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UsiModifica

TonalitàModifica

Lingua grecaModifica

L'accento grave fu utilizzato per la prima volta nell'ortografia politonica del greco antico, per indicare una tonalità più bassa rispetto a quella dell'accento acuto. Nell'utilizzo moderno viene usato per sostituire l'accento acuto nell'ultima sillaba di una parola, quando nella frase è immediatamente seguita da un'altra. Gli accenti grave e circonflesso sono stati entrambi sostituiti da quello acuto nella moderna ortografia monotonica.

AccentoModifica

In italiano e catalano, l'accento grave è un accento grafico che marca la vocale accentata nella parola. Come regola generale, in italiano, le parole tronche terminanti in -a, -i, -o, -u devono essere marcate con un accento grave. Quelle terminanti in -e avranno un accento grave o un accento acuto, a seconda rispettivamente del suono aperto o chiuso che esse[non chiaro] possiedono. Alcuni esempi di parole con accento grave finale sono: città, morì, virtù, Mosè, portò. Spesso, data l'assenza nella tastiera italiana delle lettere maiuscole accentate, molti sostituiscono l'accento con l'apostrofo (es: E' al posto di È), nonostante sia un errore.

In bulgaro l'accento grave è utilizzato nelle vocali a,o,у,е,и,ъ per indicare la sillaba accentata. È usato specialmente in libri per bambini o stranieri, per distinguere parole tra loro quasi omofone: пàра (vapore) e парà (centesimo), въ̀лна (lana) e вълна̀ (onda).

In macedone l'accento è ortograficamente richiesto per distinguere parole omonime ed posto soprattutto sulle vocali е ed и: ad esempio, la particella per la negazione не è omonima alla versione abbreviata del pronome personale diretto не - diventando quindi нѐ.

In ucraino, ruteno, bielorusso e russo, un sistema simile era in uso fino alla prima metà del XX secolo. Ora l'accento principale è preferibilmente indicato con un acuto, e il ruolo del grave è limitato alla segnalazione di accenti secondari in parole composte (in dizionari e letteratura linguistica).

Nelle lingue discendenti dal serbo-croato e dallo sloveno, la sillaba accentata può essere corta o lunga, oltre ad avere una tonalità crescente o discendente. Per denotarlo, queste lingue utilizzano (in dizionari, ortografia e libri di grammatica, per esempio) quattro differenti accenti (grave, acuto, grave doppio e circonflesso). Il sistema è identico in entrambe scritture latine e cirilliche.

Nel moderno slavo ecclesiastico, sono presenti tre differenti accenti (acuto, grave e circonflesso). Non vi è differenza fonetica tra essi, bensì una pura differenza ortografica. L'accento grave è generalmente utilizzato quando la vocale accentata è l'ultima lettera di una parola.

In ligure, l'accento grave caratterizza la vocale corta accentata in una parola nei casi di à (suono [a]), è (suono [ɛ]), ì (suono [i]) e ù (suono [y]). Invece ò non può essere utilizzato alla fine di una parola, pur mantenendo la funzione delle altre vocali.

Altri usiModifica

InformaticaModifica

In informatica viene spesso utilizzato nella programmazione; nonostante sia presente sulla tastiera inglese, su quella italiana è un carattere nascosto. Per poterlo ottenere:[1]

  • in ambiente Microsoft Windows premendo in successione i tasti 9 e 6 (del tastierino numerico) mentre si tiene premuto il tasto Alt;
  • nei sistemi Unix-like come Linux, sulla tastiera italiana si ottiene premendo contemporaneamente i tasti Alt Gr e '.

NoteModifica

Voci correlateModifica