Cardiff Arms Park

stadio di rugby di Cardiff
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Cardiff Arms Park
The Arms Park
Cardiff Arms Park and Millennium Stadium.jpg
Informazioni
StatoRegno Unito Regno Unito
   Galles Galles
UbicazioneWestgate St, Cardiff CF10 1JA
Inizio lavori1881
Inaugurazione1882
StrutturaPianta rettangolare
CoperturaTotale
Ristrutturazione1969, 1999
Mat. del terrenoerba sintetica
ProprietarioCardiff Athletic Club
ProgettoArchibald Leitch (1881)
Uso e beneficiari
Rugby a 15Cardiff
Cardiff Blues
Capienza
Posti a sedere12 500
Mappa di localizzazione

Coordinate: 51°28′47″N 3°11′01″W / 51.479722°N 3.183611°W51.479722; -3.183611

Cardiff Arms Park (in gallese Parc yr Arfau Caerdydd) o The Arms Park (in gallese Parc yr Arfau) è un impianto sportivo britannico di Cardiff, capitale del Galles. Sorge in un complesso che raggruppa diverse installazioni sportive tra cui il Millennium Stadium.

Costruito nel 1881 su terreni in concessione, fino al 1969 fu un impianto sotto l'unica locazione del Cardiff Athletic Club; in tale data parte dell'area fu assegnata alla Welsh Rugby Union che vi costruì lo Stadio Nazionale, ultimato nel 1984 e sulle cui ceneri, tredici anni più tardi, fu edificato il Millennium Stadium. L'Arms Park fu invece ristrutturato per le attività di club ed è l'impianto di casa del Cardiff, sezione rugbistica del Cardiff Athletic Club.

Nel 1991 ospitò varie gare, tra cui la finale, della prima edizione della Coppa del Mondo di rugby femminile.

Arms Park ha una capacità di 12125 spettatori e, dal 2013, è dotato di fondo di gioco ibrido prodotto dalla francese Tarkett[1].

StoriaModifica

Il sito su cui sorge Arms Park, un terreno concesso nel XIX secolo dai marchesi di Bute[2], è parte di un'area strappata nel 1849 al fiume Taff, il cui corso fu deviato con un'opera di ingegneria messa a punto da Isambard Kingdom Brunel per permettere la realizzazione di un ponte ferroviario a servizio della costruenda Great Western Railway[2].

 
L'albergo Cardiff Arms da cui lo stadio prende il nome

Quanto rimaneva dell'area non utilizzata dalla ferrovia fu concesso dal terzo marchese di Bute per usi sportivi e ricreativi[2][3]; ivi sorse un terreno noto come Great Park che, dal 1845, iniziò a ospitare incontri di cricket[3]; tuttavia, nel 1878, cambiò nome in Cardiff Arms Park mutuandolo dal Cardiff Arms, un confinante albergo demolito in quell'anno[2] per fare spazio a un ampliamento stradale[4].

Nel 1882 fu edificata una tribuna e, nel 1884, il campo ospitò il suo primo incontro internazionale di rugby, una vittoria interna del Galles sull'Irlanda[3]. Nel 1905 Arms Park fu teatro di una delle più clamorose affermazioni del rugby gallese, una vittoria 3-0 sugli All Blacks in tour che passò alla storia per due ragioni: una meta non convalidata al neozelandese Bob Deans (del quale si racconta che ancora sul letto di morte giurasse che la meta fosse valida) e la prima esecuzione in assoluto dell'inno di un Paese in occasione di un evento sportivo internazionale: accadde quando il pubblico di Cardiff, dopo la Haka dei loro avversari dell'Emisfero Sud, intonò Hen Wlad Fy Nhadau (La terra dei miei padri), unanimamente considerato l'inno nazionale gallese[5].

Nel 1922 Lord Bute vendette il terreno con tutte le pertinenze; Arms Park fu acquistato in solido dal Cardiff Athletic Club e dalla Welsh Rugby Union i quali, per finanziare l'acquisto, costruirono nello stadio una pista da cinodromo onde affittare l'impianto per le corse dei cani[3]. Nel dopoguerra Arms Park divenne l'impianto di prima scelta della nazionale gallese, e nel 1958 ospitò la sesta edizione dei giochi del Commonwealth; nel 1966 fu dotato di impianto di illuminazione[6]: il 7 ottobre di tale anno ospitò la sua prima notturna, una vittoria 12-8 del Cardiff sui Barbarians[6].

Nel 1967 il campo di cricket fu completamente smantellato e la Welsh Rugby Union diede inizio a lavori, terminati nel 1984, a seguito dei quali sorsero sull'area due impianti distinti, l'Arms Park propriamente detto e il National Stadium[7], destinato successivamente, nel 1997, a essere a sua volta quasi del tutto distrutto per realizzarvi il Millennium Stadium, la cui curva settentrionale è attualmente confinante con la tribuna meridionale dell'Arms Park.

Nel 1991 Arms Park fu sede della prima Coppa del Mondo di rugby femminile, edizione che fu ufficializzata dall'International Rugby Board solo quasi vent'anni più tardi. Lo stadio ospitò vari incontri della fase a gironi più la finale[8][9], che vide gli Stati Uniti battere l'Inghilterra.

Da quando le attività della nazionale furono trasferite dapprima al National Stadium e, in seguito, al Millennium, Arms Park ospita solo incontri di rugby di club: la proprietà è del Cardiff Athletic Club[10] che ha concesso in affitto la struttura al Cardiff Blues, franchise federale della regione della capitale che milita in Pro14, fino a tutto gennaio 2022[11]. La franchise, storicamente militante all'Arms Park ma, nel periodo tra il 2009 e il 2012, trasferitasi al Cardiff City Stadium, intavolò trattative con il Cardiff Athletic Club per ottenere una concessione di 150 anni dello stadio e poter ristrutturarlo, ruotarlo di 90 gradi e dotarlo di servizi di accoglienza[11].

Con le dimissioni a fine 2018 di Peter Thomas, presidente del Cardiff Blues e mente della proposta di presa in carico della struttura, il proposito decadde e non fu più preso in considerazione[12].

Incontri internazionali di rilievoModifica

Rugby a 13Modifica

Cardiff
26 giugno 1996
Campionato europeo 1996
Galles  12 – 26
referto
  InghilterraArms Park (5524 spett.)
Arbitro:   Bill Harrigan

Rugby a 15Modifica

Cardiff
16 dicembre 1905
Tour 1905 degli All Blacks
Galles  3 – 0
referto
  Nuova ZelandaArms Park (47000 spett.)
Arbitro:   John Dallas

Cardiff
14 aprile 1991, ore 15 UTC+1
Coppa del Mondo 1991, finale
Stati Uniti  19 – 6
referto
  InghilterraArms Park (3 000 spett.)

NoteModifica

  1. ^ (EN) Cardiff Blues choose FieldTurf synthetic turf for Cardiff Arms Park Rugby Stadium, su tarkett.com, Tarkett, 24 luglio 2013. URL consultato il 6 agosto 2020 (archiviato dall'url originale il 26 aprile 2017).
  2. ^ a b c d (EN) Millennium Stadium (PDF), in The Cardiff Centenary Walk, Cardiff, Cardiff Council, 2006, p. 6 (archiviato dall'url originale il 2 agosto 2020).
  3. ^ a b c d (EN) Cardiff: the building of a capital, su glamro.gov.uk, Glamorgan Archives. URL consultato il 4 agosto 2020 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2012).
  4. ^ (EN) John Hobson Matthews (a cura di), The older inns of Cardiff, in Cardiff Records, vol. 5, Cardiff Records Committee, 1905, pp. 438-45. URL consultato il 4 agosto 2020 (archiviato dall'url originale il 22 marzo 2018). Ospitato su British History.
    «CARDIFF ARMS. An important inn which stood in Broad Street, Cardiff, at the west end of Angel Street (1792.) […] The Cardiff Arms was demolished 1878, in the course of street improvements […] The Cardiff Arms Park was so called after this house».
  5. ^ (EN) Poets, singers and stars: Wales’ national anthem, su wales.com, Welsh Government. URL consultato il 4 agosto 2020.
  6. ^ a b (EN) A Cardiff Timeline, su cardiffschools.net, Cardiff City Council. URL consultato il 4 agosto 2020 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2008).
  7. ^ (EN) Cardiff Arms Park, 1997, su gtj.org.uk, Aberystwyth, The National Library of Wales (archiviato dall'url originale il 3 maggio 2008).
  8. ^ (EN) David Hands, World Cup: review, in The Times, 16 aprile 1991. URL consultato il 22 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 22 agosto 2018).
  9. ^ (EN) The 1991 Women’s Rugby World Cup Trailblazers, su englandrugby.com, Rugby Football Union, 1º agosto 2017. URL consultato il 14 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 3 agosto 2017).
  10. ^ (EN) Chris Wood, Cardiff Arms Park: Profit deal "critical" to redevelopment, in BBC, 16 ottobre 2017. URL consultato il 6 agosto 2020.
  11. ^ a b (EN) Cardiff Arms Park: Cardiff Blues hope to redevelop ground, in BBC, 10 dicembre 2015. URL consultato il 6 agosto 2020.
  12. ^ (EN) Matt Lloyd, Peter Thomas: Cardiff Blues chairman to step down after 20 years, in BBC, 15 giugno 2018. URL consultato l'8 giugno 2020.

Voci correlateModifica

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