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StoriaModifica

EtimologiaModifica

Il toponimo tuto deriva dal latino e significa "sicurezza" e "protezione", in quanto la vecchia chiesa offriva riparo agli abitanti dalle inondazioni, ed era un valido luogo di difesa per gli abitanti della valle[1].

DescrizioneModifica

 
Interno
 
Organo a canne

La grande chiesa di Scandicci, costruita tra il 1974 e il 1993 su progetto di Anna Gennarini, Alberto Durante e Francisco Argüello, è una costruzione in cemento armato con una forma ottagonale che, in ambito fiorentino, non può che ricordare il Battistero, e le enormi «icone» che ricoprono interamente la zona alta dell'aula, s'impongono con un effetto non dissimile a quella dei mosaici duecenteschi di San Giovanni.

L'ottagono ha un significato simbolico nella tradizione della Chiesa primitiva: il numero della Risurrezione di Cristo. La forma circolare, con la sua disposizione a gradoni detta circumstans, favorisce la partecipazione alla liturgia e simboleggia l'Assemblea.

Qui sono state collocate due importanti opere provenienti dalla vecchia chiesa di San Bartolo: una Madonna col Bambino, di Giovanni da Milano, e una Deposizione e santi, attribuita a Francesco Granacci[2].

Oltre a queste due opere la chiesa di San Bartolomeo in Tuto ospita molti dipinti originali di Kiko Argüello, cofondatore del Cammino Neocatecumenale, che ha anche catechizzato le prime comunità neocatecumenali della parrocchia. Il ciclo pittorico fu benedetto dal Cardinale Piovanelli il 17 dicembre 1998.

Con la riforma del Concilio Vaticano II, che rimuove l'altare dal fondo per ridargli la centralità che aveva sempre avuto, l'idea di una corona misterica posta sopra l'assemblea, ritrova e rinnova genialmente il ciclo musivo delle più antiche basiliche. Si chiama corona l'alta fascia ottagonale che circonda nella parte superiore tutta la grande aula della Chiesa, facendo presente il Cielo. È dipinta con immagini ispirate all'iconografia della Chiesa Orientale e incorona l'assemblea unendo insieme Cielo e Terra.

Le pitture rappresentano i vari momenti del Mistero della salvezza, percorrendo tutto l'anno liturgico. Le pitture sono state realizzate tra il 1984 e il 1998 su muro. Per mantenere a lungo i colori, l'artista ha ideato una nuova tecnica preparando la corona della Chiesa con "stucco romano, composto da polvere di marmo e calce". I colori fatti con terre di ossido di ferro e minerali vari sono agglutinati con olio di lino cotto ed essenza di trementina, affinché vengano assorbiti dal muro e ne diventino parte come negli affreschi. Fogli di "Pan d'oro zecchino" circondano i dipinti e li uniscono in una striscia ininterrotta di luce. L'oro, usato nella pittura iconografica, rappresenta la luce emessa dalla presenza di Dio, che si è reso visibile nel tempo. Il centro del ciclo pittorico è Cristo Pantocrator, che rivestito della sua gloria divina, torna alla fine dei tempi a giudicare la terra. Alla sua destra è rappresentata la vita terrena di Cristo e alla sua sinistra la vita celeste. Ogni pittura misura 4,20 m di lunghezza per 3,30 m di altezza, eccetto la Trasfigurazione, il Cristo Pantocrator e l'Apparizione di Cristo Risorto, dipinti sui lati brevi della corona ottagonale che misurano 4,70 m per 3,30 m.

Sulla cantoria sopra l'ingresso si trova l'organo a canne, costruito agli inizi del XXI secolo dalla ditta Chichi. Lo strumento dispone di 21 registri ed è a trasmissione meccanica (con consolle ausiliaria collegata elettricamente al corpo fonico).

NoteModifica

  1. ^ https://www.scandiccicultura.eu/archivio-news/799-bibliografia-scandiccese.html[collegamento interrotto]
  2. ^ C. VON HOLST, Francesco Granacci, Firenze 1974, pag. 191.

BibliografiaModifica

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