Lingua lombarda

lingua indoeuropea
Lombardo
Lumbard
Parlato in Italia Italia
Svizzera Svizzera
Brasile Brasile
Argentina Argentina
Regioni Lombardia Lombardia (esclusa quasi tutta la Provincia di Mantova, l'Oltrepò Pavese nella Provincia di Pavia, e il Casalasco nella Provincia di Cremona)
Piemonte Piemonte (Provincia di Novara e VCO)
Trentino Trentino (Val Rendena e Val di Ledro)
Ticino Ticino (eccetto Bosco Gurin)
Grigioni Grigioni (Grigioni italiano)
Bandeira do estado de São Paulo.svg San Paolo
Bandeira do Espírito Santo.svg Espírito Santo
Bandeira do Paraná.svg Paraná
Bandeira de Santa Catarina.svg Santa Catarina (Dialetto bergamasco nel comune di Botuverá)
Bandeira do Rio Grande do Sul.svg Rio Grande do Sul
Escudo ciudad de cordoba argentina.svg Cordoba
Escudo de la Ciudad de Buenos Aires.svg Buenos Aires (Dialetto ticinese nel quartiere di Villa Lugano)
Locutori
Totale 3,5 milioni[1]
Tassonomia
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Romanze
  Romanze occidentali
   Galloromanze
    Galloitaliche
     Lombardo
Codici di classificazione
ISO 639-2 roa
ISO 639-3 lmo (EN)
Glottolog lomb1257 (EN)
Linguasphere 51-AAA-od
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1
"Tücc i vèss üman a i nàssen libér e cumpàgn en dignità e driss. Lùur i hinn dutáa dë resün e cunscénza e duarìen agì l'ünn vèrss l'àlter 'n'ünn spirit dë fradelanssa."
Dialetti lombardi colors.svg
Distribuzione geografica dei dialetti del lombardo. Legenda: A - lombardo alpino; B - lombardo occidentale; C - lombardo orientale; D - trentino occidentale; E - dialetti "di crocevia"[2]: emiliani e di transizione lombardo-emiliani.
Zone in cui viene parlato il lombardo
Lingue e gruppi dialettali in Italia

La lingua lombarda[3] (nomi nativi lombard, lumbard, lumbàart, codice ISO 639-3 lmo, IPA: [lumˈbaːrt]) è una lingua[4][5][6] appartenente al gruppo gallo-italico delle lingue romanze occidentali[7], parlata principalmente in Lombardia e nella porzione orientale del Piemonte, oltre che nella Svizzera italiana e in parte del Trentino occidentale, da almeno 3,5 milioni di persone[8][9].

Nell'ambito accademico italiano, essendo classificata da alcuni autori e linguisti come «dialetto romanzo primario», è sovente indicata anche come dialetto, intendendo con questo termine l'accezione di lingua contrapposta a quella ufficiale dello stato[10][11] e caratterizzata da un uso prevalentemente informale[12].

A causa della mancanza di una koinè vera e propria, le diverse varianti territoriali del lombardo si sono nei secoli sviluppate in maniera indipendente l'una dall'altra, pur mantenendo una comune e reciproca intelligibilità[8]; pertanto il termine lingua lombarda è utilizzato dai ricercatori per riunire e classificare i dialetti lombardi entro un unico cluster linguistico[8], ovvero l'insieme delle varietà omogenee che costituiscono una lingua[13].

Indice

Distribuzione geograficaModifica

La diffusione geografica del lombardo, considerando tutte le sue varianti territoriali essenzialmente omogenee tra di loro[8], rispecchia solo parzialmente i confini amministrativi dell'odierna regione Lombardia. L'attuale areale linguistico è infatti sovrapponibile agli antichi confini medioevali del Ducato di Milano, che fino al 1426 aveva un'estensione grossomodo compresa tra i corsi dei fiumi Sesia e Adige e che anche dopo la cessione dei territori orientali alla Repubblica di Venezia e di quelli più occidentali al Regno di Sardegna ha continuato comunque ad esercitare una forte influenza culturale su di essi.[14]

Sul versante occidentale la lingua lombarda viene infatti parlata nelle provincie piemontesi di Novara, fino al confine naturale del fiume Sesia, e del Verbano-Cusio-Ossola[15][16][17], qui ad eccezione dei comuni di Formazza e Macugnaga che fanno parte della minoranza Walser. Sempre in Piemonte possiamo trovare influenze lombarde nei dialetti della Provincia di Alessandria, soprattutto a livello lessicale[18].

Lungo il confine col Triveneto il lombardo è invece presente nella parte occidentale della Provincia di Trento (Val di Ledro, Val Rendena, Val Bona), dove ha mantenuto alcune caratteristiche arcaiche e probabilmente un antico sostrato ladino[19], mentre sulla sponda orientale del Lago di Garda si possono trovare forti influssi bresciani nei dialetti dei comuni veronesi di Torri del Benaco, Garda e Malcesine[14].

Le varianti dell'arco alpino sono ampiamente diffuse al di fuori dei confini italiani, essendo storicamente presenti nei territori svizzeri del Canton Ticino (eccetto il comune germanofono di Bosco Gurin) e del Canton Grigioni, dove è presente , anche qui con influenze retoromanze provenienti dal vicino romancio, nelle cinque vallate che costituiscono il cosiddetto Grigioni italiano (Val Bregaglia, Val Calanca, Val Sursette, Val Mesolcina e Val Poschiavo)[20].

Nella parte meridionale della Lombardia e lungo il corso del fiume Po abbiamo infine zone non di lingua lombarda, in particolare il territorio dell'Oltrepò pavese, il Casalasco in Provincia di Cremona e quasi l'intera Provincia di Mantova[16], dove vengono parlate varietà della lingua Emiliana[21][22]. Nell'estremità occidentale della Lomellina troviamo invece alcuni comuni dove si parlano dialetti di crocevia tra la lingua piemontese e quella lombarda, difficili da classificare in uno dei due gruppi.[23]

Letteratura e storia della linguaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: letteratura milanese.
  Lo stesso argomento in dettaglio: letteratura lombarda.

1200 e 1300Modifica

La maggior parte della letteratura lombarda dell'epoca del 1200-1300 trattava temi religiosi con opere di carattere didascalico, come nel Sermon Divin di Pietro da Barsegapè, che parla della Passione di Cristo.

« No è cosa in sto mundo, tal è lla mia credença,

ki se possa fenir, se no la se comença. Petro da Barsegapè si vol acomençare e per raxon ferire, segondo ke l ge pare. Ora omiunca homo intença e stia pur in pax, sed kel ne ge plaxe audire d'un bello sermon verax: cumtare eo se volio e trare per raxon una istoria veraxe de libri e de sermon, in la qual se conten guangii e anche pistore, e del novo e del vedre testamento de Criste. »

(Versi 1-10 del Sermon Divin)

Molto importante il contributo alla lingua di Bonvesin de la Riva, che scrisse il Libro delle Tre Scritture, opera dedicata all'Inferno, al Paradiso e alla Passione di Cristo. In questo libro vi sono vari elementi allegorici ed una delle prime introduzioni letterarie del contrappasso. [24] Tra le sue opere anche alcune sulla vita di Milano ed un galateo.

Tuttavia la lingua scritta dell'epoca non era una rappresentanza fedele della lingua parlata, ma più vicina alla Koinè lombardo-veneta, con vari prestiti colti d'area occitana e latina.

XV - XVII secoloModifica

In questi secoli il prestigio della lingua toscana diminuisce l'uso del lombardo nel campo letterario, che tuttavia non scompare.

Alla corte degli Sforza Lancino Curzio scrive alcune opere nel suo dialetto milanese, e nel 1499 è pubblicato da un anonimo un poemetto in una variante bergamasca che commenta la fine di Ludovico il Moro.

Altre testimonianze del lombardo le vediamo grazie all'umanista fiorentino Leonardo Salviati, che pubblicò parodie del milanese e del bergamasco per mostrare come fossero grezzi rispetto al fiorentino.

Dopo altre piccole opere viene pubblicato il Varon Milanes, nel 1610, dizionario etimologico del milanese scritto dall'ossolano Giovanni Capis. Poco tempo dopo viene scritto il Prissian milanes, dove viene affrontata per la prima volta la questione fonetica e grafica, sviluppando le basi della grafia usata dalla maggior parte dei dialetti lombardi fino all'unità d'Italia.

Età modernaModifica

Il 1600 vede la figura di Carlo Maria Maggi, drammaturgo, che normalizzò molto la grafia milanese e creò anche la classica maschera di Meneghino.

Suo amico era Francesco De Lemene, autore de La sposa Francesca, in dialetto lodigiano e di una traduzione della Gerusalemme liberata.

Nella Lombardia orientale, all'epoca sotto governo veneziano, si impose la figura di Carlo Assonica, anch'egli traduttore della Gerusalemme liberata in bergamasco.

Sempre nel 1600 nascono le prime bosinade.

Nel 1700 ad avere una forte spinta è la letteratura milanese, con soggetti come Domenico Balestrieri e Giuseppe Parini, è anche in dialetti più esotici come il bustocco. In questi anni si definirono le caratteristiche che anche l'odierno lombardo ha, con l'eccezione di qualche dialetto che mantenne il passato remoto.

Nel 1800 invece la figura dominante fu Carlo Porta, burocrate, autore di varie opere teatrali e poetiche, tipicamente polemiche sui governi stranieri in Lombardia. Francesco Cherubini fu in grado di stampare un'antologia milanese in dodici volumi.

OggiModifica

Nel 1900 vi furono vari autori che adoperarono a vario titolo la lingua lombarda, tra i quali possiamo citare Delio Tessa, Enzo Jannacci, Dario Fo, Nanni Svampa, Speri Della Chiesa Jemoli e Bortolo Belotti.

Ad oggi la lingua lombarda è nota anche al di fuori dei suoi confini linguistici grazie alla compagnia teatrale I Legnanesi.

Gli anni 2000 hanno visto anche l'uso del lombardo nella musica contemporanea, come nelle canzoni rap di Dellino Farmer, le traduzioni in lombardo delle opere di Bob Dylan e il gruppo rock Longobardeath.

Riconoscimenti ufficialiModifica

La lingua lombarda è catalogata quale lingua individuale[4] (ovvero indipendente e distinta[25]) dallo standard internazionale ISO 693[26].

La lingua lombarda potrebbe essere ritenuta una lingua regionale e minoritaria ai sensi della Carta europea per le lingue regionali e minoritarie, che all'art. 1 afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue ... che non sono dialetti della lingua ufficiale dello Stato"[27][28]. Pur avendo dunque le caratteristiche per rientrare tra gli idiomi tutelati dalla Carta europea per le lingue regionali o minoritarie - non ratificata dallo Stato italiano - ed essendo censito dall'UNESCO come lingua in pericolo d'estinzione[29], in quanto parlato da un numero sempre minore di persone, il lombardo non è riconosciuto come lingua regionale o minoritaria né dal Consiglio Europeo[senza fonte], né dalla legislazione italiana. I locutori del lombardo non sono dunque riconosciuti come minoranza dallo Stato italiano. Nemmeno la Svizzera, dove il Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona studia e protegge la lingua, ha ancora concesso alcun riconoscimento ufficiale.

All'inizio del 2016 è stato presentato al consiglio regionale della Lombardia un progetto di legge per l'istituzione del bilinguismo e la promozione del lombardo e relative varietà locali[30][31], integrata poi nella legge per il riordino della cultura lombarda e approvata a settembre 2016.

VarietàModifica

 
L'insegna di un ristorante scritta in lombardo a Poschiavo nei Grigioni

Le due varietà principali del lombardo, secondo quanto formulato da Bernardino Biondelli,[32] sono quella orientale (transabduano o orobico) e quella occidentale (denominata anche nei secoli scorsi cisabduano[33] o insubre[34]), le quali presentano differenze (principalmente fonologiche) piuttosto marcate[35], al punto che potrebbero essere considerate due lingue separate[senza fonte][36]. Differenze di rilievo si trovano anche all'interno del ramo orientale, mentre il ramo occidentale presenta un numero di variazioni minime[37] (principalmente riguardante il gruppo vocalico /o/, /ɔ/ e il passaggio da /ts/ a /s/). Le due varianti assumono poi differenze interne a seconda dei vari luoghi soprattutto nelle località prossime ai confini linguistici, come capita spesso nella Romània continua.

Già dai tempi del Bernardino Biondelli, l'isoglossa principale che spinge ad una separazione fra le varianti orientali e quelle occidentali è determinata dal procedimento di lenizione, il quale interessa esclusivamente il primo dei due gruppi. Tale fenomeno coinvolge principalmente la consonante fricativa /v/ in posizione intervocalica e la sibillante sorda /s/, entrambe ridotte a fricativa aspirata (ma in alcuni casi la /v/ viene eliminata completamente); e quindi il cavàll dell'occidente diventa cahàll o addirittura caàll ad oriente. Alla stessa maniera, la parola che corrisponde all'italiano 'sopra' è resa come sura a occidente ma come hura ad oriente. Nelle varianti occidentali questo processo di debucalizzazione è sconosciuto, mentre la soppressione totale del suono /v/ è attiva solo in un numero minore di contesti, e precisamente in posizione intervocalica se preceduta da /u/ in parole che terminano con vocale tonica, come lavurà ('lavorare'), druvà ('usare') spesso pronunciate laurà druà.[senza fonte]

Va comunque detto che l'analisi storica delle due varianti rivela due realtà linguistiche meno divergenti di quanto non si ritenga di solito, sebbene le due abbiano poi seguito sviluppi in direzioni diverse. Per esempio, una caratteristica che viene spesso citata come differenza principale fra variante orientale ed occidentale è la lenizione delle plosive in fine di parola, con la conseguenza che le parole che ad occidente sono spesso pronunciate lett e fred (letto, freddo) diventano leč e freǧ ad oriente. Questa caratteristica è però storicamente legata alla lingua lombarda in generale, anche se alcune delle varianti occidentali (essenzialmente il milanese) l'abbandonarono ai primi dell'Ottocento; una scelta che il Biondelli vede come un avvicinamento del lombardo occidentale al toscano e dunque all'italiano. [38]

Il lombardo occidentaleModifica

Le varianti dialettali principali del lombardo occidentale, secondo la suddivisione tradizionale, sono le seguenti:

Questa suddivisione è quella più riconosciuta a livello linguistico anche se esistono diverse altre versioni che individuano altre varianti del Lombardo occidentale a nord di Milano. Infatti in ogni cittadina, paese, frazione o borgo, si parla una tipica variante dialettale locale, con differenze a volte minime e quasi impercettibili, altre volte più marcate, rispetto agli abitati circostanti.

 
Il municipio di Livigno (SO) con la scritta in lombardo livignese, molto influenzato dal romancio

Il lombardo orientale e alpino-orientaleModifica

Le varianti dialettali principali del lombardo orientale e alpino-orientale, secondo la suddivisione tradizionale, sono le seguenti.

Il lombardo meridionaleModifica

In parte della Lombardia meridionale si estende il continuum dialettale emiliano-romagnolo[42], pertanto, secondo la classificazione standard, i dialetti pavese e oltrepadano (talvolta definiti pavese-vogherese), parlati nel circondario di Pavia e nell'Oltrepò Pavese appartengono al gruppo emiliano[43][44][45][46] (codice ISO 639-3 "eml"). Già nel 1853 Bernardino Biondelli, nel suo "Saggio sui dialetti gallo-italici", inseriva il pavese nel novero delle parlate di tipo emiliano[47]. Del gruppo emiliano-romagnolo fanno parte inoltre il mantovano (con la variante basso mantovana) e il dialetto casalasco-viadanese (parlato tra la parte meridionale della provincia di Cremona e quella di Mantova).

Vi sono però dialetti della Bassa Lombardia centro-orientale che, pur conservando strutture morfologiche lombarde, presentano alcuni influssi emiliani nella fonetica. Si tratta, in particolar modo, del

Da alcuni studiosi le diverse parlate della Lombardia meridionale sono definite "dialetti lombardi di crocevia"[48], oppure "dialetti misti" (alla luce delle influenze emiliane, piemontesi e liguri nella vasta provincia di Pavia, emiliane e venete nel Mantovano e ancora emiliane a Cremona)[49].

Caratteristica precipua di quasi tutto il Pavese è la presenza di una a chiusa, soggetta a dileguo e di difficile definizione fonetica che copre una gamma di suoni intermedi tra a ed e come esito di a protoniche e postoniche, di a toniche prima di m e n e di alcuni casi di e protoniche e toniche[50]. Tale vocale, simile a /ʌ/, è condivisa con le varietà piacentine[51]. Altro tratto che discosta i dialetti pavesi dal lombardo è la e semimuta tonica (/ə/) del piemontese e del piacentino[51], assente però nel nord della provincia, linguisticamente lombardo-occidentale, e a Pavia, dove è forte l’influsso del milanese.

In cremonese si evidenzia l’opposizione tra vocali lunghe e brevi anche in sillaba non finale, come in emiliano: veeder [ˈve:der] (vetro) contrapposto a veder [ˈveder] (vedere). Elemento tipicamente mantovano e di natura emiliana è la presenza di –r finale nelle desinenze degli infiniti dei verbi (andar). La sincope (caduta) delle vocali atone, caratterizzante dell’emiliano, è propria anche del mantovano (fnir, dmenga). Vocaboli di tipo emiliano, inoltre, si registrano non solo in mantovano e cremonese, ma anche più ad occidente [52].

Diverse interpretazioni considerano l'intero gruppo dei dialetti emiliani (ma non tutti i romagnoli) nella varietà meridionale della lingua lombarda. Dialetti lombardi, emiliani ed in parte romagnoli sono comunque fra loro intelligibili.

Dialetti gergaliModifica

Alcuni dialetti gergali conosciuti sono

Fonologia e foneticaModifica

  • La palatalizzazione dei complessi latini CL- e GL- in c(i), g(i) (es. CLAMARE > ciamà, GLAREA > gièra 'ghiaia');
  • La lenizione delle consonanti occlusive sorde intervocaliche (es. FATIGAM > fadiga, MONITAM > moneda/muneda);
  • La trasformazione di -CE, -GE in affricate alveolari o in sibillanti (es. GELUM > dzel/zel 'gelo');
  • La perdita delle vocali finali latine eccetto la a, risultata dal procedimento di sincope[53] (es. MUNDUM > mund/mond 'mondo') (presente anche nella lingua francese).
  • L'evoluzione in ü della u latina (PLUS > pü);
  • La presenza della vocale ö (NOVU > növ/nöf).

La presenza di queste vocali anteriori arrotondate (dette anche "vocali turbate") è considerata una delle caratteristiche determinanti della lingua lombarda[54] caratteristica che la accomuna con il piemontese, il ligure e alcuni dialetti di tipo emiliano, ma la separa altre varietà della lingua emiliano-romagnola e dal veneto. Il lombardo si separa poi dal piemontese per mancanza della vocale media centrale (ovvero la “terza vocale piemontese”, ortograficamente rappresentata dalla lettera ë). Altra caratteristica che lo distingue dal piemontese è l'infinito della prima coniugazione che termina in à(r) (es. , fare, al posto del piemontese ).

La presenza delle vocali arrotondate ha poi causato uno "spostamento vocalico", per mezzo del quale la "o" latina appare come "u" in lombardo: (POTÌRE > pudè/pudé/pudì 'potere') (procedimento che si trova anche in altre lingue neolatine a sostrato celtico, come il francese e l'occitano).

Il lombardo ha poi mantenuto la "u" latina in molte posizioni dove il toscano (e quindi l'italiano) la perse: CURRERE > cur 'correre'; TURRIM > tur 'torre'

Morfologia e sintassiModifica

  • La frase lombarda affermativa usa obbligatoriamente il pronome in forma cliticizzata, con o senza il pronome personale tonico: (luu) el dis (pronunciato /al/ - /el/ - /ol/ - /ul/ a seconda della variante dialettale).
  • Nella frase interrogativa il soggetto clitico si sposta dopo il verbo, a formare una sorta di suffisso verbale, caratteristica tipica del gallo-italico[55]: se disel?.
  • Le interrogative introdotte da avverbio o pronome necessitano spesso l'uso del pronome “che”. Altrettanto gli avverbi e i pronomi delle frasi affermative: cumè che l'é? "com'è?"; induè che te l'è mandaa(t)? "dove l'hai mandato?".
  • La negazione si pone dopo il verbo o l'ausiliare: a parlen no "non parlano"; han no/minga/mia parlaa "non hanno parlato" (Dalla negazione 'minga' deriva anche una delle denominazioni della lingua).
  • Esiste una serie di quantificatori inerentemente negativi, una caratteristica che si trova anche nell'inglese, ma assente nell'italiano:[56] hoo vist nissu(n) "non ho visto nessuno" (cfr. l'inglese I saw nobody).
  • Esiste un imperativo negativo (assente in italiano, ove si usa la forma infinita): va no int'la nita! "non andare nel fango".
  • Al posto del participio presente e del gerundio (che non esistono) si usa l'espressione son(t) (a)dré a, letteralmente "sono (a)dietro a", esempio: te set (a) dré a cantà? "stai cantando?" per il gerundio e "quell che 'l canta" per il participio presente.
  • Il tempo verbale che in italiano corrisponde al passato remoto è caduto in disuso sin dal tardo Settecento[57]. Al suo posto è usato il passato prossimo: "un mese fa andai" si dice un mes fa son(t) andaa(t).


Sistema di scritturaModifica

Il lombardo non ha mai goduto di un'unificazione ortografica istituzionale, ma tre sono i sistemi di scrittura più usati. Quello con più prestigio e tradizione storica è il milanese classico, già nel XVI secolo e fino alla prima metà del XX secolo era adottato, sebbene con piccole differenze, in tutte le zone lombardofone. Claudio Beretta ed il Comitato per il Vocabolario Italiano - Milanese hanno iniziato nel 1979 un lavoro di semplificazione del sistema ortografici generando la versione ora in uso, detta ortografia moderna.[non chiaro]

Il secondo sistema invece è quello che racchiude le varie ortografie basate sul sistema fonetico adoperato nella lingua italiana: La capostipite di queste ortografie è l'ortografia ticinese, ma esistono anche alcune varianti sostanzialmente a livello comunale. È denominato anche "sistema alla tedesca" per via dell'uso delle lettere ö e ü.

Il terzo sistema oggi in uso, usato particolarmente da accademici lombardofoni, è quello polinomico Scriver Lombard, che offre un'idea più astratta di grafia con una minore rappresentazione della fonetica in favore di una maggior rappresentazione della varietà dialettale.

Grafia classica Grafia moderna IPA
A a (à) A a /a/
Aa aa /aː/
B b B b /b/
C c C c /k, tʃ/
Ch ch Ch ch /k/
D d D d /d/
E e (é) E e /e/
È è /ɛ/
Ee ee /eː/
F f F f /f/
G g G g /g, dʒ/
Gh gh Gh gh /g/
I i (ì) I i (ì) /i/
Ii ii /iː/
J j J j /j/
L l L l /l/
M m M m /m/
N n N n /n/
O o U u /u/
Oo oo Uu uu /uː/
Ò ò O o /ɔ/
Ô ô Oo oo /oː/
Oeu oeu Ö ö /ø/
P p P p /p/
Qu qu Qu qu /kʷ/
R r R r /r/
S s S s/ʃ ʃ /s, z/
Sc sc Sc sc /ʃ/
S'c s'c S'c s'c /stʃ/
Sg sg Sg sg /ʒ/
S'g s'g S'g sg /zdʒ/
T t T t /t/
U u (ù) Ü ü /y/
Uu uu /yː/
V v V v /v/
Z z Z z /t͡s/

CinemaModifica

AudiovisiviModifica

DoppiaggiModifica

Esistono tre doppiaggi in dialetto ticinese curati dal TEPSI (Teatro Popolare della Svizzera Italiana) sotto la direzione di Yor Milano.

NoteModifica

  1. ^ UNESCO Interactive Atlas of the World’s Languages in Danger http://www.unesco.org/languages-atlas/en/atlasmap/language-id-382.html
  2. ^ «Lombardi, dialetti» su Treccani.it
  3. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  4. ^ a b (EN) Documentation for ISO 639 identifier: LMO, www-01.sil.org.
    «Identifier: LMO - Name: Lombard - Status: Active - Code set: 639-3 - Scope: Individual - Type: Living».
  5. ^ Comitato per la Salvaguardia dei Patrimoni Linguistici, La lingua lombarda esiste?, 9 Febbraio 2017 http://patrimonilinguistici.it/la-lingua-lombarda-esiste/
  6. ^ LINKiesta, Lingua lombarda e lingua catalana, un paragone, 26 Settembre 2013 http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2013/09/26/lingua-lombarda-e-lingua-catalana-un-paragone/18696/
  7. ^ meno comunemente detto anche gallo-romanzo-cisalpino, famiglia che costituisce un sistema linguistico distinto sia rispetto all'italiano, sia rispetto al retoromanzo
  8. ^ a b c d (EN) Mary C. Jones e Claudia Soria, Assessing the effect of official recognition on the vitality of endangered languages: a case of study from Italy, in Policy and Planning for Endangered Languages, Cambridge, Regno Unito, Cambridge University Press, 2015, p. 130.
    «Lombard (Lumbard, ISO 639-9 lmo) is a cluster of essentially homogeneous varieties (Tamburelli 2014: 9) belonging to the Gallo-Italic group. It is spoken in the Italian region of Lombardy, in the Novara province of Piedmont, and in Switzerland. Mutual intelligibility between speakers of Lombard and monolingual Italian speakers has been reported as very low (Tamburelli 2014). Although some Lombard varieties, Milanese in particular, enjoy a rather long and prestigious literary tradition, Lombard is now mostly used in informal domains. According to Ethnologue, Piedmontese and Lombard are spoken by between 1,600,000 and 2,000,000 speakers and around 3,500,000 speakers respectively. These are very high figures for languages that have never been recognised officially nor systematically taught in school».
  9. ^ UNESCO Interactive Atlas of the World’s Languages in Danger http://www.unesco.org/languages-atlas/en/atlasmap/language-id-382.html
  10. ^ Loporcaro 2009,  p. 5.
  11. ^ I dialetti italiani sono dunque varietà italo-romanze indipendenti o, in altre parole, dialetti romanzi primari, categoria che si oppone a quella di dialetti secondari. Sono dialetti primari dell’italiano quelle varietà che con esso stanno in rapporto di subordinazione sociolinguistica e condividono con esso una medesima origine (latina). Dialetti secondari di una data lingua si dicono invece quei dialetti insorti dalla differenziazione geografica di tale lingua anziché di una lingua madre comune. Loporcaro, Michele: Profilo linguistico dei dialetti italiani, Laterza, 2009.
  12. ^ Dialetto, treccani.it.
  13. ^ (EN) International African Institute, A Handbook of African Languages, in Africa: Journal of the International African Institute, vol. 16, nº 3, Cambridge University Press, Luglio 1946, pp. 156-159. (archiviato dall'originale il ).
  14. ^ a b Bonfadini, Giovanni: Treccani, dialetti lombardi http://www.treccani.it/enciclopedia/dialetti-lombardi_(Enciclopedia-dell'Italiano)/
  15. ^ Rognoni, Andrea: Grammatica dei dialetti della Lombardia, Mondadori, 2005, pag.9
  16. ^ a b Massarani, Tullo. Tenca, Carlo: Prose e poesie scelte di Carlo Tenca - Volume 2, Hoepli, 1888, pag.169
  17. ^ Loporcaro, Michele: Profilo linguistico dei dialetti italiani, Laterza, 2009, pag. 97
  18. ^ Cortellazzo, Manlio: Profilo dei dialetti italiani: Lombardia, Pacini, 1988, pag. 12
  19. ^ Bonfadini, Giovanni 1992: I dialetti trentini occidentali In: Atti del II convegno sui dialetti del Trentino : 18-19-20 ottobre 1991 / a cura di Aldo Bertoluzza. - Trento : Centro culturale "Fratelli Bronzetti" Editore, 1992, p. 35-60.
  20. ^ Karl Jaberg, Jakob Jud - Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz (AIS) (NavigAIS-web Versione online navigabile)
  21. ^ Biondelli, Bernardino:Saggio sui dialetti Gallo-italici, 1853, pag.55
  22. ^ Foresti, Fabio: Treccani, dialetti emiliano-romagnoli http://www.treccani.it/enciclopedia/dialetti-emiliano-romagnoli_(Enciclopedia-dell'Italiano)/
  23. ^ Sobiela-Caanitz, Guiu: Genesi della nazione piemontese, 1983 http://www.rivistaetnie.com/piemontese-110-e-lode/
  24. ^ L'oltretomba senz'anima (o quasi) di Bonvesin da la Riva
  25. ^ Scope of denotation for language identifiers, www-01.sil.org.
  26. ^ Language codes - ISO 639, iso.org.
  27. ^ La "Carta europea per le lingua regionali minoritarie è stata approvata il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1º marzo 1998. L'Italia ha firmato tale Carta il 27 giugno 2000 ma non l'ha ancora ratificata.
  28. ^ In ogni caso, la carta non specifica quali lingue europee corrispondono al concetto di lingue regionali o minoritarie quali definite al suo articolo 1. In realtà, lo studio preliminare sulla situazione linguistica in Europa effettuato dalla Conferenza permanente dei poteri locali e regionali d'Europa ha condotto gli autori della carta a rinunciare ad allegarvi un elenco delle lingue regionali o minoritarie parlate in Europa. Malgrado la competenza dei suoi autori, un tale elenco sarebbe stato di certo ampiamente contestato per ragioni linguistiche, come pure per altre ragioni. Inoltre, rivestirebbe un interesse limitato poiché, almeno per quanto riguarda i provvedimenti specifici che figurano nella Parte III della carta, le Parti avranno un ampio potere discrezionale per stabilire le misure che si devono applicare ad ogni lingua. La carta presenta delle soluzioni appropriate per le varie situazioni delle diverse lingue regionali o minoritarie, ma non avanza giudizi sulla situazione specifica rispetto a dei casi concreti". Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie, Consiglio d'Europa, Rapporto Esplicativo STE n. 148; traduzione non ufficiale
  29. ^ Red book of endangered languages
  30. ^ "Lombardia bilingue con il dialetto": progetto di legge presentato in Regione, Il Giorno. URL consultato il 1º giugno 2016.
  31. ^ Dialetto, la Lega propone il bilinguismo in Regione, Affari Italiani. URL consultato il 1º giugno 2016.
  32. ^ Dialetti Lombardi, treccani.it. URL consultato il 5 maggio 2015.
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BibliografiaModifica

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  • Devoto, Giacomo e Giacomelli, Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia, Firenze, 1972.
  • Loporcaro, Michele, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Nuova edizione, Roma-Bari, Editori Laterza, 2009, ISBN 978-88-593-0006-9.
  • Salvi, Sergio, Le lingue tagliate, 1975.

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