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Pietro da Cortona

pittore, architetto e stuccatore italiano

Pietro da Cortona, nato come Pietro Berrettini (Cortona, 1º novembre 1596Roma, 16 maggio 1669), è stato un pittore e architetto italiano.

Età dell'Oro, Sala della Stufa, Palazzo Pitti

Fu tra i massimi interpreti del primo Barocco, in pittura e in architettura, autore di alcune delle più celebri creazioni del barocco romano quali la chiesa dei Santi Luca e Martina al Foro Romano, e il Trionfo della Divina Provvidenza in Palazzo Barberini.

BiografiaModifica

Nacque a Cortona, da una modesta famiglia di muratori e scalpellini. Fu allievo a Firenze del pittore Andrea Commodi, con il quale si trasferì a Roma all'età di sedici anni. Qui si dedicò alla pratica del disegno, studiando sia i monumenti antichi che le primissime opere del nascente stile barocco, eseguite in quegli anni da Rubens, Guercino e Lanfranco[1]. Nel 1620 incontrò il suo primo mecenate importante, il fiorentino Marcello Sacchetti, la cui collezione è confluita nei Musei Capitolini, che custodiscono i suoi primi capolavori, il Ratto delle Sabine, il Sacrificio di Polissena, il Trionfo di Bacco. Essi contengono già alcune delle caratteristiche peculiari della sua attività pittorica, l'energia e il movimento di derivazione rubensiana, l'attenzione per la storia antica, e il coinvolgimento emotivo dello spettatore[2].

Le prime commissioni di rilievo furono la serie di affreschi per Palazzo Mattei raffiguranti le storie di Salomone, e dal 1625-26 gli affreschi della chiesa di Santa Bibiana, affidatigli da Urbano VIII Barberini. Negli anni successivi la famiglia Sacchetti gli commissionò il restauro e la decorazione a tematica storica-mitologica e allegorica per la Villa di Castel Fusano, oggi Chigi[3]. A partire dal 1630 si dedicò all'erezione della Villa Sacchetti del Pigneto.

Seguì la realizzazione di importanti pale d'altare quali San Pier Damiano offre la regola dell'ordine camaldolese alla Vergine (Museo d'arte di Toledo)[4], e la Madonna col Bambino in trono tra quattro santi, per la cappella Passerini nella chiesa di Sant'Agostino a Cortona, e dei monumenti funebri per il conte Montalto in San Girolamo della Carità, e del cardinale Gerolamo Soleandri e di Bernardo Guglielmi in San Lorenzo fuori le Mura.

 
Il trionfo della Divina Provvidenza, Palazzo Barberini, Roma

il Trionfo della Divina Provvidenza in Palazzo BarberiniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Trionfo della Divina Provvidenza.

Dopo avere partecipato al concorso per il Palazzo Barberini, vinto da Gianlorenzo Bernini, fra il 1632 e il 1639 realizzò gli affreschi per il palazzo, eseguendo la decorazione della cappella e, sui quasi seicento metri quadri della volta del salone principale, il Trionfo della Divina Provvidenza, considerato fra i massimi capolavori dell'Arte Barocca. Per l'opera, che ebbe immediatamente un successo vastissimo, e da cui furono tratte innumerevoli copie, l'artista fu pagato quattromila scudi, somma elevatissima[5]. Nel 1634 fu eletto principe dell'Accademia di San Luca.

Fra gli apparati scenografici provvisori ralizzati, vi fu l'altar maggiore di San Giovanni dei Fiorentini, di legno e stucco. Al 1635 risalgono gli affreschi nella Cappella della Ss.Concezione di San Lorenzo in Damaso e la Pietà nella cappella privata di Urbano VIII in Vaticano[6], preceduti dalla decorazione della sacrestia di Santa Maria in Vallicella.

Gli affreschi di Palazzo PittiModifica

Tra il 1637 e il 1647, realizza a più riprese per il granduca Ferdinando II de' Medici la vasta impresa decorativa di Palazzo Pitti a Firenze, con cicli di affreschi nella Sala della Stufa, raffiguranti l'Età dell'Oro, dell'Argento, del Bronzo e del Ferro (un tema tratto dalle Metamorfosi di Ovidio), e nelle Sale di Venere, di Giove, di Marte e di Apollo. Le quattro età del mondo, dipinte a fini encomiastici per esaltare il governo mediceo, sono ritenute il capolavoro della maturità dell'artista, basate su un programma iconografico ideato da Michelangelo Buonarroti il giovane. In esse l'antichità classica è immersa in un'atmosfera serenamente giocosa, evocata da paesaggi lussureggianti e figure femminili sensuali[7]. Nelle successive sale dei pianeti, il cromatismo diviene schiarito forse per le suggestioni della pittura veneta che aveva potuto ammirare in un recente viaggio a Venezia[8]. Questi affreschi furono di fondamentale importanza per la diffusione del barocco a Firenze.

 
Facciata di Santa Maria della Pace, Roma

ArchitetturaModifica

La sua incidenza sugli sviluppi dell'architettura barocca fu notevole nonostante la relativa scarsità di opere e la tendenza che egli aveva a considerare quest'attività come secondaria rispetto a quelle pittorica. Per quanto riguarda le opere architettoniche, dal 1634 al 1650 si dedica alla realizzazione della chiesa dei Santi Luca e Martina, usa una pianta a croce greca in cui l'asse longitudinale è leggermente più lungo di quello trasversale, l'interno si presenta come un unicum omogeneo e totalmente bianco dando l'idea di grande neutralità e rigore riscontrabile anche nell'ordine inferiore di stampo classico. Le colonne dell'interno sono tutte ioniche, gli unici elementi decorativi sono presenti in corrispondenza delle absidi. La volta è realizzata sia con costoloni che cassettoni. Unisce la rigidezza classica e la fluidità delle decorazioni rendendo evidente il suo legame con il manierismo fiorentino.

Ebbe numerose commissioni durante il papato di Alessandro VII Chigi (1655-1667). Dal 1656 al 1657 si dedica alla realizzazione di Santa Maria della Pace. Si devono a lui la scenografica facciata con le due ampie ali simmetriche ricurve, e il portico semicircolare fortemente aggettante, e il rivestimento a stucco nell'interno. Negli anni successivi progettò la basilica di Santa Maria in Via Lata, dove l'angusto spazio della facciata lo spinse ad una soluzione più severa rispetto alle creazioni precedenti, ispirata ad un sobrio classicismo[9]. Al 1664 risalgono i progetti per la ricostruzione del Louvre, commissionati da Luigi XIV. L'ultima importante opera architettonica fu la cupola di San Carlo al Corso, terminata dopo la sua morte. Fra le numerose cappelle realizzate, si ricordano la cappella di San Francesco Saverio al Gesù e cappella Gavotti a San Nicola da Tolentino.

Gli affreschi della Chiesa Nuova e le ultime opereModifica

 
Miracoloso intervento della Vergine durante i lavori di costruzione della chiesa Nuova, Santa Maria in Vallicella

L'ultima impresa pittorica dell'artista, dopo le Storie di Enea della galleria di palazzo Pamphili in Piazza Navona commissionatagli dal nuovo papa Innocenzo X, sono gli affreschi per la cupola, il catino e la volta della chiesa Nuova a Roma (1647-1665) per i padri dell'oratorio. La Gloria della Trintià nella cupola accentua la levità dei colori ma anche la ricchezza dei nessi decorativi e la festosità dell'insieme; mentre l'affresco della volta con Il miracoloso intervento della Vergine durante i lavori di costruzione della chiesa Nuova rivela la singolare abilità del pittore nel fondere, sull'esempio di Veronese e Tintoretto, l'intento narrativo con l'illusionismo scenografico.[10] Fra le numerose pale d'altare realizzate nei suoi ultimi anni, le più celebrate furono, per San Carlo ai Catinari: San Carlo Borromeo porta in processione il Sacro Chiodo, per San Tommaso di Villanova a Castelgandolfo: Crocefissione, per Sant'Ivo alla Sapienza, Sant'Ivo avvocato dei poveri.

Tavole anatomicheModifica

Prima ancora di diventare famoso come architetto, Pietro disegnò delle tavole anatomiche che tuttavia furono pubblicate solo nel 1741, un secolo dopo la sua morte. Le Tabulae anatomicae sono state prodotte sicuramente verso il 1618. Le pose drammatiche e precise dei soggetti sono in accordo con lo stile degli artisti del genere di età rinascimentale o barocca; ma quelle di Pietro da Cortona sono particolarmente espressive.

OpereModifica

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Anna Lo Bianco, Pietro da Cortona e la grande decorazione barocca, Art dossier n. 72, Firenze, Giunti, 1992, p. 11
  2. ^ Anna Lo Bianco, Pietro da Cortona e la grande decorazione barocca, Art dossier n. 72, Firenze, Giunti, 1992, p. 13
  3. ^ Carla Benocci, Pietro da Cortona e la villa di Castel Fusano dai Sacchetti ai Chigi, Roma, 2012
  4. ^ Saint Peter Damien Offering the Rule of the Camaldolese Order to the Virgin, su emuseum.toledomuseum.org.
  5. ^ Anna Lo Bianco, Pietro da Cortona e la grande decorazione barocca, Art dossier n. 72, Firenze, Giunti, 1992, p. 22
  6. ^ Cappella privata di Urbano VIII, su museivaticani.va.
  7. ^ Anna Lo Bianco, Pietro da Cortona e la grande decorazione barocca, Art dossier n. 72, Firenze, Giunti, 1992, p. 23
  8. ^ Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, Arte nel tempo, volume 2, Bompiani, Milano 1993, p. 623
  9. ^ BERRETTINI, Pietro di Giuliano Briganti - Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 9 (1967)
  10. ^ Pierluigi De Vecchi e Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, vol.2, p. 346.

OnorificenzeModifica

BibliografiaModifica

Testi di carattere generaleModifica

  • Rudolf Wittkower, Studies in the Italian baroque (Londra, Thames & Hudson, 1975)
  • Francis Haskell, Mecenati e pittori. L'arte e la società italiane nell'età barocca (Torino, Allemandi, 2000)

MonografieModifica

  • Trattato della pittura, e scultura: uso et abuso loro (1652) di Gian Domenico Ottonelli e Pietro Berrettini, a cura di Vittorio Casale, Treviso, Canova, 1973.
  • Giuliano Briganti, Pietro da Cortona o della pittura barocca, Firenze, Sansoni, 1962; 2 ediz. 1982.
  • Mostra di disegni di Pietro Berrettini Da Cortona per gli affreschi di Palazzo Pitti catalogo a cura di Malcolm Campbell, Firenze, Olschki, 1965.
  • Karl Noehles, La Chiesa dei SS. Luca e Martina nell'opera di Pietro da Cortona, Roma, Bozzi, 1969.
  • Cesare Brandi, La prima architettura barocca. Pietro da Cortona, Borromini, Bernini, Bari, Laterza, 1970.
  • Disegni di Pietro da Cortona e Ciro Ferri dalle collezioni del Gabinetto Nazionale delle Stampe catalogo a cura di Maria Giannatiempo, Roma, De Luca, 1977.
  • Malcolm Campbell, Pietro da Cortona at the Pitti Palace: a study of the planetary rooms and related projects, Princeton, Princeton University Press, 1977.
  • Pietro da Cortona architetto, Atti del Convegno di studio nella ricorrenza del III centenario della morte, Cortona, Calosci, 1978.
  • Sandro Benedetti, Architettura come metafora. Pietro da Cortona "Stuccatore", Bari, Dedalo Libri, 1980.
  • Il voltone di Pietro da Cortona in Palazzo Barberini, Quaderni di Palazzo Venezia n. 2, Roma, De Luca, 1983.
  • Jörg M. Merz, Pietro da Cortona: der Aufstieg zum führenden Maler im barocken Rom, Tübingen, Wasmuth, 1991.
  • Anna Lo Bianco, Pietro da Cortona e la grande decorazione barocca, Art dossier n. 72, Firenze, Giunti, 1992.
  • Pietro da Cortona, 1597 – 1669, catalogo della mostra a cura di Anna Lo Bianco, Roma, Electa, 1997.
  • Pietro da Cortona e il disegno, Atti del convegno (Roma, 1997-1998), a cura di Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, Milano, Electa, 1997.
  • Maurizio Fagiolo dell'Arco, Pietro da Cortona e i "cortoneschi": bilancio di un centenario e qualche novità, Roma, Bulzoni, 1998.
  • Pietro da Cortona – Atti del Convegno Internazionale (Roma–Firenze, 1997), a cura di Christoph L. Frommel e Sebastian Schütze, Roma 1998.
  • Maurizio Fagiolo dell'Arco, Pietro da Cortona e i "cortoneschi": Gimignani, Romanelli, Baldi, il Borgognone, Ferri, Milano, Skira, 2001.
  • Annarosa Cerutti Fusco e Marcello Villani. Pietro da Cortona architetto, Roma, Gangemi, 2002.

Articoli, saggi e contributiModifica

  • Urbano Barberini, Pietro da Cortona e l'arazzeria Barberini, in «Bollettino d'arte», n. 35, 1950, pp. 145–152.
  • Irving Lavin, Pietro da Cortona and the frame, in «The art quarterly», n. 19, 1956, pp. 55–59.
  • Mostra di Pietro da Cortona (Cortona, 1956), catalogo a cura di Alessandro Marabottini, Lidia Bianchi e Luciano Berti, Roma, 1956.
  • Anthony Blunt, The Palazzo Barberini: the contributions of Maderno, Bernini and Pietro da Cortona, in «Journal of the Warburg and Courtauld Institutes», n. 21, 1958, pp. 256–287.
  • Walter Vitzthum, Dessins de Pietro da Cortona pour la Chiesa nuova à Rome, in «L'oeil», n. 83, 1961, pp. 62–67.
  • Paolo Portoghesi, Santa Maria della Pace, di Pietro da Cortona, in «L'architettura», n. 7, 1962, pp. 840–851.
  • Id., SS. Luca e Martina, in «L'architettura», n. 9, 1963, pp. 114–127.
  • Anna Maria Petrioli, I disegni di Pietro da Cortona per gli affreschi di Palazzo Pitti, in «Antichità viva», n. 4, 1965, pp. 71–78.
  • Walter Vitzthum, Pietro da Cortona's drawings for the Pitti Palace at the Uffizi, in «The Burlington Magazine», n. 107.(1965), pp. 522–526
  • Marco Chiarini e Karl Noehles, Pietro da Cortona a Palazzo Pitti: un episodio ritrovato, in «Bollettino d'arte», n. 52, 1967, pp. 233–239.
  • Vittorio Casale, Pietro da Cortona e la Cappella del Sacramento in San Marco a Roma, in «Commentari», n. 1/2, 1969, pp. 93–108.
  • Antonio Cistellini, Pietro da Cortona e la chiesa di San Filippo Neri in Firenze, in «Studi secenteschi», n. 11, 1970, pp. 27–57.
  • Irving Lavin, Pietro da Cortona documents from the Barberini archive, in «The Burlington Magazine» n. 112, 1970, pp. 446–451.
  • Luigi Salerno, Palazzo Pamphilj, storia e architettura in Piazza Navona. Isola dei Pamphilj, a cura di Luigi Salerno e Dioclecio Reding de Campos, 1970, pp. 145–155.
  • Erich Schleier, An unnoticed early work by Pietro da Cortona, in «The Burlington Magazine», n. 112, 1970, pp. 752–759.
  • Carlo Severati, La chiesa della Pace e l'abside di Santa Maria dell'Anima, architetto Pietro da Cortona, in «L'architettura», n. 16, 1970, pp. 258–267.
  • Sabine Jacob, Pierre de Cortone et la décoration de la Galérie d'Alexandre VII au Quirinal, in «Revue de l'art», n. 11, 1971, pp. 42–54.
  • Elisabetta Rasy e Pia Vivarelli, Studi su Pietro da Cortona, in Architettura barocca a Roma, a cura di Maurizio Fagiolo Dell'Arco, 1972, pp. 292–379.
  • Vittorio Casale, Trattato della pittura e scultura, opera stampata ad instanza del S. r. Pietro da Cortona, in «Paragone», n. 313, 1976, pp. 67–99.
  • Caroline Coffey, Pietro da Cortona's project for the church of San Firenze in Florence, in «Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz», n. 1, 1978, pp. 85–118.
  • Maria Luisa Riccardi, La chiesa e il convento di S. Maria della Pace, in «Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura», n. 26, 1981, pp. 3–90.
  • Mina Gregori, La pittura a Firenze nel Seicento, in La pittura in Italia. Il Seicento, a cura di Mina Gregori ed Erich Schleier, 1989, vol. I, pp. 279–324.
  • Erich Schleier, La pittura del Seicento a Roma, in La pittura in Italia: il Seicento, a cura di Mina Gregori ed Erich Schleier, 198) vol. I, pp. 399–460.
  • Claudio Strinati, Pietro da Cortona e Mattia Preti intorno al 1650, in Innocenzo X Pamphilj, arte e potere a Roma nell'età barocca, a cura di Alessandro Zuccari e Stefania Macioce, 1990, pp. 131–161.
  • John Beldon Scott, The art of the painter's scaffold, Pietro da Cortona in the Barberini salone, in «The Burlington Magazine», n. 135, 1993, pp. 327–337.
  • Jörg M. Merz, I disegni di Pietro da Cortona per gli affreschi nella Chiesa Nuova a Roma, in «Bollettino d'arte», n. 79, 1994, pp. 37–76.
  • Lorenza Mochi Onori, La galleria di palazzo Mattei e la decorazione di Pietro da Cortona, in Caravaggio e la collezione Mattei, a cura di Rossella Vodret, 1995, pp. 55–62.
  • Claudio Lo Monaco, Il casino Sacchetti di Pietro da Cortona a Roma, in «Disegnare, idee, immagini», n. 7, 1996, pp. 81–87.
  • Anna Lo Bianco, La mostra celebrativa di Pietro da Cortona: ascesa e fortuna di un giovane artista, ne I lunedì della galleria, Atti delle conferenze, a cura di Rosaria Mencarelli, 1997, pp. 135–148.
  • Alice Jarrard, Pietro da Cortona and the Este in Modena, in «The Burlington Magazine», n. 140, 1998, pp. 16–24.
  • Elena Fumagalli, Le "ambiguità" di Pietro da Cortona e la prima attività di Cirro Ferri, in «Paragone», n. 48, 1998, pp. 34–82.
  • Laura Baldini, La Grotta di Pietro da Cortona in Palazzo Pitti, in Artifici d'acque e giardini: la cultura delle grotte e dei ninfei in Italia e in Europa, Atti del V Convegno Internazionale sui Parchi e Giardini Storici (Firenze-Lucca, 1998), a cura di Isabella Lapi Ballerini e Litta Maria Medri, 1999, pp. 85–94.
  • Serenella Rolfi, Mostre cortonesche fra Roma e Cortona 1996-1997, in «Roma moderna e contemporanea», n. 1/2, 1999, pp. 211–217.
  • Marcello Villani, Convergenze nella Roma barocca: Borromini e Pietro da Cortona, in Francesco Borromini, Atti del convegno internazionale (Roma, 2000), a cura di Christoph L. Frommel ed Elisabeth Sladek, 2000, pp. 98–106.
  • Anna Lo Bianco, Pietro da Cortona e gli allievi: l'uso del disegno tra progetto e esecuzione, in Studi di storia dell'arte in onore di Denis Mahon, a cura di Maria Grazia Bernardini, Silvia Danesi Squarzina e Claudio Strinati, 2000, pp. 272–287.
  • Fabrizio Bandini, Alberto Felici e Mariarosa Lanfranchi, Le pitture e gli stucchi di Pietro da Cortona nella Sala di Giove in Palazzo Pitti, un grande cantiere barocco a Firenze, in «Kermes» n. 15, 2002, pp. 37–50.
  • Laura Baldini, Il Palazzo nella progettazione di Pietro da Cortona, in Palazzo Pitti, la reggia rivelata, catalogo a cura di Gabriella Capecchi, Amelio Fara e Detlef Heikamp, 2003, pp. 364–371.
  • Chiara Baglione, Pietro da Cortona, in Storia dell'architettura italiana. Il Seicento, a cura di Aurora Scotti Tosini, 2003, vol. I, pp. 184–209.
  • Stefania Pasti, Pietro da Cortona e la Galleria di Alessandro VII al Quirinale, in Roma barocca: Bernini, Borromini, Pietro da Cortona, catalogo a cura di Marcello Fagiolo e Paolo Portoghesi, 2006, pp. 88–97.
  • Francesco Petrucci, Novità sulla pittura di Bernini, Pietro da Cortona e Baciccio, in Roma barocca: Bernini, Borromini, Pietro da Cortona, pp. 114–141.
  • Claudio Strinati, Cortona e gli altri: l'ascesa nello spazio, in Roma barocca: Bernini, Borromini, Pietro da Cortona, 2006, pp. 80–87.
  • Anna Lo Bianco, Pietro da Cortona e gli anni della volta Barberini, in I Barberini e la cultura europea del Seicento, Atti del congresso (Roma, 2006), a cura di Lorenza Mochi Onori, Sebastian Schütze e Francesco Solinas, 2007, pp. 213–220.

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