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Castello di Ocre

edificio fortificato di Ocre
Castello di Ocre
Ocre AQ - Castello 01.JPG
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneAbruzzo
CittàOcre
Coordinate42°17′30.2526″N 13°28′58.5012″E / 42.291737°N 13.482917°E42.291737; 13.482917Coordinate: 42°17′30.2526″N 13°28′58.5012″E / 42.291737°N 13.482917°E42.291737; 13.482917
Informazioni generali
TipoBorgo fortificato
Inizio costruzioneXII secolo
Condizione attualeRuderi
Informazioni militari
Termine funzione strategicaXV secolo
Castello d'Ocre, Comune di Ocre. URL consultato il 22/09/2014 (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2014).
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Il castello di Ocre sorge a 933 m sul monte Circolo nel comune di Ocre, in provincia dell'Aquila, sul ciglio della dolina che si apre sopra l'abitato di Fossa.

StoriaModifica

 
Strada interna

La prima fonte a citare l'esistenza del castello di Ocre è il Catalogus Baronum che cita Todino di Collimento della stirpe dei conti dei Marsi suo feudatario[1]; pochi anni più tardi una bolla di papa Alessandro III del 1178 lo cita cita tra i possedimenti della diocesi di Forcona. Nel 1254 venne citato, col nome di "Cassari Castro", tra quelli che venivano salvati dalla distruzione decisa per tutti i castelli della zona per favorire la fondazione della città dell'Aquila, perché di proprietà dal cancelliere di corte Gualtieri, erede dei conti d'Albe che possedevano il feudo fin dalla conquista normanna.[2]

Durante il regno di Carlo I d'Angiò, nel 1266 il castello passerà al Regno di Sicilia. Sempre nel 1266, il castello venne saccheggiato dagli aquilani dopo la ricostruzione della città precedentemente distrutta da Manfredi con il supporto dei baroni del circondario. Carlo d'Angiò, inoltre, confiscò i castelli dell'aquilano, a seguito del loro appoggio a Corradino di Svevia, e nel 1269 quello di Ocre venne affidato a Morel de Saours, indicato a volte anche come Morello o Mauriello de Saurgio.

Nel 1283 il castello sarà assegnato a Giovanni di Bissone e nel 1293 subì un altro saccheggio da parte degli aquilani. L'attacco più grave, però, sarà quello sferrato nel 1423 dal capitano di ventura Braccio da Montone. Perso il ruolo di difesa della città dell'Aquila, il castello si avvierà verso una progressiva decadenza: all'inizio del XVI secolo Ocre non sarà più citata come "castrum" ma come "villa", con la popolazione che progressivamente abbandonò il borgo fortificato.

ArchitetturaModifica

 
Ruderi

Il castello in realtà è più correttamente classificabile come "borgo fortificato". All'interno delle mura sono ancora visibili le antiche abitazioni, le case-torri e le strade.

Ha una pianta a triangolo isoscele, con un perimetro di 470m, la base (che rappresenta anche il lato più corto) a nord-ovest ed il vertice del triangolo a sud-est. Nelle mura sono inserite sette torri, tre delle quali lungo il lato nord-ovest, con due ravvicinate sul vertice settentrionale, una al vertice meridionale, ed altre tre rompitratta in corrispondenza della mezzeria della cortina muraria: due sul lato nord-ovest ed una sul fianco nord-est, protetto naturalmente dallo strapiombo sulla dolina di Fossa.

L'unico ingresso al castello si trova presso la torre d'angolo sul fianco ovest e consiste in una porta ogivale risalibile al XIII secolo e protetta da un sistema di difesa a tiro incrociato.

Nella punta meridionale del borgo si trova la chiesa, dedicata a San Salvatore "inter castrum Ocre". Costruita su tre navate con abside finale, risulta completamente diroccata, anche se si hanno sue notizie fino al 1581. Da questa chiesa provengono i resti di un affresco della metà dell'XII secolo, raffigurante una Madonna in trono col Bambino tra due figure, oggi al Museo nazionale d'Abruzzo.

NoteModifica

  1. ^ Chiara Marcotulli, Chiese, castelli e strategie ‘baronali’. Le trasformazioni del paesaggio medievale abruzzese fra feudalità signorile e città fondata alla luce della ricerca archeologica: un caso di studio, Ricerche Storiche, Rivista Quadrimestrale Anno XLI - numero 1
  2. ^ Alfonso Forgione, I castelli di Ocre, Ariscola e San Vittorino (L’Aquila), Academia.edu. URL consultato il 22/09/2014.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

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