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Filisto di Siracusa (Siracusa, 430 a.C.356 a.C.) è stato uno storico e militare siceliota del IV secolo a.C., autore di una Storia della Sicilia (Sikelikà).

Indice

BiografiaModifica

Filisto nacque nel 430 a.C. a Siracusa e ricoprì importanti incarichi militari sotto Dionisio I e Dionisio II. Infatti, Dionisio I, del quale lo storiografo fu un forte sostenitore, gli affidò, per molti anni, il comando della guarnigione di stanza ad Ortigia. Ma nel 386 a.C. venne probabilmente esiliato ad Adria (città in potere dei Siracusani di Dionisio[1]) e non è chiaro se tornò in patria sotto lo stesso Dionisio I o sotto Dionisio II.

Fu proprio durante gli anni dell'esilio che, secondo Plutarco, Filisto avrebbe scritto la sua opera storica. Si suppone che la fossa Filistina, nei pressi di Adria (sede del suo esilio), abbia preso il nome da Filisto.[2]

Le ultime notizie di cui disponiamo sulla sua vita riguardano lo scontro decisivo con Dione del 356 a.C., a cui egli partecipò come generale di Dionisio II, scontro che terminò con una sconfitta per lo storiografo. Secondo Eforo di Cuma, dopo la sconfitta Filisto si sarebbe tolto la vita; secondo Timeo, invece, sarebbe stato torturato ed ucciso dal nemico.

SikelikaModifica

Dell'opera storica di Filisto non restano che pochi frammenti. Era dedicata alla storia della Sicilia e si componeva di due parti, poi considerate insieme con il titolo di Σικελικά (Sikelika).[3]

I primi sette libri partivano dalle origini (con il mitico regno di Kokalos) e giungevano fino alla conquista punica di Akragas (406/405 a.C.); i restanti sei erano dedicati all'epoca contemporanea a Filisto: quattro sul regno di Dionisio I (fino al 367/366 a.C.) e due sul regno di Dionisio II (fino al 363/2 a.C.).[3]

Filisto prese a modello Tucidide, al punto da adottare il dialetto attico pur essendo di stirpe dorica. Di Tucidide si servì come fonte per larga parte della propria opera.[3]

Severo il giudizio di Dionigi di Alicarnasso, che definisce Filisto un imitatore di Tucidide che non riesce ad eguagliare il suo modello. Più positivi, invece, i giudizi di Quintiliano e Cicerone. Quest'ultimo, in una lettera al fratello Quinto, scrive di Filisto:

(LA)

«Siculus ille capitalis, creber, acutus, brevis, pæne pusillus Thucydides.»

(IT)

«Il siciliano è uno scrittore di prim'ordine, fecondo, penetrante, conciso, quasi un piccolo Tucidide.»

(ad Q. fr., 2.11.4)

NoteModifica

  1. ^ Vd. Flegonte di Tralles e Orione in Etymologicum Magnum e lo scolio di Giovanni Tzetzes alla Alessandra di Licofrone, 631.
  2. ^ Lorenzo Braccesi (a cura di), Hellenikòs kolpos, supplemento a Grecità adriatica, L'Erma di Bretschneider, 2001, pp. 52-53, ISBN 88-8265-153-3, 9788882651534.
  3. ^ a b c Dario Del Corno, Letteratura greca, Principato, 1993, ISBN 8841627506, p. 325.

BibliografiaModifica

  • Bettalli, Marco. Introduzione alla storiografia greca. Roma, Carocci, 2001.
  • Filisto di Siracusa. Testimonianze e frammenti, a cura di Ignazio Concordia, Tricase (Lecce) Youcanprint, 2016.

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Collegamenti esterniModifica

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