Basilicata

regione italiana a statuto ordinario
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Basilicata
regione a statuto ordinario
Regione Basilicata
Basilicata – Stemma Basilicata – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
Basilicata – Veduta
La Basilicata vista dal satellite
Localizzazione
StatoItalia Italia
Amministrazione
CapoluogoPotenza (Italia)-Stemma.png Potenza
PresidenteVito Bardi (FI) dal 16-04-2019
Data di istituzione1948[1]
Territorio
Coordinate
del capoluogo
40°38′21″N 15°48′19″E / 40.639167°N 15.805278°E40.639167; 15.805278 (Basilicata)Coordinate: 40°38′21″N 15°48′19″E / 40.639167°N 15.805278°E40.639167; 15.805278 (Basilicata)
Altitudine633[2] m s.l.m.
Superficie10 073,32 km²
Abitanti554 086[3] (30-6-2020)
Densità55,01 ab./km²
ProvinceMatera, Potenza
Comuni131
Regioni confinantiCalabria, Campania, Puglia
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+1
ISO 3166-2IT-77
Codice ISTAT17
Nome abitantilucani, basilicatesi, basilischi[4]
PatronoMadonna Nera del Sacro Monte di Viggiano, San Donatello, San Gerardo Maiella, San Rocco di Montpellier
PIL(nominale) 12.051 mln [5]
PIL procapite(nominale) 22.200 [5](2018)
(PPA) 22.200 [5](2018)
Rappresentanza parlamentare6 deputati
7 senatori
Cartografia
Basilicata – Localizzazione
Basilicata – Mappa
Le province della Basilicata
Sito istituzionale

La Basilicata (AFI: /baziliˈkata/[6]), in passato Lucania (quest'ultima fu la denominazione in uso dal 1932 al 1947,[7] nonostante questo termine identifichi una regione storica dai confini differenti),[8] è una regione italiana a statuto ordinario dell'Italia meridionale di 554 086 abitanti[3] con capoluogo Potenza.

Confina a nord e a est con la Puglia, a nord e a ovest con la Campania, a sud con la Calabria, a sud-ovest è bagnata dal mar Tirreno e a sud-est dal mar Ionio, comprendendo la provincia di Potenza e la provincia di Matera, mentre altri centri principali, oltre ai due capoluoghi Potenza e Matera, sono Policoro, Melfi e Pisticci.

I residenti della Basilicata sono noti come lucani e, in forme meno diffuse, basilicatesi o basilischi.[9]

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Basilicata e Appennino lucano.
 
Parco dei calanchi, Aliano

Il territorio della Basilicata è prevalentemente montuoso (47%) e collinare (45%) con una modesta percentuale pianeggiante (8%). Possiede un'unica grande pianura: la Piana di Metaponto. I massicci del Pollino (Serra Dolcedorme - 2.267 m) e del Sirino (Monte Papa - 2.005 m), il Monte Alpi (1.900 m), il Monte Raparo (1.764 m) e il complesso montuoso della Maddalena (Monte Volturino, 1.835 m) costituiscono i maggiori rilievi dell'Appennino lucano. Nell'area nord-occidentale della regione è presente un vulcano non attivo, il monte Vulture.

Le colline costituiscono il 45,13% del territorio e sono di tipo argilloso, soggette a fenomeni di erosione che danno luogo a frane e smottamenti. Le pianure occupano l'8% del territorio. La più estesa è la piana di Metaponto che occupa la parte meridionale della regione, lungo la costa ionica. I fiumi lucani sono a carattere torrentizio e sono il Bradano, il Basento, l'Agri, il Sinni, il Cavone e il Noce. Tra i laghi, quelli di Monticchio hanno origini vulcaniche, mentre quelli di Pietra del Pertusillo, di San Giuliano e del Monte Cotugno sono stati costruiti artificialmente per usi potabili e irrigui. Artificiale è anche il lago Camastra le cui acque vengono potabilizzate. Le coste del litorale ionico sono basse e sabbiose mentre quelle del litorale tirrenico sono alte e rocciose (Golfo di Policastro).

La Basilicata ha una grande diversità ambientale ed è suddivisa in sei sotto-zone diverse:

  • Vulture-Melfese a nord-est con caratteristiche di altopiani per lo più seminati a grano, mentre nella zona del Vulture abbiamo alternanza di boschi e viti;
  • Potentino/Dolomiti lucane a nord-ovest con una prevalenza di boschi e montagne con un'altezza media di 1.200-1.500 metri;
  • Massiccio del Pollino/Monte Sirino a sud-ovest, che rappresentano le vere montagne lucane con altitudini anche superiori ai 2.000 metri e una forte presenza di foreste e boschi;
  • Val d'Agri al centro-ovest, un altopiano che parte dai 600 m s.l.m. e segue il corso del fiume Agri fino a convergere nella piana di Metaponto;
  • Collina materana al centro-est che presenta collina e alta collina con una grande presenza di argille brulle e calanchi;
  • Metapontino a sud-sud-est che è una vasta pianura alluvionale dove si pratica un'agricoltura intensiva di tipo industriale e una tipologia di costa di tipo bassa e sabbiosa.

Queste diversità si enunciano sia a livello faunistico, sia a quello floristico e infine a quello climatico.

GeologiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoto della Basilicata del 1857.

L'intera area della Lucania è considerata a rischio sismico moderato o elevato, specie in corrispondenza dell'entroterra e dei rilievi dell'Appennino lucano, sia a nord verso il confine con la Campania sia a sud verso il confine con la Calabria. Relativamente minore è il rischio sismico sulle coste e nelle zone pianeggianti.

ClimaModifica

Il clima della Basilicata cambia di zona in zona; infatti una caratteristica rilevante è che la Regione è esposta a due mari. La parte orientale della regione (non avendo la protezione della catena appenninica) risente dell'influsso del mar Adriatico, a cui va aggiunta l'orografia del territorio e l'altitudine irregolare delle montagne. Ma nonostante la diversità, il clima della regione può essere definito continentale, con caratteri mediterranei solo nelle aree costiere. Infatti se ci si addentra già di qualche chilometro nell'interno, soprattutto in inverno, la mitezza viene subito sostituita da un clima rigido e umido.

Presenta quattro aree climatiche rispettivamente suddivise in questo modo:

  • pianura ionica del Metapontino, dove a inverni miti e piovosi si alternano estati calde e secche, ma abbastanza ventilate.
  • costa tirrenica. Qui si riscontrano le stesse affinità con il clima dell'area ionica, con la sola differenza che in inverno la temperatura è leggermente più elevata e in estate è leggermente più fresca e l'umidità è molto accentuata.
  • collina materana, dove i caratteri climatici mediterranei si attenuano notevolmente andando verso l'interno: già a partire dai 300-400 metri gli inverni divengono freddi e nebbiosi, e la neve può fare la sua comparsa diverse volte all'anno da novembre a marzo inoltrato. Anche qui le estati sono calde e secche, con escursioni termiche giornaliere abbastanza elevate.
  • montagna appenninica, che corrisponde quasi alla metà del territorio regionale. Qui gli inverni risultano molto freddi, soprattutto oltre i 1 000 metri di quota, dove la neve al suolo rimane fino a metà primavera, ma può rimanere fino alla fine di maggio sui rilievi maggiori. A Potenza, capoluogo regionale posto a 819 metri s.l.m., l'inverno può essere molto nevoso, e le temperature possono scendere anche di molti gradi sotto lo zero (il record cittadino è di -15 °C), risultando tra le città più fredde d'Italia. Le estati sono moderatamente calde, anche se le temperature notturne possono essere molto fresche.

I venti più frequenti provengono in prevalenza dai quadranti occidentali e meridionali.

AmbienteModifica

Aree protetteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Aree naturali protette della Basilicata.
 
Vista del Pollino

La regione Basilicata ospita nel suo territorio undici aree protette, di cui due parchi nazionali:

Le zone sottoposte a protezione occupano circa il 30% dell'intera superficie regionale[10].

Origine del nomeModifica

Il toponimo Basilicata è attestato la prima volta attorno al X secolo: l'origine di tale nome ha diverse ipotesi:

Durante il periodo fascista il territorio regionale riprese il nome Lucania,[7] ma con la nascita della Repubblica tornò a chiamarsi Basilicata.[12]

Regione storica della LucaniaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lucania.

«... La Lucania è il territorio posto tra la costa del Tirreno, dal Sele al Lao, e quella dello Ionio, da Metaponto a Turi...»

(Strabone, storico del I secolo a.C. - Geografia, VI, 1, 4)

La Lucania antica era ben più vasta dell'odierna Basilicata; oltre a questa infatti comprendeva vasti territori appartenenti oggi ad altre due regioni: alla Campania (Cilento e Vallo di Diano nel Salernitano) e alla Calabria (arrivava a Sibari, Turi, e al fiume Lao, nel Cosentino). Non comprendeva però le terre a est del fiume Bradano, quindi la stessa Matera, ma anche l'area più settentrionale del Vulture, la cui principale città era Venusia, all'epoca degli Irpini. Tali confini geografici riflettono la situazione posteriore alla scissione fra Bruzi (antichi abitanti della Calabria) e Lucani avvenuta nel 356 a.C. con il confine fra le due regioni nell'istmo tra Turi e Cirella (Piccola Lucania). Prima di questa data, le fonti dal V secolo in poi si riferivano a una vasta area, chiamata convenzionalmente dai moderni Grande Lucania, che si spingeva fino allo stretto di Messina ed era abitata da genti di ceppo sannitico. I suddetti confini nord-orientali della Lucania furono poi mantenuti nell'istituzione delle regioni augustee, avvenuta intorno al 7 d.C.: le terre dei Lucani (al di qua del Bradano) entrarono a far parte della Regio III Lucania et Bruttii, mentre Matera e il Vulture della Regio II Apulia et Calabria.

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Basilicata.

Dalla preistoria al MedioevoModifica

Nella preistoria i primi insediamenti umani risalgono al Paleolitico inferiore e a rifugi del Mesolitico. Dal V millennio a.C. si diffusero gli insediamenti in villaggi fortificati e nell'età del ferro esistette una cultura indigena locale. Dall'VIII secolo a.C. fu fondata la colonia greca di Siris (di madrepatria microasiatica) e intorno al 630 a.C. quella di Metaponto, di colonizzazione achea, completando l'occupazione della costa ionica, mentre nell'interno continuano a fiorire le comunità indigene. I primi contatti dei Romani con i Lucani si ebbero con una temporanea alleanza anti sannita intorno al 330 a.C.. Dopo la conquista di Taranto nel 272 a.C., il dominio romano si estese a tutta la regione. Venne prolungata la via Appia fino a Brindisi e vennero fondate le colonie di Potentia (Potenza) e Grumentum.

Alla fine del V secolo la Lucania era già ampiamente cristianizzata e dopo la caduta dell'impero romano restò in possesso bizantino fino alla conquista longobarda nel 568, entrando a far parte del Ducato di Benevento. Nel 968, dopo la conquista bizantina, venne costituito il thema di Lucania, con capoluogo Tursikon (attuale Tursi)[13]. Con l'arrivo dei Normanni, il thema scomparve favorendo la nascita del ducato di Puglia e Calabria, di cui Melfi (già sede della Contea di Puglia) fu inizialmente capitale. Con le Costituzioni di Melfi, promulgate da Federico II di Svevia, nel 1231 nacque il giustizierato di Basilicata, che ebbe Lauria come primo capoluogo. I confini del giustizierato coincidevano quasi del tutto con l'odierna regione, ad esclusione di Matera (che entrerà nel 1663) e alcune zone del Melandro e della Val d'Agri. Sotto la dominazione angioina, la Basilicata attraversò una profonda crisi demografica[14] ma nella seconda metà del XV secolo si ebbe una certa ripresa, dovuta anche all'arrivo di esuli greco-albanesi dalle regioni balcaniche dell'Impero bizantino dopo la caduta di Costantinopoli.

Età moderna e borbonicaModifica

Nel XVI secolo, la Basilicata fu teatro di conflitti tra Francia e Spagna. Sotto il vicereame spagnolo, fu in gran parte sottoposta alla giurisdizione del Principato Citra ma nel 1642 ottenne un'autonomia istituzionale, destinando a Stigliano la prima sede della Regia Udienza di Basilicata.[15] Quando a Napoli scoppiò la rivolta di Masaniello, nel 1647, una sollevazione popolare guidata da Matteo Cristiano e Francesco Salazar coinvolse tutta la regione, che aderì alla Repubblica, ma la rivolta venne rapidamente repressa. Nel 1663 venne creata una nuova provincia per la Basilicata, per assicurarne un maggiore controllo, con capoluogo a Matera, fino ad allora parte della Terra d'Otranto.

Nel 1735, la Basilicata passò sotto il dominio dei Borbone di Napoli. Sull'onda dei fatti del 1799, Avigliano, ancor prima di Napoli,[16] piantò l'albero della libertà e proclamò la Repubblica Napoletana; da lì i moti si estesero in tutta la regione, ma la rivoluzione venne soffocata dall'esercito sanfedista del cardinale Ruffo, soggiogando le città di Potenza, Melfi, Tito e Picerno.

I francesi ritornarono sette anni più tardi, nonostante la resistenza della popolazione (che, in gran parte, manifestò fedeltà alla corona borbonica),[17] ponendo sotto assedio città come Lauria, Maratea e Viggiano. I francesi riorganizzarono l'assetto amministrativo e spostarono la sede dell'allora provincia di Basilicata da Matera a Potenza.[18] Con il ritorno dei Borbone, nel 1848 le forze radicali tentarono, senza successo, di costituire a Potenza un governo provvisorio, dopo che Ferdinando II aveva ritirato la costituzione liberale, a pochi mesi dalla promulgazione. L'arretratezza secolare, la scarsità di acque potabili, le pessime condizioni agricole, la carenza di infrastrutture e scuole fecero della Basilicata la provincia più povera del Regno delle Due Sicilie.[19] Nel 1857, fu sconvolta da uno dei peggiori terremoti mai verificatisi nella penisola, che provocò circa 11.000 vittime.[20]

Unità d'Italia e brigantaggioModifica

Nel 1860, la Basilicata fu la prima provincia continentale del Regno delle Due Sicilie a dichiarare la propria annessione al nascente stato unitario, mentre Garibaldi si trovava ancora in Sicilia.[21] Decaduta l'autorità borbonica, l'esercito di Garibaldi giunse in Basilicata senza incontrare difficoltà, toccando i comuni di Rotonda, Maratea e Lagonegro. Dopo l'annessione, però, le speranze di un cambiamento sociale furono vanificate: la mancata promessa di una redistribuzione demaniale, lo status quo mantenuto dalla classe borghese e l'incomprensione del regio governo, generarono il malcontento del ceto popolare, che si tradusse in una rivolta armata.[22] Il cosiddetto brigantaggio, fenomeno endemico del Meridione,[23] agli albori dell'unità d'Italia assunse i connotati di una vera e propria guerra civile che interessò le province dell'ex Regno delle Due Sicilie per circa dieci anni, causando migliaia di morti tra rivoltosi e truppe del regio esercito. La Basilicata fu la provincia con il maggior numero di bande, di cui se ne contarono 47 in totale.[24]

Sconfitto il brigantaggio, la Basilicata, come tutta l'Italia del tempo, iniziò a subire la piaga dell'emigrazione; un fenomeno che, tuttora, affligge la regione.[25] Tra fine Ottocento e inizio Novecento iniziò ad emergere il meridionalismo, movimento politico-culturale in favore del Mezzogiorno che tra i suoi esponenti annoverò personalità lucane come Giustino Fortunato, Francesco Saverio Nitti, Ettore Ciccotti e Raffaele Ciasca. Grazie all'impegno dei meridionalisti, la Basilicata conobbe un lieve ma fondamentale sviluppo, con la realizzazione di scuole, vie di comunicazione, acquedotti, e politiche di bonifica e cura farmacologica.

Storia contemporaneaModifica

Sotto il fascismo, la Basilicata (che, nel ventennio, assunse il nome di Lucania) divenne terra di confino per gli oppositori poiché Mussolini non intravide movimenti di vasta portata sociale che avrebbero arrecato seri problemi al regime.[26] Il confinato più celebre fu Carlo Levi che, dalla sua esperienza in terra lucana, trasse il romanzo Cristo si è fermato a Eboli, in cui denuncia l'arretratezza della regione, con la quale instaurò un forte legame.[27] Nel settembre 1943 città come Matera (prima città del Mezzogiorno a insorgere contro i tedeschi occupanti)[28] e Rionero furono vittime di rappresaglie nazifasciste mentre Potenza, Maratea e Lauria subirono i bombardamenti alleati. Il 23 novembre 1980 la Basilicata fu sconvolta da un grave terremoto che colpì buona parte del territorio regionale.

Nel 1993, i Sassi di Matera vennero dichiarati patrimonio dell'umanità tutelato dall'UNESCO, primo sito nel mezzogiorno d'Italia a ricevere tale riconoscimento.[29] Nel 2003 il decreto varato dal governo Berlusconi, che prevedeva l'installazione di un deposito di scorie radioattive a Scanzano Jonico, provocò un'intensa protesta a cui aderirono oltre 100.000 persone[30] che portò il governo ad annullare il proposito.[31]

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

La popolazione è concentrata per lo più nei grandi centri, infatti il 56% abita nei 12 centri più grandi della regione, il 27% invece vive nei centri medi, cioè quelli compresi tra i 5.000 e i 9.999 abitanti, e il restante 17% vive nei piccoli comuni. Il trend demografico è positivo soltanto nelle quattro zone maggiormente sviluppate della regione (Materano, Metapontino, Potentino, Vulture) dove si registra in generale un incremento di popolazione. Il fenomeno è più accentuato soprattutto a Policoro, Melfi, Lavello, Scanzano Jonico, Nova Siri e in misura minore a Bernalda e Marconia nel Metapontino, Rionero in Vulture, Venosa nell'area del Vulture e Marsicovetere nella Val d'Agri.

La città di Matera sta avendo un notevole incremento demografico dovuto sia al polo del salotto sia alle attività sorte per il grande afflusso turistico generato dall'interesse per il centro storico cittadino diventato "Patrimonio dell'umanità". Rispetto al censimento del 2001 la città ha avuto infatti un incremento pari a circa il 6% della popolazione, il più alto in regione. A Potenza invece si registra una lieve diminuzione, mentre nei centri più dinamici vicino a Potenza, (Tito e Pignola), si è registrato un trend positivo.

È in atto invece un forte spopolamento dei comuni dell'entroterra, soprattutto nel materano, infatti alcuni comuni che trent'anni fa raggiungevano all'incirca i 10.000 abitanti come Tricarico, Montalbano Jonico, Irsina e Stigliano hanno perso dal 25 al 40% della loro popolazione originaria; però al contrario della provincia di Potenza, la popolazione complessiva è aumentata in comuni come Matera, Bernalda, Policoro che nell'anno 2010 registrarono un aumento di 456 unità. Questo spopolamento avviene anche in molti comuni montani del potentino (Lagonegro, Latronico, Moliterno, Viggianello, Marsiconuovo, Lauria) e nei comuni colpiti maggiormente dal terremoto dell'Irpinia del 1980.

Nel 2008[32] i nati sono stati 4.923 (8,4‰), i morti 5.585 con un decremento naturale di 662 unità rispetto al 2007. Le famiglie contano in media 2,6 componenti. Il bilancio demografico attuale della regione mostra una diminuzione di 9.031 abitanti rispetto al censimento del 2001, quando risultavano 599.404 abitanti, un trend che va peggiorando di anno in anno.

Città e comuni principaliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Comuni della Basilicata.

Di seguito vengono riportati i principali comuni della regione per popolazione residente[33]:

# Stemma Città Popolazione
(ab.)
Provincia Altitudine
(m s.l.m.)
Superficie
(km²)
1   Potenza 66.769 PZ 819 175,43
2   Matera 60.404 MT 401 392,09
3   Policoro 17.875 MT 25 67,66
4   Melfi 17.739 PZ 530 206,23
5   Pisticci 17.538 MT 364 233,67
6   Lavello 13.420 PZ 313 134,67
7   Rionero in Vulture 13.101 PZ 643 53,52
8   Lauria 12.558 PZ 430 176,63
9   Bernalda 12.423 MT 127 126,19
10   Venosa 11.627 PZ 415 170,39
11   Avigliano 11.221 PZ 867 85,48
12   Montescaglioso 9.776 MT 365 175,79

EmigrazioneModifica

L'emigrazione su larga scala ha fatto sì che la popolazione lucana crescesse soltanto del 12% nel ventesimo secolo, il tasso di crescita più basso in Italia. La Basilicata è ancora oggi una delle regioni più povere del Paese, benché la sua economia sia cresciuta in maniera piuttosto significativa negli ultimi venti anni, anche grazie alla scoperta del petrolio, tant'è che il suo Pil pro-capite è il secondo più alto del Mezzogiorno (al 2018).[5] Ma dopo un'interruzione negli anni novanta si è ripreso il fenomeno migratorio sia verso regioni più ricche, sia interna in cui si spopolano i centri più piccoli e si popolano i due capoluoghi e le città delle aree più sviluppate.

Immigrati e minoranzeModifica

Gli stranieri regolari sono 23 217 (11 239 maschi e 11 261 femmine) pari al 4,12% della popolazione lucana. Le nazionalità con una maggior rappresentanza sono[34]:

Stato Stranieri regolari Sul totale degli immigrati Sulla popolazione residente
  Romania 9 121 39,29 % 1,62 %
  Albania 1 956 8,42 % 0,35 %
  Marocco 1 746 7,52 % 0,31 %
  Nigeria 1 071 4,61 % 0,19 %
  India 1 022 4,40 % 0,18 %
Altre 8 301 35,75 % 1,47 %
TOTALE 23 217 100,00 % 4,12 %

Tra le altre le più rappresentative sono nell'ordine: Cina, Ucraina, Bulgaria, Tunisia, Polonia, Gambia e Senegal.

Minoranze etno-linguisticheModifica

 
Cartello bilingue a San Paolo Albanese

In Basilicata è presente una consistente minoranza etnica e linguistica albanese detta arbëreshë. I sei comuni facenti parte della comunità di cui la Regione promuove la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio storico, culturale, artistico, linguistico, religioso–liturgico e folkloristico sono tutti in provincia di Potenza: Barile (Barilli), Brindisi di Montagna, Ginestra (Zhura), Maschito (Mashqiti), San Costantino Albanese (Shën Kostandini), San Paolo Albanese (Shën Pali)[35].

La comunità albanese ha nei secoli preservato, seppur in maniera diversa fra le genti di appartenenza, i connotati etnici e culturali specifici degli arbëreshë e ancora oggi mantiene e difende la propria tipicità differenziandola da quella lucana. Un tratto caratteristico della cultura albanese in Basilicata è la lingua d'origine, l'arbërisht, che viene utilizzata dalla comunità intera anche per finalità differenti dal linguaggio colloquiale; infatti i cartelli, le insegne e gli scritti ufficiali degli enti municipali sono bilingui, quindi sia in italiano sia in albanese; in particolare per quest'ultima vige il riconoscimento da parte dello Stato italiano della condizione di co-ufficialità con la lingua nazionale.[36]

Criminalità organizzataModifica

Come accaduto nella vicina Puglia, gruppi criminali organizzati hanno iniziato a operare in regione negli anni 1970, determinando un rallentamento dell'economia regionale[37]. Sono attivi in regione anche cartelli criminali indipendenti fra loro[38] che agevolano le attività dei gruppi criminali provenienti dalle regioni limitrofe.[39]

Dopo il 1980 però, quando in seguito al catastrofico terremoto furono investiti grandi capitali in Basilicata, le cosche delle vicine Campania e Calabria cercarono di penetrare negli affari della regione. Nel 1994 venne fondata a Potenza la cosca dei Basilischi, una 'Ndrina della 'Ndrangheta calabrese, che si installò in diverse zone della Basilicata, finché non fu sgominata con il maxi-arresto del 22 aprile 1999.[40]

Da allora le piccole attività criminali organizzate che si trovano concentrate nel materano, nella zona del Metapontino[41] con posizione centrale di Policoro[42], Val d'Agri e Melfese (principalmente impegnate nel narcotraffico, nell'usura, ecc.) sono controllate[43], secondo la procura nazionale antimafia, da alcuni clan locali che fanno capo alla 'Ndrangheta.[44]

Chiesa cattolica in BasilicataModifica

La regione ecclesiastica Basilicata è una delle sedici regioni ecclesiastiche in cui è suddiviso il territorio della Chiesa cattolica in Italia. Il suo territorio corrisponde al territorio della regione amministrativa Basilicata.

Le parrocchie sono 270.
Le diocesi sono sei:

Nella prima metà del novecento, è stato istituito in Basilicata l'unico seminario regionale in Italia, con la qualifica di "minore": il Pontificio seminario regionale minore di Basilicata.

PoliticaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenti della Basilicata.

Suddivisione amministrativaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Giunta regionale della Basilicata.

Tanto nel Regno di Napoli che in quello delle Due Sicilie la Basilicata costituì sempre una semplice provincia, con vari capoluoghi a seconda delle epoche; a partire dal 1663 il capoluogo fu per alcuni secoli Matera, poi, con la legge emanata da Giuseppe Bonaparte l'8 agosto 1806, si decise di spostare la sede a Potenza[45].

Con identica configurazione la Basilicata entrò nel Regno d'Italia. Con la legge n. 1 del 1927 la creazione della provincia di Matera spezzò la secolare unità, ricomposta al momento della progettazione delle regioni.

Dal 1º gennaio 1948, ex art. 131 della vigente Costituzione, la Basilicata è una regione ad autonomia ordinaria della Repubblica Italiana, ma solo con la legge n. 281 del 1970 furono attuate le sue funzioni.

La regione Basilicata è quindi divisa in due province:

Stemma Provincia Mappa Comuni Abitanti
(1/9/2009)
Superficie
(km²)
Sito istituzionale
  Provincia di Matera   31 201'133 3'478.89 Matera
  Provincia di Potenza   100 377'258 6'594.44 Potenza
  Basilicata   131 578'081 10'073.32 Basilicata

EconomiaModifica

La Basilicata, svantaggiata dalla propria costituzione morfologica ed emarginata per lungo tempo dagli investimenti, ancora largamente sprovvista di importanti vie di comunicazione e, sebbene, ricca di risorse naturali, è una delle regioni meno sviluppate del Paese. Nel 2018, il tasso di occupazione risulta al 49.4%, inferiore alla media nazionale (58.5%) e ancor più basso rispetto alla media europea (68.6%).[46] Tuttavia, l'economia regionale ha subito un discreto miglioramento negli ultimi decenni. Al 2018, nell'ambito del Mezzogiorno, la Basilicata presenta uno dei minori tassi di disoccupazione (12.5% rispetto ad una media nazionale del 10.6%)[46] ed il reddito pro capite (22.200 €) più alto dopo l'Abruzzo.[5]

AgricolturaModifica

Il settore agricolo costituisce ancora un caposaldo dell'economia regionale. La produzione di colture di pregio è relegata solo in alcuni territori regionali a causa dei condizionamenti esercitati dalla montuosità del territorio, dalla sua scarsa fertilità e dall'irregolarità delle precipitazioni. La riforma fondiaria, cominciata a partire dagli anni Cinquanta, assieme all'assegnazione di migliaia di case sparse e di terre ai braccianti, alle bonifiche e alle irrigazioni di vasti comprensori (grazie anche allo sbarramento del Bradano e di altri fiumi) hanno contribuito allo sviluppo dell'agricoltura.

La loro localizzazione ha quindi determinato aree piuttosto differenziate per caratteristiche produttive: privilegiate risultano le valli dell'Agri, nel suo medio corso, e dell'Ofanto, oltre alla piana di Metaponto. Le colture più estese sono quelle del frumento, seguito da altri cereali che in buona parte costituiscono materia prima per l'industria alimentare lucana (avena, orzo, mais), e delle patate; abbastanza diffusi sono la vite (soprattutto uva da vino), l'olivo, presente nelle aree collinari, e gli agrumi, nelle piane ioniche; un certo incremento hanno registrato alcune colture industriali, in particolare la barbabietola da zucchero (che ha superato per estensione la tradizionale coltura della patata) e il tabacco, e quelle ortofrutticole.

Al 2018, la Basilicata è la terza regione per produzione cerealicola,[47] maggiormente sviluppata nelle zone interne del materano (frumento, granturco, orzo e avena). Sulle colline a ridosso del Metapontino invece c'è una fiorente coltivazione di vigneti, mentre nella piana sono molto sviluppate le piantagioni di alberi da frutto: susine, pesche, pere, kiwi, agrumeti e fragole, di cui la regione ne é la prima produttrice a livello nazionale.[47]

Allevamento e pescaModifica

L'allevamento è suddiviso per zone, infatti nella zona del materano abbiamo quello di ovini, suini, caprini mentre quello dei bovini è per lo più praticato nelle zone montuose del potentino e nei grandi pascoli del melfese. Dati i ristretti sbocchi sul mare, la pesca è poco diffusa ed è circoscritta alle limitate coste dello Ionio e del Tirreno.

Materie primeModifica

 
Diga del Pertusillo in Val d'Agri

La regione è ricca di idrocarburi, particolarmente metano (nella Valle del Basento) e petrolio, in Val d'Agri, dove è situato il più grande giacimento dell'Europa continentale.[48][49][50]

La loro scoperta ha portato nel 1998 alla stipula di un accordo fra Governo, Regione ed Eni. La Basilicata, in cambio delle concessioni per lo sfruttamento di questa importante materia prima (una produzione stimata in 104.000 barili al giorno per vent'anni, pari al 10% del fabbisogno nazionale e l'80% della produzione nazionale nel 2008), che dovrebbe ottenere rilevanti benefici economici e occupazionali, oltre all'impegno teorico da parte dello Stato di effettuare interventi infrastrutturali per accelerare lo sviluppo socio-economico della zona e di garantire la riqualificazione ambientale, con la salvaguardia del parco naturale che dovrebbe sorgere nella Val d'Agri.

Lo sfruttamento delle materie prime è tuttavia oggetto di polemiche da parte di associazioni agricole e ambientaliste, che accusano l'assenza di un reale beneficio economico e una forte contaminazione ambientale,[51][52] rappresentando un pericolo per le risorse naturali[53] e la produzione agricola locale, ad esempio il miele.[50]

La Basilicata possiede il più grande bacino idrico d'Italia, che costituisce oltre il 30% delle risorse nazionali.[54] Il settore idrico lucano contribuisce anche al fabbisogno della Puglia (destinandone il 65% prevalentemente per uso potabile)[55] e di zone limitrofe in Campania e Calabria.[53] Le dighe di Monte Cotugno e Pertusillo sono i maggiori fornitori dell'acquedotto pugliese.[56]

IndustriaModifica

 
Stabilimento FIAT di Melfi

L'industria della regione è, prevalentemente, basata sulle attività di piccole e medie imprese: industrie alimentari (oleifici, aziende vinicole, pastifici), tessili e industrie della lavorazione del marmo.

Nuove prospettive ha aperto la costruzione di uno stabilimento della FIAT a Melfi (1993), considerato uno degli impianti automotivi più moderni al mondo,[57][58] sia per i posti di lavoro che offre nel brevissimo termine sia per le possibilità di occupazione che lo sviluppo dell'indotto potrebbe creare nel medio e lungo periodo. Certamente, in valori assoluti, le 6 500 unità (1997) assorbite dal complesso melfese sono andate a compensare le perdite massicce degli altri rami industriali, e in particolare della chimica.

È interessante confrontare i dati relativi alla divisione settoriale del lavoro negli anni immediatamente precedenti e seguenti l'apertura del complesso melfese: nel 1991, gli occupati in agricoltura ammontavano ancora al 20%, mentre l'industria assorbiva solo il 26% del totale e il restante 54% ricadeva nel settore terziario; nel 1994 il quadro risultava profondamente trasformato e, pur in un preoccupante calo dell'occupazione complessiva (da 193.000 a 176.000 unità), i valori percentuali vedevano l'industria balzare al 37%, mentre l'agricoltura si dimezzava quasi (11,5%, con 6000 unità in meno) e il terziario stesso scendeva al 51,5%, perdendo oltre 10.000 posti di lavoro.

A Matera è presente l'industria ferroviaria Ferrosud e l'industria del mobile. A Potenza esistono stabilimenti chimici mentre nella Valle del Basento sono presenti impianti di produzione tessile. Nel Metapontino, infine, vi è una grande presenza di aziende agricole con produzione industriale soprattutto di fragole e alberi da frutto.

TurismoModifica

 
Scorcio della costa di Maratea

Il turismo è basato su tre categorie:

Nonostante un lieve miglioramento di accessibilità, soprattutto dai versanti tirrenico (con il raccordo autostradale Sicignano-Potenza, su cui si è sviluppato, nei pressi del capoluogo, il nucleo industriale di Tito) e ionico (con il potenziamento della SS 106 jonica, da cui si dipartono le arterie di penetrazione lungo i fondovalle del Bradano, del Basento e dell'Agri), la Basilicata presenta, ancora, un movimento turistico molto debole: poco più di 200 000 arrivi e circa un milione di presenze all'anno, con una permanenza media, dunque, assai breve (meno di 5 giorni) e comunque legata, in massima parte, alle località balneari.

Al 2017, la Basilicata è risultata la penultima regione per numero di visite, prima solo al Molise.[60] Con la proclamazione di Matera capitale europea della cultura (2019), si è avuta una crescita piuttosto discreta dell'offerta ma ancora priva di una sinergia nel piano turistico regionale.[61]

Gli arrivi e le presenze turistiche nella regione, dal 2001 al 2015, sono così riassunte in tabella:[62][63]

2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015
Arrivi
turisti italiani
351.853 342.587 376.111 388.399 409.228 396.240 394.825 414.571 419.900 440.521 453.628 457.302 462.116 497.535 578.581
Presenze
turisti italiani
1.498.481 1.478.914 1.543.922 1.566.733 1.731.553 1.569.443 1.668.096 1.681.069 1.730.434 1.734.951 1.809.167 1.773.720 1.776.900 1.885.072 2.075.77
Arrivi
turisti stranieri
46.179 48.553 51.175 49.864 57.802 54.816 53.721 51.709 47.384 53.307 58.049 60.599 70.550 81.576 95.880
Presenze
turisti stranieri
214.484 218.206 217.954 212.859 221.597 174.085 188.693 181.304 158.262 155.157 154.307 148.094 172.223 215.011 229.168

Infrastrutture e trasportiModifica

Il territorio montuoso ha sempre reso difficili le comunicazioni nella regione. I collegamenti ferroviari non sono estesi; un progetto nel 1986 prevedeva la costruzione della linea Ferrandina-Matera realizzata, ma mai completata. La regione è dotata soltanto di un piccolo aeroporto, a Pisticci, oggetto di studi per l'ampliamento.
Oltre all'autostrada A2 e al RA5 Potenza - A2, la Regione dispone di altre significative arterie, come la S.S. 106 Jonica, la S.S. 407 Basentana, la S.S. 658 Potenza - Melfi e altre che seguono il corso dei principali fiumi lucani, la S.S. 655 Bradanica (Foggia - Matera) la S.S. 598 Fondovalle dell'Agri e la S.S. Sinnica (Policoro - Lauria).

I collegamenti ferroviari sono svolti da Trenitalia e Ferrovie Appulo Lucane che operano nei collegamenti da e verso la regione Puglia.

Nella regione sono presenti le seguenti linee ferroviarie:

Le principali stazioni della regione in termini di flussi sono Potenza Centrale, Metaponto, Melfi e Maratea.

Fra le infrastrutture presenti in passato era presente la ferrovia Sicignano degli Alburni-Lagonegro.

PortiModifica

 
Porto turistico di Policoro

Le uniche strutture portuali presenti in regione sono porti turistici dedicati alla nautica da diporto:

Strade e autostradeModifica

Trasporto aereoModifica

CulturaModifica

IstruzioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Università degli Studi della Basilicata.
 
Università della Basilicata: Campus di Macchia Romana, Potenza

L'Università degli Studi della Basilicata fu inaugurata nel 1982; ha sede principale a Potenza e una sede distaccata a Matera.

EditoriaModifica

Nella regione sono pubblicati giornalmente alcuni quotidiani, i principali sono: il Quotidiano del Sud, La Nuova del Sud, La Gazzetta del Mezzogiorno (Edizione Basilicata) e il Giornale di Basilicata. Le emittenti televisive principali sono Trm di Matera, Telecento e La Nuova TV di Potenza.

Siti archeologiciModifica

MuseiModifica

Musei archeologiciModifica

 
Presunto ritratto di Leonardo da Vinci, Museo delle Antiche Genti di Lucania, Vaglio

Altri museiModifica

 
MAM Palazzo Aiello, Moliterno

Matera Capitale Europea della Cultura 2019Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Matera capitale europea della cultura.

Candidata nel 2008, Matera è stata designata il 17 ottobre 2014 Capitale europea della cultura per il 2019, insieme alla città bulgara di Plovdiv. È la quarta città italiana (dopo Bologna, Firenze e Genova), prima del Mezzogiorno, a ricevere questo riconoscimento.[69]

Dialetti lucaniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetti lucani.

LetteraturaModifica

 
Orazio Flacco, Giacomo Di Chirico (1871)

In epoca romana, la colonia di Venosa diede i natali a Quinto Orazio Flacco, semplicemente noto come Orazio, uno dei maggiori poeti latini, dalle cui opere sono tratte citazioni in uso ancora oggi come Carpe diem, Aurea mediocritas, Nunc est bibendum e In medias res. Orazio, che visse la fanciullezza nel Vulture, decantava nelle sue odi la natia Venosa e altri luoghi che frequentava nella prima fase della sua vita come Acerenza, Forenza e Banzi.[70]

Sotto il dominio svevo, la Basilicata conobbe uno sviluppo letterario, in particolare nel Vulture, attraverso figure come Riccardo da Venosa ed Eustachio da Matera. Per secoli ignorata, Paolino e Polla di Riccardo da Venosa, fu riscoperta a metà dell'Ottocento e, in tempi moderni, è stata oggetto di studio per la sua particolare vena ironica.

Il Rinascimento lucano vide Venosa come principale centro culturale, favorita dall'eredità di Orazio e dal mecenatismo dei Gesualdo e Del Balzo; con la nascita dell'Accademia dei Piacevoli e dei Soavi e l'Accademia dei Rinascenti, quest'ultima fondata da Emanuele Gesualdo, figlio del compositore Carlo.[71] Il petrarchismo ebbe come esponenti Isabella di Morra, benché il suo stile oscuro e malinconico si differenziava dalla poesia amorosa in voga al tempo, tanto da anticipare i temi che saranno propri del Romanticismo;[72] e Aurora Sanseverino, poetessa dell'Arcadia, annoverata tra i più grandi mecenati del regno di Napoli in epoca barocca.[73] Successivamente, la Basilicata, sempre più isolata e lontana dal progresso, conobbe un irreversibile declino culturale che spinse diversi intellettuali a spostarsi nei maggiori centri come Napoli o al di fuori del regno.

Tra il Settecento e l'Ottocento si distinsero Francesco Lomonaco, detto il "Plutarco italiano"[74] e mentore di Alessandro Manzoni; Ferdinando Petruccelli della Gattina, considerato l'iniziatore del romanzo parlamentare italiano;[75][76] Nicola Sole, autore di apprezzati canti patriottici; Francesco Torraca, noto per i suoi studi su Dante e uno dei maggiori critici letterari del suo tempo.[77] In campo giuridico spiccano Giovanni Battista De Luca, considerato il fondatore del lessico giuridico italiano;[78] e Mario Pagano, che gettò le basi dell'odierna Corte Costituzionale.[79]

Tra gli autori del Novecento lucano una menzione va a Leonardo Sinisgalli, Rocco Scotellaro e Albino Pierro, tre volte candidato al premio Nobel per la letteratura;[80] tra i contemporanei Raffaele Nigro, Gaetano Cappelli e Mariolina Venezia.

Venosa è sede del Certamen Horatianum, evento culturale a livello internazionale rivolto a studenti di liceo classico.

MusicaModifica

 
I viggianesi, Filippo Palizzi (1853)

Uno strumento musicale tipico del folclore lucano è l'arpa viggianese (detta arpicedda), un'arpa di modeste dimensioni, con una struttura sottile e leggera che ne facilitano il trasporto. Nei secoli trascorsi, fu lo strumento distintivo dei musicisti erranti della Val d'Agri che vagarono per il mondo esportando le proprie tradizioni, molti dei quali furono ammessi in orchestre sinfoniche a livello internazionale.[81] L'arpa portativa è anche lo strumento di Remì, protagonista di Senza famiglia di Hector Malot, il quale avrebbe tratto ispirazione dai musicanti viggianesi e il loro caratteristico strumento.[82][83] Altri strumenti della tradizione sono zampogna, ciaramella e cupa cupa.

Tra i compositori classici sono da menzionare Carlo Gesualdo da Venosa, talvolta citato come il maggiore madrigalista del XVI secolo,[84] Giovanni Maria Trabaci, Egidio Romualdo Duni, Vincenzo Ferroni, Rocco Cristiano, Leonardo De Lorenzo e Carlo Curti, fondatore dell'Orquestra Típica Mexicana, considerata una precorritrice delle bande mariachi.[85] Il duo comico Lyons and Yosco ottenne notorietà negli Stati Uniti con il brano Spaghetti Rag, che vendette un milione di copie.[86] Tra gli artisti pop, grande successo è stato riscosso da Mango e Arisa; per quanto riguarda la musica etnica un notevole contributo si deve ad Antonio Infantino e i Tarantolati di Tricarico.[87] Un'altra formazione musicale, i Krikka Reggae, presenta uno stile che abbina il dialetto bernaldese alla musica giamaicana.[88] In anni recenti, gli FSK Satellite si sono distinti nel genere trap.

Tra le manifestazioni musicali vi è l'Agglutination Festival, uno dei più importanti in ambito heavy metal del centro-sud Italia, nonché uno dei più longevi a livello europeo;[89][90] e il WoodyGroove Festival, dedicato al panorama underground.

Cinema e televisioneModifica

Nonostante, sul finire degli anni venti del novecento, la regione iniziò ad apparire su alcune produzioni propagandistiche dell'Istituto Luce,[91] solo a partire dal dopoguerra la Basilicata diventa meta di numerosi set cinematografici nazionali ed internazionali.

Matera è la location più ambita. I Sassi fanno da sfondo per diverse produzioni a tema religioso, che accomunano la città a Gerusalemme;[92] nonché a carattere etnico-sociale, rappresentando terre arcaiche, misteriose e lontane dalla civiltà. Altri centri cinematografici sono Craco, Melfi, Maratea e, in anni recenti, la scenografia ha interessato anche i comuni sulle Dolomiti lucane come Castelmezzano e Pietrapertosa.

La prima pellicola girata in regione fu Nel mezzogiorno qualcosa è cambiato (1949) di Carlo Lizzani, un documentario dedicato alla questione meridionale, in cui Matera appare tra i luoghi di ripresa.[93] Nel tempo si sono succedute altre opere come Gli anni ruggenti (1962), Il Vangelo secondo Matteo (1964), Non si sevizia un paperino (1972), Cristo si è fermato a Eboli (1979), Io non ho paura (2003), La Passione di Cristo (2004), Quantum of Solace (2008), Basilicata coast to coast (2010), Wonder Woman (2017) e No Time to Die (2021).[94][95] Film come Il brigante di Tacca del Lupo (1952), Il conte di Matera (1957), Li chiamarono... briganti! (1999) sono ambientati in Basilicata, ma le riprese non vennero effettuate in regione.[96][97][98]

Tra le serie televisive sono da menzionare L'Alfiere (1956), L'eredità della priora (1980), Il generale dei briganti (2012), Questo è il mio paese (2015), Sorelle (2017) e Imma Tataranni - Sostituto procuratore (2019).[95][99][100]

Personalità che si sono distinte nel mondo cinematografico sono registi come Robert G. Vignola, Pasquale Festa Campanile, Tanio Boccia, Ruggero Deodato e attori come Rocco Papaleo, Antonio Gerardi, Domenico Fortunato, Giannina Chiantoni e Caterina Sylos Labini.

Dal 1999 si svolge il Lucania Film Festival di Pisticci, rassegna internazionale di cinema indipendente.

TeatroModifica

Il teatro Francesco Stabile di Potenza è l'unico teatro lirico della Basilicata,[101] inaugurato nel 1881 alla presenza del re Umberto I, della regina Margherita e del principe Amedeo, che assistettero alla Traviata di Giuseppe Verdi. Il capoluogo ospita anche l'Auditorium del Conservatorio Carlo Gesualdo da Venosa, realizzato nel 1986. Altri teatri storici sono il Teatro Ruggero II di Melfi, i cui lavori iniziarono nel 1856; Teatro Lovaglio di Venosa, inaugurato nel 1936; Cineteatro Duni di Matera, istituito nel 1948, il più capiente della regione con 1.200 posti.[102]

A Brindisi Montagna si tiene, annualmente, La storia bandita, considerato il più grande spettacolo multimediale di teatro popolare in Italia,[103][104] ispirato agli avvenimenti che interessarono il brigantaggio postunitario lucano e il suo maggior esponente Carmine Crocco.

CucinaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina lucana, Prodotti agroalimentari tradizionali lucani e Vini della Basilicata.
   
   
Alcuni prodotti lucani a marchio di qualità: Lucanica di Picerno, Peperone di Senise, Pane di Matera, Melanzana Rossa di Rotonda

La cucina lucana è, perlopiù, basata sull'uso di carni suine e ovine, legumi, cereali, verdure e tuberi.

Specialità della gastronomia regionale è il peperone crusco, a cui è stato attribuito l'appellativo di "oro rosso" della Basilicata;[105][106] un peperone essiccato dal sapore delicato, consumato sia come spuntino sia come ingrediente di numerose ricette locali. Il peperone crusco viene ottenuto dall'essicazione della varietà di Senise, una delle più pregiate a livello nazionale.[107]

Di rilevanza sono i salumi come la salsiccia con la varietà lucanica (come fu definita dai Romani questa specialità lucana),[108] diventata, in molti dialetti del nord Italia luganega; oggi nota come lucanica di Picerno. Tra i formaggi, spiccano pecorino di Filiano, canestrato di Moliterno, padraccio e treccia dura (o treccione).[109]

Il vino lucano più rappresentativo è l'Aglianico del Vulture;[110][111] tra gli altri Terre dell'Alta Val d'Agri, Matera e Grottino di Roccanova. Si producono anche oli di oliva extravergini di qualità superiore tra i quali l'olio del Vulture e quello ottenuto dall'oliva majatica di Ferrandina. Altri prodotti di rilievo sono pane di Matera, fagiolo di Sarconi, melanzana rossa di Rotonda, pomodoro Ciettaicale di Tolve, Amaro Lucano di Pisticci, pistacchi di Stigliano[112] e le castagne del Vulture come il marroncino di Melfi.[113]

La Basilicata è, altresì, nota per le sue acque minerali. Nelle sorgenti del Vulture, area di maggior produzione, i materiali vulcanici forniscono alle acque sorgive una naturale effervescenza, caratteristica rara nel panorama delle acque minerali.[114] Tali acque vengono imbottigliate presso Monticchio Bagni, frazione di Rionero in Vulture.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architetture civili della Basilicata, Architetture militari della Basilicata e Architetture religiose della Basilicata.

PotenzaModifica

  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Chiese di Potenza
 
Piazza Mario Pagano, Potenza
 
Interno della chiesa di San Michele, Potenza
  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Palazzi di Potenza

MateraModifica

 
La Cattedrale di Matera
 
Chiese di Santa Maria di Idris e San Pietro Caveoso
  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Chiese di Matera
  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Palazzi di Matera
 
"Chiesa Incompiuta" della Santissima Trinità di Venosa

Basiliche, cattedrali, santuariModifica

 
Castello di Melfi

Castelli e roccafortiModifica

 
Castelmezzano

Borghi più belli della BasilicataModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: I borghi più belli d'Italia.

Palazzi e case storicheModifica

 
Giardini del Palazzo vescovile, Melfi

SportModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sport in Basilicata.

OnorificenzeModifica

  Attestato e medaglia di bronzo dorata di eccellenza di I classe di pubblica benemerenza del Dipartimento della Protezione civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010, ai sensi dell'art.5, comma 5, del D.P.C.M. 19 dicembre 2008.

SimboliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Simboli della Basilicata.
 
Gonfalone della Regione

Lo stemma della regione è costituito da uno scudo sannitico di color argento riportante quattro fasce ondate azzurre che, secondo l'articolo 8 dello Statuto della regione, rappresentano i principali fiumi lucani.

NoteModifica

  1. ^ Operativa dal 1970
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  6. ^ Luciano Canepari, Basilicata, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
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  21. ^ Tommaso Pedio, La Basilicata nel Risorgimento politico italiano (1700-1870), Potenza, 1962, p. 109
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