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BiografiaModifica

Nato a Ripalta Nuova[1], in prossimità di Crema, frequentò le scuole nel paese natìo e, in seguito, a Crema, dove frequentò l'Istituto magistrale[2][3]. Sul cognome della famiglia, si suppone un'origine spagnola[3].

Nel 1940 il padre sottopose alcuni suoi lavori a Carlo Martini, il quale ne espresse un lusinghiero parere e scrisse una lettera di presentazione del ragazzo a Contardo Barbieri, direttore dell'Accademia Carrara di Bergamo. Fayer interruppe quindi gli studi magistrali e, a soli sedici anni, iniziò la frequentazione dell'Accademia[3].

Con gli anni si fecero sempre più numerose le mostre, personali e collettive, a cui partecipò in Italia e all'estero: Crema, Milano, Bergamo, Cremona, Mantova, Urbino, Ferrara, Palermo, Zurigo, Santander, Salamanca, Madrid, Barcellona e Düsseldorf[4].

Fayer ha sempre vissuto dividendosi fra la terra natale e i molti luoghi dei suoi soggiorni all'estero (Zurigo, Spagna, Provenza, Parigi)[2][5], fino alla morte nel 2012[6].

Produzione artisticaModifica

Nei primi anni, lo stile pittorico di Fayer era semplice e influenzato, tramite Martini, dal chiarismo lombardo e dalla pittura impressionistica e post-impressionistica francese ed inglese[3]. Ancora al seguito di Martini, Fayer si avvicinò a quella diramazione del chiarismo nota come «Scuola di Burano». Nel 1950 Martini espose infatti alla Biennale di Venezia di quell'anno, portandosi dietro il giovane Fayer nella visita della città e dell'isola di Burano[7].

Con gli anni si fece strada uno stile pittorico più autonomo ed originale, definito «post-informale», dove «nella sua adesione al culto della materia mantiene l'esigenza di esprimere il visibile, spogliandolo però dell'osservazione esatta, rifiutando l'elenco infinitesimale dei particolari che nella sua sensibilità vengono giudicati inutili e ridondanti»[8].

Accanto alla pittura, a partire dal 1958 si avvicinò alla ceramica, dipingendo piatti o statue appena abbozzate e dal gusto primitivo ed informale[9], e della vetrata; a partire dagli anni ottanta inaugurò la tematica dei cosiddetti «muri», opere prima dipinte, poi «costruite», generalmente in terracotta[10].

Opere di Fayer sono conservate presso il Museo civico di Crema e del Cremasco e presso il Museo internazionale design ceramico di Laveno-Mombello[11].

NoteModifica

  1. ^ Ora il comune di Ripalta Nuova è il principale centro, nonché sede, del nuovo comune di Ripalta Cremasca, municipio costituito e così battezzato nel 1927, e comprendente le frazioni di Ripalta Nuova, Zappello, Bolzone e San Michele.
  2. ^ a b Bombelli, p. 283-284.
  3. ^ a b c d Toscani, p. 134.
  4. ^ S.a., pp. 165-169.
  5. ^ Toscani, pp. 134-164.
  6. ^ È morto il pittore Carlo Fayer, in Il Nuovo Torrazzo, 27 gennaio 2012. URL consultato il 26 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 29 ottobre 2013).
  7. ^ Toscani, p. 135.
  8. ^ Bettinelli, p. 41.
  9. ^ Mascherpa
  10. ^ Mascherpa
  11. ^ Fayer Carlo, su http://www.lombardiabeniculturali.it/. URL consultato il 26 agosto 2014.

BibliografiaModifica

  • Andrea Bombelli, I pittori cremaschi, Ceschina, 1957.
  • Paolo Campiglio e Chiara Gatti (a cura di), Carlo Fayer. I luoghi dello sguardo e della mente, Silvana editoriale, 2010.
  • Giorgio Mascherpa, Carlo Fayer 1960-1980, Crema, 1988.
  • Giorgio Mascherpa, Carlo Fayer. Ceramiche, Leonardo - De Luca editori, 1992.
  • Roberto Bettinelli, La nostalgia illustre. Arte cremasca tra '800 e '900, Crema, 2006.
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