Apri il menu principale
Il canale artificiale (Bealera).Part. della carta di Asti da Theatrum Statuum Regiae Celsitudinis Sabaudiae Ducis, Pedemontii Principis, Cypri Regis 1682 Amsterdam, tipografia Blaeu.

La Bealera era la serie di canali d'acqua che, costeggiando le mura meridionali della città di Asti, funsero da fortificazione naturale ed alimentazione per le attività artigianali-industriali per quasi cinque secoli. Il termine passò a indicare, più genericamente, ogni piccolo canaletto d'acqua d'irrigazione nel territorio piemontese.

La rete fluvialeModifica

Già nel 1227, un documento parla di un beale civitas astensis[1] o canale artificiale della città che servito dall'acqua del torrente Borbore, alimentava mulini ed officine artigiane.
Il canale, da porta Torre (rione Santa Caterina), costeggiava la città a sud per sfociare nel rio Valbrenta all'imbocco dell'attuale piazza Libertà.

 
Installazione nel borgo di San Quirico

Nel XIII secolo, la bealera prevedeva quattro "installazioni". Ogni installazione era costituita da un mulino, un abbeveratoio, un lavatoio ed altri dispositivi meccanici utilizzati principalmente nel settore tessile (follatoi, battitoi, gualchere, etc...).
Le quattro installazioni erano in corrispondenza di porta Torre, porta San Giuliano, porta San Martino, porta San Paolo.

 Lo stesso argomento in dettaglio: mura di Asti.

Nel XIV secolo, secondo l'abate Filippo Malabaila, le officine tessili superavano le 800 unità.
Luigi d'Orleans,diventato signore di Asti, con lo scopo di regolamentare e controllare i redditi derivanti dai molini, costruì una nuova bealera.
Questa, alimentata dal torrente Triversa, al contrario del canale duecentesco che costeggiava le mura dei rioni, partiva da porta San Antonio e si dirigeva molto più a sud, costeggiando la seconda cerchia di mura (quella dei borghi), raggiungendo il castello della cittadella viscontea.

Nel XVII secolo la bealera tornò ad essere alimentata dal Borbore.

La società del molleggioModifica

Luigi d'Orleans, per la costruzione del nuovo canale, si avvalse per il 50%, del finanziamento delle famiglie nobili astigiane che costituirono una vera e propria "società per azioni" con quote in qualsiasi momento cedibili o riscattabili.
Questa società, sorta nel 1397, venne denominata "Società del molleggio" , visto che ricavava gli utili dai luoghi del molleggio (i molini per l'appunto).
Nel 1416, in un momento di difficoltà economica del governo Orleanese, il duca fu costretto a cedere le proprie quote alla società, che dai 16 soci iniziali allargò la sottoscrizione a 116 nuovi "azionisti". La società si trasformò nell'età moderna in "Reverenda Compagnia del Molleggio" ed ebbe vita fino alla metà del XX secolo.

NoteModifica

  1. ^ Bera G., Asti edifici e palazzi nel medioevo. Gribaudo Editore Se Di Co 2004.

BibliografiaModifica

  • Bianco A., Asti Medievale, Ed CRA 1960
  • Bianco A., Asti ai tempi della rivoluzione. Ed CRA 1960
  • Bera G., Asti edifici e palazzi nel medioevo. Gribaudo Editore Se Di Co 2004 ISBN 88-8058-886-9
  • Grassi S., Storia della Città di Asti vol I ,II. Atesa ed. 1987
  • Vergano L., Storia di Asti Vol. 1,2,3 Tip. S.Giuseppe Asti, 1953, 1957
  Portale Asti: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Asti