Libia

stato del Nordafrica
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Libia
Libia – Bandiera Libia - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Libia - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Stato della Libia
Nome ufficiale دولة ليبيا
Lingue ufficiali arabo
Altre lingue berbero, italiano
Capitale Tripoli  (1.126.000 ab. / 2014)
Politica
Forma di governo Repubblica parlamentare (governo conteso)
Capo dello Stato Fayez al-Sarraj
(presidente del Consiglio presidenziale, a Tripoli, riconosciuto dall'ONU)
Aguila Saleh Issa
(presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk)
Primo ministro Fayez al-Sarraj
(Governo di accordo nazionale di Tripoli, riconosciuto dall'ONU)
Abdullah al-Thani
(a Tobruk)
Omar al-Hasi
(presidente del Consiglio Supremo della Rivoluzione di Tripoli)
Indipendenza 24 dicembre 1951 da Regno Unito e Francia
Ingresso nell'ONU 14 dicembre 1955
Superficie
Totale 1 759 840  km² (17º)
 % delle acque 0,5%
Popolazione
Totale 6 120 585 ab. (2008) (103º)
Densità 3,9 ab./km²
Tasso di crescita 2,007% (2012)[1]
Geografia
Continente Africa
Confini Tunisia, Algeria, Niger, Ciad, Sudan, Egitto
Fuso orario UTC+1
Economia
Valuta Dinaro libico
PIL (nominale) 54 411 milioni di $ (2017)
PIL pro capite (nominale) 8 437 $ (2017)
PIL (PPA) 87 067 milioni di $ (2017)
PIL pro capite (PPA) 13 501 $ (2017)
ISU (2015) 0.716 (alto) (102º)
Fecondità 2,5 (2011)[2]
Varie
Codici ISO 3166 LY, LBY, 434
TLD .ly
Prefisso tel. +218
Sigla autom. LAR
Inno nazionale Libia, Libia, Libia
Festa nazionale 17 febbraio
Libia - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedente Flag of Libya (1977-2011).svg Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista
 

Coordinate: 27°N 17°E / 27°N 17°E27; 17

La Libia (AFI: /ˈlibja/[3]; in arabo: ليبيا‎, Lībiyā), ufficialmente Stato della Libia[4], è uno Stato del Nordafrica.

La Libia occupa la parte centrale del Nordafrica, affacciandosi sul Mar Mediterraneo intorno al Golfo della Sirte, tra il 10º e il 25º meridiano est; la Libia è il quarto paese dell'Africa per superficie, il diciassettesimo del mondo. Confina a nord-ovest con la Tunisia, a ovest con l'Algeria, a sud con il Niger e il Ciad, a sud-est col Sudan, a est con l'Egitto.

Indice

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Libia.

L'odierna Libia era abitata sin dal periodo neolitico da popolazioni indigene, antenate dei berberi odierni, dedite all'allevamento dei bovini e alla coltivazione dei cereali.

Dominio egizioModifica

Alcune di queste popolazioni (in particolare i Libu) entrarono nell'orbita egiziana nel corso dell'Antico e del Medio Regno, divenendo tributarie dei Faraoni. I popoli libici, alleatisi coi popoli del mare, vennero sconfitti dagli egizi e sottomessi, integrandosi nel regno fino a giungere al potere con Herihor, governatore di un regno autonomo dell'Alto Egitto durante il terzo periodo intermedio, e con Hedjekheperra-setepenra fondatore delle dinastie libiche (XXI, XXII e la XXIII dinastia). Di nuovo, la Dinastia Nubiana che li sostituì era formata da discendenti libici di Herihor.

Dominio greco-fenicioModifica

I Fenici di Tiro fondarono in seguito i porti di Leptis, Oea (Tripoli) e Sabratha, che in seguito caddero nell'orbita di Cartagine, mentre i Greci si insediarono a Cirene, Arsinoe, Berenice, Apollonia e Barce, costituendo così la cosiddetta Pentapoli Cirenaica. Nell'interno della Libia si sviluppò il regno dei Garamanti. Nel 332-331 a.C., infatti, Alessandro Magno conquistava l'Egitto, sottomettendo anche la confederazione di città greche sorte a occidente dei suoi confini. La Cirenaica entrò quindi nell'orbita dei Tolomei d'Egitto, che vi fondarono anche la nuova città di Tolemaide.

Dominio romano, vandalo e bizantinoModifica

L'Impero romano acquisisce la Tripolitania nel 146 a.C. dopo la definitiva distruzione di Cartagine, e la Cirenaica nel 96 a.C., scontrandosi coi Garamanti dell'interno. I territori saranno organizzati nelle province di Africa Proconsularis e di Creta e Cirene. Leptis Magna, divenuta una delle tre maggiori città di tutto il Nordafrica, diede i natali alla dinastia dei Severi.

Diocleziano, nella spartizione dell'lmpero, divise la Libia tra Tripolitania, nell'occidentale Diocesi d'Africa, e Libya superior e Libya inferior nell'orientale Diocesi d'Egitto. Terremoti, invasioni delle popolazioni sirtiche e declino delle città (Leptis e Cirene) causarono il declino della regione.

Nel 430 i Vandali di Genserico, di religione ariana, già conquistata Cartagine, occuparono i territori libici, arrivando a distruggere Tolemaide. Verso al fine del V secolo lo Stato vandalo cadde in declino, abbandonando la maggior parte dell'interno ai Mauri e ad altre tribù del deserto.

Nel 533, l'imperatore bizantino Giustiniano, deciso ad attuare la sua vasta politica di riconquista dell'Occidente, mosse guerra in Africa, sino a che, dopo un anno di lotte, l'ultimo re vandalo, Gelimero, si arrese nel 534 al generale bizantino Belisario. Giustiniano istituì la Prefettura del Pretorio d'Africa, formata da sette province, tra cui Tripoli, difendendo i territori dalle incursioni dei berberi. Le province nordafricane, insieme ai possedimenti romani in Spagna, vennero riunite nell'Esarcato d'Africa dall'imperatore Maurizio. L'esarcato conobbe una certa prosperità e trovatosi, dopo il 640, a dover fronteggiare l'urto della conquista islamica, l'esarcato riuscì, pur con qualche battuta d'arresto, a tenere testa alla minaccia per qualche tempo. Già nel 643 gli arabi giunsero in Cirenaica, stabilendo nel 644 il governatorato della regione nella città di Barqa, già Barca. Ma nel 698 un esercito arabo proveniente dall'Egitto saccheggiò Cartagine e conquistò l'esarcato, mettendo fine al dominio cristiano e romano sul Nordafrica.

Dominio arabo e ottomanoModifica

Nel IX secolo l'Ifriqiya abbaside (che abbracciava una buona parte dell'attuale Libia, ma non la Tripolitania) fu assegnata in gestione autonoma all'Emiro Ibrahim ibn al-Aghlab, eponimo della dinastia Aghlabide, allo scopo di meglio combattere l'endemico insurrezionalismo religioso, economico e sociale dei locali kharigiti. I Fatimidi ismailiti sconfissero gli Aghlabidi nel 990, fondando un nuovo califfato (ufficialmente "Imamato") in Egitto, di cui le regioni che formeranno l'attuale Libia divennero tributarie.

La Seconda Crociata permise infine ai Normanni di Ruggero II di Sicilia di impadronirsi dell'intera costa libica, compresa tra Tripoli e Capo Bon (1135), pur venendo in breve tempo cacciati (1163) dagli Almohadi di al-Andalus. Dal 1350 sino alla metà del XV secolo furono i governatori Hafsidi di Tunisi a governare in autonomia la Libia finché le principali città si proclamarono autonome, arricchendosi con la "guerra di corsa" foraggiata anche dalle autorità hafsidi e che vide impiegato un buon numero di corsari che, nel mondo latino coevo, furono definiti "barbareschi".

La minaccia dei corsari barbareschi spinse nel 1510 gli spagnoli, padroni del Regno di Sicilia, a intervenire, affidando Tripoli e Malta ai Cavalieri di San Giovanni. Infine, furono gli Ottomani a occupare Cirenaica (1517) e Tripolitania (1521-1551) in maniera stabile.

Con l'indebolimento dell'Impero ottomano, un nuovo regno autonomo si stabilì in Libia tra il 1711 e il 1835, sotto la dinastia Karamanli, ufficialmente tributaria del Sultano, e prosperò per il commercio degli schiavi e la guerra di corsa. La pirateria libica spinse gli Stati Uniti d'America a intervenire, per la prima volta fuori dal continente, nella Prima guerra barbaresca (1801-1805), occupando la città di Derna. Maggiori pressioni degli europei spinsero il Sultano a sollevare i Karamanli dall'incarico e ristabilire il dominio ottomano (1835), mentre nel 1843 Muḥammad b. ʿAlī al-Sanūsī, capo di un'importante confraternita mistica, si stabilì in Cirenaica facendo proseliti in tutta la Cirenaica e nella Tripolitania.

La colonizzazione italiana e la seconda guerra mondiale (1911-1951)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Libia italiana.
 
L'impiccagione di libici che avevano attentato contro soldati italiani.

Nel 1911 l'Italia di Giolitti dichiarò guerra all'Impero ottomano[5] per ottenere il controllo della Libia con la pace di Losanna. Fino ai primi anni trenta, gli italiani combatterono la resistenza organizzata dai Senussi[6], fino all'impiccagione di al-Mukhtar, nel 1931, mentre coloni italiani si stabilivano in Libia, fino a costituire, nel 1939, il 13% della popolazione.

Nel 1934, con l'unione della Tripolitania e della Cirenaica, venne proclamato il Governatorato Generale della Libia. Successivamente gli abitanti autoctoni poterono godere dello status di "cittadini italiani libici" con tutti i diritti che ne conseguivano. Mussolini dopo il 1934 iniziò una politica favorevole agli Arabi libici, definendoli "Musulmani Italiani della Quarta Sponda d'Italia" e costruendo villaggi[7] ad essi destinati. Il primo governatore fu Italo Balbo, a cui si deve la creazione della Libia sul modello di quella dell'imperatore romano, nato in Libia, Settimio Severo.

Nel 1937 Italo Balbo divise la Libia italiana in quattro province[8] e un territorio sahariano: la provincia di Tripoli, la provincia di Bengasi, la provincia di Derna, la provincia di Misurata ed il Territorio Militare del Sud con capoluogo Hun[9]. Nel gennaio 1943 la Libia fu occupata dalle truppe Alleate, nonostante ciò gran parte degli italiani rimase nel paese.

Con il Trattato di Pace del 1947, la Gran Bretagna amministrava la Tripolitania e la Cirenaica, la Francia il Fezzan, in gestione fiduciaria delle Nazioni Unite, mentre la Striscia di Aozou (ottenuta da Mussolini nel 1935) fu riconsegnata alla colonia francese del Ciad.

Indipendenza e Regno di Libia (1951-1969)Modifica

 
Bandiera del Regno Unito di Libia (1951-1969, 2012-in uso).

Il 24 dicembre 1951, la Libia dichiara l'indipendenza come Regno Unito di Libia, monarchia ereditaria e costituzionale sotto re Idris al-Sanusi. Stati Uniti e Gran Bretagna vi mantennero due basi militari, data l'importanza strategica del paese nel controllo del Mediterraneo.

Tra il 1947 ed il 1951 vennero fondate le prime organizzazioni, sindacali e politiche, tra cui il Movimento Operaio Libico e l'Unione Sindacale dei Lavoratori Libici, che, radicati tra i lavoratori portuali condusse, nel luglio 1950 a diversi scioperi per i diritti immediati, normativi e salariali dei lavoratori.

Il Partito comunista libico, clandestino, fondato nello stesso periodo, operava sia nel sindacato che nell'Associazione Politica per il Progresso della Libia, un'organizzazione importante che si batteva per l'indipendenza del paese africano. Le organizzazioni, politiche e sindacali, del movimento operaio in Libia vennero chiuse nel dicembre 1951 dai britannici con la collaborazione dalla monarchia di re Idris I[10].

Il 28 marzo 1953 la Libia entra nella Lega Araba, il 14 dicembre 1955 nell'ONU. Negli anni cinquanta vennero scoperti i primi giacimenti di petrolio. Tuttavia la limitata sovranità politica ebbe l'effetto di far approvare nel 1955 una legge che concedeva l'uso dei giacimenti alle principali compagnie petrolifere mondiali, riservando al governo soltanto il 50 % degli introiti. Negli anni sessanta la quantità di petrolio estratta aumentò, ma l'indigenza a cui era relegato il popolo non subì variazioni.[11] Il 25 aprile 1963 un'importante riforma abolì il sistema di governo federale e il nome del paese fu modificato in Regno di Libia.

Il regime di Gheddafi (1969-2011)Modifica

Il 1º settembre 1969 re Idris viene deposto da un gruppo di ufficiali nasseriani. Il paese fu ribattezzato Repubblica araba di Libia e Mu'ammar Gheddafi resse il governo provvisorio, che avviò un programma di nazionalizzazioni delle grandi imprese e dei possedimenti italiani, chiudendo inoltre le basi militari statunitensi e britanniche.

La piena sovranità politica permise al governo di impiegare le entrate delle grandi imprese petrolifere nello sviluppo di infrastrutture nel paese. Nel 1970 i beni degli italo-libici furono confiscati, e gli stessi cittadini furono costretti a lasciare il paese entro il 15 ottobre del 1970.

La politica di sviluppo del territorio perseguita da Gheddafi permise di realizzare, oltre ai miglioramenti, in ogni campo, delle infrastrutture, tra cui il "Grande fiume artificiale", un'imponente opera idraulica che attraverso lo sfruttamento dell'acqua fossile, contenuta in laghi sotterranei, forniva acqua potabile a una popolazione in continua crescita. La prima fase di tale opera si concluse nel 1991 con il tratto che giunge fino a Bengasi, la seconda nel 1996 con il tratto che raggiunse Tripoli, la terza nel 2000, permettendo di raggiungere l'entroterra.[11]

 
Gheddafi parla in qualità di Presidente dell'Unione Africana nel palazzo ONU di Addis Abeba alla sua elezione nel febbraio 2009.

In politica estera, la Libia rivoluzionaria appoggia i movimenti di liberazione nazionale, primo fra tutti l'OLP di Yasser Arafat nella sua lotta contro Israele. Volendosi erede di Nasser, tra il 1971 e il 1977 Gheddafi partecipa al tentativo di fondare una Federazione delle Repubbliche Arabe con Egitto e Siria. In seguito tenterà senza successo di creare federazioni con Tunisia (1974), Ciad (1981) e Marocco (1984). Gheddafi espliciterà la sua filosofia politica nel Libro verde (1976).

 
Bandiera della Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista (1977-2011).

Il 2 marzo 1977 venne proclamata la Giamahiria (letteralmente "repubblica delle masse"). Nello stesso anno, grazie ai maggiori introiti derivanti dal petrolio, Gheddafi poté dotare il suo Stato di nuove strade, ospedali, acquedotti e industrie. Sull'onda della popolarità, nel 1979 rinunciò a ogni carica politica ufficiale, pur rimanendo l'unico leader del paese con l'appellativo di "guida della rivoluzione". Le deboli organizzazioni libiche del movimento operaio, sindacali e politiche, dopo aver subito la repressione da parte della monarchia di re Idris I al-Sanusi, vennero definitivamente eliminate attraverso gli assassini e incarcerazioni ordinate dalla dittatura nazionalista. Gli intellettuali[12] di orientamento marxista subirono nell'aprile 1973 e nel dicembre 1978 la feroce repressione del regime di Gheddafi[13].

Nello stesso periodo la Libia viene coinvolta in un conflitto di frontiera contro il Ciad per il possesso della striscia di Aozou, un territorio ricco di risorse minerarie, contesa che viene risolta pacificamente solo nel 1994. Sempre durante questo periodo, e per molti anni, Gheddafi fu uno dei pochi leader internazionali che continuarono a sostenere i dittatori Idi Amin Dada e Bokassa.[14]

Negli anni ottanta, la Libia di Gheddafi si configurò come "Stato canaglia", sostenitore di gruppi terroristici quali l'irlandese IRA e il palestinese Settembre Nero. Gheddafi fu progressivamente emarginato dalla NATO, e, in reazione all'attentato alla discoteca di Berlino del 1986, il 15 aprile dello stesso anno, Tripoli venne bombardata dai caccia americani, attraverso l'Operazione El Dorado Canyon. Per reazione la Libia rispose con uno sterile attacco missilistico contro Lampedusa.

Nel 1988, la Nazione venne accusata di aver organizzato l'attentato di Lockerbie sul volo Volo Pan Am 103, che causò la morte di 270 persone. Con la risoluzione 748/92, l'ONU impose un embargo alla Libia, durato fino alla consegna degli imputati, avvenuta il 5 aprile 1999, e nel 2003 all'accettazione della responsabilità civile verso le vittime.

La Giamahiria si riavvicina alla comunità internazionale a partire dagli anni novanta: nel 1990 con la condanna dell'Iraq nella Guerra del Golfo, attraverso la mediazione tra Etiopia ed Eritrea, e nel 1999 all'opposizione ad al-Qa'ida. Il 15 maggio 2006 gli Stati Uniti riallacciano le relazioni diplomatiche interrotte 25 anni prima, togliendo la Libia dalla lista degli "stati canaglia". Nuove tensioni sono sorte dal 2008 tra la Libia e la Svizzera in seguito all'arresto a Ginevra del figlio di Gheddafi, Hannibal, mentre nel 2008 le relazioni diplomatiche con l'Italia si sono stabilizzate, grazie al Trattato di Bengasi. Dal febbraio 2009 al gennaio 2010, Gheddafi è stato Presidente di turno dell'Unione Africana.

Guerra civile (2011) ed eventi successiviModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra civile libica e Seconda guerra civile libica.
 
Guerra civile in Libia (2015):
  Governo di Tobruk   Governo di Tripoli   Stato Islamico (IS) e da Anṣār al-Sharīʿa   Tuareg

Nel febbraio del 2011 scoppiano delle sommosse popolari a cui segue un conflitto armato che vede opposte le forze fedeli a Gheddafi agli insorti del Consiglio Nazionale Libico. Il 19 marzo 2011, dopo la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni, viene attivato un intervento militare internazionale, con lo scopo di tutelare la popolazione civile libica tramite l'applicazione di una Zona d'interdizione al volo.

In realtà l'intervento si concretizza nel bombardamento delle truppe governative, di infrastrutture civili e militari e nell'appoggio alle truppe antigovernative. All'intervento hanno preso parte gli Stati appartenenti alla NATO tra cui Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Italia e Canada, e alcuni paesi arabi: Qatar e Emirati Arabi Uniti.

Dal marzo 2011 molti Stati, a partire dalla Francia, hanno riconosciuto il Consiglio nazionale di transizione come unico rappresentante del popolo libico. Altri Stati hanno stabilito legami diplomatici con il Consiglio, mantenendo un rapporto con il governo di Gheddafi.

Il 17 ottobre 2011 cade l'ultima città lealista a favore di Gheddafi: Bani Walid. Le forze del regime sono ormai bloccate in poche zone nei dintorni di Bani Walid e di Sirte. La Libia si poteva pertanto considerare quasi interamente libera dal regime di Gheddafi.

Il 20 ottobre 2011 Mu'ammar Gheddafi viene catturato e ucciso nella sua città natale di Sirte, uccisione che di fatto porta alla caduta del suo regime e alla fine della guerra.

Dopo la caduta di Gheddafi la Libia è divenuta ostaggio degli scontri fra le numerose milizie tribali che formavano la coalizione dei ribelli. I diversi governi che si sono succeduti hanno tentato di imporre l'autorità del potere centrale su questi gruppi, cercando di disarmarli o di integrarli nell'esercito nazionale, ma hanno sostanzialmente fallito, in quanto le amministrazioni centrali si sono sempre dimostrate troppo deboli e il parlamento troppo diviso.

Dopo il 18 maggio 2014 la situazione è precipitata dopo il colpo di stato del generale Khalifa Belqasim Haftar e con l'occupazione del palazzo del Parlamento a Tripoli da parte di soldati a lui fedeli. Il generale aveva lanciato due giorni prima un attacco contro alcune milizie islamiche nella Cirenaica, ma non autorizzato dal governo centrale. Tuttavia, il 30 luglio 2014, una di queste milizie, Anṣār al-Sharīʿa ha occupato Bengasi proclamando l'emirato islamico. Nella stessa Tripoli sono in corso violenti scontri, in particolare nella zona dell'aeroporto fra una milizia islamica chiamata Fajr Lībiyā (Alba della Libia) e altre milizie laiche; entrambi sono favorevoli al governo, ma non si conosce la loro posizione nei riguardi del generale Haftar[15].

Il 17 dicembre 2015, a Skhirat, in Marocco, i rappresentanti del Congresso di Tripoli e della Camera di Tobruk hanno firmato un accordo al fine della formazione di un "governo di accordo nazionale", sotto l'egida delle Nazioni Unite[16].

GeografiaModifica

 
Mappa fisica della Libia
 Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Libia.

I confini della Libia sono frutto di trattati e convenzioni stipulati nel tempo da vari Stati fra cui l'Italia, la Francia, il Regno Unito e l'Egitto e seguono principalmente riferimenti artificiali quali paralleli e meridiani e quasi mai riferimenti naturali quali fiumi o montagne.

MorfologiaModifica

La Libia è dotata di una lunga costa mediterranea ed il suo territorio è prevalentemente piatto. A ovest, l'altopiano raggiunge il mare, creando scogliere e insenature profonde. Ad est, la costa è bassa, ornata da dune, fino al golfo di un'insenatura ampia e profonda, oltre la quale ricominciano le scogliere a picco. È dotata di una pianura costiera abbastanza estesa, che si rialza man mano che ci si inoltra verso Fezzan. Questa pianura corrisponde al bacino della Sirte, un bacino sedimentario caratterizzato, in alcuni punti, da altitudini anche inferiori al livello del mare e dall'abbondanza di giacimenti di idrocarburi sfruttati industrialmente. Al contrario, in Cirenaica è presente un altopiano già in vicinanza del mare. L'interno è basso, fino ai 250 metri, con l'eccezione del massiccio del Tibesti, caratterizzato da deserto roccioso e sabbioso, punteggiato di oasi. Il rilievo maggiore raggiunge i 2 267 m ed è il Bikku Bitti, ma sono inoltre noti anche atri rilievi quali ad esempio il Gebel Auenat. s.l.m.

IdrografiaModifica

Il territorio libico ospita principalmente uadi sahariani che canalizzano l'acqua della stagione delle piogge. Gli unici fiumi perenni sono il Ki'am, il Ramla, in Tripolitania, e il Derna, in Cirenaica.

La falda acquifera, poco profonda in vicinanza del mare[17], diventa più profonda inoltrandosi nel Fezzan. L'altopiano della Cirenaica è dotato di una rete di acque sotterranee che riaffiorano in sorgenti carsiche. Le depressioni del deserto,[18] dànno luogo a piccoli laghi, spesso salati.

Per supplire al grande bisogno di acqua potabile, è stato costruito" il grande fiume," un acquedotto che conduce sulla costa le acque delle falde preistoriche situate all'interno del paese.[19].

ClimaModifica

Il clima libico è fortemente influenzato dal deserto a sud e dal Mediterraneo a nord. Sulla regione costiera, la temperatura è piuttosto temperata: a Tripoli la media è di circa 26 °C d'estate e 14 °C d'inverno[20], mentre le precipitazioni annue raggiungono i 380 mm, concentrate soprattutto nei mesi invernali. In estate, occasionalmente, in presenza di venti provenienti dal deserto, la temperatura nella capitale può raggiungere o superare i 45 °C. Nelle pianure centrali domina un clima semiarido, mentre il deserto a sud è soggetto a lunghi periodi di siccità. Sulla fascia costiera, generalmente più umida, soffia a volte in primavera e in autunno il ghibli, un vento secco, caldo e carico di sabbia.

PopolazioneModifica

DemografiaModifica

 
Crescita demografica in Libia dal 1961 al 2003

Nel 2010, prima del conflitto, la speranza di vita media della popolazione era di 73 anni e la mortalità infantile era del 17‰. La Libia si colloca tra i paesi a sviluppo umanitario intermedio e, grazie al reddito relativamente elevato, davanti agli altri paesi nordafricani. La densità media rimane molto bassa, tre abitanti per km2,con una popolazione che si addensa soprattutto lungo la costa, dove si contano oltre 200 abitanti per km², nella piana di Gefara e in alcune oasi.

Il 20% della popolazione risiede nella capitale,Tripoli, con 1 063 571 abitanti. Altri centri importanti sono: Bengasi, capoluogo della Cirenaica e seconda città del paese, Al Bayda, terza città più grande della Libia, tutte sulla fascia costiera. Al 2014, l'86% della popolazione abita in città. La popolazione libica parla l'arabo e il berbero e usa come moneta il dinaro libico.

 
Mappa della composizione etnica della Libia.

EtnieModifica

I libici sono principalmente arabi, berberi e tuareg. I limitati gruppi tribali Hausa e Tebu di stanza nel sud della Libia conducono vita nomadica o seminomadica. La maggioranza degli stranieri presenti nel paese proviene da altri paesi africani, specialmente dall'Egitto[21]. Più di un milione di immigrati irregolari risiede in Libia[22]. Permane una piccola minoranza di Italiani (Italo-libici), nonostante la maggioranza sia emigrata negli anni cinquanta o sia stata espulsa nel 1970[23].

Dei 64 570 ebrei presenti nel paese nel 1948[24], 50 000 emigrarono in Israele, a seguito di vari pogrom, entro l'indipendenza libica nel 1951[25][26]. A seguito della guerra dei sei giorni, i 4 000 ebrei rimasti in Libia subirono un nuovo pogrom. Il governo senussita ingiunse loro di lasciare "temporaneamente" il paese. Dei 4 000 sbarcati in Italia, 2 200 vi rimasero, 1 300 optarono per Israele e la maggior parte degli altri per gli Stati Uniti. Solo poche famiglie restarono in Libia[27][28]. Nel 1970 i beni degli ebrei libici furono confiscati, e successive compensazioni furono negate dal governo di Gheddafi[29]. La sinagoga di Tripoli, restaurata nel 1999, è stata rasa al suolo da estremisti islamici[30].

Culture e rapporti tra i popoli libiciModifica

La Libia, durante la sua storia, venne sempre considerata un'unica regione, ma ha sempre visto l'esistenza di due territori importanti come la Tripolitania, e la Cirenaica con culture ed ideologie completamente diverse. Nella storia ufficiale invece, la Libia è sempre stata considerata come una nazione unita a causa di invasioni, sottomissioni e dittature che hanno trovato comodo considerarla come una unica entità.

Il conflitto tra la popolazione della regione di Tripoli nei confronti di quella di Bengasi e delle regioni limitrofe, e viceversa, è sempre stato accentuato. I tripolitani sono attaccati culturalmente al potere politico centrale della capitale, legame reso ancor più forte durante la dittatura di Gheddafi, mentre i Cirenaici sono molto legati alla loro tradizione locale, non si vedono rappresentati da Tripoli e si sentono soffocati dagli ideali centralistici della Tripolitania, sempre al centro della politica libica, sia se diretta da diktat internazionali, o autonomamente libica.

L'ultimo avvenimento che ha visto gli abitanti della Cirenaica scontrarsi con quelli della capitale si è verificato nel luglio 2012, quando il governo di transizione ha indetto le elezioni del Parlamento. Tali elezioni non furono, secondo i Cirenaici, organizzate correttamente, come anche le suddivisioni dei seggi parlamentari. Questo evidenzia di fatto la condizione di conflitto e di sfiducia tra i due popoli diversi.

ReligioniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa cattolica in Libia.

Dal 1970 la confessione islamica è stata proclamata religione di Stato.

I musulmani (per lo più sunniti, ma anche ibaditi, cioè kharigiti) sono circa il 97%, i cristiani sono circa il 3%, e di questi circa 56 000 sono cattolici. La maggioranza della popolazione araba e arabo-berbera è sunnita, mentre la maggioranza dei berberi del Gebel Nefusa è ibadita.

LingueModifica

L'arabo è la lingua ufficiale del paese. La lingua berbera è parlata, ma senza alcun riconoscimento ufficiale, da circa 160 000 persone, soprattutto nel Gebel Nefusa ("nefusi"), a Zuara sulla costa, e in vari centri dell'interno, come Ghat, Gadames, Sokna e Augila. La lingua italiana (residuo dell'epoca coloniale) e quella inglese sono utilizzate a livello economico per i commerci.

OrdinamentoModifica

Nel 2011, allo scoppio della guerra civile due diverse autorità politiche affermavano di rappresentare il legittimo governo libico. La prima era l'esecutivo guidato da Mu'ammar Gheddafi, la seconda era il Consiglio nazionale di transizione (CNT), che si opponeva decisamente alla dittatura, quasi quarantennale, di Gheddafi.

Il CNT, organo politico che guidava gli insorti, intendeva eleggere un'assemblea costituente per la definizione di un ordinamento democratico basato sullo svolgimento di elezioni libere e sulla separazione dei poteri[31]. Il governo di Gheddafi, al potere dal 1969, corrispondeva, in termini politologici, a un regime autoritario militare, con la presenza di una leadership forte, un'ideologia incompiuta, e la mancanza di pluralismo e di una qualsiasi parvenza di uno stato di diritto.

Suddivisioni storiche e amministrativeModifica

 
Mappa della Libia con le città principali e le strade
 Lo stesso argomento in dettaglio: Distretti della Libia e Città della Libia.

La Libia è composta da tre regioni geografiche e storiche:

A seguito dell'occupazione britannica, tale ripartizione assunse altresì una valenza amministrativa, con la contesuale soppressione delle 4 province e del Territorio Militare del Sud istituiti da Italo Balbo. Successivamente, nel 1963, il Paese fu suddiviso in governatorati (muhafazat); questi sarebbero rimasti sino al 1983, quando fu introdotto il sistema basato sulle municipalità (baladiyat), a loro volta sostituite dai distretti (sha'biyat) nel 1995.

Città principaliModifica

Città Popolazione Provincia Regione Sorge su
Tripoli 1 063 571  Distretto di Tripoli Tripolitania Costa
Bengasi 660 147  Distretto di Bengasi Cirenaica Costa
Misurata 400 000  Distretto di Misurata Tripolitania Costa
El-Azizia 318 170  Distretto di Gefara Tripolitania Costa
Tarhuna 226 554  Distretto di al-Murgub Tripolitania Costa
Beida 206 108  Distretto di al-Jabal al-Akhdar Cirenaica Costa
Homs 202 000  Distretto di al-Murgub Tripolitania Costa
Zawiya 198 567  Distretto di Zawiya Tripolitania Costa
Zuara 192 159  Distretto di al-Nuqat al-Khams Tripolitania Costa
Agedabia 140 000  Distretto di al-Wahat Cirenaica Costa
Sirte 135 451  Distretto di Sirte Tripolitania Costa
Sebha 126 400  Distretto di Sebha Fezzan Oasi Desertica
al-Marj 120 000  Distretto di al-Marj Cirenaica Costa
Tobruch 110 000  Distretto di al-Butnan Cirenaica Costa
Sabrata 105 000  Distretto di Sabrata e Sorman Tripolitania Costa
Zliten 100 000  Distretto di al-Murgub Tripolitania Costa
Garian 91 047  Distretto di al-Jabal al-Gharbi Tripolitania Alture del Gebel
Nalut 74 432  Distretto di Nalut Tripolitania Alture del Gebel
Iefren 72 663  Distretto di al-Jabal al-Gharbi Tripolitania Alture del Gebel
Ben Gascir 65 776  Distretto di Tripoli Tripolitania Costa
Derna 62 179  Distretto di Derna Cirenaica Costa
Gubba 60 610  Distretto di Derna Cirenaica Costa
Bani Walid 50 824  Distretto di Misurata Tripolitania Oasi Desertica
Birak 42 382  Distretto di Wadi al-Shatii Fezzan Oasi Desertica
Murzuch 41 500  Distretto di Murzuch Fezzan Oasi Desertica
Awbari 40 075  Distretto di Wadi al-Hayaa Fezzan Oasi Desertica
Sugh el Giumaa 40 000  Distretto di Tripoli Tripolitania Costa
el-Abiar 33 390  Distretto di al-Marj Cirenaica Costa
El-Giof 31 007  Distretto di Cufra Cirenaica Oasi Desertica
Mizda 28 939  Distretto di al-Jabal al-Gharbi Tripolitania Oasi Desertica
Hun 20 388  Distretto di Giofra Fezzan Oasi Desertica
Ghat 18 000  Distretto di Ghat Fezzan Oasi Desertica
Giarabub 17 750  Distretto di al-Butnan Cirenaica Oasi Desertica
Gadames 16 080  Distretto di Nalut Tripolitania Oasi Desertica
  • Viola: Capitale libica
  • Giallo: Capoluogo di regione
  • Verde: Capoluogo di municipalità


PoliticaModifica

Politica internaModifica

Dopo la caduta di Gheddafi, salì al potere un governo di transizione, che secondo i pensieri e le valutazioni popolari, non eseguì il lavoro di restaurazione richiesto.[senza fonte] Dopo le elezioni per l'assemblea nazionale costituente del luglio 2012, nell'aprile 2013 quest'ultimo indisse le nuove elezioni per eleggere il parlamento. Il popolo libico fu chiamato a partecipare ad un appuntamento democratico che mancava da ben 48 anni. Anche se quest'elezioni si svolsero in un clima opprimente, promossero a pieno titolo i liberali, capeggiati da Mahmoud Jibril, e il partito del Fronte Nazionale[32], portati avanti da Mohamed el-Magariaf. In queste elezioni delusero gli islamisti, che furono sconfitti, anche se avevano l'appoggio del braccio libico dei Fratelli Musulmani, che poco tempo prima, aveva trionfato nel vicino Egitto. L'unica e concreta svolta positiva di queste elezioni fu la campagna elettorale, anch'essa mancante da molto tempo in Libia, che si fece sentire soprattutto a Tripoli. Coloro che si proposero come una vera alternativa al modello politico contemporaneo furono i liberali, che per questo, dopo tante fatiche e persecuzioni, vinsero.

Politica esteraModifica

 
Christopher Stevens

La Libia è parte dell'ONU (dal 1955), della Lega Araba (dal 1953), dell'OPEC (dal 1962) e dell'Unione Africana (dal 1963). Le istituzioni di cui la Libia fa parte sono: ABEDA, AfDB, AFESD, AMF, AMU, AU, CAEU, COMESA, FAO, G-77, IAEA, IBRD, ICAO, ICRM, IDA, IDB, IFAD, IFC, IFRCS, ILO, IMF, IMO, IMSO, Interpol, IOC, IOM, IPU, ISO, ITSO, ITU, LAS, MIGA, NAM, OAPEC, OIC, OPCW, OPEC, PCA, UN, UNCTAD, UNESCO, UNIDO, UNWTO, UPU, WCO, WFTU, WHO, WIPO, WMO, WTO (osservatore).

Il 12 novembre 2011, è stato ripreso dagli Stati Uniti, con l'invio a Tripoli, nel maggio 2012, di un ambasciatore di pace, Christopher Stevens,[33] che credeva nella creazione di istituzioni democratiche nel mondo islamico. L'11 settembre 2012, in seguito ad un assalto di manifestanti, infiltrati da elementi terroristi che hanno incendiato la rappresentanza di Bengasi con il pretesto di vendicare la realizzazione di un filmato provocatorio su Maometto, l'ambasciatore fu una delle vittime degli scontri.

EconomiaModifica

Prodotto Nazionale Lordo,[34] 76,5 miliardi di $[35], corrispondente a quasi 12 000 $ pro capite[36].

 
La capitale Tripoli.

Fino agli anni cinquanta del XX secolo considerata uno dei paesi più poveri del mondo, soprattutto a causa dell'improduttività del territorio, la Libia registrava già nel 1977 il reddito annuo pro capite più elevato del continente africano[37], grazie allo sfruttamento dei grandi giacimenti di petrolio, iniziato nel 1959 e nazionalizzato dopo il 1970.

Oltre a nazionalizzare sia le principali risorse del Paese,[38] che le attività produttive, il nuovo regime investì anche nello sviluppo dell'industria leggera e delle infrastrutture e nella modernizzazione dell'agricoltura, favorendo nel contempo l'immigrazione, per sopperire alla scarsità di manodopera. La diminuzione dei prezzi del petrolio negli anni ottanta ha poi ridimensionato le possibilità di sviluppo del Paese, al punto che il PIL ha fatto segnare in quel decennio un calo medio annuo del 5,4%; negli anni novanta il quadro economico ha risentito delle sanzioni economiche imposte alla Libia dall'ONU nel 1991, revocate nel 1997. Nel 2006 gli Stati Uniti hanno cancellato la Libia dall'elenco degli stati canaglia. La moneta è il dinaro libico.

RisorseModifica

PrimarioModifica

L'agricoltura riveste scarsa importanza, sia per la limitatissima superficie coltivabile (1,2% del territorio), sia per la scarsità di acqua, anche se il governo ha investito molto sulla bonifica dei terreni agricoli e sul reperimento di risorse idriche con opere di sbarramento e l'utilizzo di ingenti quantità di acque fossili, convogliate verso la costa da un sistema di tubature. I principali prodotti agricoli sono: cereali, grano e orzo, coltivati nella fascia costiera e sulle pendici settentrionali delle alture che dominano la costa. Lungo quest'ultima crescono anche vite e olivo, agrumi e alberi da frutta.

Nelle zone pre-desertiche cresce lo sparto utilizzato sia per la cellulosa, sia per farne corde, stuoie e altri lavori d'intreccio; e inoltre tabacco, arachidi, patate, ricino; dalla palma da dattero si ricavano frutti in abbondanza. Dato il clima arido, è molto praticato l'allevamento caprino e ovino. Poco importante la pesca (rilevante quella delle spugne).

IndustriaModifica

La base dello sviluppo economico della Libia è rappresentato dal petrolio: le quantità da estrarre ogni anno e i relativi prezzi di vendita sono sotto il controllo del governo e in adesione alla strategia dell'OPEC. Il petrolio, di cui la Libia è il secondo produttore del continente africano dopo la Nigeria, contribuisce per oltre il 25% alla formazione del reddito nazionale e rappresenta la quasi totalità delle esportazioni.

I principali giacimenti petroliferi, Mabruk, Hofra, Zelten, Beda, Raguba, Ora, Samah, Gialo, Waha, Magid, Amal, Serir, Augila, sono collegati da oleodotti; le principali raffinerie sono a Marsa El Brega, Tobruch, Ras Lanuf, al-Zawiya. Esistono, inoltre, cospicui giacimenti di gas naturale. Vi sono anche saline, e da alcune zone lacustri del Fezzan si estrae il natron, il carbonato di sodio.

L'industria manifatturiera è di dimensioni assai modeste, con impianti tessili, alimentari, del tabacco, della concia del pellame; attività artigianali tradizionali sono la lavorazione dei tappeti, a Misurata, e i ricami in seta e argento.

Dagli anni settanta ha avuto un notevole impulso l'edilizia, con la costruzione di interi quartieri popolari alla periferia delle grandi città, che ha determinato il sorgere di cementifici e di fabbriche di laterizi.

Settore TerziarioModifica

Si sta sviluppando nel paese una rete di servizi alle imprese, finanza, commercio interno, servizi alla persona. Poco a poco le reti stradali si sviluppano, mentre la rete aerea è poco utilizzata.

Esportazioni e importazioniModifica

Le sanzioni economiche in vigore dal 1991 al 1999 hanno fortemente ridotto gli scambi commerciali della Libia, la cui bilancia commerciale è sempre stata in forte attivo, grazie all'esportazione di greggio, destinato innanzitutto all'Italia (che in parte lo inoltra via oleodotto verso la Svizzera e la Germania) e quindi a Spagna, Turchia, Francia. Vengono in cambio importati beni industriali e alimentari, anche in questo principalmente dall'UE, Italia in testa.

TrasportiModifica

I maggiori porti sono Tripoli, Bengasi, Marsa El Brega, relativamente recente e destinato unicamente all'imbarco di petrolio, Misurata e Tobruk. La rete stradale, sviluppata soprattutto lungo la costa (via Balbia), è asfaltata per un terzo. Un'autostrada costiera è in progetto. È stata invece smantellata la rete ferroviaria dei tempi coloniali.

TurismoModifica

Per tutti gli anni settanta e ottanta il governo libico ha scoraggiato l'afflusso turistico, una posizione che solo nei primi anni novanta si è andata modificando. Poli di attrazione sono l'antico nodo carovaniero di Gadames, lo spiccato carattere di Tripoli con le sue ricche moschee e importanti resti archeologici, dai celebri resti della fenicia e poi romana città di Sabratha, a quelli romani di Leptis Magna a quelli ellenici e romani di Cirene.

Risorse minerarieModifica

Buona parte delle ricchezze del Paese si basa sui proventi dell'esportazione di petrolio e gas naturale.

AmbienteModifica

 
Deserto libico

Flora e faunaModifica

La vegetazione, a causa dell'aridità del clima, è scarsa: macchia mediterranea lungo la costa, con olivi, viti, lentischi, mirti, carrubi, ginepri, cipressi, mentre verso l'interno prevalgono la steppa semidesertica e poi il deserto vero e proprio. Nelle oasi crescono palme da datteri, ulivi e aranci

La fauna è ridotta: dromedari, roditori del deserto, iene, volpi, sciacalli; nelle zone meno aride vivono gazzelle e linci. Abbondano gli insetti (in particolare locuste e farfalle), gli uccelli e, nelle zone desertiche, scorpioni e rettili (serpenti e lucertole). Nel deserto libico si trova una fauna sahariana. Gli erg ospitano fennec, varani del deserto, pesci della sabbia, rettili e le pericolose vipere della sabbia, mentre negli uadi si trovano gazzelle dorcas e scorpioni velenosi della sabbia. Le palme delle oasi danno rifugio a tortore, rondini e rondoni, rapaci, mantide verde e colubri di Mojla.

ArteModifica

Pittura e sculturaModifica

Numerose sono le pitture e le incisioni rupestri, una interessante testimonianza sulla fauna e sui popoli che un tempo abitarono il deserto. Il nascere della pittura rupestre si può collocare nel Neolitico e si può distinguere in due fasi, l'una pre - camelica (anteriore all'introduzione del dromedario), naturalistica e assai raffinata, l'altra di epoca camelina schematica e scadente. Successivi elementi artistici punici, greci, romani, arabi, ottomani e coloniali, oltre che moderni, sono custoditi nei musei delle maggiori città.

LetteraturaModifica

Nella letteratura libica contemporanea, i generi prevalenti sono la poesia e il racconto breve. Fuad Kaabazi e Khalifa Tillisi sono tra i letterati che maggiormente si sono spesi per la traduzione e l'interscambio tra la letteratura italiana e la letteratura libica.[39][40]. Tra gli scrittori libici che si sono affermati maggiormente nel XXI secolo vi sono Ibrahim Kuni e Hisham Matar.

SportModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato libico di calcio, Federazione calcistica della Libia, Libia ai Giochi olimpici e Comitato Olimpico Libico.

La Libia ha partecipato per la prima volta ai giochi olimpici nel 1964, senza mai vincere una medaglia. Non ha mai partecipato alle Olimpiadi invernali. Il principale sport seguito in Libia è il calcio. Le principali squadre sono: l'Al Ittihad Tripoli e l'Al Ahly Tripoli. La Libyan Arab Basketball Federation gestisce il campionato di pallacanestro.

GastronomiaModifica

La cucina libica presenta elementi misti di cultura araba e mediterranea, con forti influssi italiani che risalgono al passato coloniale. La popolazione libica predilige mangiare in casa, tranne al venerdì, quando vengono preparati picnic sulla costa, in cui i commensali si servono, usando mani e pane come posate, da un grande piatto comune.

I pastori nomadi berberi hanno lasciato la consuetudine della cottura a fuoco lento di zuppe e carni in pentole di terracotta (tajine), oltre al couscous, tradizionalmente di miglio o di grano, condito con carne (principalmente montone), pesce o verdure.

La shorba[41] è invece una zuppa di verdure speziata al peperoncino e condita con pezzi di pollo, tacchino o montone.

La pasta al pomodoro è un lascito della cucina italiana, reinterpretata con l'uso delle spezie.

La tradizione ebraica ha lasciato in eredità l'uso delle frattaglie e la marinatura della carne e del pesce.

Il popolo libico utilizza principalmente queste spezie: coriandolo, cumino e cannella, ai quali si aggiungono per dare colore zafferano e cardamomo. Orzo e frumento sono i principali cereali coltivati. Pomodori e patate sono le verdure più apprezzate; datteri, banane, cocco, arance e fichi identificano la frutta. Il tè alla menta, servito in piccoli bicchieri, è la principale bevanda. Gli alcolici sono banditi per motivi religiosi.

FestivitàModifica

La Libia segue il calendario islamico lunare, e ne celebra le principali festività.

Tra le festività civili si segnalano:

  • 17 febbraio: February 17th Revolution: "giornata della collera", contro le forze lealiste del militare libico Gheddafi, nel 2011
  • 23 ottobre: festa nazionale: Giorno della Liberazione: fine della Prima guerra civile libica, nel 2011
  • 24 dicembre, Giorno dell'Indipendenza (riferito al 1951).

Alcune sono state abolite:

  • 28 marzo, Giornata del ritiro dei britannici.
  • 11 giugno, Evacuazione delle basi militari straniere.
  • 7 ottobre, Giorno dell'Amicizia (fino al 2008: "Giorno della Vendetta", in ricordo dell'espulsione degli italiani nel 1970).
  • 26 ottobre, Giornata del Ricordo delle deportazioni del 1911.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Population growth rate, su CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  2. ^ Tasso di fertilità nel 2011, su data.worldbank.org. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  3. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "Libia", in Dizionario italiano multimediale e multilingue d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
    Luciano Canepari, Libia, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  4. ^ "Non più Libia, ma Stato della Libia", il Congresso Generale Nazionale libico, su lantidiplomatico.it. URL consultato il 15 febbraio 2013.
  5. ^ Guerra Italo-Turca.
  6. ^ Omar al-Mukhtar, Idris di Cirenaica ed Enver Pascià.
  7. ^ Con moschee, scuole e ospedali.
  8. ^ Nel 1939 annesse al Regno d'Italia.
  9. ^ Sede di un comando militare che aveva il compito di governare il Sahara libico.
  10. ^ Vedi Diacronie. Studi di storia contemporanea n. 5/1/2011 di Chiara Loschi e articolo di Valentino Parlato da "il Manifesto" del 31 agosto 2010
  11. ^ a b Matteo Pistilli, Lo sviluppo della Libia: il ruolo di Gheddafi, in Eurasia, 22 febbraio 2011. URL consultato il 4 giugno 2015.
  12. ^ Professori, scrittori, giornalisti, avvocati e sindacalisti.
  13. ^ Vedi John K. Cooley, Muʿammar Gheddafi e la rivoluzione libica, pp. 384-385.
  14. ^ Quest'ultimo soltanto nel periodo in cui si dichiarò musulmano.
  15. ^ La Libia è nel caos, in Il Post, 3 agosto 2014. URL consultato il 3 agosto 2014.
  16. ^ Vincenzo Nigro, Libia: firmato l'accordo tra le due fazioni per governo di unità nazionale, in La Repubblica, 17 dicembre 2015. URL consultato il 13 gennaio 2016.
  17. ^ Appena 3 metri nell'oasi di Tripoli e 30-35 metri nella piana della Gefara.
  18. ^ Giarabub, Cufra, e i solchi del Fezzan.
  19. ^ www.ansa.it
  20. ^ Cfr. il sito Worldclimate
  21. ^ African immigrants flee Libya, su allbusiness.com, 1º novembre 2000. URL consultato il 13 gennaio 2016 (archiviato dall'url originale il 29 agosto 2011).
  22. ^ Marching orders for migrants in Libya?, BBC News, 23 gennaio 2008. URL consultato il 13 gennaio 2016.
  23. ^ Libya – Italian colonization, Encyclopædia Britannica. URL consultato il 13 gennaio 2016.
  24. ^ Stillman, 2003, pp. 155-156.
  25. ^ Stillman, 2003, p. 145.
  26. ^ Harris, 2001, pp. 149-150.
  27. ^ Harris, 2001, pp. 155-156.
  28. ^ Simon, 1999, pp. 3-4.
  29. ^ Harris, 2001, p. 157.
  30. ^ Copia archiviata, su sunsite.berkeley.edu. URL consultato il 5 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 18 luglio 2006). Jews of Libya | Jewish Virtual Library
  31. ^ A vision of a democratic Libya, in Ntclibya.org, 29 marzo 2011. URL consultato il 30 marzo 2011.
  32. ^ Una forza anti-Gheddafi nata negli anni Ottanta.
  33. ^ Guido Olimpio, L'amico americano che capiva gli arabi, in Corriere della Sera, 13 settembre 2012. URL consultato il 31 gennaio 2016.
  34. ^ A parità di potere d'acquisto.
  35. ^ 81º posto della classifica mondiale.
  36. ^ 79º posto della classifica mondiale.
  37. ^ Nel 2012 è di 11 936 dollari.
  38. ^ Il petrolio e il gas naturale in primo luogo.
  39. ^ Elvira Diana, La letteratura della Libia. Dall'epoca coloniale ai nostri giorni, Lingue e letterature, nº 93, Roma, Carocci, 2008, ISBN 978-88-430-4779-6.
  40. ^ Pietro Ferrari, Preambolo sulla letteratura libica contemporanea, in Salvatore Bono (a cura di), Storiografia e fonti occidentali sulla Libia (1510-1911), Roma, L'Erma di Bretschneider, 1982, pp. 125-130, ISBN 88-7062-522-2. URL consultato il 3 aprile 2016.
  41. ^ Dalla radice araba <sh-r-b>, "bere, sorbire".

BibliografiaModifica

  • (FR) Nora Lafi, Une ville du Maghreb entre ancien régime et réformes ottomanes. Genèse des institutions municipales à Tripoli de Barbarie (1795-1911), Parigi, L'Harmattan, 2002, ISBN 2-7475-2616-X.
  • Giovanni Buccianti, Libia. Petrolio ed indipendenza, Milano, Giuffrè, 1999, ISBN 88-14-08063-1.
  • Massimiliano Cricco, Il petrolio dei senussi. Stati Uniti e Gran Bretagna in Libia dall'indipendenza a Gheddafi (1949-1973), prefazione di Ennio Di Nolfo, Firenze, Polistampa, 2002, ISBN 88-8304-480-0.
  • Quaderni di archeologia della Libia, 1-13, Roma, Ufficio studi del Ministero dell'Africa italiana, 1950-1983, ISSN 0079-8258 (WC · ACNP), SBN IT\ICCU\RMS\0111458.
    • Pietro Romanelli e Sandro Stucchi (a cura di), Quaderni di archeologia della Libia (Cirene e la Grecia), vol. 8, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1976, SBN IT\ICCU\MIL\0175342.
    • Alfonso de Franciscis (a cura di), Quaderni di archeologia della Libia, numeri 6 (1971)-7 (1975), Napoli, Gaetano Macchiaroli, 1976, SBN IT\ICCU\RML\0211410.
  • Anthony Ham, Libia, 4ª ed., Torino, EDT, 2007, ISBN 978-88-6040-152-6.
  • Roberta Ruocco, Le antiche civiltà del Sahara libico. Un viaggio nel passato per scoprire l'alba dell'uomo, Londra, Darf Publishers, 2006, ISBN 1-85077-995-3.
  • Luigi Visintin, La Libia:cenni geografici generali in A.A.V.V. Limpero coloniale fascista, 1936 IGDA, pp. 363-374

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