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Enzo Cozzolino in arrampicata in Napoleonica nel 1971

Enzo Cozzolino, nome con cui era conosciuto Vincenzo Cozzolino (Trieste, 28 giugno 1948Torre di Babele, 18 giugno 1972), è stato un alpinista italiano.

«Sono rimasto stupefatto nel vedere lo stile di Cozzolino, come sale leggero, sicuro, su pur minimi appigli. Dove altri hanno tentato con chiodi a espansione, lui è passato in libera»

(Reinhold Messner)

BiografiaModifica

Portato agli sport e all'attività all'aria aperta, inizia ad arrampicare in Val Rosandra a 17 anni. In pochi anni Enzo, noto con il soprannome di Grongo (come l'omonimo pesce, per il mento e la dentatura pronunciati, nonché la tenacia) diventa un alpinista di punta, annoverato tra i pionieri del settimo grado,[1] che con i loro exploit porteranno all'apertura verso l'alto della scala UIAA.

Metodico nell'allenamento, viene considerato tra i primi ad aver applicato un'etica alpinistica rivoluzionaria per l'alpinismo europeo, basata sull'utilizzo minimale dei sistemi di protezione e sul rifiuto dell'utilizzo del chiodo come mezzo di progressione, caratteristico degli anni sessanta.[2]

In tale stile, anche in solitaria, compie diverse prime ascensioni, alcune delle quali rimaste celebri. Tra di esse la via dei Fachiri (450 m, VI), aperta il 14 e 15 gennaio del 1972 con Flavio Ghio con soli 12 chiodi sulla parete sudovest della Cima Scotoni, che ospita la storica via degli Scoiattoli, e il diedro che ha preso il suo nome sul piccolo Mangart di Coritenza, con Armando Bernardini, il 22 e 23 settembre 1970 (800 m, oggi VII-, con soli 10 chiodi). Compie anche diverse ascensioni di V e VI grado in solitaria, cosa di rilievo per i tempi, come la Comici alla Cima d'Auronzo (1° solitaria) e la Pisoni-Stenico alla Torre del Lago (1° solitaria invernale).

Impegnato nel servizio militare, durante un'ascensione di allenamento in solitaria alla via Soldà alla Torre di Babele (gruppo del Civetta) cade trovando la morte a nemmeno 24 anni.

AscensioniModifica

  • Spiz d'Agnèr Sud: parete nord, 900 m, V e VI, con Paolo Rumiz nel 1970;
  • Spiz d'Agnèr Nord: parete ovest, 750 m, V e VI con L. Corsi nel 1970;
  • Pizzèt d'Agnèr: parete nord, 600 m, V e VI con U. Iavazzo nel 1969;
  • Pala di San Martino: parete sud-est, 650 m, VI;
  • Punta Chiggiato (Antelao): parete sud, 750 m, V e VI nel 1970;
  • Piccolo Mangart di Coritenza (Mangart): diedro nord, il più alto diedro delle Alpi, 800 m, VI, con A. Bernardini nel 1970;
  • Seconda Sorella del Sorapiss: parete nord, 700 m, VI;
  • Busazza (Civetta): per la fessura sinistra della parete ovest, 1000 m, VI+ e A1, con A. Casale nel 1971;
  • Cima Papi (Dolomiti di Sesto, Monte Popera): per lo spigolo sud, 350 m, VI+;
  • Cima Scotoni (Fanis): via "dei Fachiri", 600 m, VI+, nel 1972 con F. Ghio.

DedicheModifica

Ad Enzo Cozzolino sono stati dedicati, tra le altre cose:

  • il Bivacco Cozzolino, bivacco alpinistico, posto a 1560 m.s.l.m. sotto lo spigolo nord dell'Agner;
  • la scuola di alpinismo della sezione CAI XXX Ottobre di Trieste;
  • un belvedere della Napoleonica, strada panoramica alla periferia di Trieste sulla quale si affacciano le pareti di roccia dove Cozzolino soleva allenarsi;[3]
  • Fachiri, echi verticali, un lungometraggio di Giorgio Gregorio.[4]

NoteModifica

  1. ^ Stefano Ardito, Roberto Mantovani, Appigli invisibili: La grande stagione dell'arrampicata estrema, LIT EDIZIONI, 2014, ISBN 978-8867761432.
  2. ^ Treccani_enzo-cozzolino_(Enciclopedia-dello-Sport), Gogna, 2004.
  3. ^ Il belvedere Enzo Cozzolino, su banff.it, 20 giugno 2014. URL consultato l'11 novembre 2014 (archiviato dall'url originale il 12 novembre 2014).
  4. ^ Luciano Santin, Cozzolino, omaggio a un eroe del 7º grado, CAI. URL consultato l'11 novembre 2014.

Collegamenti esterniModifica

  • Cozzolino, Enzo, in Enciclopedia dello sport, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002-2005. URL consultato l'11 novembre 2014.