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Chiesa di San Gaudenzio (Ivrea)

edificio religioso di Ivrea
Chiesa di San Gaudenzio
Chiesa San Gaudenzio Ivrea 1.jpg
Facciata della chiesa
StatoItalia Italia
RegionePiemonte Piemonte
LocalitàIvrea
ReligioneChiesa cattolica
TitolareGaudenzio di Novara
Diocesi Ivrea
Consacrazione1724
ArchitettoLuigi Andrea Guibert
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1716
Completamento1724

Coordinate: 45°27′43.74″N 7°52′25.86″E / 45.46215°N 7.87385°E45.46215; 7.87385

La chiesa di San Gaudenzio ad Ivrea, piccolo gioiello di architettura tardo barocca piemontese, venne edificata tra il 1716 ed il 1724 per iniziativa del prevosto della cattedrale don Lorenzo Pinchia, grazie anche a generose offerte pubbliche. Il fervore popolare che sostenne l'iniziativa testimoniava la devozione del popolo eporediese per la figura di san Gaudenzio, santo del IV secolo che fu vescovo di Novara ai tempi della prima cristianizzazione del Piemonte, e che la tradizione vuole nativo proprio di Ivrea. Dieci anni dopo venne costruita la sacrestia sopra la quale venne posto il coro e, negli stessi anni, iniziò l'edificazione dell'elegante campanile.

Per spiegare la finezza delle forme tardo barocche si è ipotizzato l'intervento giovanile dell'architetto Bernardo Antonio Vittone. Il progetto iniziale della chiesa, tuttavia, viene oggi uniformemente attribuito all'ingegnere sabaudo Luigi Andrea Guibert, attivo ad Ivrea tra il 1714 ed il 1719.

La chiesetta, al tempo della sua costruzione, sorgeva su una piccola altura posta fuori dell'abitato di Ivrea. Su tale altura salì per molti anni la processione che aveva luogo il giorno della festa del Santo. Oggi la chiesa è quasi soffocata dalle abitazioni civili che la circondano, ed è raramente aperta al pubblico.

La facciata è suddivisa su tre piani ed è ornata da lesene, da nicchie con motivo di conchiglia e da cornici a linee curve che sottolineano, pur nelle ridotte dimensioni, la spazialità dell'edificio. Sul timpano della facciata compare lo stemma della città di Ivrea. Infatti la chiesa è di giurisdizione comunale.

Anche l'interno è tipicamente barocco, con eleganti giochi prospettici e pitture con effetto di trompe l'oeil. Molto suggestiva è l'invenzione illusoria realizzata sforando in alto - sopra la pala con San Gaudenzio in gloria - la parete del presbiterio e lasciando che lo sguardo dello spettatore arrivi alla volta (che pare lontanissima) del coro superiore, ove è affrescata una raffigurazione del Paradiso in cui campeggiano le figure della Trinità.
Tutto l'apparato del presbiterio e dell'abside richiama la struttura ascensionale verso il Paradiso dello scurolo epigeico della basilica di San Gaudenzio di Novara, dove nel 1711 venne collocata l'urna d'argento con vetri di Murano che raccoglie i resti del primo vescovo di quella città, originario di Ivrea. Si tratta di un'opera eseguita nel 1738-39 e dovuta a Luca Rossetti da Orta, pittore già attivo presso la chiesa di San Bernardino ad Orta San Giulio e poi, per molti anni, punto di riferimento della produzione pittorica in Canavese (suo, tra l'altro, il grande affresco del palazzo Vescovile in Ivrea con una suggestiva ed accurata rappresentazione delle parrocchie e della geografia del territorio diocesano).

Dello stesso pittore sono anche la pala d'altare ed i pregevoli affreschi posti sulle volte e sulle pareti, con figure allegoriche, episodi della vita di San Gaudenzio e decorazioni floreali. In alcuni paesaggi che fanno da sfondo alle scene è riconoscibile la città di Ivrea con il suo castello dalle rosse torri e le sue chiese notevoli. In una scena dipinta su un sovrapporta è ripresa la versione agiografica della vita del santo che narra di come, essendo costretto a fuggire da Ivrea sotto minaccia di morte, egli abbia trovato ricovero, la notte prima della partenza, sopra una roccia posta proprio nel luogo in cui oggi sorge la chiesa ed, il mattino seguente, egli abbia steso il suo mantello sulla Dora riuscendo miracolosamente a farsi trasportare in salvo. In effetti il grazioso altare in marmo - realizzato nel 1764 - è posto proprio davanti alla roccia (lasciata visibile) che la tradizione vuole abbia accolto l'impronta del santo, trasformandosi per lui in un più comodo giaciglio.

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