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Fernando Di Giulio

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature VI, VII, VIII
Gruppo
parlamentare
Partito Comunista Italiano
Collegio Siena
Incarichi parlamentari
  • VI
    • vicepresidente della commissione parlamentare d'inchiesta sulle strutture, sulle condizioni e sui trattamenti retributivi e normativi (12 febbraio 1976 - 4 luglio 1976)
    • membro della XIII commissione lavoro e previdenza sociale (25 maggio 1972 - 4 luglio 1976)
    • membro della commissione parlamentare d'inchiesta sulle strutture, sulle condizioni e sui trattamenti retributivi e normativi (2 febbraio 1976 - 4 luglio 1976)
  • VII
    • vicepresidente della commissione parlamentare d'inchiesta sulle strutture, sulle condizioni e sui trattamenti retributivi e normativi (10 agosto 1976 - 19 giugno 1979)
    • membro della VI commissione finanza e tesoro (5 luglio 1976 - 19 giugno 1979)
    • membro della commissione d'indagine, richiesta dall'on. Vito Miceli, a norma dell'art. 58 del regolamento (28 settembre 1976 - 28 ottobre 1976)
    • membro della commissione d'indagine, richiesta dall'on. Bodrato, Piccoli e Salvi, a norma dell'art. 58 del regolamento (13 novembre 1978 - 7 febbraio 1979)
    • membro della commissione parlamentare d'inchiesta sulle strutture, sulle condizioni e sui trattamenti retributivi e normativi (5 agosto 1976 - 19 giugno 1979)
  • VIII
    • membro della VI commissione finanze e tesoro (11 luglio 1979 - 15 luglio 1981)
    • membro della VII commissione difesa (16 luglio 1981 - 28 agosto 1981)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Italiano
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Dirigente di partito

Fernando Di Giulio (Grosseto, 27 aprile 1924Grosseto, 28 agosto 1981) è stato un politico italiano, che fu dirigente, deputato e, dal 12 luglio 1979 al giorno del decesso, capogruppo del gruppo parlamentare del Pci alla Camera dei deputati.

Indice

BiografiaModifica

Nato da una famiglia di origine lucana[1], era studente della facoltà di giurisprudenza presso il Collegio Mussolini dell'Università di Pisa (attuale Scuola Superiore Sant'Anna), quando, dopo l'annuncio dell'armistizio, l'8 settembre 1943, decise di abbandonare gli studi per unirsi a un gruppo partigiano del monte Amiata, che faceva parte delle Brigate Garibaldi, dove rimase sino al termine del conflitto[1].

Iscritto al Partito comunista sin dal 1942[1], nell'immediato dopoguerra si impegnò nella riorganizzazione della Federazione comunista di Grosseto[1]. Per le sue dimostrate capacità, nel 1947, il segretario del partito, Togliatti, lo chiamò nella Commissione centrale di organizzazione, ove rimase sino al 1957 quando entrò a far parte della Federazione romana[1].

Con le elezioni politiche del 1972 fu eletto deputato nella circoscrizione Siena-Arezzo-Grosseto, e, nella medesima circoscrizione, fu rieletto nelle successive votazioni del 1976 e 1979[1]. Nel 1977, nel corso della VI legislatura, fu nominato vice presidente del gruppo parlamentare comunista e, nel 1979, ne assunse la presidenza[1].

Morì a cinquantasette anni, stroncato da un infarto a Principina a Mare, frazione del comune di Grosseto.

Il latinista e scrittore Luca Canali, nel suo Spezzare l'assedio e altre storie, dedica alcune pagine al ricordo personale di un incontro con Di Giulio, avvenuto nel 1946: «giovanissimo istruttore della scuola centrale, era venuto alla sezione "Colonna" per una lezione a un piccolo gruppo di pulcini rossi tra i quali razzolavo anch'io»[2].

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g Fonte: Treccani.it L'Enciclopedia Italiana, riferimenti in Collegamenti esterni.
  2. ^ Luca Canali, Spezzare l'assedio e altre storie, pp. 157-165, Pordenone, Edizioni Studio Tesi, 1991. ISBN 88-7692-262-8. Consultabile in Google Libri

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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