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Giglio infranto (film 1919)

film del 1919 diretto da D.W. Griffith
Giglio infranto
Titolo originaleBroken Blossoms
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1919
Durata90 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 4:3
film muto
Generedrammatico
RegiaD.W. Griffith
SoggettoThomas Burke
SceneggiaturaD. W. Griffith
ProduttoreDavid W. Griffith
Casa di produzioneD.W. Griffith Productions e Paramount Pictures
FotografiaG.W. Bitzer
MontaggioJames Smith (non accreditato)
Effetti specialiHendrik Sartov (non accreditato)
ScenografiaJoseph Stringer (non accreditato)
Interpreti e personaggi

Giglio infranto (Broken Blossoms o The Yellow Man and the Girl) è un film del 1919, diretto da David Wark Griffith e interpretato da Lillian Gish e da Richard Barthelmess. Venne girato ai Fine Arts Studios a Hollywood.

Nel 1936 in Gran Bretagna ne venne fatto un remake, sempre con il titolo di Giglio infranto, diretto da Hans Brahm (John Brahm).

Nel 1996, il film è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1]

TramaModifica

La storia, ambientata in uno slum di Londra, racconta di due anime gentili ma reiette, che stringono una delicata amicizia: la ragazzina Lucy Burrows, figlia di un pugile alcolizzato, e il cinese Cheng Huan, venuto in Occidente per diffondere la dottrina buddista, ma scontratosi con la durezza della vita locale.

Quando la ragazzina fugge dal padre l'uomo si offre di ospitarla a casa sua, ma il padre riesce a ritrovarla, riportandola brutalmente a casa dove la percuote fino alla morte. Sconvolto, Cheng lo uccide, per poi tornare alla sua piccola stanza, dove si toglie la vita; non prima di aver recitato, in lacrime, una nenia funebre buddista per la sua affezionata piccola amica.

CaratteristicheModifica

Questo film affrontava un tema caro a Griffith, quello della violenza sui deboli, raccontando una storia melodrammatica alla Dickens, con una netta separazione tra buoni e cattivi, secondo lo schema più classico della narrativa popolare, ma dal quale, proprio in virtù dei contrasti elementari, scaturisce un forte senso drammatico, che riesce a scavalcare poeticamente il melodramma. Il film non risparmia nessun estremo, dalla povertà del quartiere londinese alla purezza dell'affetto del cinese verso la bambina, dalla depravazione del padre fallito, al sacrificio finale.

In questa opera Griffith sperimentò un espediente tecnico, quello della doppia soggettiva: un campo-controcampo a 180°, che mostra i duri sguardi del padre e della figlia che si fissano aggressivamente guardando nell'obiettivo (e quindi lo spettatore), con una violenza espressiva mai vista prima.

Lillian Gish diede una prova di recitazione straordinaria, riuscendo credibile, a ventisei anni, nel ruolo di una tredicenne[2]: particolarmente significativa la scena dove è rinchiusa in uno sgabuzzino, dimenandosi all'impazzata "come un topo in gabbia". In un'intervista raccontò di aver pensato quell'interpretazione all'oscuro del regista, evitando così di affaticarsi durante le prove, per poi metterla in atto, con la sorpresa di Griffith, solo durante le riprese.

CensuraModifica

Per la versione da distribuire in Italia la censura italiana ordinò di apporre le seguenti modifiche:

  • Sopprimere nella parte 3ª tutte le scene che si svolgono dopo la didascalia: "Lucy commette un terribile delitto" fino a quella distinta dal titolo: "Una forza quasi divina" in modo da eliminare completamente la visione del padre che con lo scudiscio in mano vuol percuotere la figlia implorante perdono.
  • Nella parte 5ª sopprimere completamente le scene di maltrattamento della figlia da parte dello snaturato padre, dal momento in cui questi la trascina dalla casa del cinese alla propria.
  • Nella parte 6ª eliminare completamente tutte le scene brutali e raccapriccianti che vanno sotto i titoli: "Non farlo per te papà, papà. Ti porteranno in prigione e la paura spezzò quel piccolo cuore appena fiorito" dal punto in cui si vede il padre che afferra una scure per abbattere la porta dello stambugio dove si è rifugiata la figlia, fino al punto in cui si vede quest'ultima distesa sul letto moribonda, lasciando soltanto la visione della fanciulla inanimata sul letto.[3]

NoteModifica

  1. ^ (EN) Librarian of Congress Names 25 More Films To National Film Registry, Library of Congress, 3 dicembre 1996. URL consultato il 6 gennaio 2012.
  2. ^ Mereghetti, Dizionario dei film, Baldini e Castoldi 2007.
  3. ^ Italiataglia.it

BibliografiaModifica

  • (EN) Ronald Bergan, The United Artists Story , Octopus Book Limited, 1986 ISBN 0-517-56100-X

Voci correlateModifica

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