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Due Lampade

oggetto immaginario della Terra di Mezzo

«Un lume fu innalzato nel settentrione della Terra di Mezzo e fu denominato Illuin; l'altro venne posto nel meridione e fu denominato Ormal; e la luce dei Lumi dei Valar si diffuse sulla Terra, così che tutto venne rischiarato come in un giorno immutabile»

(Il Silmarillion)

Nella mitologia inventata da J. R. R. Tolkien, Illuin e Ormal furono le gigantesche Due Lampade che un tempo stavano rispettivamente all'estremo settentrionale e meridionale della Terra di Mezzo, nel mondo di Arda.

Dopo che i Valar erano entrati nel Mondo, sconfitto Melkor e sistemato i danni di questi, i fuochi che in precedenza erano su Arda erano stati relegati al suo interno, e in superficie regnava l'oscurità. Poiché serviva la luce, Aulë, su preghiera di Yavanna, costruì allora due grandi lampade;[1] poi Varda riempì le lampade di luce e Manwë le consacrò, e i Valar le posero su alti pilastri: uno (Illuin) nel nord della Terra di Mezzo e l'altro (Ormal) nel sud.[2]

La luce delle Due Lampade si diffuse sulla Terra, e grazie a questa e all'operato di Yavanna comparvero la vegetazione e le prime bestie, soprattutto nelle zone centrali di Arda, dove giungeva la luce di entrambe le Lampade. In tale zona era l'isola di Almaren, nel Grande Lago, che fu la prima dimora dei Valar.

Le Due Lampade furono poi distrutte da Melkor, che abbatté i loro pilastri. Ciò provocò tali cataclismi (maremoti, sommovimenti tellurici, ecc.) che l'originale simmetria con cui i Valar progettarono inizialmente i continenti di Arda venne infranta, e mai più fu possibile ripristinarla. Terminò così la Primavera di Arda. I Valar, poiché la loro dimora su Almaren era stata distrutta, si spostatono nella terra di Aman.

Al nord, dove vi fu Illuin, si creò il mare interno di Helcar, di cui Cuiviénen (il luogo del risveglio degli Eldar) si dice fosse una baia.

Nella prima versione del racconto delle Lampade, queste vengono costruite sempre da Aulë ma con l'aiuto di Melkor, che ne costruisce i pilastri. Morgoth però crea i pilastri in ghiaccio in modo tale che si sarebbero sciolti con il calore della luce. Nella prima stesura il loro nomi sono Ringil, per quella a Nord, e Helkar, per quella a Sud.[3]

NoteModifica

  1. ^ In una versione più antica del racconto, Tolkien scrive che Aulë convinse Melkor (nella dizione più antica Melko) ad erigere i pilastri delle enormi torri su cui collocare le lampade. Melko acconsentì, erigendoli però volutamente in ghiaccio, cosicché le lampade finirono per fonderli e precipitare sulla terra. Cfr. J. R. R. Tolkien, The Book of the Lost Tales - Part I: trad. it. Racconti ritrovati, Bompiani, Milano, 2002, p. 78.
  2. ^ In versioni precedenti i due pilastri sono chiamati Helcar (poi adottato per il mare formato dal collasso di Illuin) e Ringil (poi divenuto il nome della spada del re elfico Fingolfin). Cfr. J. R. R. Tolkien, op. cit..
  3. ^ Karen Wynn Fonstad, L'atlante della Terra-di-mezzo di Tolkien, Bompiani, Milano, 2002.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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