Galleria Borghese

museo di arte a Roma
Galleria Borghese
Galleria borghese facade.jpg
La facciata e l'ingresso del museo.
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàRoma
IndirizzoPiazzale del Museo Borghese, 5
Caratteristiche
Tipopittura, scultura
FondatoriScipione Caffarelli-Borghese
Apertura1902
ProprietàItalia
DirettoreAnna Coliva
Visitatori609 423 (2018)[1]
Sito web

Coordinate: 41°54′51.08″N 12°29′31.71″E / 41.91419°N 12.492142°E41.91419; 12.492142

La galleria Borghese si trova in piazzale del Museo Borghese 5, all'interno di villa Borghese Pinciana a Roma in Italia. Il museo espone opere di Gian Lorenzo Bernini, Agnolo Bronzino, Antonio Canova, Caravaggio, Raffaello, Perugino, Lorenzo Lotto, Antonello da Messina, Cranach, Annibale Carracci, Pieter Paul Rubens, Bellini, Tiziano. Si può considerare unica al mondo per quel che riguarda il numero e l'importanza delle sculture del Bernini e delle tele del Caravaggio[2].

StoriaModifica

La villaModifica

Alla fine del XVI secolo, i Borghese, una ricca famiglia di Siena, acquisì un terreno a nord di Roma, fuori Porta Pinciana, per creare gradualmente un immenso parco. Nello stesso periodo, la famiglia Borghese estese la sua influenza nell'aristocrazia romana, soprattutto quando Camillo Borghese fu eletto Papa nel 1605 sotto il nome di Paolo V. La famiglia intraprese così importanti opere di costruzione: una villa nel suo parco del Pincio[3].

Il progetto iniziò nel 1607 e fu affidato all'architetto Flaminio Ponzio, che aveva già lavorato per i Borghese nel loro palazzo urbano sulla sponda sinistra del fiume Tevere. L'architetto Giovanni Vasanzio fu incaricato di completare i lavori dopo la morte di Ponzio, avvenuta nel 1613, mentre i lavori dei giardini, opera di Carlo Rainaldi, continuarono fino al 1620. Già nel marzo 1613, opere della importante collezione raccolta dal Cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, vennero trasferite dal palazzo Dal Borgo, dove vissero i fratelli del papa, alla villa del Pincio[4][5].

La villa, la cui architettura è ispirata alla Villa Medici e a Villa Farnesina, con un portico che si apre sui giardini, viene poi decorata nello stile caratteristico del XVI secolo. L'intera facciata viene impreziosita da 144 bassorilievi e 70 busti. L'edificio presenta numerose finestre, per dare la luce necessaria alla buona visione delle opere e anche la distribuzione delle stanze viene organizzata in base alla stessa logica. Lodovico Cigoli dipinge alcuni affreschi della Villa in particolare la Storia di Psiche.

Dal 1770, Marcantonio IV Borghese incaricò Antonio Asprucci di rinnovare completamente l'interno della villa. Quest'ultimo invitò molti scultori, pittori e produttori di marmo ad occuparsi delle decorazioni sempre visibili. Vengono eseguiti affreschi, stucchi e decorazioni in marmo policromo. La maggior parte dei dipinti rappresenta la storia della famiglia: dal mistico eroe romano Marcus Furius Camillus ai Borghese dell'epoca.

Il museoModifica

Nel 1902 venne trasformata in museo, a seguito dell'acquisizione da parte dello Stato italiano delle raccolte facenti parte del Fidecommisso Borghese. Primo direttore della galleria Borghese fu Giovanni Piancastelli (1845-1926)[6] a cui succedette nel 1906 Giulio Cantalamessa, già direttore delle gallerie dell'Accademia di Venezia[7].

Chiusa nel 1983, la galleria subisce un restauro completo durato quattordici anni, ripristinando all'esterno dell'edificio il suo aspetto originale con i suoi intonaci, le sue statue, e soprattutto la sua scalinata con due rampe.

La galleria viene riaperta nel giugno 1997.

Nel 2013 è stato il nono sito statale italiano più visitato, con 498.477 visitatori[8].

Nel 2015, il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha nominato Anna Coliva direttrice della galleria Borghese[9].

L'ingresso, a pagamento, è contingentato: i turni di visita sono di due ore per un massimo di 360 persone, dal martedì alla domenica.

Le opere maggioriModifica

 
Gian Lorenzo Bernini, La Verità svelata dal tempo. Foto di Paolo Monti.

Lista in ordine alfabetico, per nome dell'autore, delle principali opere esposte in galleria.

Bacchiacca
Federico Barocci
Giovanni Bellini
Bernini
Canova
Caravaggio
Cesare da Sesto
Correggio
Lucas Cranach il Vecchio
Dosso Dossi
Giorgione
Lorenzo Lotto
Parmigianino
Pinturicchio
Raffaello
Pieter Paul Rubens
Savoldo
Tiziano

Le saleModifica

  • Portico e sala d'ingresso (Salone di Mariano Rossi): ospitano busti di imperatori romani, mosaico con lotte di gladiatori e un Bacco colossale.
  • Sala I della Paolina (un tempo Sala “del Vaso”, per la presenza del cratere neoattico attualmente conservato al Museo del Louvre): pareti ornate da antichi rilievi del XVIII secolo e da altri del XIX secolo. Ospita i busti di Valadier (Bacco ed Hermes) e, nel suo centro, la famosa scultura del Canova "Paolina Borghese come Venere Vittoriosa", che ha dato il nome alla stanza e che richiama i dipinti della volta “Storie di venere e di Enea”, opera di Domenico de Angelis del 1779.
  • Sala II di David: anche chiamata "Sala del Sole" per l'affresco della volta opera di Francesco Caccianiga, che rappresenta la caduta di Fetonte, incapace di guidare il carro del Sole, per questo fulminato da Giove, così come narrato da Ovidio nelle Metamorfosi. La statua di David del Bernini, realizzata tra 1623 e 1624, troneggia al centro. Si può anche vedere '"Sansone in carcere" dipinto da Annibale Carracci, il "David con la testa" di Golia di Battistello Caracciolo, e l'Andromeda di Rutilio Manetti, così come i sarcofagi greci del II secolo.
  • Sala III di Apollo e Dafne: ospita la scultura del Gian Lorenzo Bernini "Apollo e Dafne", oggetto ripreso anche sul soffitto, dipinto alla fine del XVIII secolo. La sala ospita anche sculture ellenistiche e romane ed opere del pittore Dosso Dossi.
  • Sala IV degli Imperatori: questa sontuosa sala decorata con stucchi, marmi, affreschi e pitture, prende il nome dai 18 busti degli imperatori romani presenti nelle galleria. Le nicchie a parete ospitano statue antiche, tra cui "Artemis Borghese", originale greco del IV secolo aC. Al centro l'importante opera di Bernini, il gruppo scultoreo del "Ratto di Proserpina". Presente anche il "Toro Farnese" di Antonio Susini.
  • Sala V dell'Ermafrodito: l'ermafrodito che dorme è una delle due copie della scultura originale in bronzo di Policleto - l'altra esposta al Louvre e restaurata da Bernini. Sul pavimento, un mosaico romano del II secolo che rappresenta una scena di pesca.
  • Sala VI di Enea ed Anchise: ospita la statua in marmo di "Enea e Anchise", opera giovanile di Bernini. Nella sala, sempre di Bernini, è "La Verità".
  • Camera VII Egizia: questa bella camera ospita molte sculture, tra cui un "Satiro sul delfino" in marmo di epoca romana. A terra, bellissimo mosaico romano del II secolo.
  • Sala VIII del Sileno: la volta dipinta rappresenta un sacrificio a Sileno. Questa stanza è nota per custodire sei capolavori di Caravaggio: “Ragazzo con canestra di frutta”, “Bacchino malato”, “Madonna dei palafrenieri”, “David e la testa di Golia”, “San Girolamo”, e, infine, “Giovanni Battista”.
  • Sala IX Didone: è interamente dedicata ad artisti umbri e toscani del Rinascimento, come Pinturicchio, Bronzino, Raffaello Sanzio, Sandro Botticelli o Andrea del Sarto. Esposti in questa sala la Deposizione Baglioni, la Dama con liocorno e il Ritratto d'uomo di Raffaello, i 2 tondi di Adorazione del Bambino di Fra' Bartolomeo e Piero di Cosimo. Qui esposta anche l'opera più antica della collezione, la Crocifissione tra i santi Cristoforo e Girolamo del Pinturicchio.
  • Sala X di Ercole, già sala del Sonno, per la presenza della scultura di un letto a baldacchino, e L'allegoria del sonno in marmo nero antico, opera di Alessandro Algardi attualmente collocata nella Sala XV. Il suo nome fu poi cambiato nella stanza di Ercole a causa dei dipinti della volta che rappresentavano le imprese di Ercole. I lavori di manieristi italiani coprono le pareti, come il Ritratto di uomo del Parmigianino o la Danae del Correggio. Anche la famosa tela "Venere e il ladro di miele d'amore" di Lucas Cranach il Vecchio si trova anche qui.
  • Sala XI, o della Pittura Ferrarese, ex Sala di Ganymede: piccola sala, chiamata appunto Galleria piccola, frutto del rifacimento della seconda metà del XVIII secolo, per opera del principe Marcantonio IV Borghese. Sulla volta si può ammirare la Favola di Ganimede di Vincenzo Berrettini (XVIII secolo). Il resto delle opere sono tutti esemplari della pittura ferrarese del XVI secolo (Mazzolino, Ortolano, Garofalo) acquistati da Scipione Borghese grazie all'intercessione del cardinale Bentivolgio, dopo la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio.
  • Sala XII delle baccanti: raccoglie opere dell'area lombardo-veneta del primo '500. Ospita un "Ritratto di Mercurio Bua" di Lorenzo Lotto (1535) e una "Pietà" delSodoma (1510). Varie opere di artisti di scuola leonardesca e dipinti tratti da disegni del maestro.
  • Sala XIII della Fama: piccolo spazio decorato da Felice Giano. Al centro, L'Allegoria della Fama, attorniata da putti con aquile, che richiama lo stemma dei Borghese. Esposte opere di maestri bolognesi del tardo Quattrocento.
  • Sala XIV Loggia di Lanfranco: originariamente loggia aperta al panorama dei giardini segreti. Chiusa nel tardo XVIII secolo è stato convertita in una galleria per preservare l'affresco del Consiglio degli Dei di Giovanni Lanfranco. Qui si conservano numerose opere di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680): il Busto di Paolo V Borghese, le due celebri versioni del Busto del cardinale Scipione Borghese; la Capra Amaltea, opera giovanile e il bozzetto in terracotta per il Monumento equestre di Luigi XIV eseguito a più di settantanni. Sono  presenti anche tre dipinti dello stesso artista, il Ritratto di fanciullo, l'Autoritratto in età matura e l'Autoritratto giovanile. Esposti quattro tondi di Francesco Albani, Mosè di Reni, il Figliol Prodigo di Guercino e il Concerto di Gherardo delle notti.
  • Sala XV dell' Aurora: Esposta "L'ultima cena" di Bassano (1546), uno dei capolavori della pittura manierista, varie opere di Dosso Dossi e del Savoldo
  • Sala XVI della Flora. Prende il nome dal soggetto del dipinto di Domenico De Angelis presente sulla volta: raffigurazione della Flora come madre della natura, così come riportato nei Fasti di Ovidio. I dipinti esposti mostrano l'influenza della maniera michelangiolesca su artisti di diversa provenienza geografica nella seconda metà del Cinquecento. Tra le opere il Cristo deposto con la Maddalena e due angeli di Marcello Venusti (1512-1579) e l'Adorazione del Bambino di Pellegrino Tibaldi (1527-1596). Dallo studiolo romano di Ferdinando de' Medici provengono probabilmente le due piccole allegorie di Jacopo Zucchi (1540 ca.-1596 ca.), eseguite su rame.
  • Sala XVII del Conte di Angers: nella sala sono esposti dipinti del Seicento, in buona parte di scuola fiamminga e olandese, come Francken il Giovane ( "Il negozio antiquario") o David Teniers il Giovane ( "bevitore"). Tra le opere è da segnalare la Madonna col Bambino di Pompeo Batoni e quella di analogo soggetto del Sassoferrato.
  • Sala XVIII di Giove e Antiope: qui esposti due Rubens: "Susanna e i vecchioni" e "Compianto su Cristo morto"
  • Sala XIX di Elena e Paride: cinque dipinti sulla volta illustrano gli episodi del principe Troia Parigi. Fra i dipinti esposti alcuni fra i più noti  come la Caccia di Diana e la Sibilla di Domenichino (1581-1641); Enea che fugge da Troia e il San Girolamo di Federico Barocci (1535-1612). Si segnalano inoltre due tele di Giovanni Lanfranco (1582-1647), Giuseppe e la moglie di Putifarre e Norandino e Lucina nella tana dell'orco. Esposto anche il ragazzo che ride di A.Carracci
  • Sala XX - Sala di Amore e Psiche : il soffitto del XVIII secolo rappresenta gli amori di Eros e Psiche. La sala è dedicata ai grandi maestri veneziani del XV e XVI secolo: Giorgione (1507), Tiziano (il famoso " Amor Sacro e Amor profano" 1514), Veronese, Carpaccio, Giovanni Bellini e Lorenzo Lotto anche il siciliano Antonello di Messina ("Ritratto dell'uomo", 1475).

CollezioniModifica

Collezione BorgheseModifica

StoriaModifica

Scipione Borghese era un appassionato collezionista, che non si fermava davanti a nulla (incluse l'estorsione e furto) pur di acquisire nuove opere. La sua collezione inizia con un patrimonio familiare, alcune antiche sculture e dipinti dei maestri toscani. Nel corso del XVII secolo, formò una delle più grandi collezioni d'arte italiane. I suoi gusti prediligevano principalmente i manieristi. La sua collezione appare metodica: per ogni artista cercò di acquisire diverse opere, rappresentative delle diverse evoluzioni del suo stile.

La sua raccolta si arricchì anche grazie a collezioni altrui, acquistate o confiscate. Così, nel 1607, lo zio Paolo V gli diede un insieme di opere confiscate al cavaliere d'Arpino. Nel 1609 acquistò la collezione di Tommaso della Porta, scultore ed antiquario. Alla morte di Scipione nel 1633, la sua collezione era ricchissima.

Durante il XVII secolo i Borghese continuavano ad ampliare la collezione di Scipione. Un'aggiunta significativa si ebbe con l'eredità di Olimpia Aldobrandini, moglie di Paolo Borghese. Nel 1682, l'importante collezione Aldobrandini venne divisa tra i suoi figli, provenienti da due letti diversi: Gianbattista Pamphilj ( Papa Innocenzo X),(questa parte nutrirà la collezione Pamphilj, attualmente la Galleria Doria-Pamphilj) e Gianbattista Borghese.

Nel XIX secolo iniziarono i tempi difficili. Durante l'occupazione francese, la pressione fiscale aumentò notevolmente per finanziare le campagne napoleoniche, con aggravio sulle famiglie che si erano opposte ai francesi. Numerose famiglie romane si trovarono in difficoltà finanziarie e furono costrette a vendere le loro collezioni d'arte per far fronte alle sempre più alte imposte dei francesi. Come scriveva W. Buchanan nel 1824, antiquario inglese, Napoleone ha "imposto grandi somme di denaro sui principi e la nobilità (...) che si era opposta alle sue armate, e quando vedeva che queste venivano pagate, rinnovava le sue richieste finché pensava che i proprietari di opere d'arte detenessero ancora dei tesori antichi: questa fu la sorte dei Principi Colonna, Borghese, Barberini, Chigi, Corsini, Falconieri, Lancellotti, Spada, eccetera con molte delle famiglie nobili di Roma, vennero forzati... a vendere i loro dipinti... per provare che non disponessero più dei mezzi per sostenere queste pesanti e continue tassazioni"[10] Nel 1809, il Principe Camillo Borghese fu obbligato a vender la sua magnifica collezione di statuaria romana e greca a Napoleone per la somma di otto milioni di franchi, nonostante la sua collaborazione fattiva e continuata coi francesi e il matrimonio con la sorella preferita di Napoleone, Paolina[11]. Il principe non ottenne neanche tutta la somma offerta in cambio della collezione e fu obbligato ad accettare terre e diritti minerari in Lazio in pagamento che vennero successivamente restituite ai legittimi proprietari con la Restaurazione[12]. La statuaria romana della collezione borghese, cui facevano parte l'Ermafrodito dormiente restaurato dal Bernini, l'Antinoo Mondragone descritto dal Winkelmann, il Gladiatore Borghese, l'Era Borghese, l'Ares Borghese, fu oggetto delle vendite effettuate durante il periodo delle spoliazioni napoleoniche, e si trovano oggi nella collezione di statuaria greca, romana e classica del Louvre. Della collezione Borghese vennero vendute 344 antichità, di cui 154 statue, 160 busti, 20 colonne e vari vasi tra cui il Vaso Borghese. Nel 1815, solo una piccola parte di questi pezzi saranno restituiti ai Borghese. Al fine di evitare ulteriori dispersioni, nel 1833, il principe Francesco Borghese firmò un accordo che rendeva tutto inalienabile.

Infine, nel 1902, quando le finanze dei Borghese subirono un tracollo, le collezioni furono acquistate dallo Stato italiano per 3,6 milioni di lire. L'unità tra il giardino e la villa si perderà nel 1903 quando lo Stato vendette il giardino al comune di Roma.

Il progetto Dieci Grandi MostreModifica

Dal 2006, la galleria Borghese ha dato avvio ad un grande progetto denominato "Dieci Grandi Mostre"[13]. All'interno del Museo, infatti, sono conservate opere somme dei maggiori artisti del Cinquecento e Seicento; per citarne solo alcune, la Deposizione di Raffaello, la Paolina Bonaparte di Canova, la Danae di Correggio, la Madonna dei Palafrenieri di Caravaggio, Venere e Amore di Lucas Cranach il Vecchio, l'Amor Sacro e Amor Profano di Tiziano, Apollo e Dafne di Bernini, la Caccia di Diana di Domenichino.

Gran parte di queste opere è inamovibile dalla propria sede. Sono infatti troppo delicate, troppo grandi o su supporto troppo fragile per spostarsi; è perciò impossibile il trasferimento a quelle mostre temporanee che in giro per il mondo vogliono approfondire l'attività pittorica di questi artisti. L'obiettivo è quindi quello di colmare questa lacuna con un progetto programmatico di dieci grandi mostre monografiche in dieci anni. Il ciclo di mostre infatti vuole approfondire la conoscenza che studiosi e grande pubblico hanno di autori, anche molto noti, accostando per la prima volta ai capolavori della collezione Borghese prestigiosi prestiti dalle maggiori istituzioni museali del mondo.

La prima mostra, che si è svolta dal 19 maggio al 10 settembre 2006, era dedicata a Raffaello. Un'importante serie di disegni arricchiva la mostra e dava la possibilità di esplorare il processo creativo del grande pittore.

La seconda mostra, che si è svolta da ottobre 2007 a febbraio 2008, prendeva in esame l'opera di Antonio Canova. Insieme quindi alla Paolina Borghese, opera "padrona di casa", la galleria ha avuto l'onore di ospitare circa 60 opere di cui 18 sculture.

La terza mostra, che si è svolta dal 22 maggio al 14 settembre 2008, prendeva in esame il delicato rapporto tra Correggio e l'Antico. Una serie di paralleli meditati per analizzare ed approfondire l'opera del grande pittore cinquecentesco e verificare le sue ispirazioni dall'antico.

La quarta mostra, che si è svolta dal 2 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010, ha affiancato due personalità estreme, Caravaggio e Francis Bacon, entrate nell'immaginario collettivo come artisti “maledetti”, che hanno espresso nella pittura il tormento dell'esistenza con pari intensità e genialità inventiva.

La quinta mostra, che si è svolta dal 15 ottobre 2010 al 3 marzo 2011, ha preso in esame il lavoro di un grande pittore tedesco: Lucas Cranach il Vecchio. Si voleva dare un'immagine complessiva della produzione artistica del pittore rinascimentale, artista di corte e innovatore, legato alle tradizioni fiamminghe ma contaminato anche dalle novità figurative italiane.

La sesta mostra, che si è svolta da 7 dicembre 2011 al 9 aprile 2012, era intitolata "I Borghese e l'Antico".

La settima mostra, che si è svolta nel 2012, era dedicata a Tiziano.

L'ottava mostra, che si è svolta nel 2013, era dedicata a Dosso Dossi.

La nona mostra, che si è svolta nel 2014, era dedicata a Domenichino.

La decima mostra, che si è svolta nel 2015, era dedicata a Bernini.

NoteModifica

  1. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei. Aggiornato al 15 febbraio 2019.
  2. ^ Anna Coliva. La Biografia della N.1 di Galleria Borghese, in ExpoItalyArt, 2 settembre 2015. URL consultato il 14 settembre 2017.
  3. ^ Villa Borghese: Storia, su www.campusluccastudenti.it. URL consultato il 14 settembre 2017 (archiviato dall'url originale il 15 aprile 2017).
  4. ^ La Galleria Borghese, in Sito ufficiale del turismo in Italia, 23 marzo 2015. URL consultato il 14 settembre 2017.
  5. ^ aministra, Galleria Borghese - Orario di apertura e costo del biglietto, su www.museionline.info. URL consultato il 14 settembre 2017.
  6. ^ PIANCASTELLI, Giovanni in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 14 settembre 2017.
  7. ^ Galleria Borghese, in Associazione culturale Michelangelo Merisi, 6 novembre 2014. URL consultato il 14 settembre 2017.
  8. ^ Frida Nacinovich, Galleria Borghese, tesori italiani da custodire e tutelare - di Frida Nacinovich, su www.sinistrasindacale.it. URL consultato il 14 settembre 2017.
  9. ^ Anna Coliva alla Galleria Borghese di Roma, in Il Sole 24 ORE. URL consultato il 14 settembre 2017.
  10. ^ 40 Buchanan, II, 2-3.
  11. ^ Dorothy Mackay Quynn, The Art Confiscations of the Napoleonic Wars, in The American Historical Review, vol. 50, n. 3, 1945, pp. 437–460, DOI:10.2307/1843116. URL consultato il 19 aprile 2020.
  12. ^ 9 Miintz, in Rev. hist. dipl., X, 485; Lanzac de Laborie, VIII, 282-88; Sa.
  13. ^ (Sito dedicato del progetto), su diecigrandimostre.it. URL consultato il 29 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 10 maggio 2013).

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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