"Poi d'improvviso venivo dal vento rapito, venire rapito: transitivo in forma passiva.
  • riflessiva: il soggetto compie un'azione per sé o su di sè:
"Mi prendo una settimana per pensarci",
"Mi lavo".

Verbi transitivi e verbi intransitiviModifica

In lingua italiana la transitività è una funzione grammaticale[23] che si applica al verbo. Il suo contrario è la intransitività ( cioè non transitività). Troviamo quindi verbi transitivi e verbi intransitivi

Verbi transitiviModifica

Sono detti transitivi[24] i verbi che esprimono un'azione, compiuta da un soggetto, che può ricadere direttamente su un complemento oggetto, passare direttamente dal soggetto all' oggetto.

"Lancillotto ama Ginevra": riguardo al significato informa che l'azione nasce da Lancillotto e ricade su Ginevra, passa direttamente da Lancillotto a Ginevra; graficamente mostra che tra "Lancillotto" e "Ginevra" c'è solo il legame della voce verbale "ama", nessuna preposizione.

Il verbo transitivo costruisce proposizioni attive o passive perché ammette due o più argomenti[25]: il soggetto e il complemento oggetto (o diretto), in questo caso Lancillotto e Ginevra.

"Lancillotto ama Ginevra", forma attiva: il soggetto è quello che compie l'azione,
"Ginevra è amata da Lancillotto", forma passiva il soggetto è quello che la subisce.

Verbi intransitiviModifica

Si dicono intransitivi tutti i verbi non transitivi, e infatti l'aggettivo "intransitivo" si ottiene semplicemente con l'aggiunta del prefisso privativo in che significa non. Possono esprimere

  • una condizione del soggetto, per esempio esistere, gioire, impallidire. In questi casi il verbo non rappresenta un'azione vera e propria, ma piuttosto un modo di esnsere o di stare in un particolare momento;
  • un'azione che non prevede un oggetto, come per esempio abbaiare, arrivare, partire. In questi casi il verbo rappresenta un'azione vera e propria che però si esaurisce nel soggetto: il cane abbaia, ma può essere rivolta verso un obiettivo esterno purché introdotto da una preposizione (complemento indiretto): il cane abbaia agli intrusi, Francesco parte da Padova.

Non c'è, in ogni caso, un complemento oggetto. Come si vede, un verbo intransitivo ha solo un argomento, il soggetto,[26] di conseguenza può avere una sola costruzione e apparire esclusivamente nella forma attiva. Non si potrà mai dire gli intrusi sono abbaiati dal cane o Padova è partita da Francesco.

Verbi intransitivi e anche transitiviModifica

Alcuni verbi intransitivi possono, a volte, reggere un complemento oggetto interno e diventare transitivi. Esempi:Giocare un gioco pericoloso, Correre una corsa campestre. Come si può vedere, questo particolare complemento oggetto, complemento oggetto interno, è rappresentato da un nome con la stessa radice del verbo: gioc-are e gioc-o. Il verbo intransitivo può diventare transitivo anche quando il complemento oggetto è legato proprio a quel verbo in modo inequivocabile. Esempi:Vivere una vita felice, Piangere lacrime amare, Dormire il sonno del giusto, Giocare una mano a briscola. Il complemento risulta in questi casi "strettamente collegato al verbo sul piano semantico"[23].

Aspetto verbaleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Aspetto verbale.

L'aspetto verbale connota l'atto verbale secondo le marche della durata o ripetitività o momentaneità, dell'inizio o della conclusione di un processo, della compiutezza o dell'incompiutezza dell'azione"[27]. Esempio

Scrivo forma presente con aspetto durativo,
Sto scrivendo forma presente con aspetto progressivo.

NoteModifica

  1. ^ Parmenide, frammento 6.
  2. ^ Serianni, 2010, cit., p. 379.
  3. ^ Maurizio Della Casa, 19. La frase semplice e i suoi «pezzi» fondamentali., in Capire per comunicare. Grammatica ed educazione linguistica., Editrice La Scuola, 1991, pp. 329-330, ISBN 88-350-8423-7.
  4. ^ a b c Simone, 2008, cit., p. 238.
  5. ^ Simone, 2008, cit., p. 243.
  6. ^ [Maurizio Dardano - Pietro Trifone, La lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1985, p. 192]
  7. ^ Moretti-Orvieto, 1983, 8, citati in Serianni, 2010, cit., p. 382.
  8. ^ Serianni, 2010, cit., p. 382-3.
  9. ^ a b c Serianni, 2010, cit., p. 383.
  10. ^ a b Simone, 2008, cit., p. 339.
  11. ^ Serianni, 2010, cit., p. 527.
  12. ^ L'esempio è tratto da Serianni, 2010, cit., p. 383.
  13. ^ Basta però aggiungere un avverbio a una frase all'indicativo per significare questo atteggiamento. Così, l'esempio Purtroppo il treno non arriva mostra come altre parti del discorso sono in grado di esprimere un valore modale. Cfr. Simone, 2008, cit., p. 339.
  14. ^ Esempi tratti da Simone, 2008, cit., p. 341.
  15. ^ Esempi tratti da Simone, 2008, cit., pp. 341-2.
  16. ^ a b Simone, 2008, cit., p. 342.
  17. ^ Levitico, 19.18
  18. ^ I due esempi sono tratti da Serianni, 2010, cit., p. 383.
  19. ^ Serianni, 2010, cit., p. 384.
  20. ^ Citato in Simone, 2008, cit., p. 304.
  21. ^ Simone, 2008, cit., p. 330.
  22. ^ Serianni, 2010, cit., p. 385.
  23. ^ a b Sensini, 2009, cit., p. 239.
  24. ^ Il termine "transitivo" deriva dal latino transitivus, dal verbo transire, che significa "passare al di là": cfr. Sensini, 2009, cit., p. 237. Come in " Divieto di transito = Divieto di passare dall'altra parte"
  25. ^ Serianni, 2010, cit., p. 239.
  26. ^ mentre in proposizioni che usino verbi transitivi possono presentarsene un numero maggiore vedi Serianni, 2010, cit., p. 239.
  27. ^ Serianni, 2010, cit., p. 390.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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