Materia (filosofia)

Il termine materia (dal latino materia o materies), che corrisponde nei suoi significati al greco hyle (letteralmente "selva" e quindi "legna", "legname" e per estensione "materiale da costruzione")[1] è usato in filosofia da Platone e da Aristotele; quest'ultimo lo intende:

  • come ciò che permane come sostrato nel divenire dei mutamenti;
  • come principio di individuazione: la materia cioè come ciò che interviene attivamente facendo sì che un ente sia differente da tutti gli altri enti che pure hanno in comune con quello la stessa natura.

Il materialismo è la filosofia che afferma che la materia è il costituente primario e ultimo di ogni cosa.
Il termine materia è stato ripreso dalla fisica, per indicare ciò che ha massa.

La filosofia e la materiaModifica

Benché la materia, nei suoi diversi livelli di organizzazione, sia oggetto di studio di varie discipline scientifiche, l'analisi filosofica di tale concetto rimane un compito di primaria importanza. Quale realtà attribuire alla materia è ad esempio oggetto di studio della metafisica, dell'ontologia, della cosmologia; oltre a ciò spesso le filosofie si differenziano proprio in base alle diverse caratterizzazioni concettuali e ontologiche attribuite alla materia e alle realtà che (eventualmente) non si ritengono riconducibili ad essa. La storia della filosofia può essere vista anche come un continuo susseguirsi di sistemi filosofici nei quali alla materia è stata spesso opposta una qualche altra sostanza o manifestazione dell'essere di natura non materiale. Ad esempio se il materialismo riconduce tutto all'esistenza della materia, l'idealismo riconduce tutta la realtà a principi di carattere ideale o spirituale.

Storia del concettoModifica

La costituzione fisica della materia secondo i pluralistiModifica

Le prime riflessioni tendenti a capire la costituzione fisica della materia compaiono nella storia della filosofia nell'ambito di quella corrente che fu chiamata dei pluralisti. In particolare ci si chiede, partendo dal principio che la materia presente nell'universo permanga in quantità costante, da dove si originino i diversi enti che la compongono. Si esclude che le diversità che appaiono siano originate da diverse qualità degli esseri poiché le caratteristiche qualitative sono identificate dai sensi, dalla sensibilità, di cui non ci si può fidare perché ingannevole: la percezione sensibile muta infatti da persona a persona, muta nell'ambito della stessa persona, è qualcosa di istantaneo e fuggevole nella corrente delle sensazioni. Bisognererà quindi stabilire la premessa che ogni qualità delle cose dipende dalla loro quantità: poiché se è vero che la qualità di una cosa muta, ciò che permane è la quantità di quella stessa cosa.[2]

Empedocle: la formazione chimica della materiaModifica

I principi della materia sono dunque da identificare, secondo Empedocle, in quattro elementi tradizionali: terra, acqua, aria e fuoco, tutti presenti in ogni essere in una dose quantitativa variabile e dalla quale dipende la qualità sovrastante che l'essere presenta. Empedocle supera le antiche concezioni della materia originata da un'unica arkè, sostanza originaria, ed anticipa la concezione di una composizione chimica degli esseri materiali, costituiti dalla mescolanza, dal composto di elementi primordiali.[3]

Anassagora: la materia come estensione divisibile all'infinitoModifica

Ma secondo Anassagora, Empedocle, basandosi sul principio che la materia sia caratterizzata dall'estensione, e quindi procedendo alla sua divisione, per rintracciare gli elementi che, per quanto divisi, mantengano la loro qualità originaria, si è fermato troppo presto in questo processo di divisione.

Le infinite qualità delle cose non possono risalire solo a quattro elementi ma procedendo nella divisione della materia Anassagora arriva, sulla base del principio "tutto è in tutto",[4] a teorizzare la divisibilità all'infinito della materia. I principi costitutivi della materia sarebbero quindi i "semi", elementi infinitesimali che, essendo materiali e quindi estesi, possono essere divisi all'infinito pur mantenendo la loro qualità originaria. Nella più piccola particella di materia sarebbero, in varia dose, presenti tutti i semi del cosmo.

Leucippo e Democrito: la materia indivisibile all'infinitoModifica

Leucippo e in seguito Democrito annullano la teoria anassagorea sulla analisi della materia seguendo una rigorosa linea logica:[5]

  • se la materia fosse divisibile all'infinito dovrebbero esserci particelle tanto piccole da avere un'estensione eguale a zero ma se così fosse dovremmo assurdamente pensare che le cose finite, estese, derivano dall'infinito, da ciò che è privo di estensione;
  • quindi il processo di divisibilità della materia deve avere un limite rappresentato dall'atomo, materiale, esteso ma non più divisibile.

La riflessione metafisica sulla materiaModifica

PlatoneModifica

Il concetto di una materia, esaminato dal punto di vista metafisico, come principio che dà origine al divenire corporeo è già presente nel dialogo Timeo di Platone

«Perciò non diremo che la madre è il ricettacolo di ciò che è generato, visibile e in genere sensibile, sia terra o aria o fuoco o acqua, né altra cosa nata da queste o da cui queste siano nate.

Ma non ci sbaglieremo dicendo che è una specie invisibile e amorfa, che tutto accoglie e che in qualche modo molto problematico, partecipa dell'intelligibile ed è molto difficile a comprendersi»

(Platone Timeo, 51a)

AristoteleModifica

Materia come sostratoModifica

Aristotele si rifà a Platone per spiegare il mutamento come passaggio da contrario a contrario, o dalla privazione a una forma (come ad esempio dal caldo al freddo o dal movimento alla quiete) e a questo fine pensa esserci un sostrato originario (proton ypokeimenon), la materia "prima" sempre presente all'interno nel divenire di ogni ente.[6]

Quindi il mutamento dalla privazione (ignorante) alla forma (sapiente) avviene perché vi è un sostrato comune che accompagna il mutamento: la materia (uomo). L'uomo è a sua volta costituito da elementi corporei (sangue, ossa ecc.) che a loro volta derivano dagli elementi fondamentali come l'acqua e il fuoco per cui, procedendo a ritroso, si deve logicamente arrivare ad una materia prima iniziale, informe, che è difficile definire proprio perché assolutamente priva di forma: se ne dà quindi una definizione "negativa" affermando che è ciò «di cui non si dice più che è fatto di qualche altra cosa»[7]

La materia quindi non è concepibile riferendola ad una categoria, essa infatti non è quantità, poiché non ha estensione né grandezza ma è assoluta originaria potenza, pura potenza che si può conoscere solo per via analogica come ad esempio si potrebbe conoscere il legno attraverso i materiali usati per una costruzione.[8]

Lo Stagirita pensa che oltre alla materia mobile o sensibile, immanente in tutti gli oggetti corporei che mutano, vi sia una materia intelligibile sostrato di tutti gli enti matematici o incorporei[9]

Plotino riprenderà questa concezione applicandola all'intero mondo intelligibile costituito dai generi e dalle specie ideali[10]

Materia come principio d'individuazioneModifica

Come esiste una materia prima come sostrato del divenire degli enti vi è una materia ultima che rende un ente individuo nella sua specificità. La materia cioè assume il senso di principio d'individuazione e fa sì che quell'uomo dell'esempio precedente, divenuto da ignorante sapiente, con la presenza costante della materia prima (uomo), cioè della materia costitutiva di quell'uomo (carne, ossa ecc.) alla fine lo determini, ad esempio, come l'individuo Socrate (materia ultima).[11]

StoicismoModifica

A cominciare dal fondatore dell'antica Stoa, Zenone di Cizio, la materia è concepita come un principio passivo su cui interviene il principio attivo divino che la impronta di sé rendendola fertile e produttiva.[12] I due principi convivono nell'unica sostanza a fondamento dell'ontologia stoica: il corpo, attivo e passivo, che è elemento costitutivo della materia che di per sé non ha nessuna qualità ma, proprio perché corporea, ha la caratteristica dell'estensione.

PlotinoModifica

Particolarmente nelle Enneadi[13] Plotino riprende la teoria platonica, presente nel Filebo, della materia come principio illimitato[14] e della diade infinita del grande e del piccolo. Sulla linea di una interpretazione religiosa, già presente in Filone Alessandrino (I secolo d.C.) e nel neopitagorico Numenio di Apamea (II secolo d.C.) la materia assume la caratteristica di male originario.

Differentemente dalla Stoa per Plotino la materia non ha estensione ma è assoluta indeterminazione ribadendo così l'identità di materia e privazione. La materia sensibile, dominata dalla corruttibilità, copia di quella intelligibile, a cui è affidata la creazione della pluralità dei generi e delle specie ideali, è il riflesso distorto del mondo ideale, è l'ultima emanazione dell'Uno.[15]

La ScolasticaModifica

Il concetto di materia nel Cristianesimo assume la funzione di discrimine tra la patristica orientale e quella occidentale. Per i Padri della Chiesa orientale seguendo il neoplatonismo, dando un senso spirituale a tutta le realtà, concepiscono la materia come puro non essere. Per la patristica occidentale questa tesi vanificava la dottrina creazionistica cristiana, elemento essenziale di differenziazione rispetto al paganesimo: perciò la materia è rivalutata e va intesa come realtà sostanziale al punto che Tertulliano estende questa materialità anche a Dio. Così Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, rifacendosi al pensiero aristotelico, rendono compatibile il principio materiale con il dogma cristiano della immortalità dell'anima.

La Summa philosophiae di Roberto Grossatesta identificò in Platone lo scopritore della materia (in greco: hyle; in latino:silva), che intese come prima, poter essere e -in modo equivalente- pura potenzialità informe, universale e comune a tutti gli esseri composti, inclusi anche i corpi celesti e le sostanze spirituali (anima e angeli).[16] Ad essa si aggiungono gli ordini di materia particolari corrispondenti alle sostanze specifiche.quali?[senza fonte]

La materia prima universale platonica approssima la materia universale e comune di Ibn Gabirol, che Riccardo di Mediavilla rinomina principio puramente possibile (principium pure possibile).[16] Raimondo Lullo chiama col termine principia una delle condizioni di possibilità della conoscenza scientifica e filosofica: esse sono note, autoevidenti e indimostrabili, nonché universali quanto la materia prima platonica[17] I principi si combinano con la materia e forma degli esseri individuati mediante le regole delle domande socratiche: chi/cosa, come, dove, quando, quale e quanto, perché. La logica dialettica può essere meccanizzata mediante delle figure girevoli che richiedono al loro utilizzatore il possesso di qualche nozione minima di metafisica.

Aristotele affermava che l'individuazione postula la materia. Richiamandosi a lui, il Commento delle sentenze di Riccardo Fishacre conclude che gli individui umani e angelici, devono necessariamente possedere una materia nelle due rispettive specie.[18] L'unione di materia e forma è il principio dell'individuazione, motivo per cui gli essere composti (di materia e forma), come gli umani e gli angeli e tutti gli esseri corporei, sono detti anche esseri individuati.

In base alle categorie aristoteliche di luogo e di avere, il Sapientiale di Tommaso di York distingue tre tipi di materia: la materia prima universale, che non ha né luogo né privazione; la materia aristotelica e averroista, che è privazione e appartiene a quelle sostanze composte di materia e forma, che sono di tipo generabile e corruttibile; la materia che ha luogo e dimensione, ma non privazione, che è un soggetto e appartiene ai corpi celesti.[19] La chòra platonica, che è luogo spaziale geometrico vuoto e privazione, non rientra in nessuna di questa tipologie; in modo smile, anche la hyle, che è luogo pieno e senza privazione, potrebbe appartenere la terzo tipo, ma essa è propria anche dei corpi sublunari e non soltanto di quelli celesti.
Per differenza rispetto al terzo tipo, il secondo tipo del luogo senza privazione può essere fatto corrispondere alla materia spirituale dell'anima e degli angeli, dette anche sostanze complete, vale a dire non prive di nulla.[18]Robert Kilwardby parla di tre tipi di forma che sono in ogni singolo corpo individuato, quale è uno dei quattro elementi, il fuoco: la forma della sostanza che è la forma universale della materia prima platonica, la forma del corpo e quella specifica del fuoco. p. 556 , la seconda determina il genere aristotelico della materia (signatio): nell'esempio è il genere-forma della corporeità, ma in Bonaventura può essere anche la materia spirituale; da ultimo, solo la terza forma, che restituisce la differenza specifica, rende l'unione di materia e forma un individuo. Se la bontà e il principio lulliano caratterizzano sono proprietà della materia prima universale, la grandezza è l'unica regola ideale platonica della forma della corporeità[20], mentre la forma singolare/particolare della differenza specifica -corporea o spirituale- possiede regole all'apparenza di tipo quantitativo (durata o eternità; maggiore/minore/uguale), pur senza avere alcuna grandezza.

In questo schema, anche gli angeli sono incorporei, cioè di materia spirituale, ma hanno un luogo e una dimensione che li rende soggetti. La differenza fra materia corporea e materia spirituale viene ad essere rispetto ai cinque sensi del corpo e dell'anima, e alla loro estensione fissa ovvero variabile da un punto materiale a uno solido. Grossatesta deriva la massa e la luce dei corpi fisici da un punto materiale di luce metafisica la esistenza.

Secondo il suo De luce seu inchoatione formarum, la luce è l'essenza della corporeità e la prima forma creata da Dio nella materia prima universale, già da descritta da Platone e da Aristotele[senza fonte]. La luce è da sempre unita a una materia prima universale, che quindi è una materia luminosa. Restando in questa unione di materia e forma luminescente, la forma e la materia della luce si moltiplicano continuamente, ponendo l'esistenza di una luce sferica di tipo isotropo e uniforme, e di una materia sferica di tipo addensato al centro e rarefatto agli estremi confini dello Sfero. Da essa scaturisce la massa fisica dell'universo, intesa come quantità di materia luminosa, visibile e misurabile.[21]

In accordo col De spiritu et anima di Alchiero di Chiaravalle, questa luce è la forma universale, di tipo spirituale o corporeo, che media l'unione dell'anima col corpo, permettendogli di agire sul corpo intero e sugli organi di senso, in particolare; con sant'Agostino, afferma che l'anima può agire sul corpo, ma il corpo non può agire sull'anima, come il meno nobile non può operare su ciò che è più nobile.[22]

Tuttavia, aggiunge Tommaso, l'anima può patire per il corpo, nel senso della categoria aristotelica, vale a dire che la forma si imprime nella materia prima dei corpi sensibili nello stesso modo in cui, colta dai sensi o "colàta" (in-fluere) dalle sostanze spirituali complete (un'anima o un angelo). Entrambe possono essere quell'intelletto agente che imprime la forma dei corpi sensibili nella materia spirituale dell'anima, nello stesso modo in cui si imprime con l'astrazione delle immagini comuni colte dagli organi di senso. p. 543 Riccardo Fishacre aggiunge che l'anima tende ad adeguarsi (a conformarsi) alla forma per sua imitazione platonica.[23] Anche san Bonaventura accetta questa duplice modalità di conoscenza, che può muovere dal sensibile ovvero ricercare le forme all'interno dell'anima stessa.

Secondo Grossatesta, nell'anima umana non sono infusi soltanto i principi delle anime e degli angeli, ma anche le idee che sono Dio stesso e da Lui solo provengono, ricevute come la superficie di uno specchio purificatosi dal peccato riflette i loro raggi illuminanti per gettare nuova luce sulle sostanze corporee e su quelle spirituali.[24]

Identificato Dio con l'unico esistente Atto puro da ogni potenza, ogni altro ente finito deve necessariamente possedere in qualche modo la potenza e la materia. San Bonaventura afferma che la silva, in quanto mero "poter essere", si lega alle forme spirituali e incorporee delle anime e degli angeli, forme che la determinano come materia spirituale. L'anima è quindi già in sé una sostanza composta di forma e di materia spirituali, e, per quanto dice Aristotele, individuata da esse. L'anima è quindi anche una sostanza completa, cioè capace di sopravvivere alla morte del corpo in una forma individuata dall'unione della sua forma e materia spirituali, conservando se stessa in fatto di ricordi e umanità.[18]

La Scrittura ne dà riscontro nella parabola del ricco epulone, e, per quanto riguarda la materialità, da Samuele 28:7[25].[26] Un essere materiale è appunto capace di emettere suoni e di riceverli, comprendendoli, quasi come se l'anima conservasse cinque organi di senso propri anche in assenza del corpo.

L'unione di forma e materia spirituali, l'anima, si unisce alla materia dei corpi per dare vita a una nuova sostanza completa di anima e corpo. In accordo con Ibn Gabirol, la completezza è sinonimo di eternità.[18] A parere di Grossatesta[27], la composizione ilomorfica di materia e forma si associa alle opposizioni interne dei loro contrari, a partire dalla corporeità della forma e dall'incorporeità della materia. La contraddittorietà dell'anima e della persona umana e le loro due completezze si coimplicano a vicenda.

Il pensiero rinascimentaleModifica

La filosofia rinascimentale abbandona l'interpretazione aristotelica della materia e riprende in senso vitalistico, a lei più congeniale, l'antica dottrina ilozoistica greca presocratica. Bernardino Telesio contrasta l'idea aristotelica di forma e introduce quella di forze che agiscono su un sostrato materiale di una realtà fisica ben diversa dalla indeterminazione aristotelica.

Giordano Bruno, differenziandosi da tutta la tradizionale concezione classica, vede agire nella materia il principio sensibile e intelligibile, fino a lui intesi come contrapposti, della natura naturata e della natura naturans che diventano uno nella mente divina la quale, come causa insita omnibus, agisce come principio creatore immanente nella materia al punto di identificarsi con questa.[28]

Il concetto di materia nei secoli XVIII e XIXModifica

In senso antiaristotelico è orientato il concetto di materia a cura della moderna scienza naturale che trova il suo punto culminante nella concezione meccanicistica della materia come estensione di Cartesio su cui Isaac Newton vede agire i principi della forza e del movimento.

Con Leibniz si ha un'originale fusione del meccanicismo materiale con la metafisica. La materia rappresenta la parte più oscura della monade, quella quasi del tutto priva di percezioni coscienti che ne fanno una forza inerte e passiva, fonte di rappresentazioni inconsce. È dall'inconscio materiale di Leibniz che, attraverso la mediazione della irrazionale volontà di vivere di Arthur Schopenhauer, il pensiero filosofico fonda la dottrina rivoluzionaria dell'inconscio freudiano.

In questo pensiero leibniziano sono state viste anche anticipazioni di quel concetto romantico della materia intesa come spirito addormentato (ad esempio in Schelling dove non è estraneo anche il vitalismo di Bruno) o come spirito esausto dalla ripetitività e dall'abitudine (come in Félix Ravaisson, Émile Boutroux).

La filosofia contemporaneaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Materia (fisica).

La filosofia contemporanea si è decisamente allontanata da una speculazione puramente concettuale sulla materia, con poche eccezioni (tra le quali Edmund Husserl che ne dà un'analisi fenomenologica).

Con lo svilupparsi della scienza moderna e, in particolare, con le scoperte rivoluzionarie della fisica contemporanea, dopo il dibattito sulla determinazione ultima della realtà materiale nell'ambito della fisica relativistica e quantistica, una speculazione puramente filosofica del concetto di materia si ridurrebbe a una mera questione linguistica, come è stato spesso ribadito in specie, e non solo, dalla filosofia neopositivista.

La materia, al centro dell'analisi della fisica al pari del concetto di energia, rivela nei suoi costituenti elementari dei caratteri sorprendenti e ben più sottili di quanto immaginato precedentemente, rilevabili solo da un'analisi sperimentale e da un'elaborazione teorica su basi matematiche. Tuttavia l'elaborazione delle moderne teorie fisiche richiese ai suoi fondatori un grosso sforzo di analisi concettuale e interpretazione filosofica. Oltre a ciò è indubbio che le implicazioni filosofiche delle moderne teorie siano ritenute generalmente molto profonde.

Dunque le scoperte della fisica contemporanea, che hanno eliminato ogni equivoca distinzione newtoniana di materia ed energia, hanno tolto alla speculazione puramente filosofica ogni preminenza nell'analisi di tipo scientifica del concetto di materia.
Il filosofo, meglio se di formazione scientifica o egli stesso scienziato, continuerà ad occuparsene, purché non trascuri la necessaria base scientifica delle attuali conoscenze e concezioni della materia che restano infatti, assieme ai correlati concetti di energia, informazione, spazio, tempo, al centro delle analisi della filosofia della fisica.

NoteModifica

  1. ^ Vocabolario Treccani alla voce corrispondente
  2. ^ Eduard Zeller, Rodolfo Mondolfo, La filosofia dei greci nel suo sviluppo storico. Parte I. Vol. 5: Empedocle, atomisti, Anassagora. La Nuova Italia 1969
  3. ^ Bonomo G.; Zamperini L. Le origini della filosofia. Da Talete a Democrito, dal mito all'atomo, Giunti Editore 2008
  4. ^ Testimonianze e frammenti Anassagora, La Nuova Italia 1966
  5. ^ Democrito. Raccolta dei frammenti, interpretazione e commentario, a cura di S. Luria, Editore Bompiani (collana Il pensiero occidentale) 2007
  6. ^ Aristotele, Fisica I, 9, 192a, 31-32
  7. ^ Aristotele, Metafisica IX 7, 1049a 24-26
  8. ^ Aristotele, Fisica I 7, 191a, 8-12
  9. ^ Aristotele, Metafisica VII 10, 1035a 9-12
  10. ^ Plotino, Enneadi II, 4, 4
  11. ^ Aristotele, Metafisica VII 10, 1035a
  12. ^ Ζήνων Μνασέου ἢ Δημέου, Κιτιεὺς ἀπὸ Κύπρου (Zenone fu figlio di Mneseo o Demeo, e nacque a Cizio, in Cipro. Diogene Laerzio, Raccolta delle vite e delle dottrine dei filosofi, VII 134
  13. ^ Plotino, Enneadi II 4
  14. ^ Platone, Filebo 15d-17a, 23c-25b
  15. ^ Plotino, Enneadi III 6, 13
  16. ^ a b Étienne Gilson, La filosofia nel Medioevo, BUR Rizzoli.Saggi, n. 5, 6ª edizione, Milano, BUR Rizzoli, 2019, pp. 568-569, OCLC 1088865057.
  17. ^ Il loro elenco completo è il seguente: bontà, grandezza, eternità o durata, potenza, sapienza, volontà, virtù, verità, gloria; differenza, concordanza, contrarietà, principio, mezzo, fine, uguaglianza, maggiore e minore. Cfr. Etienne Gilson, La filosofia medievale, RIzzoli BUR, 2019, p. 532
  18. ^ a b c d Etienne Gilson, La filosofia nel Medioevo, p. 514
  19. ^ Etienne Gilson, La filosofia nel Medioevo, pp. 142
  20. ^ Alain Cameron Crombie, Robert Grosseteste and the Origins of Experimental Science, 1100-1700, Clarendon Press, 1971, p. 107, OCLC 641927487.
  21. ^ Etienne Gilson, La filosofia nel Medioevo, pp. 538
  22. ^ Etienne Gilson, La filosofia nel Medioevo, pp. 540-541
  23. ^ Etienne Gilson, La filosofia nel Medioevo, p. 553
  24. ^ Etienne Gilson, La filosofia nel Medioevo, p. 541
  25. ^ Samuele 28:7, su laparola.net.
  26. ^ Stefano Urso, I fantasmi nella bibbia, su archaeus.it, 8 dicembre 2017.
  27. ^ Etienne Gilson, La filosofia nel Medioevo, p. 568
  28. ^ Giordano Bruno, De la causa, principio et Uno

BibliografiaModifica

  • Costantino Esposito, Pasquale Porro (a cura di), La materia, Quaestio. Annuario di storia della metafisica, 7, 2007.
  • D. Giovannozzi e M. Veneziani (a cura di), Materia. XIII Colloquio internazionale del Lessico Intellettuale Europeo, (Roma, 7-9 gennaio 2010), Firenze, Olschki, 2011.
  • Ernan Mc Mullin (a cura di), The Concept of Matter in Greek and Medieval Philosophy, Notre Dame, University of Notre Dame Press, 1965.
  • Ernan Mc Mullin (a cura di), The Concept of Matter in Modern Philosophy, Notre Dame, University of Notre Dame Press, 1978.

Voci correlateModifica

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