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Una seduta di fine 1925 del Revvoensovet dipinta da Isaak Brodskij. Il relatore in piedi a destra è Sergo Ordžonikidze, alla presidenza siede Kliment Vorošilov.

Il Consiglio militare rivoluzionario della Repubblica (in russo: Революционный военный совет Республики?, traslitterato: Revoljucionnyj voennyj sovet Respubliki), abbreviato in Revvoensovet della Repubblica (Реввоенсовет Республики), fu l'organo superiore del potere militare della Russia sovietica dal 1918 al 1923 e dell'Unione Sovietica dal 1923 al 1934, con il nome di Consiglio militare rivoluzionario dell'URSS (Реввоенсовет СССР, Revvoensovet SSSR).[1] Consiglio militare rivoluzionario era inoltre la denominazione dell'organo collegiale di governo militare e politico di singoli fronti e armate durante la Guerra civile russa.[2]

StoriaModifica

Fu istituito come "Consiglio militare rivoluzionario della Repubblica" nel settembre 1918 dal Comitato esecutivo centrale panrusso. Era presieduto dal Commissario del popolo per gli affari militari, nominato dal Comitato esecutivo centrale, mentre i membri erano indicati dal Comitato centrale del Partito bolscevico e confermati dal Consiglio dei commissari del popolo. Facevano parte del Consiglio inoltre i vicepresidenti e il comandante in capo delle Forze armate sovietiche, che aveva autonomia decisionale in tutte le questioni di carattere operativo-strategico, ma i suoi ordini dovevano essere controfirmati da un altro membro del Revvoensovet.[1]

L'organismo fu rinominato "Consiglio militare rivoluzionario dell'URSS" il 28 agosto 1923 e soppresso il 20 giugno 1934.[1]

ComposizioneModifica

 
Nella foto del dicembre 1927 alcuni membri del Revvonsovet dell'URSS con altri esponenti dei vertici militari sovietici. Da sinistra, seduti: Jakir, Egorov, Kamenev, Vorošilov, Budënnyj e Levandovskij; in piedi: Avksent'evksij, Šapošnikov, Belov e Uborevič.

PresidentiModifica

VicepresidentiModifica

Comandanti in capo delle Forze ArmateModifica

Altri membriModifica

Il numero di membri del Revvoensovet è variato nel tempo da un minimo di due a un massimo di tredici, senza contare presidente, vicepresidente e comandante in capo delle forze armate.[1]

NoteModifica

BibliografiaModifica

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