Crisi politica albanese del 2019

Crisi politica albanese del 2019
Data16 febbraio 2019 – 2019
LuogoAlbania Albania
Causa
Esito
  • Dimissioni in massa dei parlamentari dell'opposizione
Schieramenti
Comandanti
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A partire dal 16 febbraio i partiti dell'opposizione in Albania hanno organizzato una serie di proteste e di manifestazioni contro il governo per chiedere nuove elezioni e la formazione di un governo tecnocratico che possa garantire l'equità del processo elettorale, citando i brogli elettorali e la corruzione nel governo come le principali ragioni della necessità di cambiamento.[3]

La coalizione dell'opposizione è composta dal Partito Democratico d'Albania, dal Movimento Socialista per l'Integrazione, dal Partito per la Giustizia, l'Integrazione e l'Unità, dal Partito Repubblicano d'Albania e da altri partiti di opposizione minori. Dopo le prime proteste, i deputati dell'opposizione hanno deciso di dimettersi in massa dal Parlamento.

ContestoModifica

Dopo un periodo di boicottaggio di sei mesi, i partiti dell'opposizione sono ritornati in parlamento a gennaio 2019 e hanno annunciato proteste di massa contro il governo Rama. Nel frattempo, il governo è stato rimpastato come conseguenza delle proteste studentesche.[4]

In una retorica simile a quella del 2017, la coalizione dell'opposizione ha accusato il governo di corruzione e brogli elettorali. La prima protesta nazionale è stata annunciata il 16 febbraio a Tirana. In precedenza, la Polizia di Stato ha avvertito della presenza di elementi criminali nella protesta, che è stata denunciata dalla coalizione dell'opposizione come forma di intimidazione.[5]

Proteste e dimissioni di massaModifica

Il 16 febbraio i sostenitori dell'opposizione di diverse città si sono riuniti a Tirana per chiedere nuove elezioni e le dimissioni del governo Rama.[3] La protesta è degenerata in violenti scontri con la polizia e nell'uso di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua contro i manifestanti. Alcuni di loro hanno cercato di entrare nell'ufficio del primo ministro sfondando i ranghi della polizia.[3][6] Migliaia di sostenitori dell'opposizione hanno partecipato alla protesta che è stata considerata una delle più grandi proteste che il Paese abbia mai visto negli ultimi anni.[7]

Successivamente, i partiti dell'opposizione hanno annunciato che tutti i loro parlamentari si sarebbero dimessi dal Parlamento in un atto senza precedenti.[8] Il 22 febbraio è stata annunciata un'altra protesta fuori dall'edificio del Parlamento mentre altri parlamentari partecipavano alla sessione plenaria. La manifestazione pacifica è terminata con una marcia guidata dal leader dell'opposizione Lulzim Basha, e dai membri dei partiti dell'opposizione in Parlamento, per consegnare delle dichiarazioni firmate di rinuncia ai loro seggi parlamentari e per chiedere nuove elezioni.[9] Più di 40 seggi sono stati lasciati vacanti e la Commissione elettorale centrale ha avviato nei giorni successivi le procedure per sostituire i parlamentari con figure per lo più sconosciute e inesperte che facevano parte delle liste dei candidati durante le elezioni del 2017. Alcuni deputati dei partiti dell'opposizione si sono rifiutati di dimettersi, tra cui Rudina Hajdari, la figlia di Azem Hajdari, uno dei fondatori del Partito democratico.[10][11]

Il 16 marzo è stata annunciata un'altra grande manifestazione. Ha avuto inizio davanti all'edificio dell'Ufficio del Primo Ministro e ha continuato davanti al Parlamento, dove ancora una volta i manifestanti si sono scontrati con la polizia e i cannoni ad acqua e i gas lacrimogeni sono stati utilizzati per gestire la manifestazione.[12]

Un'altra grande protesta è stata organizzata il 18 aprile, questa volta nel pomeriggio. Nei giorni precedenti la protesta, i due principali partiti dell'opposizione si sono rifiutati di partecipare alle elezioni locali del 30 giugno, lanciando un boicottaggio.[13] C'è stata una ulteriore manifestazione l'11 maggio dove sono state lanciate bombe incendiarie contro l’edificio che ospita gli uffici del primo ministro e contro l’edificio del Parlamento.[14] L'8 luglio 2019 c'è stata la decima giornata di proteste contro il governo, questa volta pacificamente e senza scontri.[15]

Boicottaggio delle elezioni localiModifica

I partiti dell'opposizione hanno deciso di boicottare le elezioni locali fissate per il 30 giugno (dopo essere state cancellate del presidente dell'Albania Ilir Meta[16] e riconfermate dal Collegio elettorale albanese[17]).

Lo scandalo delle intercettazioniModifica

Sono state rilasciate a giugno da Bild[18][19] alcune intercettazioni, parte di un'indagine non ancora conclusa dalla procura albanese, in cui sono stati registrati funzionari del governo e del partito socialista che si dedicavano all'acquisto di voti e che obbligavano la gente a votare per il Partito socialista alle elezioni nella prefettura di Dibër.[20] Tra i dirigenti intercettati figurava anche il primo ministro Edi Rama, l'ex ministro dell'Energia Damian Gjiknuri e l'ex ministro degli Interni Saimir Tahiri.[20]

ReazioniModifica

Dopo che la protesta del 16 febbraio è diventata violenta, l'ambasciata statunitense a Tirana ha rilasciato un comunicato stampa che condannava la violenza e la distruzione.[7]

La missione dell'OSCE in Albania ha invitato gli istigatori e i responsabili a "assumersi la responsabilità degli eventi".[7]

A seguito delle dimissioni di massa dei parlamentari dell'opposizione, l'Unione europea ha condannato l'azione estrema attraverso una dichiarazione congiunta dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini e del Commissario europeo per l'allargamento e la politica di vicinato Johannes Hahn, ritenendo gli atti controproducenti e contrari alla scelta democratica dei cittadini albanesi, compromettendo i progressi nel cammino di accesso all'Unione europea e ostacolando il funzionamento della democrazia in Albania.[9][21]

NoteModifica

  1. ^ (EN) Albania Corruption Report, su GAN Integrity. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 15 novembre 2020).
  2. ^ (EN) Courts, cannabis, corruption: Albania struggles against old demons, su France 24, 18 giugno 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato l'8 novembre 2020).
  3. ^ a b c Ci sono stati scontri a Tirana in una manifestazione contro il primo ministro Edi Rama, su Il Post, 16 febbraio 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 3 luglio 2019).
  4. ^ Il Parlamento dell'Albania ha approvato il rimpasto di governo proposto dal primo ministro Edi Rama, su Il Post, 16 gennaio 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 17 gennaio 2019).
  5. ^ (EN) Gjergj Erebara, Albania Opposition Prepares Big Rally Against ‘Government of Thugs’, su Balkan Insight, 15 febbraio 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato l'8 novembre 2019).
  6. ^ (EN) Clashes with police in Albanian opposition rally, su TRT World, 16 febbraio 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 20 settembre 2020).
  7. ^ a b c (EN) Gjergj Erebara, Protests Against Rama’s Government Turn Violent in Albania, su Balkan Insight, 16 febbraio 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 5 novembre 2019).
  8. ^ In Albania tutti i parlamentari del principale partito di opposizione si sono dimessi per protestare contro il governo, su Il Post, 18 febbraio 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 18 febbraio 2019).
  9. ^ a b (EN) Albanian opposition in mass resignation move to demand fresh elections, su Euronews, 22 febbraio 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 14 ottobre 2020).
  10. ^ (EN) Albanian opposition MP Hajdari said she will not give up her mandate, su Independent Balkan News Agency, 12 marzo 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 6 aprile 2019).
  11. ^ (EN) Electoral Commission Starts Substituting Opposition MPs, su Exit - Explaining Albania, 1º marzo 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 15 agosto 2020).
  12. ^ Llazar Semini, Albanian anti-govt protesters try to storm parliament, su Associated Press News, 16 marzo 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 25 novembre 2020).
  13. ^ (EN) Albania Opposition Urges Protesters to Topple ‘Illegitimate’ PM, su Balkan Insight, 12 aprile 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 13 aprile 2019).
  14. ^ In Albania continuano le proteste contro il governo, su Il Post, 12 maggio 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 25 novembre 2020).
  15. ^ Le nuove proteste contro il governo in Albania, su Il Post, 9 luglio 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 25 novembre 2020).
  16. ^ Il presidente dell'Albania ha cancellato le elezioni amministrative del 30 giugno, su Il Post, 10 giugno 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 20 settembre 2020).
  17. ^ In Albania si sta votando per le elezioni locali: i risultati sono attesi per lunedì mattina, su Il Post, 30 giugno 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 1º luglio 2019).
  18. ^ (DE) Peter Tiede, Wahlmanipulation in Albanien: Ein Staat versinkt im Mafia-Sumpf, su Bild. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 9 novembre 2020).
  19. ^ (DE) Peter Tiede, Wahl-Manipulation in Albanien - Abhör-Bänder belegen: Regierung manipulierte Wahl, su Bild. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 14 ottobre 2020).
  20. ^ a b (EN) Albanian Electiongate: Wiretaps Reveal Collusion Between Crime Boss, Ministers, MPs and Police, su Exit - Explaining Albania, 19 giugno 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 7 novembre 2020).
  21. ^ (EN) Statement by High Representative/Vice-President Federica Mogherini and Commissioner Johannes Hahn on the latest developments in Albania, su European External Action Service, 21 febbraio 2019. URL consultato il 25 novembre 2020 (archiviato il 7 novembre 2020).

Voci correlateModifica