Chiesa di San Francesco Grande (Milano)

Chiesa di San Francesco Grande
Chiesa di San Francesco Grande Milano.jpg
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località CoA Città di Milano.svg Milano
Religione Cristiana Cattolica di rito ambrosiano
Diocesi Arcidiocesi di Milano
Stile architettonico Barocco (rifacimento XVII secolo)
Demolizione 1806

Coordinate: 45°27′49.16″N 9°10′38.83″E / 45.463656°N 9.177452°E45.463656; 9.177452

La chiesa di San Francesco Grande, chiamata anche basilica di San Nabore, era una chiesa di Milano. Per molti anni, fino alla demolizione avvenuta nel 1806, fu la seconda chiesa per dimensione della città dopo il Duomo di Milano.

Indice

Storia e architetturaModifica

Le vicende di questa chiesa sono piuttosto complesse e possono essere descritte in tre fasi. Nel primo secolo dopo Cristo fu fondata la parte più antica della basilica per ospitare le spoglie dei santi Gervasio e Protasio e due secoli più tardi anche quello dei santi Nabore e Felice; per questo fu chiamata "basilica di San Nabore". Bisogna quindi passare al XIII secolo quando i Francescani fecero il loro ingresso nella città di Milano e gli fu concesso di costruire una chiesa, dedicata a san Francesco, nelle immediate vicinanze del retro della vecchia basilica di San Nabore. Pochi anni dopo, nel 1256 fu concesso ai frati francescani di insediarsi nella basilica di San Nabore, che ristrutturarono e ampliarono fino ad inglobare le due chiese in unico edificio, che venne quindi rinominato in favore di San Francesco, cambiamento del nome testimoniato già da documenti risalenti al 1387 dove ci si riferisce alla chiesa con nuovo nome.

Le forme della chiesa vengono così descritte da Giovanni Battista Villa nel XVII secolo, che ne attribuisce le forme alla famiglia degli Zavattari:

« La facciata antica, in pietra cotta rossa e 5 finestre e torri e crocette con tre porte e la media rotonda e di molta fattura avente al di fuori sepulcri et statuae. L'interno poi a tre navi ornata in amendue i lati di dodici archi e di tante altre colonne in pietra con capitelli corinzii ma rozzi fino al numero di 18 con otto finestre per parte »

Pochi anni dopo la descrizione la basilica si trovava in uno stato di relativa decadenza, per cui si optò per un rifacimento in stile barocco, che la trasformò nella seconda chiesa più vasta di Milano. Celebre per le opere contenute al suo interno, su tutte la Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci, e per la sepoltura al suo interno di molte famiglie nobiliari milanesi, come i Settala, Borromeo, i Sessa[1] e i Corio, la chiesa fu abbattuta nel 1806 per consentire la costruzione della Caserma dei Veliti Reali, oggi caserma Garibaldi.

La tomba del CarmagnolaModifica

Il 26 gennaio 1431 Francesco Bussone, detto il Conte di Carmagnola e le cui vicende ispirarono al Manzoni la sua celebre tragedia del 1819, predispose, mediante il pagamento «di lire venti e soldi sedici per tanto marmo in sei pezzi» di «fare una sepoltura al magnifico Conte di Carmagnola nella chiesa di San Francesco in Milano».[2] L'anno seguente il Carmagnola venne messo a morte a Venezia e immediatamente giustiziato: il cadavere venne subito privatamente sepolto all'interno della chiesa dei Frari, ma da lì a poco la moglie del Conte, Antonia Visconti, otteneva dalla Repubblica di Venezia di trasportare il corpo del marito a Miano dove trovò sepoltura in San Francesco all'interno della cappella della famiglia di lei. La sepoltura si traovava nella prima cappella di sinistra entrando in chiesa ed era disposta come una doppia tomba occupata dal Carmagnola e successivamente dalla moglie: sopra alla doppia tomba lo stemma col biscione e sui quattro lati un'epigrafe in latino che riportava nomi e titoli dei due coniugi. Le ceneri dei coniugi vennero disperse dopo la demolizione della chiesa seguita al 1798 e l'epigrafe divisa fra i discendenti delle due famiglie: ai Dal Verme, che vantavano derivazione dal Carmagnola, toccò la parte di lapide del Conte che venne perduta nel tempo; ai Castiglioni, anch'essi discendenti del Carmagnola, giunse la parte di lapide della Visconti che rimase nella casa dell'orientalista Carlo Ottavio fino alla sua morte, per poi venire trasferita alla Biblioteca Ambrosiana dove rimase.[2]

NoteModifica

  1. ^ Archivio di Stato di Milano, Fondo Religione - Conventi di Milano - S. Francesco Grande (Legato Sessa), atto rogato l'11 settembre 1561 dal notaio G. B. Corio
  2. ^ a b Michele Caffi, La tomba del Carmagnola, Milano, Tip. Galileiana, 1869, p. 4 e segg..

FontiModifica

Voci correlateModifica