Codice di procedura penale italiano del 1913

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Il codice di procedura penale italiano del 1913 sostituì l'analogo codice di procedura del 1865.

Era costituito da 653 articoli compresi in quattro libri: disposizioni generali; istruzione; giudizio; esecuzione e procedimenti speciali.

Le istanze di sua modifica emersero nel primo dopoguerra, quando Luigi Lucchini "argomentava e proponeva la necessità di soprassedere alla riforma del codice penale elaborato dalla commissione Ferri, nominata da Ludovico Mortara, raccomandava una radicale riforma del codice di procedura penale, «se non addirittura che si sostituisca con un codice nuovo di sana pianta», chiedeva la piena dipendenza della polizia giudiziaria dal pubblico ministero e, amministrativamente, dal dicastero della Giustizia, l'unificazione dei carabinieri e della guardie regie, il passaggio dell'amministrazione delle carceri dal ministero dell'Interno al ministero di Grazia e giustizia, difendeva il casellario giudiziario contro qualunque ipotesi di soppressione o ridimensionamento. Ma la parte più interessante è quella che riguarda l'ordinamento giudiziario e le norme processuali. Qui Lucchini giungeva ad abbozzare un articolato che prevedeva il superamento di qualunque carriera, l'elezione dei giudici, l'abolizione del grado di appello"[1].

Nel 1930 fu sostituito da un nuovo codice di procedura penale.

NoteModifica

  1. ^ Fernando Venturini, LUIGI LUCCHINI, MAGISTRATO E POLITICO, Studi Storici, Anno 51, No. 4, la Magistratura italiana tra età liberale e fascismo (OTTOBRE-DICEMBRE 2010), pp. 928.

FontiModifica