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Eccidio di Lozio
Castello di Lozio 1.jpg
Castello di Lozio, sopra Villa
Tipoassalto
Data25 dicembre 1410
LuogoLozio
StatoItalia Italia
ObiettivoNobili Nobili.jpg
ResponsabiliFederici Arms family it Federici - ancient (Luca Giarelli).png
Motivazionescontri tra guelfi e ghibellini
Conseguenze
Mortila famiglia Nobili Nobili.jpg

L'eccidio di Lozio è stata una strage perpetrata il 25 dicembre 1410 ai danni della famiglia guelfa Nobili da parte dei ghibellini Federici, in Val Camonica.

Indice

Le causeModifica

Per tutto il medioevo e l'inizio dell'età moderna la Valle Camonica fu percorsa da sanguinosi contrasti tra le famiglie guelfe e ghibelline. Le prime erano insediate soprattutto nella media valle, e facevano capo ai potenti Ronchi di Breno, i Nobili di Lozio e i Griffi di Losine, mentre il gruppo filoimperiale era espressione dell'ampia famiglia Federici, che controllava sia la bassa che l'alta valle.

Nel 1397, sotto le pressioni dei potentati esterni come Milano si era giunti alla Pace di Breno, presso il ponte della Minerva, che avrebbe dovuto sancire la fine degli scontri.

I contrasti però, seppure abilmente nascosti da parole di pace, non erano cessati.

La leggendaModifica

Il 3 luglio 1403 Baroncino II della famiglia Nobili di Lozio, alla guida di 7000 guelfi di Valle Camonica e della Val di Scalve aveva espugnato Brescia al seguito di Giovanni Ronzoni, facendo strage di ghibellini e cacciando il vescovo Giacomo Pusterla, filo ghibellino. Padre Gregorio Brunelli riporta che nel 1410 la famiglia Federici, godendo del supporto milanese, decise di porre fine agli screzi sterminando l'intera famiglia di Baroncino II Nobili.

La leggenda dice che Giovanni Federici da Erbanno e suo fratello Gerardo, proveniente da , si avviarono nella valle di Lozio l'uno provenendo da nord, l'altro da sud.

Risiedendo i Nobili in un castello a strapiombo sulla vallata, praticamente inattaccabile, i Federici dovettero elaborare uno stratagemma per cogliere i propri nemici di sorpresa. Si risolsero nel completare l'attacco la notte del 25 dicembre, quando l'intera famiglia Nobili si sarebbe trovata per la festività di Natale nella frazione Villa, al di fuori della loro rocca.

Non temendo alcun attacco in quel giorno così sacro, le guardie guelfe non si accorsero che gli assalitori comandati dai Federici avevano deviato il corso del rivo, inondando le vie del paese. Il freddo della notte gelò l'acqua, rendendola ghiaccio, ed impedendo in questo modo qualsiasi via di fuga.

Venne quindi sferrato l'attacco, che fu una carneficina, tanto che nessuno della potente famiglia Nobili sopravvisse, eccetto per due giovani che a quel tempo erano per studi a Bergamo.

NoteModifica

Giacomo Goldaniga ritiene che non esistano prove sufficienti a ciò che riporta Gregorio Brunelli circa l'esondazione che rese impossibile la fuga dei Nobili. Infatti i due torrenti che solcano la valle (il Re ed il Ge) distano parecchie centinaia di metri dall'abitato, e lo stesso lavoro per deviarli non si sarebbe potuto risolvere in poco tempo durante la notte del 25 dicembre.

Inoltre, secondo una più completa genealogia della famiglia Nobili, sembra che i rampolli sopravvissuti fossero almeno cinque.

Padre Gregorio Brunelli riporta che l'eccidio sia avvenuto nell'anno 1409. Una lettera inviata a Baroncino Nobili il 5 settembre del 1410 fa invece supporre che il fatto fosse accaduto proprio questo anno.

BibliografiaModifica

  • Padre Gregorio Brunelli, Curiosi trattenimenti contenenti ragguagli sacri e profani dei popoli Camuni,Tipografia Camuna, Breno, 1998;
  • Giacomo Goldaniga, Storia del castello di Villa e l'eccidio dei Nobili di Lozio, Tipografia Lineagrafica, Darfo Boario Terme, 1992.

Voci correlateModifica