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Bauscia

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Bauscia (in italiano /baˈuʃʃa/; in lombardo /baˈyʃa/,[1] spesso reso baüscia) è un vocabolo dialettale utilizzato nel XX secolo nella zona della Brianza, in particolar modo a Lissone (città storica del mobile e dell'arredamento) per indicare le persone che aiutavano i forestieri nella ricerca di botteghe e artigiani in cambio di denaro. I baüscia erano soliti disporsi ai confini della città per poter abbordare i turisti e far loro da Cicerone, in alcuni casi accompagnandoli direttamente.

È inoltre un vocabolo dialettale, attestato in area lombarda atto a designare una persona che si dà delle arie, uno sbruffone. Letteralmente significa saliva, bavetta.[2][3]

Baüscia indica in senso ironico anche una tipologia di piccolo imprenditore poco aperto alle innovazioni, egocentrico, che non ama collaborare o condividere decisioni. Tipicamente è un soggetto che vuole decidere e intervenire anche nelle aree aziendali di cui non ha competenza. La trasformazione in baüscia avviene soprattutto quando la piccola impresa ha una crescita e si industrializza necessitando così di diversificare e diramare i processi.

Accezione calcisticaModifica

Il vocabolo è particolarmente attestato e utilizzato nel gergo sportivo, con riferimento al club calcistico dell'Inter. Per lunghi decenni del XX secolo, e segnatamente a partire dagli anni venti, i tifosi milanisti furono prevalentemente di estrazione proletaria; per questo motivo dagli interisti essi venivano soprannominati casciavit (cacciaviti) allo scopo di indicarne l'origine popolare. I milanisti chiamavano viceversa baüscia i rivali, essendo allora la tifoseria nerazzurra composta perlopiù dalla media borghesia. In quegli anni il divario tra le due componenti sociali andò consolidandosi anche sul piano dei risultati sportivi, poiché l'Inter conquistò 5 scudetti mentre il Milan non vinse il campionato per molti anni (dal 1907 al 1951).

Attorno ai primi anni sessanta il giornalista sportivo Gianni Brera rilanciò la dicotomia tra baüscia e casciavit, vale a dire tra i borghesi e il popolo della Milano ritratta in Romanzo popolare con Ugo Tognazzi, la gent (la gente intesa come il popolo), secondo la celebre formula utilizzata dal commediografo verista, autore teatrale e giornalista Carlo Bertolazzi. Vissuto nella prima metà del Novecento, Bertolazzi utilizzò in alcune sue opere, come El nost Milan (divisa in 2 parti: La gent e I sciuri).

Questa classificazione terminologica tra le due tipologie di tifosi andrà spegnendosi sul finire degli anni cinquanta insieme alla riconfigurazione dell'assetto sociale ed economico dell'Italia e della realtà lombarda, sino a divenire immediatamente inutilizzabile se non per ragioni puramente burlesche.

NoteModifica

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica