Apri il menu principale
Francesco Pettorelli Lalatta
vescovo della Chiesa cattolica
BishopCoA PioM.svg
 
Incarichi ricopertiVescovo di Parma
 
Nato12 febbraio 1712 a Parma
Ordinato presbitero31 marzo 1736
Consacrato vescovo21 dicembre 1760
Deceduto2 maggio 1788 a Parma
 

Francesco Pettorelli Lalatta (Parma, 12 febbraio 1712Parma, 2 maggio 1788) è stato un vescovo cattolico italiano.

BiografiaModifica

Francesco Pettorelli Lalatta nacque a Parma dal conte Angelo Ugolino e da Caterina Del Monte. Intraprese gli studi ecclesiastici presso il seminario di Parma mostrando una certa predisposizione per le materie storiche, letterarie e giuridiche, più avanti negli anni fece infatti parte dell’Accademia dell’Arcadia Parmense[1]. Il 12 marzo 1735 consegui la laurea in Teologia, fu ordinato sacerdote il 31 marzo 1736, a partire dal 1740 fu arcidiacono della Cattedrale nonché vicario vescovile, carica che lo vide per diversi anni collaborare col vescovo Camillo Marazzani. Alla morte di questi su suggerimento del duca di Parma, fu chiamato a reggere la diocesi. Il 15 dicembre 1760 fu eletto vescovo da papa Clemente XIII, il 21 dello stesso mese fu consacrato in Roma, il suo insediamento a Parma ebbe luogo il 1º marzo 1761.

Il Pettorelli operò un’intensa attività pastorale che lo vide visitare più volte nel corso del suo episcopato le diverse realtà della diocesi di Parma. Fu anche autore di diverse note teologiche[2].

Ebbe un rapporto di cordiale amicizia con il duca di Parma e il suo ministro Guillaume du Tillot di cui non disdegnava l’ospitalità e i doni, al contrario del Marazzani, suo predecessore. Sicuramente per il Du Tillot fu fondamentale la presenza di un vescovo poco battagliero e incline al compromesso per portare avanti la sua politica di riforme contro i privilegi ecclesiastici. Dal canto suo il Pettorelli era mosso in tal senso per ottenere dal duca un miglioramento delle condizioni economiche dei parroci poveri del parmense[3]. Durante il suo episcopato l’ecclesiastico si trovò più volte tra due fuochi, da un lato la politica anticlericale del Du Tillot e dall’altro l’opposizione della Chiesa di Roma. Il ministro parmense soppresse diversi conventi al fine di incamerarne i beni, diede luogo all’espulsione dei gesuiti, vietò i ricorsi giudiziari verso i tribunali esteri, in particolare quello di Roma, senza il consenso del duca[1]. Il Pettorelli fu accomodante anche in questioni minori riguardanti la diocesi, come l’accordare il permesso per la visita annonaria in luoghi immuni o fornire relazioni precise sui raccolti delle proprietà ecclesiastiche. Questi fatti diedero ovviamente luogo a un certo malcontento da parte del clero locale nei suoi confronti[3]. Sempre in questa politica di compromesso rientrò la permuta dei due Mezzani con il castello di Felino e alcuni possedimenti della Camera Ducale che ebbe luogo nel 1763. Il vescovo di Parma era conte dei Mezzani dal medioevo; questo territorio era da diversi decenni oggetto di disputa con i duchi di Parma[1] in quanto esentato da tasse e per la sua posizione strategica al confine con il ducato di Milano e quello di Modena. La permuta si rivelò più vantaggiosa per il duca di Parma anche in termini economici[4].

La scomparsa del duca Filippo I e l’ascesa al potere del figlio Ferdinando portò notevoli cambiamenti. Il nuovo duca costrinse il Du Tillot a lasciare lo stato e decise di abbandonare la politica antiecclesiastica del padre; il Pettorelli poté così dedicarsi più tranquillamente all’esercizio del proprio ministero. Il vescovo morì a Parma il 22 maggio 1788.

Genealogia episcopaleModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c DBI.
  2. ^ Roberto Lasagni, Dizionario dei Parmigiani, vol. 3, Parma, PPS, 1999.
  3. ^ a b Umberto Benassi, Guglielmo Du Tillot. Un ministro riformatore del XVIII secolo (5ª parte), La politica ecclesiastica, ibid., XXIV, Parma, Deputazione di storia patria per le province parmensi, 1924, pp. 79-80.
  4. ^ Francesco Cherbi, Le grandi epoche sacre, diplomatiche, cronologiche, critiche della chiesa vescovile di Parma, vol. 3, Parma, Tip. Ferrari, 1839, p. 422.

BibliografiaModifica

  • Francesco Pettorelli Lalatta, Visite pastorali, Parma, 1762-81.
  • Francesco Cherbi, Le grandi epoche sacre, diplomatiche, cronologiche, critiche della chiesa vescovile di Parma, vol. 3, Parma, Ferrari Forni, 1839.
  • Giovanni Drei, Notizie sulla politica ecclesiastica del Ministro Du Tillot. Sua corrispondenza segreta col vescovo di Parma, in Archivio storico per le Province parmensi, XV, Parma, Deputazione di storia patria per le province parmensi, 1915, pp. 197-230.
  • Umberto Benassi, Guglielmo Du Tillot. Un ministro riformatore del XVIII secolo (5ª parte), La politica ecclesiastica, ibid., XXIV, Parma, Deputazione di storia patria per le province parmensi, 1924, pp. 15-220.
  • Antonio Schiavi, La diocesi di Parma, vol. 1, Parma, Unione Tipografica Parmense, 1925, pp. 95.
  • Angelo Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, Bologna, Arnaldo Forni, 1973, p. 317.
  • Giovanni Battista Janelli, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, Sala Bolognese, Arnaldo Forni, 1978, p. 308.
  • Giovanni Maria Allodi, Serie cronologica dei vescovi di Parma, San Giovanni in Persiceto, F.A.R.A.P., 1981.
  • Roberto Lasagni, Dizionario dei Parmigiani, vol. 3, Parma, PPS, 1999.
  • Giovanni Gonzi, Un dibattito della seconda metà del Settecento, a Parma, sul vescovo-cancelliere dell’Università, in Annali di storia delle Università italiane, VIII (2004), Bologna, CLUEB, 2004, pp. 315-340.
  • E. Venturini, , “Pel sollievo del Pubblico e della piazza”. Vita religiosa e riforme giurisdizionaliste nella Parma del Du Tillot (1759-1771), Milano, tesi di laurea, Istituto superiore di scienze religiose di Milano, 2008-09.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica