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Coordinate: 43°46′10.2″N 11°15′51.59″E / 43.7695°N 11.264331°E43.7695; 11.264331

Borgo Allegri visto da via San Giuseppe

Borgo Allegri è una strada che si trova a Firenze, tra via San Giuseppe e piazza dei Ciompi. È così chiamata dal nome di una famiglia che vi aveva le sue case, fuori del secondo cerchio delle mura.

StoriaModifica

 
Borgo Allegri, già via del Ramerino

La leggenda vuole che il suo nome derivi dalla grande allegria del popolo fiorentino per la visita che il re Carlo d'Angiò fece allo studio di Cimabue, mentre il grande artista stava dipingendo la sua Madonna che poi fu portata in Santa Trinita. Si tratta di una tradizione popolare non confermabile, riportata per la prima volta dal Vasari nelle Vite, introducendola con un prudente "dicesi". In Borgo Allegri aveva comunque per davvero la sua bottega il famoso pittore e maestro di Giotto, inoltre qui lavorarono in seguito anche i fratelli Bernardo e Antonio Rossellino e Lorenzo Ghiberti.

Più probabile è che però il titolo della strada sia legato alla famiglia Allegri, inurbata in Firenze da San Cresci in Mugello e foriera di quattro priori per la Repubblica di Firenze, tra il 1348 e il 1529. Tra i suoi esponenti principali ci fu Domenico Allegri, che fu oppositore di Cosimo il Vecchio, per cui venne esiliato assieme a Rinaldo degli Albizi. Suo figlio Pellegrino, finito a Correggio, fu padre di Antonio Allegri, il celebre pittore noto poi come il Correggio.

Il nome di "borgo" veniva dato a strade affiancate da edifici che uscivano dalle mura del XII secolo. Borgo Allegri però, non si dipartiva direttamente da una porta, ma era una direttrice parallela alle mura, raggiungibile poco oltre la Porta San Piero (situata vicino a piazza San Pierino).

La strada in antico era divisa in vari tratti con altrettanti nomi. Da via San Giuseppe a via Ghibellina era chiamata "via della Stufa di Santa Croce", con riferimento a un bagno pubblico ("stufa") dove i poveri si potevano lavare con acqua calda; l'angolo con via San Giuseppe si chiamava via del Ramerino (il "rosmarino"), e successivamente il nome di "via del Ramerino" fu esteso a tutto questo tratto, con riferimento ai numerosi orti e giardini che si trovavano nella zona e che ispirarono altri nomi di strade nei paraggi (via del Fico, via dell'Ulivo, via della Rosa, ecc.). Il secondo tratto, fino a via dell'Agnolo, si chiamava infatti "via della Salvia". Il nome di "borgo Allegri" era dato solo all'ultimo tratto, quello che oggi fa parte di piazza dei Ciompi, ricavata demolendo un isolato con lavori iniziati nel 1936. In tale isolato si trovava, segnalata da una targa al n.83, la casa di Cimabue, dove la tradizione voleva formatosi anche il giovane Giotto, mentre resta ancora oggi, situata però ormai sulla piazza, la casa di Lorenzo Ghiberti.

Non molto distante da Borgo Allegri esiste via dei Malcontenti ed è evidente il contrasto tra i nomi di queste due vie, tanto più se si considera che col nome dei "Malcontenti" (i condannati a morte) si indicava anticamente anche via San Giuseppe, dove borgo Allegri sbuca.

DescrizioneModifica

Si innestano sul tracciato della strada via Ghibellina e via dell'Agnolo.

EdificiModifica

Gli edifici con voce propria hanno le note bibliografiche nella voce specifica.

Img Nome Descrizione
  s.n. Casa di Maria Anna Lapini L'edificio, con ingresso su via San Giuseppe 40, è ricordato nello stradario di Bargellini e Guarnieri solo perché qui, come testimonia la lapide posta sulla facciata, nacque nel 1809 Maria Anna Lapini, la fondatrice della congregazione, nella regola francescana, delle Suore Stimmatine. La casa, nonostante la semplicità, conserva un bel portone cinquecentesco incorniciato da bozze di pietra; sulla rosta sono le iniziali G.G.[1]
  6 Casa Un edificio di edilizia popolare antica presenta sopra il portalino uno stemma, di difficile lettura anche perché coperto da vernice.
  9 Casa della compagnia di Gesù Pellegrino La casa presenta un prospetto di quattro piani per tre assi, frutto della riconfigurazione ottocentesca di un più antico edificio, o forse di due, poi unificati. Al terreno è un pietrino di forma ovale che, per quanto abraso, è facilmente accostabile ad altri noti e utilizzati come contrassegno delle proprietà immobiliari da parte della compagnia di Gesù Pellegrino: vi è infatti scolpita a bassorilievo la figura di Gesù in abito da pellegrino, che cammina appoggiandosi a un bordone. Il largo bordo che funge da cornice doveva essere un tempo (come documentano altri esemplari) accompagnato da un'iscrizione. Inferiormente il numero arabo 33 è da interpretare come numero d'ordine dell'immobile all'interno dell'elenco delle proprietà.
  11 Casa Come gli altri edifici di questo tratto ha un carattere prettamente popolare, ingentilito però da un portalino ad arco decorato da un rilievo, forse rappresentante una foglia o un libro aperto.
  14 Palazzina L'edificio si distingue per una certa mole rispetto a quelli circostanti e per la presenza, all'altezza del primo piano, di un piccolo tabernacolo robbiano con la Madonna col Bambino.
  16 Casa La casa, affacciata sul giardino di Borgo Allegri, ha un pietrino frammentario delle monache di San Francesco de' Macci collocato in posizione anomala, in alto e oltre la cantonata. Quasi certamente vi è stato rimontato in seguito a lavori di ristrutturazione della facciata.
  18 Giardino di Borgo Allegri Raro esempio di spazio verde nel centro storico non legato a "risanamenti" né alla presenza di un palazzo nobiliare, appare come il residuo di corti interne unite e affacciate sulla strada. Il Giardino di Borgo Allegri è per tre quarti circondato dagli ex edifici dell'ospedale convento e chiesa del monastero di S. Francesco al Tempio de Macci, che hanno entrata in via de Macci fondato nel 1335 da Caio de Macci in onore al padre Francesco, quindi non si può dire che è un insieme di corti interne, a conferma di ciò è la presenza del tabernacolo con l'Annunciazione all'interno di un giardino, cosa insolita da trovare. Alla cantonata della casa col numero 16, con entrata da Borgo Allegri e affacciata anche sul giardino si trova una lapide che riporta scritto che questo edificio apparteneva alle suore del monastero di via de Macci, il che ingloberebbe anche il tabernacolo. Inoltre, la versione originale del muro con il cancello d'entrata era molto più alto quasi all'altezza della lapide suddetta, con un unico portone di accesso in legno massiccio, ne testimoniano alcule fote anche all'interno dell'associazione.
  20 Casamento Sul fronte dell'edificio, di due piani e su quattro assi, oltre alle finestre centinate che denotano una certa antichità del prospetto, si segnala un riquadro non intonacato, dove doveva apparire lo spazio per una lapide oggi rimossa o non più leggibile.
  30 Casa Sul fronte della casa, entro quella che assomiglia a una buca pontaia, è stata inserita una memoria privata, un ricordo "del geometra Walter Cancelli".
  31 Casa dei Tavolaccini Si tratta di un edificio senza particolare rilievo, per quanto di antica fondazione. Da segnalare il pietrino a rotella che timbra l'ingresso, decisamente abraso, ma che sembra raffiguri un braciere dal quale si sviluppa una fiamma. Se la lettura è corretta identificherebbe una proprietà della compagnia della Pietà dei Tavolaccini (altrimenti detta dei Fanti del Rotellino), scarsamente documentata e che probabilmente aveva sede e proprietà immobiliari nella zona di via San Gallo. Un'ulteriore memoria, questa volta sotto forma di lapide posta dal Comune di Firenze nel settembre 1959, documenta come in questa casa venisse "fraternamente accolto fra l'agosto e il settembre 1859 Giuseppe Mazzini".[2]
  38 Casa di San Pietro a Monticelli La casa è da ricondurre alla tipologia delle case a schiera di origine medievale, con il fronte a due assi e (frutto di una successiva soprelevazione) quattro piani. È presente di un pietrino con un monte a sei cime sostenente una croce caricata di due chiavi decussate, da interpretare come riferibile al monastero di San Pietro a Monticelli. Il pietrino è accompagnato dal numero romano 4, a indicare la posizione dell'immobile nel registro delle possessioni del monastero stessa. La casa è stata recentemente oggetto di un intervento di restauro e tinteggiatura del prospetto.
  39 Casa con pietrino L'edificio ha sulla facciata un pietrino che ricorda come fosse stato di proprietà di un'istituzione religiosa. Ne resta la bella forma, ma all'interno è illeggibile.
  40 Casa con stemma Sul portalino in pietra dell'edificio campeggia uno stemma radiato col trigramma di Cristo, simbolo della compagnia del Gesù, che probabilmente dovette possedere l'edificio.
  41 Casa con pietrino Al centro della facciata, poco sotto all'altezza del davanzale del primo piano, si trova un pietrino circolare a forma di croce con le estremità a trifoglio.
  s.n. Casa con stemma La casa in angolo con via dell'Agnolo, lato nord, presenta su Borgo Allegri, all'altezza del primo piano, uno stemma in pietra, oggi pressoché illeggibile.
  46r Casa L'edificio, posto d'angolo con via dell'Agnolo, presenta un fronte su tale strada di una certa estensione (tre piani per quattro assi), con il portone decentrato all'estrema sinistra, a indicare presumibilmente una situazione determinatasi per accorpamento di più antiche case a schiera. Pur non presentando elementi architettonici significativi, dal lato di borgo Allegri (dove l'edificio si sviluppa per due assi) è da segnalare la presenza di un pietrino fortemente abraso e mortificato dall'invadenza di segnali stradali e cavi passanti, sul quale sembrerebbe leggersi (ma si tratta pur sempre di un'ipotesi) la figura scolpita del Battista, nei modi propri dei pietrini utilizzati come segno di proprietà degli immobili riconducibili alla congregazione di San Giovanni Battista.
150px 48 Casa Il caseggiato, con quattro assi in facciata, presenta due stemmi visibili dalla strada: uno al centro della facciata, presumibilmente della famiglia Antinori, e uno più in alto, tra il primo e il secondo piano, e spostato vicino all'estremità sinistra, con le braccia incrociate e la croce tipici dell'Ordine francescano.
  51 Centro didattico nazionale Sulla strada si trova la facciata posteriore del Centro didattico nazionale, insediato nel quattrocentesco palazzo Gerini. Alla metà dell'Ottocento il palazzo era destinato agli uffici della Delegazione di Santa Croce e, successivamente, fu sede del locale Commissariato di Pubblica Sicurezza e di una caserma di Carabinieri. Nel 1938, a seguito dell'intervento di risanamento al quartiere e della nuova sistemazione di piazza dei Ciompi, l'edificio fu sottoposto ad un restauro integrale promosso dal Comune e diretto dall'architetto Ezio Zalaffi (capo dell'Ufficio delle Belle Arti) con la collaborazione di Edoardo Detti, Giorgio Giuseppe Gori e Leonardo Ricci. Gli arredi interni furono invece disegnati da Giovanni Michelucci. Il tutto per rendere il palazzo funzionale quale sede del Centro Didattico Nazionale, inaugurato nel 1941 e tuttora ospitato nei suoi ambienti con la denominazione di Istituto Nazionale di Documentazione per l'Innovazione e la Ricerca Educativa (INDIRE).

TabernacoliModifica

 
Il tabernacolo di Giovanni da San Giovanni

All'angolo con via Ghibellina si trova un tabernacolo della Madonna col Bambino e santi di Giovanni da San Giovanni. Qui, prima dell'alluvione del 4 novembre 1966, era presente una tavola raffigurante la Sacra Famiglia con san Giovannino attribuita alla scuola del Sodoma che, rimossa per intervenire sui danni provocati dalle acque, portò in luce l'affresco che oggi si vede; sulle figure, oltremodo consunte e conservate solo nella parte alta, si è intervenuti con un restauro condotto nel 1996 da Laura Lucioli per le cure di Francesca Dei Razzanelli[3].

Un tabernacolo si trova murato al numero 14 e un altro nel giardino di Borgo Allegri.

LapidiModifica

La lapide che ricorda la casa di Lorenzo Ghiberti si trova oggi in piazza de' Ciompi. Nelle demolizioni andò perduta la casa di Cimabue, pure dotata di una targa marmorea.

Al 30 una memoria privata:

IN RICORDO
GEOMETRA
WALTER
CANCELLI
 

Al 31 una targa ricorda Giuseppe Mazzini:

IN QVESTA CASA
FV FRATERNAMENTE ACCOLTO
FRA L'AGOSTO E IL SETTEMBRE 1859
GIUSEPPE MAZZINI

IL COMVNE DI FIRENZE
RICORDA L'EVENTO
A VN SECOLO DALL'VNITÀ D'ITALIA
 

Nel giardino di Borgo Allegri si trova una lapide voluta dagli abitanti del quartiere nel 1992, dedicata ad Alexander Fleming e Albert Sabin:

RIVOLGIAMO IL NOSTRO RICONOSCENTE
PENSIERO AGLI SCIENZIATI DI TUTTO
IL MONDO E PARTICOLARMENTE A
FLEMING E SABIN CHE CON LE LORO
SCOPERTE NEL CAMPO DELLA MEDICINA
HANNO CONSENTITO ALL'UMANITÀ DI
VIVERE IN SALUTE E PIÙ A LUNGO.
QUESTA LAPIDE IN SEGNO DI GRATITUDINE
POSERO GLI ANZIANI DEL QUARTIERE
DI S. CROCE IL 10 OTTOBRE 1992
 

NoteModifica

  1. ^ Bargellini-Guarnieri 1977-1978, II, 1977, pp. 68-69; Paolini 2008, p. 188, n. 285; Paolini 2009, p. 266, n. 376, nel dettaglio.
  2. ^ Bargellini-Guarnieri 1977-1978, I, 1977, p. 51; Cesati 2005, I, p. 26; Paolini 2008, p. 39, n. 37; Paolini 2009, p. 55, n. 47, nel dettaglio
  3. ^ Bruno Santi, Tabernacoli a Firenze: i restauri (1991-2001), Firenze, Loggia de' Lanzi per l'Associazione Amici dei Musei fiorentini, Comitato per il decoro e il restauro dei tabernacoli, 2002, pp. 16-17.

BibliografiaModifica

  • Comune di Firenze, Stradario storico e amministrativo della città e del Comune di Firenze, Firenze, Tipografia Barbèra, 1913, p. 5, n. 20;
  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978, I, 1977, pp. 51–52.
  • Francesco Cesati, La grande guida delle strade di Firenze, Newton Compton Editori, Roma 2003. ISBN 88-8289-891-1

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Collegamenti esterniModifica

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