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Elifasi Msomi
SoprannomiAxe Killer
MortePretoria, 10 febbraio 1956
Vittime accertate15
Periodo omicidiAgosto 1953-maggio 1955 circa
Luoghi colpitiKwaZulu-Natal meridionale
Metodi uccisioneAssalto con arma bianca (ascia, coltello)
Altri criminiEvasione, stupro, furto
ArrestoMaggio 1955 circa
ProvvedimentiImpiccagione
Periodo detenzioneMaggio 1955 circa-10 febbraio 1956

Elifasi Msomi, meglio noto come Axe Killer (... – Pretoria, 10 febbraio 1956), è stato un assassino seriale sudafricano, autore di 15 omicidi.

BiografiaModifica

Msomi uccideva le sue vittime con un coltello o un'ascia; da qui gli proviene il soprannome “Axe Killer”. Le vittime erano donne, uomini e bambini che provenivano dalle valli Umkomaas e Umzikuku, nella zona del KwaZulu-Natal meridionale.

Il killer venne arrestato nel 1955: a seguito della cattura confessò più dettagli sugli omicidi e sul movente.

Elifasi era un “Sangoma”, ossia uno stregone o sciamano, di etnia Zulu. Un giorno cercò assistenza professionale da un altro Sangoma; nel corso di questo incontro disse di “essersi messo in contatto con uno spirito del male dalle fattezze elfiche, peloso, mezzo uomo e mezzo animale di nome Tokoloshe”. Questa entità, conosciuta anche come “Tikoloshe”, gli avrebbe chiesto di uccidere. Elifasi gli credette e, a partire dall'agosto del 1953, iniziò a commettere gli omicidi.

Dopo circa 18 mesi, nel febbraio 1955, fu arrestato a seguito di un omicidio nello Zibeville Kraal: stuprò la sua amante e, davanti a lei, uccise una ragazza a coltellate e ne conservò del sangue in una bottiglia. A ordinargli l'omicidio era stato il demone Tokoloshe (o almeno secondo la sua versione). L'amante si diresse subito dalla polizia, che lo arrestò.

Poco dopo la cattura fuggì e uccise 5 bambini. In generale avvicinava i malcapitati mostrandogli le sue doti di sciamano e affascinandoli, conquistandosi quindi la loro simpatia; li convinceva poi a seguirlo e, portati in un luogo lontano e isolato, li uccideva.

Fu nuovamente fermato nell'aprile dello stesso anno. Affermò "che era stato Tokoloshe ad aiutarlo a fuggire". Poco dopo la cattura fuggì per la seconda volta. La superstiziosa popolazione Zulu rimase sgomentata dalle sue fughe.

Fu fermato per l'ultima volta un mese dopo (attorno al maggio 1955); nel frattempo aveva compiuto piccoli furti. Msomi era in possesso anche di alcuni oggetti che appartenevano alle vittime; inoltre aveva ancora con sé il coltello usato per i nuovi omicidi, sporco di sangue. Incastrato definitivamente, aiutò la polizia a trovare alcuni resti delle vittime, tra cui una testa decapitata mancante.

Al processo l'Axe Killer continuò a sostenere che era stato il demone Tokoloshe a fargli compiere gli omicidi. Due psicologi che lo esaminarono dissero che Msomi aveva un quoziente intellettivo superiore alla media e che uccideva perché provava eccitazione sessuale dall'infliggere dolore agli altri: soffriva quindi di una grossa forma di sadismo; non si è a conoscenza se la storia del “demone elfico” sia una sua invenzione o no.

Elifasi nel settembre 1955 fu trovato colpevole di 15 omicidi e condannato a morte. Venne quindi impiccato il 10 febbraio 1956 nella prigione di Pretoria. Su richiesta, il giudice autorizzò una delegazione locale di capi Zulu e alcuni anziani a presiedere l'esecuzione, al fine di confermare “se Tokoloshe avesse risparmiato la morte a Msomi”. Evidentemente non successe così; uno dei capi Zulu, Chief Iwandla Manzo, disse di “essere soddisfatto” e che “Tokoloshe non l'aveva salvato”. Ma un altro dei capi ha ribadito che Tokoloshe “potrebbe tornare in vita dopo la morte, esattamente come potrebbe accadere a Msomi, forse sotto forma di Tokoloshe”.

I cittadini ansiosi vennero infine informati della morte del killer. 12 ore dopo la capanna di Msomi prese fuoco, segno che gli Zulu interpretarono come di buon auspicio.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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