Cressogno

frazione del comune italiano di Valsolda
Cressogno
frazione
Cressogno – Veduta
La frazione Cressogno vista da Osteno
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Como-Stemma.png Como
ComuneValsolda-Stemma.png Valsolda
Territorio
Coordinate46°01′26″N 9°04′28″E / 46.023889°N 9.074444°E46.023889; 9.074444 (Cressogno)
Altitudine282 m s.l.m.
Abitanti550
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+1
Nome abitanticressognesi
PatronoSan Nicola di Mira
Giorno festivo6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cressogno
Cressogno

Cressogno è una frazione geografica del comune di Valsolda, in provincia di Como, posta a est del centro abitato, lungo la strada che costeggia il Ceresio verso Cima di Porlezza.

GeografiaModifica

A Cressogno ci sono molte case di vacanza, il turismo è l'attività principale. Cressogno è raggiungibile da Lugano in auto su una strada principale o in barca.

A Cressogno finisce il tunnel tra il confine svizzero e Porlezza (7 km della Statale Regina 340). Dopo più di 25 anni di costruzione, il tunnel è stato aperto nella primavera del 2013.

StoriaModifica

Cressogno fu un antico comune del Milanese.

 
Antica stampa di Cressogno

Durante la dominazione spagnola il municipio, come tutti gli altri della valle, disponeva di poteri limitati dato che esigenze pratiche di vita comune avevano fatto sì che la gran parte delle funzioni pubbliche fossero gestite in comune dal consiglio generale della Valsolda. Nel 1786 Cressogno entrò per un quinquennio a far parte della Provincia di Como,[1] per poi cambiare continuamente i riferimenti amministrativi nel 1791, nel 1797 e nel 1798. Nel 1799 contò 100 anime, e fu portato definitivamente sotto Como nel 1801.

Soppressa la pieve già dal 1797 all'arrivo delle armate rivoluzionarie francesi, la valle ritrovò ben presto la sua unità amministrativa mediante la fusione di tutti i comuni in un'unica entità alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805.[2]

Il ritorno degli austriaci significò comunque lo scioglimento di tutte le unioni, e per Cressogno si aprì più di un secolo di amministrazione separata. Nel 1853 la località risultò essere popolato da 113 anime, scese a 79 nel 1871. Nel 1921 si registrarono solo 135 residenti. Fu il regime fascista a decidere nel 1928 di sopprimere definitivamente il comune restaurando l'antica unità della valle, creando così il Comune della Valsolda.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

Santuario di Nostra Signora della CaravinaModifica

Il Santuario di Nostra Signora della Caravina[3] fu eretto durante la lotta contro l'eresia, fra il 1562 e il 1582, in seguito a miracoli che si sarebbero verificati nel Cinquecento vicino a una cappellina[4]. L'edifcio fu riedificato nel 1663 e, all'interno è decorato da affreschi del sec. XVII. Vi troviamo le opere pittoriche di Isidoro Bianchi da Campione (1648-1655), nonché un'Annunciazione di Salvatore Pozzi, (1646) e una Visitazione di Giovan Battista Pozzo Junior (1640). Nel 1682 il santuario fu temporaneamente adibito a sede della parrocchia di Cressogno.[5]

 
Chiesa di San Nicolao

Chiesa di San NicolaoModifica

Già attestata al 1677,[6] la chiesa di san Nicolao (o san Nicola) fu riedificata come chiesa parrocchiale nel 1683.[5]

All'esterno, una nicchia realizzata nella parete esterna meridionale ospita una statuetta del santo titolare[7]

Allo stesso santo sono dedicati anche alcuni affreschi che, all'interno, ornano il presbiterio. Due di essi si riferiscono a episodi attribuiti alla vita del santo: San Nicola ordina la distruzione di un tempio pagano (con San Nicola rappresentato in fattezze che richiamano quelle di San Carlo Borromeo) e San Nicola dona l'oro per la dote delle giovani.[7] Un altro affresco riporta invece la scena di due sacerdoti in barca che, dopo aver pregato il santo, rovesciano nel lago un'anfora da olio piena di piccoli demoni per placare una tempesta scatenata da un diavolo femmineo.[7]

Oratorio di San CarloModifica

Il tempietto di San Carlo Borromeo fu eretto nel 1617[8] su progetto di Pellegrino Tibaldi da Puria.

NoteModifica

Collegamenti esterniModifica

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