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Antonio de Luna

nobile italiano

Antonio de Luna (14061464), figlio di Artale e Margherita Peralta, conte di Caltabellotta raccolse una vastissima eredità, insieme all'odio dei Perollo.

BiografiaModifica

Nel 1450, Antonio divenne presto un personaggio di rilievo nell'ambito della nobiltà siciliana: fu inviato più volte come ambasciatore a re e a papi (dal 1446 al 1460 fu inviato al re Alfonso, a Papa Nicolò V, a Papa Callisto III, al re Giovanni). Nel 1453 ricevette l'investitura della baronia di Bivona e di altri beni feudali. Ebbe dal re Alfonso la concessione della castellania di Sciacca; dava cioè il massimo onore oltre il diritto di dimora nel Castello Vecchio.

Il 6 aprile 1455 Antonio Luna stava partecipando alla processione della Santa Spina di Cristo a Sciacca, giunto dinanzi al palazzo dei Perollo, il Luna insultò il rivale pubblicamente, forse convinto che non venisse ascoltato vedendo le finestre chiuse. Le imposte s'aprirono improvvisamente e Pietro Perollo, barone di Pandolfina, raggiunse il corteo ferendo il rivale. I suoi uomini incendiarono le case dei Luna, portarono lo scompiglio tra i fedeli e si rifugiarono nel castello di Geraci. Dopo quest'atto terroristico, il viceré inviò a Sciacca il luogotenente del Maestro Giustiziere, Giacomo Costanzo, per istruire un processo e punire i fautori di questi fatti. Ritornato da Caltabellotta, Antonio Luna scatenò la sua vendetta, facendo assassinare familiari e parenti dei Perollo, distruggendo le loro case, e persino la città subì gravi danni. , e furono esiliati da re Alfonso, Antonio con la sua famiglia si ritirò in Roma e poi graziati nel 1459 da re Giovanni[1]. Antonio si sposò con la figlia del viceré Antonio Incardona ebbe tre figli: Pietro Arcivescovo di Messina, Carlo che morì senza eredi e Sigismondo.

Morì quasi sicuramente nel 1464: un documento dell'agosto 1464 infatti riferisce della successione del figlio primogenito Carlo al feudo di Misilcassim.[senza fonte]

NoteModifica

  1. ^ Questo episodio, noto come "primo caso di Sciacca", è ritenuto in gran parte romanzato da storici locali (vedi la voce di M. Moscone sul Dizionario Biografico degli Italiani, Op. cit. Se effettivamente è avvenuto un agguato contro Antonio de Luna nel 1459, testimoniato da un dispaccio del viceré Ximen de Urrea, non sono verosimili né la vendetta del de Luna né la condanna all'esilio, dato che Antonio de Luna partecipò con immutata autorevolezza alle vicende politiche siciliane nel periodo 1459-1460.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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