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Scogliera di flysch a Saint Jean de Luz (Pirenei Atlantici)
Flysch di Albidona.
Flysch dei Carpazi.

Il flysch (voce dialettale della Svizzera tedesca che significa china scivolosa)[1] è un complesso sedimentario composto da roccia sedimentaria clastica, di origine sin-orogenetica[2], depostasi in ambiente marino tramite meccanismi deposizionali di tipo gravitativo: principalmente frane sottomarine e correnti di torbida" [3].

«Quando si sono sollevate emergendo dai mari, le montagne sono state immediatamente sottoposte all'azione dell'erosione: i detriti provenienti dalle catene in formazione sono finiti negli adiacenti bacini marini – soprattutto negli avvallamenti a nord della catena – formando masse di sedimento scuro. Questi sedimenti, i detriti della tettonica, comprendevano il Flysch. Mentre la catena continuava la sua evoluzione, e la crosta si riduceva ulteriormente nelle ganasce della morsa tettonica, il Flysch stesso è stato coinvolto nel processo di piegatura e sovrascorrimento.»

(Richard Fortey, Terra, una storia intima, Torino: Codice edizioni, 2005, p. 125.)

I flysch sono i classici sedimenti torbiditici [4], costituiti tipicamente da alternanze cicliche di livelli di arenaria, di argilla o marna, di calcare pelagico, che costituiscono unità stratigrafiche talora di notevole spessore. I fossili presenti nelle torbiditi sono molto spesso risedimentati (cioè derivati da sedimenti più antichi o precedentemente depositatisi in diverso ambiente e successivamente coinvolti nei fenomeni franosi descritti). Ad esempio, fossili caratteristici dei flysch paleogenici italiani presenti sia nelle Alpi meridionali che nell'Appennino sono le Nummuliti, che non vivevano in un contesto di mare profondo ma in ambiente costiero, e sono pertanto risedimentate in aree marine più profonde ad opera di frane. Nelle facies pelagiche intercalate ai livelli torbiditici si possono però trovare fossili contemporanei alla sedimentazione del flysch, strutture di bioturbazione e tracce fossili. In Italia, nell'Appennino centro-settentrionale e nelle Alpi liguri i flysch cretacei sono caratterizzati da tracce fossili peculiari, definiti Elmintoidi.

Nell'Appennino meridionale è notevole il flysch di Faeto (o dei Monti della Daunia) lungo il margine nord-occidentale della Puglia, composto da un'alternanza di calcareniti, calcari marnosi, brecciole calcaree, marne e marne argillose, con rari noduli e lenti di selce[5]. Unitamente ad altre formazioni più o meno analoghe esso forma il bordo orientale rialzato dell'Appennino Campano a ridosso del Tavoliere delle Puglie. Più a sud, nell'Appennino lucano, è degna di nota la successione del flysch di Albidona, una formazione che raggiunge i 2200–2300 m di spessore. Si tratta di un'alternanza di colore grigio-oliva di peliti spesso siltose e di psammiti a composizione di subgrovacche. Questa formazione affiora in vari territori dell'area di confine tra la Calabria e la Lucania, partendo dalla falda di Trebisacce sul mar Ionio e giungendo sino all'area nord-occidentale del massiccio del Pollino, nei pressi di Moliterno (alta Val d'Agri) e del Monte Centaurino[6].

NoteModifica

  1. ^ Richard Fortey, Alpi, in Terra, una storia intima, Torino, Codice edizioni, 2005, pp. 96-97, 124-125.
  2. ^ Che si svolge contemporaneamente all'orogenesi, alla formazione delle catene montuose.
  3. ^ Correnti ad elevata densità per la presenza di materiale detritico in sospensione, che si muovono verso il basso lungo un pendio sommerso (tipicamente, la scarpata continentale) per gravità
  4. ^ Non tutti i sedimenti torbiditici possono tuttavia essere definiti flysch. Il termine flysch dovrebbe essere limitato a sedimenti torbiditici di contesto sin-orogenico (torbiditi di avanfossa), mentre le torbiditi (ad esempio) di margine continentale passivo non sono da considerare come flysch. In realtà però questo tipo di terminologia è considerato obsoleto nella letteratura geologica più recente e dovrebbe essere impiegato solo per citare unità stratigrafiche storiche. Vedi anche quanto riportato nella voce Molassa
  5. ^ La formazione della Daunia (Appennino centro-meridionale): un esempio di acquifero minore (PDF), su Ispra.
  6. ^ Livio Vezzani, Istituto di Geologia dell'Università di Catania, Il Flysch di Albidona nell'area del confine tra Calabria e Lucania (PDF) (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2014).

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