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BiografiaModifica

Compiuti gli studi nella Scuola di Guerra prende parte alla guerra italo-turca del 1911. Il 18 marzo di questo stesso anno è iniziato in Massoneria nella Loggia Dante Alighieri di Torino[1]. Allo scoppio della prima guerra mondiale è Capo di Stato Maggiore nella VII e XI divisione sino al 1918, quando verrà nominato Capo di Stato Maggiore del III Corpo d'armata.

Passato poi nel 1929 al 58º reggimento di fanteria, nel 1930 viene promosso Generale ed inviato al comando della III brigata alpina. Nel 1933 comanda l'Accademia Militare di Modena sino al 1934, quando gli verrà affidata anche XXI divisione dei Granatieri di Sardegna. Con questa divisione prende parte alla Guerra d'Etiopia.

Nominato nel 1936 Governatore dell'Eritrea, l'anno successivo gli viene affidato un nuovo gruppo: l'XI corpo. Nel 1939 è il comandante del Corpo di spedizione in Albania (operazione OMT), per poi divenire, sempre nello stesso anno, comandante in capo delle truppe d'occupazione e successivamente comandante in capo di tutte le truppe sul suolo albanese. Viene inviato nel 1940 all'inizio di maggio a comandare la 4ª Armata sul fronte Alpino Francese.

Ebbe pessimi rapporti con Galeazzo Ciano (che nel suo diario lo accusa di essere "torbido, infimo, piccolo, grasso e coi capelli tinti"[2]).

Lascia i campi di battaglia per ricoprire la carica di sottosegretario di stato alla guerra dal 30 novembre 1940 al 25 maggio 1941 [3] e sottocapo di Stato maggiore generale sotto il generale Ugo Cavallero. Inviato nel giugno 1943 in Sicilia, comanda la 6ª Armata. La sua carriera finisce con l'invasione anglo-americana sulle coste della Sicilia e con la ritirata delle truppe italiane dal suolo siculo.

Viene rimosso ai primi d'agosto dalle sue funzioni. Si ritira, ma viene catturato dopo l'8 settembre dalle truppe della Repubblica Sociale Italiana e processato come traditore a seguito di due attacchi che Roberto Farinacci gli lanciò dalle colonne del Regime Fascista. Riesce però, grazie all'aiuto dei tedeschi, a scampare al plotone d'esecuzione. Nel dopoguerra tentò, inutilmente, di veder riconosciuta la propria azione di comando nella difesa della Sicilia.

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ Vittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Erasmo ed., Roma, 2005, p. 157.
  2. ^ G. Ciano, Diario 1937-1943, Rizzoli, 1980, pag. 500
  3. ^ http://storia.camera.it/deputato/alfredo-guzzoni-18770412/governi#nav
  4. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  5. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.144, 21 giugno 1935, pag.3074.

BibliografiaModifica

  • Antonello Biagini, Fernando Frattolillo, Silvio Saccarelli, Verbali delle riunioni tenute dal capo di SM generale: raccolta di documenti della seconda guerra mondiale, Volume 1, Roma, Ufficio storico dello Stato maggiore dell'Esercito, 1985.
  • (EN) McGregor Knox, Mussolini Unleashed, 1939–1941: Politics and Strategy in Fascist Italy's Last War, Cambridge, Cambridge University Press, 1982, ISBN 0-521-33835-2.
  • Giovanni Cecini, I generali di Mussolini, Roma, Newton & Compton Editori, 2016, ISBN 88-541-9868-4.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN316737817 · ISNI (EN0000 0004 5098 1644 · GND (DE105396230 · BNF (FRcb16606631d (data) · WorldCat Identities (EN316737817