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Argomento cosmologico

L'argomento cosmologico è una tipologia di argomentazione della teologia naturale classica che parte da alcune presunte proprietà dell'universo osservato (il suo venire in essere, il suo poter essere stato diverso da ciò che è, la contingenza o causalità di alcune entità o di alcuni eventi) per inferire deduttivamente o induttivamente l'esistenza di un'entità identificata con Dio, definito come causa prima, ente necessario, motore immobile o essere personale.

Formalizzazione di KalamModifica

1. Tutto ciò che ha cominciato ad esistere ha una causa.

2. L'universo cominciò ad esistere.

3. Quindi l'universo ha una causa e questa causa deve necessariamente provenire da un essere intelligente, altrimenti si negherebbe l'esistenza di Dio, quindi Dio esiste.

Critica 1:

La definizione di "cominciato ad esistere" è ambigua, in tale definizione infatti un falegname che fa una sedia dal legno non ha fatto iniziare ad esistere la sedia perché è partito da una materia prima. Tuttavia questo è l'unico tipo di creazione mai osservato da parte di una causa intelligente, generalizzare quindi sulle cause intelligenti partendo da un tipo di creazione differente rispetto a quello inteso, significa commettere una fallacia di equivocazione.

Contro-argomentazione 1:

La creazione ex-nihilo è una necessità logica che supera la suddetta falsa analogia. Implicare che la realtà non abbia cominciato ad esistere è affermare che le sue proprietà e dimensioni essenziali (spazio-tempo, energia-materia) siano sempre esistite, definendole un dato di fatto. Ora, come la scienza ricerca la causa efficiente di tutti i fenomeni, non assumendo mai che siano un semplice dato di fatto (ovvero che avvengano perché avvengono senza un motivo) così non è dato ammettere che la realtà, intesa come un intero, sia un dato di fatto, ma bisogna ricercarne la causa. Inoltre è evidente che se la concatenazione di eventi fosse infinita andando a ritroso nel tempo non si capirebbe come potremmo esistere: se il momento presente è indicato con P, sarebbe sempre possibile individuare un momento antecedente P' rispetto alla nostra esistenza che, di fatto, la impedirebbe.

Critica 2:

L'idea che l'universo abbia cominciato ad esistere si basa su una interpretazione errata della teoria del Big Bang, perché tale teoria non prevedrebbe alcun istante temporale in cui l'universo non sia esistito.

Che l'universo poi abbia una causa, inoltre, non dimostra nessuna caratteristica di quella causa, le caratteristiche di intelligenza, divinità, eternità o altro sono quindi interamente indimostrate.

Contro-argomentazione 2:

Tale critica è a sua volta fallace, perché per il principio di ragion sufficiente di Leibniz il tempo stesso non può essere venuto ad esistere senza una causa efficiente, che non può che essere, naturalmente, extra-temporale. Negare a tale causa efficiente le qualità di intelligenza ed eternità (intesa non come esistente in un tempo infinito ma nell'accezione di a-temporale) è difficilmente sostenibile: senza intelligenza lo spazio-tempo sarebbe un prodotto del caso o della necessità, tuttavia se fosse causa di necessità non si capisce perché sia venuto in essere da qualcosa (qualunque cosa sia) diversa dallo stesso, mentre se fosse prodotto del caso non si spiega come sia possibile riscontrare un universo regolato da leggi e costanti matematiche, con parametri idonei alla vita e all'auto-sussistenza.

BibliografiaModifica

  • Gottfried Wilhem von Leibniz, "Monadologia"
  • William L. Rowe, The Cosmological argument, Princeton, Princeton University Press, 1975.

Voci correlateModifica

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