1leftarrow blue.svgVoce principale: Liber (Catullo).

Il Carme 1 di Catullo è il primo del Liber, ovvero la raccolta delle opere dell'autore, compilata probabilmente dopo la sua morte in maniera arbitraria, secondo un ordine legato alla metrica dei singoli componimenti, piuttosto che cronologico o tematico.

Il Carme 1, intitolato poi genericamente Dedica a Cornelio Nepote, contiene appunto un proemio all'opera (non si sa se inteso per tutta la raccolta o se solo per una parte, magari per i soli carmi 1-14) e la dedica. Il carme 14a infatti, pur frammentario, sembra contenere un ulteriore proemio a una sezione successiva di poesie. C'è anche chi ha ipotizzato che il Carme 1 sia il proemio della sezione che va dall'1 al 60, ovvero le cosiddette nugae (come compare al verso 4, traducibile con il termine modesto di "bazzecole"), sebbene questo raggruppamento non fu sicuramente deciso dall'autore, a giudicare dalla sequenza non cronologica dei componimenti.

Cornelio Nepote era originario della stessa zona di Catullo (la Transpadania) e, come testimonia Plinio (Epistole 5, 3, 6), fu uno storico e un poeta dilettante nel genere erotico, nonché ammiratore di Catullo.

AnalisiModifica

Il componimento è in endecasillabi faleci. Nel primo verso l'autore immagina di avere in mano il primo esemplare del suo "libellus" (come lo chiama lui stesso alla fine del verso) e si domanda a chi dedicarlo, secondo l'uso alessandrino di aggiungere una dedica sulla parte esteriore del volume: "A chi mai dedico questo grazioso libretto?" Da notare come il poeta usi l'indicativo "dono" (dedico), quindi come tale atto sia certo, come se fosse l'atto finale o quasi della stesura. L'aggettivo lepidus è da riferire più che altro all'aspetto del volume, più che al suo contenuto, e ciò vale anche per novus, da intendere come "appena venuto alla luce".

Anche il secondo verso descrive l'aspetto del libello, cioè appena levigato con la ruvida pietra pomice (ai bordi superiore e inferiore, secondo l'uso di lavorazione del rotolo di papiro). "A te, Cornelio", prosegue Catullo, "infatti tu solo eri solito attribuire qualche valore (putare esse aliquid) a queste mie bazzecole". Segue una lode a Cornelio e una notazione temporale di questa ammirazione, legata a quando già, con azzardo (per la difficoltà dell'impresa) e unico tra gli Italici, Cornelio aveva steso la storia universale (omne aevum) in tre volumi dotti e, "per Giove!", laboriosi: si tratta della perduta Chronica. Evidentemente la dedica avvenne quando Varrone e Attico non avevano ancora pubblicato i loro Annali. "Per Giove" è un'interiezione frequente della lingua parlata, serbatoio lessicale a cui Catullo attinse spesso. Con cartis si devono intendere i volumen, ovvero le lunghe strisce di foglie di papiro incollate, non i moderni volumi/libri, il cui uso si diffuse solo nel Medioevo.

Prosegue Catullo perciò (quare) di accettare questo libro qualunque e comunque (cioè qualsiasi ne sia il valore, in senso modesto); il quale (il valore), oh vergine patrona (cioè oh Musa), duri perenne più di una generazione (saeclo). Dopo aver finto quindi una falsa modestia per l'opera propria, l'autore svela il suo vero pensiero invocandone l'immortalità.

TestoModifica

(LA)

«Cui dono lepidum novum libellum
arida modo pumice expolitum?
Corneli, tibi: namque tu solebas
meas esse aliquid putare nugas
iam tum cum ausus es unus Italorum
omne aevum tribus explicare cartis
doctis, Iuppiter, et laboriosis.
Quare habe tibi quicquid hoc libelli
qualecumque; quod, <o> patrona virgo,
plus uno maneat perenne saeclo.»

(IT)

«A chi dedicherò questo libretto tutto nuovo
e or ora levigato ai bordi con scabra pomice?
A te, Cornelio: infatti solevi attribuire
qualche valore a queste mie bazzecole,
già allora, quando tu solo fra gli Italici
osasti narrare la storia d'ogni tempo,
in tre volumi eruditi e,per Giove, laboriosi!
Accetta perciò il contenuto di questo libretto,
qualunque ne sia il valore. Ed esso, o vergine protettrice,
possa vivere perenne, ben oltre una sola generazione.»

(Traduzione di Luca Canali)

BibliografiaModifica

  • M. Lechantin De Gubernatis, Catullo, Carmina selecta, Loescher Editore, Torino 1972. ISBN non esistente
  • Luca Canali, Catullo, Poesie, Giunti, Firenze 2007. ISBN 978-88-09-033-65-8

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