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Conversione di Paolo

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Paolo di Tarso.

La conversione di Paolo è un evento descritto negli Atti degli Apostoli che segna l'adesione al cristianesimo di Saulo o Paolo di Tarso.

Conversione di san Paolo, dipinto di Caravaggio (1600-1601, attualmente conservato nella Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma).

DescrizioneModifica

Tradizionalmente l'adesione di Paolo al movimento cristiano viene indicata con il termine "conversione".[Nota 1][Nota 2]

L'evento è descritto esplicitamente negli Atti degli Apostoli e accennato implicitamente in alcune lettere di Paolo. In Atti 9,1-9 c'è la descrizione narrativa dell'accaduto, che è raccontato nuovamente dallo stesso Paolo, con variazioni abbastanza notevoli[Nota 3], sia al termine del tentativo di linciaggio a Gerusalemme (Atti 22,6-11), sia durante la comparizione a Cesarea davanti al governatore Porcio Festo e al re Erode Agrippa II (Atti 26,12-18):

« Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda. »   (Atti 9,1-9)
« Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, all'improvviso una gran luce dal cielo rifulse attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Risposi: Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono colui che mi parlava. Io dissi allora: Che devo fare, Signore? E il Signore mi disse: Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia. E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni, giunsi a Damasco. Un certo Anania, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso tutti i Giudei colà residenti, venne da me, mi si accostò e disse: Saulo, fratello, torna a vedere! E in quell'istante io guardai verso di lui e riebbi la vista. Egli soggiunse: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora perché aspetti? Alzati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome. »   (Atti 22,6-16)
« In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con autorizzazione e pieni poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. Tutti cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro è per te ricalcitrare contro il pungolo. E io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore rispose: Io sono Gesù, che tu perseguiti. Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l'eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me. »   (Atti 26,12-18)
 
Battesimo di san Paolo da parte di Anania, dipinto di Pietro da Cortona (1631, attualmente conservato a Santa Maria della Concezione).

La tradizione artistica successiva ha immaginato la caduta a terra come una caduta da cavallo ma il particolare è assente da tutti e tre i resoconti, sebbene rimanga possibile e verosimile poiché l'evento si verificò durante il viaggio. Dopo questa folgorazione-rivelazione-chiamata (il testo non usa mai il termine metànoia, ossia "conversione") Paolo si recò a Damasco e ricevette il battesimo da un giudeo-cristiano di nome Anania, riacquistando la vista (Atti 9,10-19; 22,12-16). Secondo il testo biblico fu tramite Anania che Gesù risorto comunicò a Paolo il mandato missionario ai gentili (Atti 9,15) che caratterizzerà il suo ministero successivo.

Gli accenni generici alla conversione contenuti in alcune lettere paoline non descrivono esplicitamente l'evento come in Atti[Nota 4] ma si riferiscono genericamente a una maturazione ed evoluzione interiore di Paolo: Galati 1,11-17; Filippesi 3,3-17; 1 Timoteo 1,12-17; Romani 7,7-25 (nella Lettera ai Romani è così generico che non è chiaro se si riferisca o meno alla propria vicenda personale). Anche in questi passi non è usato il termine "conversione" ma i generici "chiamata", "scelta", "conquista-cattura".

L'interpretazione storica dell'evento da parte degli studiosi contemporanei è diversificata: mentre gli studiosi cristiani ammettono - tendenzialmente - il valore storico della triplice narrazione di Atti, per gli studiosi non credenti il carattere soprannaturale e miracolistico di essa, che ha come protagonista Gesù risorto, li porta a negare valore storico alla descrizione, accettando comunque la conversione al cristianesimo come testimoniata anche dalle lettere. In questo caso la descrizione dell'evento viene considerata un prodotto narrativo di Luca.

In merito all'episodio della conversione di Paolo, gli studiosi, anche cristiani, fanno rilevare una serie di discordanze interne agli Atti degli Apostoli. Infatti, secondo At9,3-7[1] sulla strada di Damasco i compagni di Paolo odono la voce ma non vedono nulla, esattamente il contrario di quanto affermato in At22,6-9[2] dove i suoi compagni invece non odono nulla ma vedono la luce; inoltre, mentre in At9,3-7[1] durante tale episodio solo Paolo cade a terra, secondo invece At26,12-14[3] anche tutti i suoi compagni di viaggio cadono a terra; infine, secondo At9,3-19[4] Paolo a Damasco riceve le istruzioni tramite Anania, mentre secondo At26,12-18[5] Paolo a Damasco riceve le istruzioni da Gesù stesso. Gli studiosi della interconfessionale Bibbia TOB[6], in merito a tali contraddizioni storiche, ritengono che "raccontando a tre riprese, con differenze notevoli, questo avvenimento, Luca ne sottolinea l'importanza" e "il contenuto e lo stile di questi discorsi sono adattati ai rispettivi uditori. Ciò spiega, almeno in parte, le differenze abbastanza notevoli che presentano tra loro"; anche gli esegeti curatori del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico"[7] evidenziano come - ad esempio, in merito alla discordanza che i compagni di Paolo vedano o meno la luce al momento della manifestazione divina - i resoconti non siano storici ma, secondo la teologia lucana, "il mutamento è intenzionale: la luce ora è rivelatoria piuttosto che aggressiva e la voce ora inizia un messaggio che è solo per Paolo. La tradizione su Saulo viene abilmente rielaborata e diventa la storia della sua diretta investitura da parte del Cristo risorto" e per Luca "molte delle variazioni di particolari nelle tre versioni risulteranno funzionali a questo interesse, come per esempio la soppressione della leggendaria sequenza della guarigione dalla cecità, le differenze negli effetti sensori della apparizione e la finale soppressione del battesimo di Saulo".[8] Rilevano, inoltre, gli studiosi della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme)[9] che, rispetto alla componente narrativa e teologica di Luca, "il valore storico degli Atti degli Apostoli non è uguale. Da una parte le fonti di cui Luca disponeva non erano omogenee; dall'altra, nell'utilizzo delle sue fonti Luca godeva di una libertà abbastanza vasta [...] e subordinava i dati storici al suo disegno letterario e soprattutto ai suoi interessi teologici" e quindi "si constata un certo contrasto tra il ritratto di Paolo delineato negli Atti e l'autoritratto che Paolo dà di sé nelle sue lettere"; anche il teologo e sacerdote cattolico Raymond Brown, evidenzia che "uno studio del Vangelo di Luca e degli Atti mostra che Luca aveva delle carenze come storico"[Nota 5] e molti studiosi ritengono di conseguenza che lo stesso Luca non sia stato compagno di viaggio di Paolo[Nota 6].
Le discordanze permangono - tra gli Atti degli Apostoli e gli scritti dello stesso Paolo - anche per quanto avvenuto subito dopo la sua conversione: secondo gli Atti[10], da Damasco - dopo avervi trascorso parecchi giorni a parlare e predicare agli ebrei - Paolo si reca subito a Gerusalemme e si incontra con il gruppo degli apostoli, mentre nella sua Lettera ai Galati[11] Paolo riferisce, al contrario, che da Damasco - dove dice invece di non aver parlato con nessuno - aspetta tre anni per recarsi a Gerusalemme e qui si incontra solo con Pietro e poi Giacomo e, come precisano gli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico"[12], la versione degli Atti "colloca la conversione e la prima visita a Gerusalemme, molto più vicine l'una all'altra che non i «tre anni» di cui parla Gal1,18-20."[Nota 7].[13][14]

Una teoria[15][16] sostiene che l'evento descritto nella Bibbia, compresi gli effetti fisici sugli occhi di Saulo, corrisponde perfettamente alla visione di una grossa meteora.

Festa liturgicaModifica

La liturgia cattolica ricorda l'evento della conversione di Paolo con una festa il 25 gennaio, attestata in alcuni martirologi medievali a partire dal IX secolo.

Attualmente la festa conclude anche la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani.

NoteModifica

  1. ^ Vedi p.es. la tradizione cattolica che ricorda l'evento con la festa liturgica della " Conversione di San Paolo Apostolo, su santiebeati.it. URL consultato il 27 novembre 2015.", dicitura usata anche in recenti documenti pontifici (p.es. il Decreto con il quale si concede una speciale facoltà per la celebrazione della Conversione di San Paolo Apostolo nell'anno giubilare, bimillenario della sua nascita, su vatican.va, 25 gennaio 2008. URL consultato il 27 novembre 2015.
  2. ^ Alcuni studiosi (vedi p.es. K. Stendahl, Paolo tra Ebrei e Pagani, 1976, tr. it. 1995), assumendo come storicamente fondato il resoconto biblico, preferiscono parlare di "vocazione" o chiamata di Paolo da parte di Gesù, evidenziando come il termine "conversione" sia invece più adatto per indicare il passaggio dal paganesimo idolatrico al cristianesimo (vedi p.es. Nuovo dizionario enciclopedico illustrato della Bibbia, Casale Monferrato 1997, s.v. "Paolo", par. 2. "La vocazione-rivelazione di Paolo", pp. 754-755; Dizionario di Paolo, s.v. "Conversione e chiamata di Paolo", pp. 285-298). La dicitura "conversione" resta comunque quella più comunemente usata e condivisa.
  3. ^ Gli esegeti della interconfessionale Bibbia TOB sottolineano, ad esempio, in merito all'episodio della conversione di Paolo, che gli Atti degli Apostoli raccontano "a tre riprese, con differenze notevoli, questo avvenimento" e "il contenuto e lo stile di questi discorsi sono adattati ai rispettivi uditori. Ciò spiega, almeno in parte, le differenze abbastanza notevoli che presentano tra loro". (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2506, 2543, ISBN 88-01-10612-2. Cfr anche: Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 971-973, 993, ISBN 88-399-0054-3; Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 294-295, ISBN 978-88-430-7821-9.).
  4. ^ Nelle lettere paoline comunque le descrizioni narrative vere e proprie, sia per le vicende autobiografiche di Paolo che per la vita e le opere di Gesù, sono quasi del tutto assenti (alcune eccezioni sono la descrizione dell'Ultima Cena in 1 Corinzi 11,23-26 e il resoconto del concilio di Gerusalemme e degli eventi precedenti in Gal2).
  5. ^ Tale teologo (Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, pp. 239, 395, 413, 447-449, 550-552, 666-668, 682-683, ISBN 0-385-47202-1. Cfr anche: Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 829, 890, ISBN 88-399-0054-3.) osserva che "per esempio in Atti 5:36 indica Gamaliele, a metà degli anni '30, riferirsi col passato alla rivolta di Teuda che non si è verificata fino ai '40, e poi Luca genera ulteriore confusione facendo riferire a Gamaliele della rivolta guidata da Giuda il Galileo (AD 6) come se venisse dopo la rivolta di Teuda!" (Cfr anche: Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2596, ISBN 978-88-10-82031-5.); inoltre, sul censimento di Quirinio "Luca, come dimostra anche in At 5,37, non aveva ricordi chiari" e ha confuso l'unico censimento storicamente effettuato in quei periodi (quello del 6 d.C.) anticipandolo durante il regno di Erode il Grande (morto nel 4 a.C.). Anche in merito ai riti della purificazione, sempre presenti nel resoconto della Natività lucana (Lc2,22-39), Raymond Brown - così come anche un altro teologo cristiano, Rudolf Bultmann (Rudolf Bultmann, History of the Synoptic Tradition, Hendrickson Publisher, 1963, p. 299, ISBN 1-56563-041-6.) - osserva che questi non sono storicamente corretti (solo la madre necessita purificazione e non vi è necessità di portare il bambino al Tempio, non si nominano 5 sicli per il riscatto ma solo gli uccelli) e "come per i tentativi infruttuosi di salvare l'accuratezza di Luca sul censimento, possiamo concludere o che Luca ha frainteso una tradizione che gli era giunta o che ha creato un contesto da una lettura imprecisa delle leggi dell'Antico Testamento [...] in ogni caso, il risultato è una strana combinazione di una conoscenza generale dell'ebraismo con una conoscenza imprecisa dei dettagli, un'indicazione che l'autore difficilmente è cresciuto nel giudaismo o in Palestina" (Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, pp. 682, 447-449, ISBN 0-385-47202-1.). Anche geograficamente il Vangelo secondo Luca presenta delle lacune, come ad esempio in Lc17,11, che riporta come Gesù scendendo verso Gerusalemme (che è in Giudea) attraversa prima la Samaria e poi la Galilea mentre invece si deve attraversare prima la Galilea e solo dopo la Samaria (Cfr: Adriana Destro e Mauro Pesce, Il racconto e la scrittura. Introduzione alla lettura dei vangeli, Carocci Editore, 2014, pp. 151-152, ISBN 978-88-430-7411-2; Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 2381, ISBN 88-01-10612-2.) oppure in Lc4,28-30, dove si descrive Nazaret situata su un monte mentre in realtà è in zona pianeggiante e con dislivelli di scarsa pendenza e gli esegeti della interconfessionale Bibbia TOB, nell'osservare come questo brano non corrisponda alla geografia della città, ritengono che forse Luca abbia "forzato i propri dati per prefigurare l'uccisione di Gesù da parte d'Israele" (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 2334, ISBN 88-01-10612-2.). Tali esegeti (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2316-2317, ISBN 88-01-10612-2.) sottolineano ancora come spesso l'autore del Vangelo secondo Luca dimostri una "mancanza di familiarità con la geografia della Palestina e con diversi usi di questo paese" e, nei resoconti sulla vita di Gesù, "talvolta rivela una profonda indifferenza per la loro cronologia o per la loro collocazione topografica" e gli stessi esegeti - in merito al "cammino verso Gerusalemme (9,51-19,28)" di Gesù - osservano che "il viaggio non obbedisce alla topografia" (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 2313, ISBN 88-01-10612-2.).
  6. ^ Ad esempio, gli studiosi del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico" (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 880, 944, ISBN 88-399-0054-3. Cfr anche: Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 275, 282, ISBN 978-88-430-7821-9.) ritengono che "l'interpretazione dei tratti che distinguono il Paolo lucano è difficilmente conciliabile con l'ammissione che il libro degli Atti sia stato scritto da un compagno di Paolo" e "il fatto che Luca stesso sia storicamente distante da Paolo è suffragato fortemente da numerosi fattori che mancano nel ritratto che egli ne fa: non conosce affatto le sue lettere, né l'immagine ampiamente emergente dalle lettere, di un Paolo motivo di controversia nella chiesa né alcuna differenza, o quasi, tra la missione di Paolo e quella, p. es., di Pietro, o di Stefano, o di Filippo. Luca è lo storico che riassume e dà contorni al passato; non è, in nessuno dei due suoi libri, un attore della storia che ci narra" e "il «noi» è più probabilmente un espediente stilistico che un segnale di materiale proveniente da altra fonte e assunto in modo così brusco"; aggiungono tali esegeti, in merito ai rapporti di Luca con Paolo, che "poiché Luca negli Atti mostra di avere scarsa dimestichezza con la teologia di Paolo e di non conoscerne le lettere, pare che la sua associazione con lui riguardasse solo un periodo iniziale, prima che Paolo sviluppasse in pieno la sua teologia e si impegnasse a scrivere importanti lettere alle sue comunità, e prima del «Concilio» di Gerusalemme. Ad ogni modo cercherebbe invano chi pretendesse di trovare in Lc-At le più che semplici tracce della teologia paolina". Anche gli studiosi della interconfessionale Bibbia TOB (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2484-2485, ISBN 88-01-10612-2.), sollevano dubbi in merito: "La concordanza del pensiero degli Atti con quello delle lettere di Paolo resta perlomeno problematica in certi punti, per di più importanti, come, per esempio, la nozione di apostolato oppure il ruolo della legge. Similmente, certe affermazioni o certi silenzi degli Atti risultano veramente sorprendenti: come può, ad esempio, un compagno di Paolo, che di solito si mostra così interessato al problema della conversione dei pagani, non parlare della crisi dei Galati? Questi problemi sono reali" e gli studiosi della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme) (Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2576, ISBN 978-88-10-82031-5.) rilevano come "seguendo sant'Ireneo, degli esegeti hanno visto nei passi degli Atti che riportano la formula «noi» la prova che Luca fu compagno di Paolo durante il secondo e il terzo viaggio missionario e nel viaggio a Roma via mare. È tuttavia rilevante che Paolo non nomini mai Luca come compagno della sua opera di evangelizzazione. Questo «noi» sembrerebbe dunque piuttosto la traccia di un Diario di viaggio tenuto da un compagno di Paolo (Sila?) e utilizzato dall'autore degli Atti". Il teologo e sacerdote cattolico Raymond Brown (Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, p. 236, ISBN 0-385-47202-1.), in relazione alla teoria che Luca fosse il compagno di viaggio di Paolo, osserva inoltre che "questa identificazione è ora ampiamente messa in discussione a causa delle inesattezze dell'autore circa la carriera di Paolo (Gal1:16-17 e Atti 9:19-29) e delle differenze dal pensiero di Paolo come lo conosciamo dalle Epistole Paoline".
  7. ^ Come sottolinea lo storico Remo Cacitti si evidenziano poi ulteriori divergenze: "Esistono due versioni dei fatti: una è di Paolo Nella lettera ai Galati (2,1-10) l'altra, successiva, e di Luca Atti (15,5-29). Anche in questo caso le due versioni sono divergenti. Paolo dice che a lui non è imposto nulla e che accetta di predicare il vangelo alla maniera di Gerusalemme." (Corrado Augias e Remo Cacitti, Inchiesta sul cristianesimo, Mondadori, 2012, p. 67, ISBN 978-88-04-59702-5.).

RiferimentiModifica

  1. ^ a b At9,3-7.
  2. ^ At22,6-9.
  3. ^ At26,12-14.
  4. ^ At9,3-19
  5. ^ At26,12-18.
  6. ^ Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2506, 2543, ISBN 88-01-10612-2.
  7. ^ Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 971, 993, ISBN 88-399-0054-3.
  8. ^ Cfr anche: Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 294-296, ISBN 978-88-430-7821-9; John Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, p. 204, ISBN 978-0-06-061480-5; Corrado Augias e Remo Cacitti, Inchiesta sul cristianesimo, Mondadori, 2012, pp. 41-42, 67, ISBN 978-88-04-59702-5.
  9. ^ Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 2576-2578, ISBN 978-88-10-82031-5.
  10. ^ At9,19-30.
  11. ^ Gal1,16-20.
  12. ^ Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 972-973, ISBN 88-399-0054-3.
  13. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted- Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pp. 55-56, ISBN 978-0-06-186327-1.
  14. ^ Bart Ehrman, I Cristianesimi perduti, Carocci Editore, 2005, pp. 221-222, ISBN 978-88-430-6688-9.
  15. ^ Falling meteor may have changed the course of Christianity - space - 22 April 2015 - New Scientist, su www.newscientist.com. URL consultato il 24 aprile 2015.
  16. ^ William K. Hartmann, Chelyabinsk, Zond IV, and a possible first-century fireball of historical importance, vol. 50, nº 3, DOI:10.1111/maps.12428.

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