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San Nicola degli Incoronati
Achille Pinelli San Nicola degli Incoronati.jpg
La Chiesa di San Nicola degli Incoronati in un acquarello di Achille Pinelli
StatoItalia Italia
RegioneLazio
LocalitàRoma
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareNicola di Bari
Diocesi Roma
Consacrazione1º maggio 1728
Inizio costruzionemenzionata nel XII secolo
Demolizione1936-1939

Coordinate: 41°53′48.82″N 12°27′59.24″E / 41.896895°N 12.466455°E41.896895; 12.466455

Pianta di Giovanni Battista Nolli (Nuova Topografia di Roma, 1748), con l'indicazione topografica della Chiesa di San Nicola degli Incoronati (n. 664).
La Chiesa di San Nicola degli Incoronati nella Mappa di Roma di Antonio Tempesta (1593).

La chiesa di San Nicola degli Incoronati è un luogo di culto cattolico scomparso di Roma, nel rione Regola. Essa era collocata in piazza Padella, oggi non più esistente, tra le attuali via Bravaria e vicolo delle Prigioni. Fu demolita tra il 1936 e il 1939 per la costruzione del Liceo Ginnasio Virgilio.[1]

Storia e descrizioneModifica

La chiesa è menzionata per la prima volta in una bolla di papa Urbano III del 1186 tra le chiese filiali di San Lorenzo in Damaso. Nel catalogo di Cencio Camerario (fine XII secolo) compare al n. 284 con il nome di Sancto Nicolao de Furca. Il nome medievale dell'edificio si riferisce al fatto che

«… all'incontro e presso la porta della chiesa se faceva la justitia de condannati a morte colle forche sopra un pozzo, onde li sotto vi è anco la preta che cuopre il pozzo dove si gettavano i corpi di giustiziati, e perciò si chiamava s. Nicola degli giustiziati.»

(Armellini, op. cit.)

Nella chiesa, chiamata anche degli impiccati, si confortavano i rei destinati alla condanna a morte. Nei pressi della chiesa si trovava il carcere di Roma gestito dalla famiglia Savelli.

Nel 1512 papa Leone X la eresse a parrocchia con diritto di patronato della famiglia Planca (o Plancia) Incoronati. Questa famiglia, che fu proprietaria della chiesa a partire dalla fine del XV secolo, diede il nuovo nome all'edificio sacro. Fu dotata di un fonte battesimale proprio fino al 1569 quando divenne nuovamente filiale di San Lorenzo di Damaso. Tra il 1583 ed il 1585 assunse parte delle competenze della soppressa parrocchia di Sant'Andrea di Nazareth (detta anche Sant'Andrea de Azanesi).

In una relazione del 1566 si legge:

«S. Nicola incoronato è dietro strada Giulia. È una chiesuola simile piuttosto ad una cappella che a chiesa parrocchiale… La chiesa è piccola e il cappellano dice che le feste quando dice la messa le persone stanno fuora nella strada. Non ha paramento buono, né sepoltura perché truvai allora vi havevano sepolto uno e vi ponevano i mattoni sopra. Dice che fa da 150 case di gente vilissima, meretrici, hosti, allogiatori e persone dishoneste la maggior parte, poche case di nobili.»

(M. Armellini, op. cit.)

Fu ricostruita a spese della famiglia Incoronati e consacrata da papa Benedetto XIII il 1º maggio 1728. Altre ristrutturazioni, a spese dei parrocchiani, furono eseguite nel 1759.[2] Nel 1798 fu qui sepolto Giovanni Borgi detto Tata Giovanni, successivamente ricordato con una lapide commemorativa apposta nel 1831[3]. Nel 1819 si costituì presso la chiesa una scuola serale per giovani artigiani ad opera di Giacomo Casoglio, intagliatore in legno; da tale originaria scuola si svilupparono successivamente le Scuole notturne di religione fondate dall'avvocato Michele Gigli[4].

La parrocchia, che nel 1658 aveva 630 parrocchiani, fu soppressa durante l'occupazione francese di Roma il 12 agosto 1805 e incorporata in quella di San Giovanni in Ayno.[5]

Da una relazione del 1658, riferita dall'Armellini, si apprende che la chiesa aveva tre altari: l'altare maggiore dedicato al santo titolare, Nicola di Bari, su cui vi era una pala dello Zucchetti, come riferisce il Nibby; e gli altari laterali dedicati alla Vergine Maria e a sant'Orsola. La chiesa era dotata di un campanile con due piccole campane; non aveva un cimitero proprio, ma al suo interno si trovavano alcune sepolture.

NoteModifica

  1. ^ Guida d'Italia. Roma, Touring Club Italiano, Milano 1992, p. 351.
  2. ^ Forcella XI p. 279.
  3. ^ Sulla lapide, posta sulla parete destra della chiesa, era scritto: "Qui dorme in pace il padre degli orfani Giovanni Borgi romano detto Tata Giovanni, nato il 18 feb. 1732 morto il 28 givgno 1798: i suoi figliuoli p.q.m. nel XXXIII anniversario". In merito a questa iscrizione cfr Carlo Luigi Morichini, Rendiconto del denaro raccolto per l'ospizio di Tata Giovanni in Giornale Arcadico di Scienze, Lettere ed Arti, Tomo LII, Ottobre, Novembre e Dicembre 1831, nella stamperia del Giornale presso Antonio Boulzaler, pp. 265-271.
  4. ^ Cfr Scuole notturne di religione" in Carlo Luigi Morichini, Degl'istituti di carità per la sussistenza e l'educazione dei poveri e dei prigionieri in Roma, Edizione Novissima, Roma, Stabilimento Tipografico Camerale, 1870.
  5. ^ Le scritture parrocchiali di Roma e del territorio vicariale, Quaderni della rassegna degli Archivi di Stato nº 59, Roma 1990, pp. 85-86.

BibliografiaModifica

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