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Diamante (sommergibile)

sommergibile della Regia Marina
Diamante
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
TipoSommergibile di piccola crociera
ClasseSirena
ProprietàRegia Marina
CantiereTosi, Taranto
Impostazione11 maggio 1931
Varo21 maggio 1933
Entrata in servizio18 novembre 1933
Destino finaleaffondato dal sommergibile HMS Parthian il 20 giugno 1940
Caratteristiche generali
Dislocamento in immersione842,2 t
Dislocamento in emersione678,95 t
Lunghezzafuori tutto 60,18 m
Larghezza6,45 m
Pescaggio4,66 m
Profondità operativa80 m
Propulsione2 motori diesel Tosi da 1350 CV totali
2 motori elettrici Magneti Marelli da 800 CV totali
Velocità in immersione 7,5 nodi
Velocità in emersione 14 nodi
Autonomiain emersione: 2200 mn a 12 nodi
o 5000 mn a 8 nodi
in immersione:8 mn alla velocità di 8 nodi
o 72 mn a 4 nodi
Equipaggio4 ufficiali, 32 sottufficiali e marinai
Armamento
Armamento
Note
MottoAdamantina pectora fero[1]

informazioni prese da [1] e [2]

voci di sommergibili presenti su Wikipedia

Il Diamante è stato un sommergibile della Regia Marina.

StoriaModifica

Nel 1934 compì un viaggio nel bacino orientale del Mediterraneo[2].

Dal gennaio al settembre 1937 partecipò clandestinamente alla guerra di Spagna, senza ottenere risultati[3].

Nel 1939 fu destinato alla base libica di Tobruk[2], e lì si trovava nel giugno 1940, con il tenente di vascello Angelo Parla come comandante[4].

Il 9 giugno 1940, subito prima dell'entrata dell'Italia nel secondo conflitto mondiale, partì per la sua prima missione di guerra al largo della costa libica, durante la quale percorse 700 miglia in superficie e 300 in immersione[4][5].

Alle 14.45 del 20 giugno, mentre rientrava a Tobruk da tale missione, fu avvistato dal sommergibile britannico HMS Parthian, che, alle 15.02, gli lanciò quattro siluri da poco più di 350 metri: due (o, secondo altre fonti, anche tutti e quattro) fecero centro, affondandolo con tutto l'equipaggio in posizione 32°42' N e 23°49' E (circa trentacinque miglia a nord/nordovest di Tobruk)[2][4][6][7].

Perirono con il sommergibile il comandante Parla, altri 4 ufficiali e 38 fra sottufficiali e marinai[8].

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, Mondadori, 2002, ISBN 978-88-04-50537-2.
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