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George Clavering-Cowper, III conte Cowper

nobile e politico inglese
Coronet of a British Earl.svg
George Clavering-Cowper, III conte Cowper
George Nassau Clavering, 3rd Earl of Cowper (1738-1789) by Studio of Johann Zoffany.jpg
Ritratto di George Clavering-Cowper, III conte Cowper, di Johann Zoffany
Conte di Cowper
In carica 1764 –
1789
Predecessore William Clavering-Cowper, II conte Cowper
Successore George Augustus Clavering-Cowper, IV conte Cowper
Altri titoli Baronetto Cowper
Barone Cowper
Visconte Fordwich
Principe di Nassau d'Auverquerque (nobiltà del Sacro Romano Impero)
Nascita Hertford, 1738
Morte Firenze, 22 dicembre 1789
Sepoltura Hertford
Dinastia Clavering-Cowper
Padre William Clavering-Cowper, II conte Cowper
Madre Henrietta Nassau d'Auverquerque
Consorte Hannah Gore

George Clavering-Cowper, III conte Cowper (Hertford, 1739Firenze, 22 dicembre 1789), è stato un nobile e politico inglese.

BiografiaModifica

George Nassau Clavering-Cowper era figlio di William Clavering-Cowper, II conte Cowper e nipote pertanto di Giorgio II d'Inghilterra.[1] Venne educato al College di Eton e intraprese successivamente un Grand Tour. Il giovane aristocratico, all'epoca noto col titolo di cortesia di visconte Fordwich, viaggiò in Francia, Paesi Bassi e Germania per poi trascorrere due anni di studio in Svizzera.[2] A differenza di molti alti aristoratici che intraprendevano dei grand tours nella sua epoca, Fordwich era indipendente dai suoi genitori dal momento che nel 1754 già aveva ereditato una considerevole fortuna dal nonno materno. Nel suo tour, giunse a Firenze il 7 luglio 1759.[3]

Il padre del giovane visconte, presagendo comunque un ritorno del figlio in patria, riuscì a farlo eleggere anche a distanza come membro del parlamento di Gran Bretagna per la costituente di Herford nel dicembre del 1759. George invece si stabilì a Firenze e fece sapere al padre tramite il suo tutore Jean Chastellain, se gli fosse stato possibile rinunciare al prestigioso incarico che aveva già ottenuto in patria. Chastellain venne sollevato dal proprio incarico ed ottenne il permesso di ritornare alla propria abitazione di Vevey.[3]

Nel 1764, quando morì suo padre, George gli succedette come nuovo conte di Cowper.

Il periodo fiorentinoModifica

 
La famiglia Gore in un dipinto di Johann Zoffany. La figlia di Gore, Hannah, è alla sinistra, in seconda fila, mentre Gore si trova al centro mentre suona la viola, con alle spalle il genero George Cowper

Il 2 giugno 1775, George sposò la sedicenne Hannah Gore, figlia del pittore e musicista inglese Charles Gore, un'occasione che il pittore Zoffany immortalò in una delle sue tele commissionate proprio dal suocero del conte Cowper.[4] Nel 1780 acquistò Villa Palmieri a Fiesole, con una splendida vista su Firenze, dove il conte Cowper prese residenza con la moglie.[3] La coppia ebbe tre figli.

Pur essendosi ormai trasferito definitivamente in Italia, il conte Cowper mantenne ad ogni modo forti contatti con l'Inghilterra. Egli aveva infatti l'ambizione di divenire ambasciatore inglese a Firenze e tentò a questo scopo di aprirsi una strada verso i favori del re inviando un piccolo ritratto al re e altre copie di opere d'arte italiane famose. L'incarico che Cowper desiderava, era al momento detenuto da Sir Horace Mann che, malgrado non fosse così in grazia presso il re come Cowper, continuava a ricoprire l'incarico di Ambasciatore inglese nel Granducato di Toscana.[5]

Cowper, abile diplomatico e politico, decise di ottenere prestigio chiudendo un occhio sulla relazione che sua moglie aveva instaurato col granduca Pietro Leopoldo, dal quale riuscì ad ottenere il titolo di Principe di Nassau d'Auverquerque nella nobiltà del Sacro Romano Impero[3] (sfruttando il nome della casata di sua madre, Enrichetta di Nassau d'Auverquerque) e riuscì ad ottenere da Giorgio II il permesso di adottare tale titolo. Il figlio secondogenito della coppia venne chiamato Pietro Leopoldo, si disse in onore del granduca di Toscana, anche se qualcuno non mancò di vociferare che questo fosse in realtà figlio illegittimo del granduca stesso.

Dopo trent'anni di assenza, Cowper tornò quindi in Inghilterra ed attirandosi anche l'attenzione di personaggi influenti come Horace Walpole. In una sua lettera a Sir Horace Mann disse di essere rimasto colpito dal vedere...

... un conte inglese più orgoglioso di un principato di latta e di un ordine di peltro del Württemberg rispetto che di essere un pari di Gran Bretagna in un'epoca in cui la Gran Bretagna era qualcosa.[3]

Cowper morì a Firenze il 22 dicembre 1789, all'età di 51 anni, malato da tempo di idropisia.[4] Il suo corpo venne fatto tornare in Inghilterra e sepolto a Hertford. Nei suoi titoli gli succedette il figlio primogenito, George Augustus.[4]

Patrono e collezionista d'arteModifica

La collezione d'arte che il conte Cowper raccolse durante gli anni di permanenza a Firenze fu per lui un grande investimento di tempo e denaro. Tra le opere di maggior rilievo che fecero parte della sua collezione citiamo due dipinti di Raffaello, il primo noto col nome di Piccola Madonna Cowper e l'altro come Madonna Niccolini-Cowper, dipinto che è possibile ammirare in un altro dipinto: nel dipinto La Tribuna degli Uffizi, Cowper viene raffigurato da Johann Zoffany mentre osserva i suoi dipinti, tra cui appunto questa Madonna che venne acquistata tramite lo stesso Zoffany dalla famiglia Niccolini nel 1782 e quindi venduta ai Cowper nel 1785.[6]

Zoffany si trovava all'epoca in Italia su commissione della famiglia reale inglese per dipingere proprio questo quadro e perse questo incarico ufficiale proprio per aver dipinto, si disse, troppe personalità inutili nel dipinto, tra cui lo stesso Cowper che pure era stimato a corte.[7] Ad ogni modo Cowper trovò in Zoffany un valido esperto d'arte e di lui si servì per valutare molti dei suoi dipinti e per dargli commissioni di pittura. Per Cowper, Zoffany acquistò quadri di Giuseppe Antonio Fabrini, del vedutista Francesco Zuccarelli, Jakob Philipp Hackert e di Hugh Primrose Dean. Dopo il 1778, Cowper acquistò la Sacra Famiglia di Fra Bartolommeo e nel 1779 supportò Joseph Plura, Innocenzo Spinazzi, Hugh Douglas Hamilton e Jacob More.[2]

Oltre che appassionato collezionista, il conte Cowper fu uno stimato patrono d'arte: suo cugino William Cowper, noto poeta inglese, ricevette da lui generose sovvenzioni.[1] Alessandro Volta ricevette il necessario per costruire un laboratorio completo e tra i due venne registrata una fitta corrispondenza[8] mentre Cowper si offrì di assistere Volta con la traduzione dall'inglese di un documento da presentare alla Royal Society per la sua ammissione.

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ a b The poetical works of William Cowper, William Cowper, John Bruce, Volume 3, p.clxx, accessed May 2010
  2. ^ a b Hugh Belsey, ‘Cowper, George Nassau Clavering, third Earl Cowper (1738–1789)’, Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, Sept 2004; online edn, Jan 2008 accessed 26 April 2010
  3. ^ a b c d e Elizabeth Gibson, Earl Cowper in Florence and His Correspondence with the Italian Opera in London, in Music & Letters, vol. 68, nº 3, luglio 1987, pp. 235–252. URL consultato il aprile 2010.
  4. ^ a b c Burkes peerage, accessed April 2010
  5. ^ Hugh Belsey, ‘Mann, Sir Horatio, first baronet (bap. 1706, d. 1786)’, Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, Sept 2004; online edn, May 2009 [1], accesso 1 novembre 2009
  6. ^ The Niccolini-Cowper Madonna, 1508 Archiviato il 19 dicembre 2012 in WebCite., National Gallery, London, accessed May 2010
  7. ^ The Tribuna of the Uffizi, The Royal Collection, accesso maggio 2010
  8. ^ The Third Earl Cowper: an English patron of science in 18th century Florence and his correspondence with Alessandro Volta. Italian Stud. 16:1–34. Dragoni G.(1994) in Proceedings of the 11th International Scientific Instruments Symposium, Bologna 1991, Lord George Cowper's 18th century cabinet of physics, eds Dragoni G., McConnell A., Turner L’E.pp 191–199.

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Controllo di autoritàVIAF (EN296028686 · ISNI (EN0000 0004 0014 7571 · LCCN (ENnb2014024541 · GND (DE138464820 · ULAN (EN500316273 · CERL cnp01177141 · WorldCat Identities (ENnb2014-024541
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