Economia keynesiana

scuola di pensiero economica basata sulle idee di John Maynard Keynes

In macroeconomia l'economia keynesiana è una scuola di pensiero economica basata sulle idee di John Maynard Keynes, economista britannico vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo.

DescrizioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta.

Keynes ha spostato l'attenzione dell'economia dalla produzione di beni alla domanda, osservando come in talune circostanze la domanda aggregata è insufficiente a garantire la piena occupazione.

Da qui, secondo Keynes, vi sarebbe la necessità di un intervento pubblico statale a sostegno della domanda, nella consapevolezza che il prezzo da pagare sarebbe un'eccessiva disoccupazione nei periodi di crisi, in quanto, quando la domanda diminuisce, è assai probabile che le reazioni degli operatori economici al calo della domanda producano le condizioni per ulteriori diminuzioni della domanda aggregata. Per questo vi sarebbe la necessità di un intervento da parte dello Stato per incrementare la domanda globale anche in condizioni di deficit pubblico (deficit spending), che a sua volta determinerebbe un aumento dei consumi, degli investimenti e dell'occupazione, dunque crescita economica.

Questa teoria si oppone alle conclusioni della cosiddetta economia neoclassica, sostenitrice invece della capacità del mercato di riequilibrare domanda e offerta grazie alla legge di Say.

Un particolare aspetto di questa dottrina economica è il keynesismo militare che teorizza un aumento della produzione industriale a scopi militari come fattore di sviluppo economico, applicato nella Germania nazista e negli Stati Uniti d'America del dopoguerra.

Concetti baseModifica

I pilastri della teoria keynesiana sono:

SviluppiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Politiche di redistribuzione dei redditi, Economia post-keynesiana e Nuova macroeconomia keynesiana.

CriticheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Scuola austriaca e Teoria austriaca del ciclo economico.

Friedrich Hayek ha criticato le politiche economiche keynesiane per il loro approccio, che sarebbe fondamentalmente collettivista, sostenendo che tali teorie incoraggerebbero la pianificazione centrale, che porta a scarsi investimenti di capitale, il che è la causa dei cicli economici.[1] Hayek ha anche sostenuto che lo studio di Keynes sulle relazioni aggregate in un'economia sarebbe fuorviante, poiché le recessioni sono dovute a fattori microeconomici. Hayek ha sostenuto che quelli che iniziano come adeguamenti statali temporanei diventerebbero generalmente programmi statali permanenti e in crescita, che limitano il settore privato e la società civile.

Anche altri economisti della scuola austriaca hanno mosso critiche al keynesismo. Henry Hazlitt ha criticato, paragrafo per paragrafo, la teoria generale di Keynes[2].

Murray Rothbard accusa il keynesismo di avere "le sue radici profonde nel pensiero medievale e mercantilista"[3].

Critiche all'economia neo-keynesianaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Economia neokeynesiana § Critiche.

Critiche alla NEKModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Nuova macroeconomia keynesiana § Critiche.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

NoteModifica

  1. ^ Friedrich Hayek, The Collected Words of F. A. Hayek, Chicago, University of Chicago Press, 1989, 259 p. (ISBN 978-0-226-32097-7, LCCN 98055747), p. 202.
  2. ^ Henry Hazlitt, The Failure of the "New Economics": An Analysis of the Keynesian Fallacies, D. Van Nostrand, 1959
  3. ^ Murray Rothbard, Spotlight on Keynesian Economics, Ludwig von Mises Institute, link al libro qui

Collegamenti esterniModifica

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