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Collezione Maggiori

La collezione Maggiori fu una collezione d'arte istituita dal conte fermano Alessandro Maggiori dal 1809 al 1834.

Fra gli artisti collezionati dal conte Maggiori figurano opere di Raffaello, Tiziano, Guercino, Domenichino, Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato, Guido Reni, Anton Raphael Mengs, Giorgio Vasari, Cignali, Procaccini[quale dei tanti?].

All'epoca della sua morte era una delle collezioni di artisti dal Cinquecento al Settecento più importanti d'Europa (si stima che fosse arrivata a contare quasi 3000 opere); gli eredi la smembrarono e la misero in vendita.

Alcune opere del corpo originario della collezione sono visibili nelle più importanti fondazioni museali e collezioni private del mondo, tra cui il Museo del Louvre, il Metropolitan Museum of Art, il British Museum; cinquanta opere furono acquisite dal miliardario americano Cornelius Vanderbilt. Importanti furono anche le acquisizioni volute dal direttore della Galleria Borghese di Roma, Giovanni Piancastelli.

Circa 150 opere sono oggi presso il Fondo Alessandro Maggiori a Monte San Giusto, costituito negli anni novanta per valorizzare alcune opere di questa importante collezione.

Il fondo ha sede presso il rinascimentale palazzo Bonafede, oggi sede del comune e della collezione, fu costruito da un antenato della moglie di Alessandro, contessa Giuseppina Bonafede di Monte San Giusto, ovvero il celebre condottiero e vescovo di Chiusi Niccolò Bonafede.

BibliografiaModifica

  • Mario di Giampaolo e Giulio Angelucci (a cura di), Disegni marchigiani dal Cinquecento al Settecento, Atti del convegno Il disegno antico nelle Marche e dalle Marche, Monte San Giusto, 22-23 maggio 1992, Firenze, Medicea, 1995.
  • Centro Alessandro Maggiori (a cura di), Sotto il segno di Alessandro Maggiori. Disegni dal Cinque al Settecento scelti dal fondo Carducci-Fermo e dalla Collezione Maggiori, Carima, Monte San Giusto, 1992.
  • Giulio Angelucci, Il fondo Maggiori a Monte San Giusto. I disegni. Centro Alessandro Maggiori, Monte San Giusto, 2005.

Collegamenti esterniModifica