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Giovanni Galasso

ingegnere italiano

Giovanni Galasso (Portocannone, 23 marzo 1897Napoli, 8 luglio 1984) è stato un ingegnere italiano, progettista di numerosi velivoli di successo, tra cui i caccia Ro.44, Ro.51, Ro.57, Ro.58, l'addestratore Ro.41, l'idrovolante da ricognizione Ro.43, e il velivolo da collegamento Ro.63, alcuni largamente utilizzati nel corso della seconda guerra mondiale.

BiografiaModifica

Nacque a Portocannone, provincia di Campobasso il 23 marzo 1897.[1] Laureatosi al Politecnico di Torino in ingegneria industriale meccanica il 22 marzo 1922, iniziò immediatamente a lavorare presso l'Aeronautica d'Italia di Torino (già Aeronautica Ansaldo)[1] come capo dell'ufficio tecnico di officina, per poi venire assunto, il 1 aprile 1929, dalla Direzione Tecnica Aviazione della Fiat, con la qualifica di capo ufficio della Direzio0ne Tecnica Aviazione.[1] Qui ebbe una parte decisiva nella realizzazione del Fiat A.S.1, un aereo che diede ai progettisti e alla casa costruttrice molte soddisfazioni.[2]

Il 27 settembre dello stesso anno, a causa del basso stipendio, accettò l'offerta delle Officine Ferroviarie Meridionali di Napoli[3] che gli triplicavano lo stipendio se fosse riuscito a lasciare la Fiat.[1] Dimessosi, lasciò Torino e si trasferì a Napoli, dove fu assunto dalle OFM il 1 novembre 1930. Costituito in breve tempo un gruppo di lavoro,[N 1] la cui prima realizzazione fu il Ro.25 un biplano monomotore, mono e biposto da scuola e acrobazia, realizzato in soli due prototipi, uno a decollo terrestre e l'altro idrovolante. A questo seguì il Ro.26 un biplano monomotore, biposto, per l'addestramento acrobatico dei piloti militari. L'aereo fu costruito in pochi esemplari sia nelle versione terrestre che come idrovolante.[4] Ad essi seguirono i velivoli da ricognizione e aerocooperazione Ro.30 e Ro.37 Lince, l'addestratore Ro.41 Maggiolino[5] e l'idrovolante da ricognizione Ro.43.[5]

Il 10 agosto 1935 fu nominato direttore tecnico, in sostituzione dell'ingegnere Alessandro Tonini prematuramente deceduto.[2]

Dal Ro.43, su richiesta della Direzione Generale Costruzioni Aeronautiche ne fu tratta una versione idrocaccia, designata Ro.44.[5] Ad esso seguirono il caccia monomotore Ro.51,[6] i bimotori da combattimento Ro.53,[6] Ro.57,[7] Ro.58,[7] i trimotori Ro.67[7] e CP.12,[8] il velivolo da collegamento Ro.63,[7] e l'idrovolante a scarponi IR.11.[8]

Dopo la firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943 lasciò definitivamente l'attività progettuale. Nel 1945 fu contattato dall'azienda statunitense Douglas Aircraft Company per un'eventuale assunzione, ma declinò l'offerta.[9] Si spense a Napoli l'8 luglio 1984.[9]

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ Per dar forza alla propria impostazione lavorativa si era fatto raggiungere da Torino dai alcuni suoi vecchi collaboratori, tra i quali il perito industriale Otello Bucarelli, ai quali si aggiunsero anche l'ingegnere Pietro Callerio come Vice capo ufficio tecnico, e p.a. Arturo Ferrara, avvalendosi anche della collaborazione dei più esperti disegnatori delle OFM Claudio Bonfiglietti e Ferdinando Longobardi.

FontiModifica

BibliografiaModifica

  • Valerio Castronovo, Pepa Sparti, Mario Lungonelli, Alberto Cova, Sergio Zaninelli, Gianfranco Petillo, Giorgio Mori, Luigi De Rosa, Angelo Varni e Giovanni Aliberti, La Breda. Dalla società finanziaria Ernesto Breda alla finanziaria Ernesto Breda 1886-1986, Milano, Finanziaria Ernesto Breda, 1986.
  • Luigi Mancini (a cura di), Grande Enciclopedia Aeronautica, Milano, Edizioni Aeronautica, 1936.
Periodici
  • Giovanni Galasso, in Ali nella Gloria, nº 41, Parma, Delta Editore, agosto-settembre 2019, pp. 6-12, ISSN 2240-3167 (WC · ACNP).

Collegamenti esterniModifica