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Battaglie di Almeria e Tortosa
DataXII secolo
LuogoMar Mediterraneo occidentale
EsitoVittoria genovese
Schieramenti
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Battaglie di Almeria e Tortosa è il termine che definisce convenzionalmente la campagna di Spagna portata avanti nel XII secolo dalla Repubblica di Genova per il controllo del bacino del Mediterraneo occidentale.

Le due battaglie cruciali - quelle appunto delle città spagnole controllate dai Mori saraceni, Almería e Tortosa - furono il punto cruciale di quella campagna bellica che fu preparata a partire dal 1146 e che ebbe termine nel 1148 con la conquista delle due città da parte dei genovesi, per i quali iniziò peraltro un periodo di declino in chiave prettamente economica dovuto ai forti debiti contratti per armare la flotta belligerante.[1]

In particolare, la battaglia di Almería - dal nome del ricco centro di arte tessile e luogo di scambio degli schiavi - è stata una delle più sanguinose battaglie affrontate dall'esercito della repubblica marinara.

Ad essa hanno legato il loro nome il condottiero Guglielmo Pelle, console della Repubblica di Genova, soprannominato matamoros (ammazza mori) per la furia con cui vi combatté, e Caffaro di Rustico da Caschifellone, anch'egli console genovese, crociato e cronista autore dei famosi Annali storici.

Indice

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Genova § La crociata di Spagna.

Il conflitto fra la repubblica marinara genovese e i mori di Spagna nella fase che vide fra l'estate e l'autunno del 1147 la conquista di Almeria, e così è stato descritto dallo storico Federico Donaver nel suo libro del 1912 Le vie di Genova (Genova, Editrice Moderna)[2]:

«Nel giugno del 1147 i genovesi con una flotta di 63 galee e 163 navi minori e 12 mila armati volgevansi verso la Spagna per combattere i Mori d'Almeria che l'anno innanzi, sebbene li avessero sconfitti, non erano riusciti a soggiogare. Arrivati innanzi ad Almeria, quindici galee attaccarono battaglia, mentre le altre navi stavano in agguato. I saraceni uscirono in gran numero dalla città e allora sopravvenne il rimanente della flotta genovese che sbarcò tutti gli armati. La battaglia fu sanguinosa e fierissima. Si narra che 5000 mori rimasero sul terreno, e Almeria cadde nelle mani dei genovesi, sovvenuti dai pisani e da altri principi spagnuoli, il 17 ottobre. Almeria rimase in proprietà di Genova che la diede in feudo per trent'anni ad Ottone Buonvillano.»

Il racconto del CaffaroModifica

Caffaro descrisse a sua volta la battaglia di Almeria nel suo tomo Storia della presa di Almeria e Tortosa[3]. In esso l'autore spiega come la campagna di Almeria fosse una scelta alternativa rispetto ad un'eventuale partecipazione dei genovesi - preoccupati dalla rivalità con la Repubblica di Pisa - alla seconda crociata cristiana in Oriente. Il fatto poi che antagonisti fossero, ugualmente, dei musulmani giustificava l'azione genovese in chiave di contrasto all'Islam.

Sul piano più strettamente politico, accordi con il sovrano Alfonso VII di Castiglia garantivano ai genovesi un terzo delle città conquistate. La presa di Almeria fu articolata e tutt'altro che semplice: i genovesi, presa Minorca dopo aver posto fine al privilegio fino ad allora detenuto dai pisani, misero sotto assedio Almeria. In cambio della pace fu offerta una ingente somma di denaro. Le trattative tuttavia non ebbero seguito e l'assedio portò ad un primo sanguinoso assalto dal mare con l'ausilio delle macchine da guerra che già avevano fruttato ai genovesi conquiste nelle imprese d'oltremare.

Secondo il libro di Caffaro, nella battaglia morirono ventimila saraceni (una cifra che non concorda con quella fornita da Donaver, sopra riportata) e solo un anno dopo, nel 1148 ai genovesi fu corrisposto un terzo della città di Almeria dato poi in feudo a Ottone di Buonvillano, come anche correttamente riportato da Donaver (v. sopra). Presa Almeria, i genovesi conquistarono successivamente Tortosa.

Strada di GenovaModifica

A Genova alcune strade sono intitolate ad Almeria e Tortosa a ricordo della battaglia: una è Passo Almeria situata nel quartiere di Castelletto; l'altra è Via Tortosa situata nel quartiere di Marassi (val Bisagno).

Prigionieri di SoldanoModifica

Vuole una leggenda che la cittadina montana imperiese di Soldano sia stata fondata nella prima metà del Duecento dal comune di Ventimiglia come fortezza nella quale rinchiudere i prigionieri condotti dai campi di battaglia di Almeria, prima, e di Tortosa, poi[4].

NoteModifica

  1. ^ Fonte: Teofilo Ossian De Negri, Storia di Genova, 2003, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, ISBN 88-09-02932-1.
  2. ^ Fonte: Viedigenova.com Archiviato il 14 gennaio 2011 in Internet Archive.
  3. ^ Vedi: Frillieditori.com Archiviato il 25 aprile 2009 in Internet Archive.
  4. ^ Fonte: Comunesoldano.it
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