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BiografiaModifica

Secondo figlio di Giovanni e di Aldina Lollini, negli anni quaranta si trasferisce con la famiglia da Firenze a Viareggio. Terminata la guerra, ancora molto giovane lavora per una società che costruisce centrali termoelettriche. Nel 1955 apre un negozio di elettrodomestici a Viareggio.

EsordiModifica

Il suo interesse per la pittura ha inizio nel 1968, quando studia storia dell'arte ai corsi serali e decide di fare il pittore. Nel 1970 si trasferisce a Pisa in una casa colonica presa in affitto, e per un breve periodo si avvicina all'informale. Prende contatto con alcuni membri della nuova avanguardia letteraria Gruppo 63 e collabora con Edoardo Sanguineti e Alfredo Giuliani.

Nel 1976 pubblica la raccolta incisoria Genealogia nella quale raccoglie le maggiori opere del primo periodo, quello informale.

Maturità artisticaModifica

Nel 1978, alla galleria 9 Colonne di Trento, presentati da Claudio Di Scalzo, espone i primi papiers froissés (letteralmente "carte spiegazzate"); nel 1980 sono proposti a Genova presso la galleria Greminger da Roberto Sanesi e nel 1981 a Milano da Gillo Dorfles alla galleria Zarathustra. Dopodiché pubblica una seconda raccolta, intitolata Canta, ed espone le sue opere a Como e a Roma.

Successivamente realizza Stultifera, un'opera incisoria accompagnata da una poesia di Roberto Sanesi. Nel 1982 realizza una collezione di sette stampe a colori intitolata Re/Spira, nelle collezioni del Museum of Modern Art[2] e dalla Bibliothèque nationale de France. Negli anni successivi pubblica due altre raccolte: Racconto, ispirata ad una poesia che Alfredo Giuliani dedicò a Papasso stesso sulla rivista Il Verri, e Forma naturæ (archetipi & c.). Nel 1983 va a vivere ad Anguillara Sabazia a nord di Roma.

Verso la fine degli anni novanta espone le sue opere ad Amburgo, Budapest e, nel 1989, nella galleria Charlton di Roma. Nel 1992 realizza un'altra raccolta, Pro/Memoria, ospitata dalla Bibliothèque nationale de France assieme alla raccolta incisoria Forma naturæ (archetipi & c.), presentata in cartella congiuntamente ad un saggio di Giulio Carlo Argan, e ad altre cinque acqueforti a colori che Papasso firma col nome d'arte "Antigone". Nel 1999 la mostra personale dal titolo Il colore è mio nella sala consiliare del comune di Bracciano, presentato in catalogo da Edoardo Sanguineti, il quale gli dedica la poesia Pensierini per Papasso.

Dal 1996 al 2002 le opere di Papasso vengono pubblicizzate da Telemarket. Nel gennaio del 2006 due retrospettive: a Roma, presso l'università di La Sapienza[3] e successivamente al Museo storico dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle (Bracciano).

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Andrea Camponi, Addio a Papasso, in Il Corriere del Lago, 9 febbraio 2014. URL consultato il 23 febbraio 2014.
  2. ^ (EN) Antonio Papasso. Respira (Breath). 1982, MoMA.org. URL consultato il 25 settembre 2013.
  3. ^ Le grafiche di Papasso pittore che ama l'incisione, il Corriere della Sera, 10 gennaio 2006. URL consultato il 25 settembre 2013 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN51488769 · ISNI (EN0000 0000 7846 2118 · LCCN (ENno2008015216 · GND (DE132098946 · BNF (FRcb14964563r (data) · WorldCat Identities (ENno2008-015216