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Dialoghi delle cortigiane
Titolo originaleἘνάλιοι διάλογοι
Reveller courtesan BM E44.jpg
vaso ritraente una prostituta e un aedo
AutoreLuciano di Samosata
1ª ed. originaleII secolo d.C.
Genereraccolta di dialoghi
Sottogenereerotico-comica
Lingua originalegreco antico

I Dialoghi delle cortigiane (in greco: Ἑταιρικοὶ διάλογοι) sono quindici brevi discorsi di prostitute e varie cortigiane, scritti nel II secolo da Luciano di Samosata. Questa raccolta fa parte di altre quattro dei cosiddetti Dialoghi (comprendenti discorsi sui morti, sulle creature marine e sugli Dei).

Struttura, temi e stileModifica

Ciascun dialogo ha due o più interlocutori e interlocutrici: delle cortigiane nella maggior parte dei casi narrano le loro vicende amorose e gli incontri più focosi e piccanti con dei valenti soldati, con dei poeti o addirittura con dei potenti politici. In particolare i "dialoghi" di Luciano si contraddistinguono per la loro scioltezza e capacità di coinvolgere il lettore, catapultandolo in universo totalmente diverso dal mondo religioso e dai miti che fino a quel momento si conoscevano. Lo stile adottato da Luciano è particolarmente semplice e diretto, capace di suscitare risa e stupore di fronte alle narrazioni dei personaggi, ma vi sono anche momenti seri e di riflessione, che non tralasciano tutto sommato nella storia i motivi delle cause e degli avvenimenti dei protagonisti.

I dialogo: Gliceria e TaideModifica

 
Scena di sesso anale, da un vaso greco

Le due cortigiane si ritrovano a discorrere sugli incontri notturni che hanno avuto con dei soldati greci. In particolare Taide è intristita per il fatto che il più bel soldato di cui si era innamorata e con il quale aveva copulato: Acarnao, si era congiunto con la più brutta delle prostitute, talmente sciatta e raggrinzita da essere soprannominata "Gorgona" in memoria della gorgone mitologica Medusa, dal corpo squamoso e dai capelli serpentiformi che avevano la capacità di tramutare ogni cosa vivente in pietra. Gliceria invita Taide a non lasciarsi andare a tali piagnistei visto che il mestiere di una cortigiana prevede tutto e anche il tradimento perché la donna vende tutto il suo corpo al cliente per il denaro e non bada affatto ai sentimenti. Continuando a parlare, la donna dice che il soldato Acarnao certamente si sarà innamorato di Gorgona per il fatto che quella possiede una madre maga, capace di fabbricare filtri magici i quali includono anche l'innamoramento forzato di un individuo. Decise a dare una lezione a Gorgona per farla arrabbiare, le due prostitute decidono di fare degli straordinari per guadagnare più soldi.

II dialogo: Mirtina, Panfilo e DorideModifica

 
Affresco ritraente un rapporto tra cortigiana e cliente presso una domus di Pompei

Mirtina è assai addolorata con il fidanzato Panfilo, perché questi, da cliente abituale qual era della prostituta, l'aveva ingravidata in un rapporto più focoso degli altri ed ora l'ha abbandonata per sposarsi con una ragazza di nobile partito. Ingiuriandolo ferocemente, la cortigiana giura che quando nascerà il bambino, se maschio, gli insegnerò ad odiare profondamente il suo vero genitore finché non avrà vendicato la madre. Inoltre sbeffeggiandolo, la ragazza esamina attentamente il viso della futura sposa e giudica che è orrendo. A questo spunto Panfilo sbotta e le comunica che lei stava dicendo solo delle notizie insensate visto che è stata ingannata dalle malelingue del suo lupanare, visto che egli non aveva alcuna intenzione di sposarsi. Anzi, la ragazza di cui Mirtina aveva parlato al fidanzato Panfilo era la figlia di un gran nemico di suo padre, visto che lo aveva ingannato anni prima per un conto su dei frutti di mare. Tuttavia la ragazza vuole vederci chiaro e convoca la collega Doride la quale le riferisce tutto ciò che ha veduto. Ella si stava recando presso il tempio di Diana (Artemide) affinché le desse una nottata propizia carica di guadagni e per portare a lavare delle stoffe, tuttavia per la strada incontrò una certa Lesbia (forse Saffo, nota per essere stata la prima poetessa lesbica della storia) che le aveva parlato di una celebrazione di fidanzamento di due giovani, dei quali il maschio poteva essere Panfilo. Allora il ragazzo capisce tutto e spiega alle due sciocche cortigiane di aver scambiato la casa dove si stava svolgendo il fidanzamento per la sua, invece era quella del vicino. Di seguito abbraccia felice Mirtina ringraziandola di stargli per concepire un bel "naccherino".

III dialogo: Filinna e sua madreModifica

 
Vaso greco ritraente una scena erotica tra due uomini

Difilo, cliente e amante di Filinna, è in lacrime visto che lei non ha voluto soddisfarlo in una notte, scappando e andando a divertirsi con l'amico Lampria. Queste cose sono dette con rimprovero alla ragazza da sua madre; ma Filinna risponde dicendo che ciò lo aveva fatto solo per vendicarsi, dato che qualche giorno prima Difilo se la stava spassando con una collega di Filinna: Taide e che egli la importunava sfacciatamente per far ingelosire la sua amante, baciandole e leccandole il collo fino a farla esasperare. Di seguito la goccia che fece traboccare il vaso fu il ballo carnevalesco della cortigiana la quale, danzando in preda all'euforia per l'eccesso del vino, si mise a mostrare a tutti i clienti la vagina, facendo scandalizzare al punto Filinna da progettare la sua vendetta personale di prostituta. Dopo alcuni rimproveri della madre, Filinna continua a dichiararsi fortemente decisa di ciò che ha fatto, anche se, come le ha affermato la madre, ha rischiato di perdersi per sempre un buon partito. Infatti Difilo, per quanto sfrontato fosse stato con Taide, possedeva una grande quantità di soldi. Dato che Filinna non comprendeva, la madre le dice che una buona prostituta, per quanto possa sembrare crudele dal punto di vista morale, deve comportarsi ignobilmente e deve accettare tutte le sofferenze che le fa patire un cliente, purché riceva il dovuto guadagno.

IV dialogo: Melissa e BacchideModifica

 
Prostituta e cliente, da un vaso a figure rosse

Melissa è assai affranta perché il suo cliente Carino si è congiunto con Simmiche, sebbene avesse detto a lei di averla sempre ripudiata. Bacchilide, la sua amica, non comprende bene la situazione e chiede spiegazioni. Allora Melissa incomincia dicendo che una notte ella si era incontrata con Carino e che questi l'avesse accolta con tanta freddezza e volgarità d averla fatta sconcertare. Dopo una notte in cui non accadde niente di intimo tra i due, Melissa si ricorda di un nome pronunciatole da Carino prima di addormentarsi: Ermotimo di cui era attaccato un particolare manifesto in piazza. Il giorno seguente Melissa va a leggere il volantino e scopre la scritta: "Ermotimo e Melissa per sempre". Bacchilide allora comprende che a far ciò sono stati dei nemici dell'amore di Carino e Melissa, così propone all'amica di convocare una nota fattucchiera della Tessaglia affinché potesse risolvere la situazione. Tuttavia Melissa non vede come ciò possa risolversi visto che il suo innamorato si trovava a far l'amore con Simmiche. Bacchilide la tranquillizza e le narra dei prodigi che compiva quella maga grazie alle sue formule strambe e ai suoi strumenti divinatori. Allora Melissa le chiede come avrebbe mai potuto la maga far guarire Carino dall'imbroglio e Bacchilide le dice che la maga una volta ricevuto un oggetto personale del ragazzo da guarire, in questo caso i sandali di Carino, avrebbe usato le sue spezie e aromi soffiandoli sull'oggetto scelto pronunciando strani fonemi e parole sconnesse per infine far tornare il malato alle sue condizioni di prima. Felice, Melissa si fa condurre in casa della fattucchiera.

V dialogo: Clonetta e LenaModifica

 
Due scene di sesso orale ed anale (vaso conservato al Museo del Louvre)

Clonetta, nota prostituta attica, viene a scoprire che l'amica Lena è diventata lesbica per via di vari rapporti sessuali con donne provenienti dall'isola di Lesbo. Infatti lì vi era il famoso liceo della poetessa Saffo, nota per i suoi accoppiamenti con le allieve e per insegnare questa pratica alle altre fanciulle. Ora Megilla, proveniente da Lesbo, ha messo gli occhi addosso e Lena e inoltre hanno avuto un rapporto omosessuale; così Clonetta, curiosa di saperlo, le chiede come tutto fosse avvenuto. Lena risponde che una notte ella si era unita ad un gruppo di fanciulle il cui membro principale era Megilla la quale in stato d'ubriachezza aveva scortato tutte quante nella sua villa. Mentre Demonassa baciava e spingeva la lingua a fondo nelle labbra di Lena, le altre ridacchiavano e ammiccavano tra di loro, finché non giunse Megilla la quale mordendo i capezzoli di Lena, si levò la parrucca. Infatti al tempo molte prostitute per apparire più attraenti solevano truccarsi molto e indossare parrucche per nascondere i capelli rovinati. Tuttavia prima che Megilla potesse iniziare il suo amplesso, Lena incomincia a credere che la concubina fosse in realtà un uomo, dato che aveva avuto in varie altre occasioni la prova che ella si comportasse molto da maschiaccio. Inizialmente Lena non ci fece caso, tuttavia pensando e ripensando mentre Megilla si accingeva a baciarla, si rende conto di aver conosciuto qualche anni prima un giovanotto di nome Megillo, molto noto per la sua inclinazione a diventare transessuale. Così Lena riconosce nella sua compagna il giovinetto Megillo e le chiede come mai sia in vesti di donna.

 
Achille alla corte di Licomede (Museo del Louvre)

Nella storia della Grecia, specialmente dal punto di vista mitologico, vi sono stati molti casi di cangiamento di sesso da parte delle donne e dei maschio. I più noti, come vengono inoltre citati nel dialogo, furono quelli di Achille e di Tiresia. Il primo era il semidio figlio della ninfa Teti e del mortale Peleo il quale, dato che un oracolo aveva predetto la sua morte nel conflitto tra Grecia e Troia, si fece travestire da fanciulla e portato alla corte del re Licomede per mascherarsi assieme alle cortigiane. Il trucco nella corte funziona ed Achille se la spassa anche durante le sere con le fanciulle, fino a quando Ulisse e Diomede i quali, per niente ingannati dal mascheramento, portano dei doni a corte, nascondendo sotto di essi alcune armi. Appena il vassoio enorme viene posto sul tavolo, Achille riconosce le sue armi e le brandisce balzando sul tavolo e urlando di rabbia e di furore.
Tiresia invece da giovane si trovava su un monte e, vedendo una coppia di serpenti che copulavano, li uccise disgustato e così egli cambiò immediatamente sesso tramutandosi in fanciulla. Per fortuna Tiresia era sterile, anche sotto le sembianze di donne, e quindi per otto anni non ebbe problemi di gravidanza, fino a quando sullo stesso monte non ritrova un'altra coppia di serpenti intenti nel far l'amore. Uccidendo solo la femmina dei due, Tiresia riacquistò le sue normali sembianze.

E così Megillo narra del suo cambiamento di sesso, dovuto per la sua omosessualità e soprattutto per il desiderio di apparire proprio come una donna, facendosi castrare nell'occasione, assumendo di seguito il nome di Megilla. Tuttavia Lena non sta troppo a pensarci e concorda pienamente con le idee della compagna, essendo l'uomo libero, e così la bacia e le dà tutto il suo amore, anche se molto provata dalla sorpresa. Clonetta non comprende il sentimento che ci è stato tra i due e la deride.

VI dialogo: Ciuffetta e CorinnaModifica

 
Cliente con una prostituta (Museo del Louvre)

Ciuffetta ritorna dalla madre dopo un amplesso con il suo amante. Tuttavia la ragazza non è una cortigiana come molte delle ragazze della città presso il Pireo e sua madre: Corinna vorrebbe che lei lo diventasse, visto che l'amante della figlia, dopo averci fatto l'amore, l'ha ripagata con una mina d'argento. Corinna manifesta l'intenzione di far diventare la figliola una vera prostituta, tuttavia la ragazza inizia a piangere, perché non vorrebbe un futuro tanto disonorevole. La madre imperterrita le spiega che il padre, l'uomo che pensava al sostegno della famiglia, è morto da tempo e che loro sono sull'orlo del lastrico se non trovano un rimedio per guadagnare dei soldi più facilmente possibile. Così ritorna con più grinta a convincerla di diventare al più presto una valente meretrice, affinché possa portare a casa quanti più quattrini riesce a guadagnare a nottata. Visto che lei è ancora indecisa, Corinna fa vari esempi citando i nomi di alcune delle più famose cortigiane della zona che, andando a letto con politici e soldati, ora si ritrovano ad abitare e sempre a ricevere clienti in grandi e lussuose magioni. Incominciando ad impartirle le prime lezioni, Corinna dice a Ciuffetta di cominciare a recarsi in feste di nobili signori e di non fare la scostumata o ingozzarsi di cibo, ma di apparire sempre come una donna raffinata, sebbene prostituta, per attrarre di più gli uomini vogliosi. Riguardo al comportamento morale, Ciuffetta avrebbe dovuto prestare sempre orecchio e annuire di fronte ai discorsi, sebbene anche noiosi o sconci, dei clienti senza intervenire se non interpellata; ed inoltre non avrebbe dovuto né schifarsi o innamorarsi dei giovanotti che avrebbe avuto a letto basta solo che avrebbe ricevuto alla fine di ciascun amplesso il compenso dovuto.

VII: dialogo: Musetta e la madreModifica

 
Cliente e prostituta, affresco romano di Pompei

La madre di Musetta è arrabbiata con lei perché lei, da cortigiana inesperta qual è, si fa sempre imbrogliare dall'amante Cherea il quale le promette sempre doni e gioielli ma senza darle in dono mai niente alla fine di ogni amplesso, trovando sempre la scusa di avere un padre severo e proibitivo. La ragazza si fa sempre abbindolare perché egli sperava nella morte del genitore affinché tutto fosse giunto nelle sue mani per sistemare economicamente Musetta. Tuttavia la madre non vuole sentir requie e con domande retoriche chiede alla figlia se mai un uomo o una donna andando a comprare qualcosa al punto di pagare avesse promesso al venditore di ringraziarlo e di promettergli speranza anziché pagarlo. Dato che Musetta non comprende le ragioni della madre, la donna le intima di andare a letto il più possibile con Antifonte e di lasciar perdere Cherea, perché di certo l'altro, essendo ricco, l'avrebbe pagata profumatamente. Però Musetta inizia a lamentarsi sul fatto che Antifonte fosse vecchio e brutto, mentre Cherea era giovane e bello, ma la donna la minaccia che la figlia non avrebbe avuto per sempre 18 anni e che sarebbe sfiorita con il passar del tempo, perdendo sempre più soldi e clienti per coltivare il futile amore con Antifonte che, oltre a non pagarla, faceva anche il geloso. Musetta allora riesamina la situazione e promette alla madre che ci avrebbe pensato.

VIII dialogo: Vitina e BiondinaModifica

Vitina in un colloquio con Biondina, dice che l'amore tra i clienti e meretrici si manifesta solo mediante la violenza. Infatti se un uomo non fosse geloso della propria fonte di piacere fisico e non manifestasse i suoi sentimenti di rabbia, in caso che lei lo tradisse, con le botte e le percussioni sul viso e sul corpo, non sarebbe amore vero perché non c'è più motivo per essere innamorati l'uno dell'altro, non essendoci più disguidi. Biondina, essendo ancora una prostituta giovane e ancora inesperta, crede che l'amore venga da ben altro e che se non si voglia incappare nelle busse una prostituta normale dovrebbe avere solo un cliente fisso. Tuttavia ridendo, Vitina le racconta una sua precedente storia d'amore con un cliente di nome Gorgia. Ella lo amava alla follia, tuttavia una notte lo tradì con altre persone e Gorgia lo venne a sapere. Dopo averla picchiata per bene, egli la rapì e se la tenne in casa per otto mesi costringendola a soddisfarlo ogni notte.

IX dialogo: Cavretta, Vegliantina, Filostrato e PolemoneModifica

 
Filosofo che insegna ad un giovane (dipinto di José Aparicio)

Cavretta e Vegliantina se la sono spassata a lungo, da grandi meretrici qual sono, mentre il padrone e cliente Polemone si trovava combattere in una guerra. Ora che egli è tornato le due, spaventandosi del tradimento, chiedono al suo generale come fosse andato il combattimento, visto che l'intera guarnigione stava rientrando trionfale in città piena di ogni ricchezza. Tuttavia dopo il rientro dell'armata le prostitute si accorgono che oltre al padrone Polemone, che avevano tradito con il generale Parmenone, è rincasato anche il giovane Filostrato, con cui avevano sempre avuto un rapporto amoroso. Quando Filostrato si reca da Polemone per comprare una delle cortigiane: Vegliantina, il generale pian piano incomincia a comprendere un inganno e di seguito lo caccia via a pedate assieme alle cortigiane.

X dialogo: Rondinella e RugiadosaModifica

Rondinella e Rugiadosa si ritrovano a discutere sulla sorte di un loro cliente: il giovanetto Clinia il quale, sorvegliato dal padre, non ha più la possibilità di divertirsi con loro perché è stato affidato alle cure di un filosofo. Le due donne rivelano di essere totalmente dalla parte opposta del pensiero dei sofisti, visto che si fanno pagare per insegnare cose inutili e specialmente impediscono ai ragazzi di formarsi stando a contatto con il mondo. E difatti Rugiadosa narra all'amica del ragazzo che un giorno lo aveva visto discutere col padre e poi tornare a testa bassa in casa. Successivamente egli scrisse un lettera da far recapitare alla sua prostituta di turno spiegandole i motivi per cui era stato costretto ad interrompere bruscamente i loro incontri sessuali. La presente scritta è ancora in possesso delle sue prostitute le quali, per riavere in loro possesso il bel Clinia, scrivono un messaggio indirizzato al filosofo maestro che ha appena ricevuto l'incarico di insegnare al ragazzo affinché, con una sostanziosa mazzetta, lo lasci andare ogni notte a divertirsi.

XI dialogo: Trifena e CarmideModifica

 
La prostituta, dipinto di Dirk van Baburen

Durante una notte, Carmide, giovane e bel ragazzo, trascorre le sue ore piangendo ala fianco della cortigiana Trifena. Ella non riesce a spiegarsi il fatto e gli chiede cosa lo trattenesse dal sesso e dal divertimento. Carmide risponde di essere pazzamente innamorato di una nobile donna di nome Baciozza e di non saper cosa fare per dichiararsi. Trifena scoppia a ridere e mette a nudo tutti i difetti di quella donna cominciando col dire che era una delle più vogliose meretrici del Pireo, secondo che ella sebbene dichiarasse di avere una ventina d'anni, era ultraquarantenne ed infine usava molti trucchi per apparire più attraente, inclusa la parrucca. Carmide, da novello innamorato qual era, si mette a singhiozzare ancor di più dato che il suo grande amore è stato appena reso orribile alla vista di tutti, ma Trifena lo convince a tranquillizzarsi e a divertirsi con lei, lasciando perdere la Baciozza.

XII dialogo: Violetta, Pizia e LisiaModifica

 
Scena di banchetto con una prostituta e un giovanotto, dalla Casa dei Casti Amanti a Pompei

Violetta è disperata per il cattivo carattere dell'amante Lisia il quale la tratta sempre male e la picchia, sebbene lei abbia lasciato perdere gli altri clienti per concedersi solo a lui. Pizia, l'amica cortigiana, tenta di consolarla dalla furia di Lisia il quale dichiara di aver visto la ragazza a letto con un altro. Allora Lisa discorrendo viene a capire che quella notte in cui egli s'intrufolò nel bordello di Violetta sorprese lei sì ma in presenza di Pizia. Infatti ella stessa dichiarerà di essere lesbica e di accoppiarsi con molte donne. I tre personaggi, ridendo dell'accaduto, decidono di andare a bere per dimenticare l'accaduto.

XIII dialogo: Leontico, Chenida ed InnideModifica

Il soldato Leontico, parlando con la prostituta Chenida, le spiega come lui vigorosamente si sia battuto in una guerra contro i Galati e di come abbia vinto uccidendo in vari truci maniere molti nemici. Alle richieste ammirate di Chenida, Leontico si sbizzarrisce ancora di più con le sue storie durante le battaglie contro quel popolo. Quando arriva il punto in cui lui uccise il grande Satrapo di Persia, Leontico si paragona pomposamente al valoroso Achille e descrive come abbia trapassato l'energumero straniero, per poi mozzargli la testa e infilzarla sopra una picca, che espose vittoriosamente in campo dei greci. La seconda cortigiana, Innide, rimane sbalordita e disgustata dalle sozzure che Leontico stava raccontando e gli rinfaccia di essere un bruto e un volgare assassino che prova piacere per il dolore. Leontico prova a difendersi, ma non fa altro che peggiorare la situazione, facendoci una bruttissima figura. Quando Innide se ne va, Leontico rimane così mortificato da chiedere alla donna rimanente di andarla a convocare di nuovo, tale era il suo amore per Innide, e di dirle che lui aveva inventato tutto per rendere la serata più movimentata.

XIV dialogo: Dorione e MirtaleModifica

Dorione è un giovane molto amareggiato perché la fidanzatina Mirtale lo abbandonato per entrare nelle grazie di un altro concorrente. Infatti Dorione alla fanciulla, per ripagarla dei suoi eccitanti servigi, le dava solo cipolle, mele e qualche piccolo gioiello, rischiando anche di essere picchiato dai genitori. Ora il nuovo padrone di Mirtale la copre di smeraldi, diamanti e belle vesti che la fanno apparire più come una donna benestante. Dorione, arrabbiato per il tradimento, dichiara di andare a divertirsi con altre cortigiane e la ragazza gli intima ad andare subito e testare se quelle ripagheranno il suo amore, dopo che lui avrà offerto loro delle belle e profumate cipolle!

XV dialogo: Coclide e PartenideModifica

Coclide è in lacrime perché è stata picchiata e per di più i suoi aggressori le hanno rotto il flauto per suonare le melodie durante il simposio. L'amica prostituta Partenide le domanda cosa fosse successo e lei risponde che fu ingannata da un mascalzone spaccamontagne che si era spacciato per un grande condottiero greco. Così il fidanzato-cliente di Coclide, trovandola ad amoreggiare con l'altro, picchiò entrambi, ma in particolar modo la ragazza spaccandole sulla testa il flauto. Partenide, scuotendo il capo, rimprovera la ragazza, dicendole di fare più attenzione nello scegliere nuovi clienti, specialmente quelli che all'apparenza possono sembrare un po' sospetti. Meglio per lei, come dice, andare a letto con gente semplice, rozza e campagnola.

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