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Fatalità (film 1946)

film del 1946 diretto da Giorgio Bianchi

TramaModifica

Roma. Vincenzo è un giovane imprenditore che è riuscito a ripescare nel Tevere una draga affondata dai tedeschi e a rimetterla in funzione. I suoi affari prosperano, e con la sua giovane moglie Paola può fare una vita relativamente agiata. Ma non hanno figli, e forse per questo la donna trova quella vita troppo monotona, e presta l'orecchio alla narrazione vivace, che Renato, il comandante della draga, le fa delle sue esperienze nelle lontane Americhe. Improvvisamente Renato dichiara a Paola il suo amore, e le propone di fuggire con lui. Paola accetta, ma quand'è sul punto di fare il passo decisivo, nel piccolo albergo, dove con Renato dovrebbe aspettare l'ora della partenza, viene presa dal rimorso, e ritorna dal marito. Disgraziatamente nella piccola stanza d'albergo, dove Paola ha passato pochi momenti con Renato, si svolge quella notte una tragedia: un uomo si suicida e i quotidiani danno ampio spazio al fatto. La polizia vi trova, tra l'altro, l'anello di sposa, che Paola vi ha lasciato. Quando Paola, ignara di tutto, si reca all'albergo a cercare il suo anello, viene raggiunta da Vincenzo messo in sospetto da una notizia del giornale, che, dopo un breve scambio di parole, la uccide.

ProduzioneModifica

  • Il direttore di produzione del film era Ermanno Donati che era entrato nel mondo del cinema nel 1941, come assistente costumista di Gino Carlo Sensani; fu lui a proporre a Sensani il triplice incarico di scenografia, arredamento e costumi per un film di ambientazione contemporanea.
  • Jone Tuzi, la grande production manager, in questo film era segretaria di edizione.
  • Meccanici e marinai del porto fluviale e della draga Tiberina partecipano tra le figurazioni del film.
  • Le musiche di Enzo Masetti sono dirette da Fernando Previtali.
  • Il film uscì nelle sale il 2 maggio 1946.

StampaModifica

  • "[...] Giorgio Bianchi ha trovato la sua strada e abbiamo fiducia che migliori sempre più. Possiamo fare un appunto: quello di aver attinto troppo abbondantemente le sue idee da Renoir e Carné senza poter esprimere quello che i registi francesi con gli stessi mezzi hanno espresso [...]". (L. Baschieri, Hollywood, n. 33 del 16 agosto 1946).

Collegamenti esterniModifica

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