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Giordano Bianchi Dottula

letterato e politico italiano

BiografiaModifica

Dopo i primi studi sotto il padre scolopio Ermenegildo Guarnieri, Giordano, dal 1821 marchese di Montrone, col cui titolo fu soprattutto noto, si trasferì a Napoli e a Roma. Appassionato dei classici, fu uno dei rappresentanti della scuola purista, maestro di Basilio Puoti e amico di noti letterati del tempo come il Monti, il Foscolo e il Giordani.

Nel 1799 stette dalla parte dei rivoluzionari della Repubblica partenopea contro i Borboni, assumendo il nome di Timoleone (il tirannicida greco) Bianchi. Ufficiale di Gioacchino Murat, partecipò nel 1800 alla battaglia di Marengo; divenuto Murat re di Napoli nel 1808, fu suo ciambellano di Corte e presidente del Consiglio della Provincia di Bari.

Con la restaurazione del Regno borbonico nel 1815, dopo alcuni anni di esilio in Francia e in Svizzera, poté rientrare a Bari e assumere persino importanti cariche istituzionali nel Regno delle Due Sicilie: nel 1831 fu nominato Intendente della Provincia di Bari e poi membro della Consulta di Stato a Napoli.

Evidentemente, l'ex-tirannicida, di nome anche se non di fatto, fu pronto a servire il monarca, come mostra anche il seguente documento d'archivio:

Bari, 21 maggio 1839 - A Sua Eccellenza il Ministro della Polizia generale

Eccellenza, ho dato le disposizioni le più efficaci per una stretta vigilanza se mai in questa provincia apparissero persone osservabili per un cappello di paglia col nastro verde (Nota: Era un segnale di appartenenza alla società cospirativa mazziniana La Giovine Italia). Ma queste disposizioni le ho comunicate confidenzialmente per iscritto ai soli due sottintendenti, ammonendoli di usare la massima circospezione nello spiegare la loro vigilanza. Alle altre autorità poi ne ho fatto comunicazione a bocca, dubitando della poco loro esattezza nel conservare le carte di alta polizia: perocché spiacerebbemi che per tale loro negligenza si divulgasse una cosa, la quale io non credo sin ora nota ad alcuno in questa provincia: o almeno all'intelligenza di un qualche individuo dei più esercitati nei maneggi rivoluzionari. Da ultimo prego Vostra Eccellenza dirmi, qualora riuscisse alla Polizia di sorprendere alcuno coi detti segni, se debba farlo arrestare e tradurre costà ovvero ritenerli in queste prigioni a disposizione di Vostra Eccellenza.

L'intendente Marchese di Montrone

OpereModifica

Pubblicò Il peplo, in ricordo dell'amico Ludovico Salviati, e traduzioni di Odi ed Epodi di Orazio. Pubblicò anche una riduzione a miglior lezione corredata di note dell'opera attribuita a Boccaccio "la passione di Nostro Signore" (Napoli, dalla stamperia francese, 1827), opera importante soprattutto per il "Discorso sullo stato presente della lingua italiana", manifesto del purismo del Bianchi Dottula che voleva riportare la lingua italiana alla toscanità classica di umanesimo e rinascimento.

Valutazione criticaModifica

Pietro Giordani, nel 1807, essendo suo amico, non infierisce troppo nella sua Della poetica del sig. marchese di Montrone, indirizzata all'amico Pietro Brighenti:

…cresciuto da piccolo tra le muse francesi, venuto era in tanta dimestichezza di quelle, che oltre a posseder colla memoria quanto di più nobile o grazioso dettarono, egli stesso ha composto versi e prose da non sembrare d'uno straniero, ma di un cultissimo francese: per che facilmente poteva partecipare alla gloria di quella felice nazione…Direm noi che coll'effetto egli abbia espresso l'idea concepita nella mente e già tenga e dimostri lo stile perfetto? Io sento che non sono giudice da ciò…e non sarò dubbio a rispondere se alcuno volesse dargli carico perché abbia preso subbietto né alto né nuovo, com'è l'amore, che nella più parte di questi versi risuona. E qui dico che se Montrone non ha per ora tolto argomento degno di lui, io lodo quella modestia e prudenza di grande e avveduto ingegno, onde ha deliberato di non trattare materia sublime e forte, finché non sia ben sicuro e scarico d'ogni sollecitudine intorno alle forme onde abbia a rivestirla: e molto saviamente si avvisa che quella vuol tutto l'animo a sé, a far cose da viver lungamente: e che l'inventare, il partire, il comporre gli daranno assai cura, senza lo studio di polire e adornare. Quando poi a suo senno si sentirà franco a pennelleggiare, né gli rimarrà dubbio de' contorni e de' colori, metterà mano a grandiose istorie da farsi riguardare con diletto e maraviglia. E chi pensa quanto in lui sia vigore di mente e di matura gioventù, quanto fervore di studi, quanto ardore per le cose belle e grandi, troverà ch'io non sono lusinghiero né temerario promettitore. Anzi egli stesso lo promette e quasi lo comincia nel Peplo, dove pur si alza colla memoria, col desiderio, colle speranze agli usi magnanimi di Grecia…

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Controllo di autoritàVIAF (EN88779287 · ISNI (EN0000 0000 6181 4711 · GND (DE139481745 · BAV ADV10107942 · CERL cnp01200353 · WorldCat Identities (EN88779287