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Giuseppe Finzi
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tiposommergibile
ClasseCalvi
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CantiereOdero-Terni-Orlando, La Spezia
Impostazione1º agosto 1932[1]
Varo29 giugno 1935
Completamento8 gennaio 1936
Caratteristiche generali
Dislocamento in immersione2060 t
Dislocamento in emersione1550 t
Lunghezza84,3 m
Larghezza7,712 m
Altezza5,145 m
Profondità operativacollaudo: 100 m
Propulsione2 motori termici diesel Fiat da 2200 hp ciascuno
2 motori elettrici San Giorgio da 900 hp ciascuno
2 sottobatterie da 120 elementi ciascuna
Velocità in immersione 8 nodi
Velocità in emersione 17 nodi
Autonomia11400miglia a 8 nodi; 120 miglia in immersione
Equipaggio72
Armamento
Armamento

[2][3]

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Il Giuseppe Finzi è stato un sommergibile della Regia Marina, appartenente alla classe Calvi e operante durante la seconda guerra mondiale.

StoriaModifica

Assieme ai gemelli Calvi e Tazzoli formò la 2ª Squadriglia Sommergibili con base a La Spezia, venendo poi trasferito a Taranto e impiegato per l'addestramento[4].

Partecipò clandestinamente alla guerra di Spagna svolgendo una missione dal 15 agosto al 4 settembre 1937: il 20 agosto lanciò due siluri contro due cacciatorpediniere spagnoli (classe Churruca e Lazaga), senza colpirli e subendo poi tre ore di caccia antisommergibile che causò lievi danni[4]. Svolse altre tre manovre d'attacco delle quali una sola portata a termine, con il lancio di due siluri, il 22 agosto, contro un piroscafo (identificato come Escolano) che però li evitò.[4].

Nel giugno 1939 navigò sino a El Ferrol per verificare le condizioni del passaggio dello stretto di Gibilterra[5].

Allo scoppio della seconda guerra mondiale fu fra i primi sommergibili italiani inviati in Atlantico: partì da Cagliari già il 5 giugno 1940 e il 13 giugno fu il primo sommergibile italiano a passare lo stretto di Gibilterra (scampando, il 12 giugno, ad un attacco del cacciatorpediniere Watchman presso Punta Almina)[4][6]. Rimase in agguato dapprima nei pressi delle Canarie e poi al largo di Madera senza ottenere risultati; il 6 luglio passò nuovamente lo Stretto e quattro giorni dopo arrivò a Cagliari[4].

Il 7 settembre partì da La Spezia e attraversò di nuovo lo stretto di Gibilterra fra il 12 ed il 13 settembre; fu attaccato da un cacciatorpediniere con bombe di profondità senza tuttavia riportare danni gravi e il 29 del mese giunse a Bordeaux, sede della base atlantica di Betasom, senza avere affondato nessuna nave[4]. Il 24 ottobre partì per una nuova missione e il 30 lanciò un siluro contro un mercantile armato, mancandolo; ricevette poi una dura reazione da parte di una nave da guerra, senza tuttavia riportare danni[4]. Fra il 18 ed il 27 novembre rilevò tre convogli ma non riuscì mai ad attaccarli a causa del mare mosso[7] e rientrò alla base il 4 dicembre[4].

Fra il 10 marzo ed il 17 aprile 1941 operò al largo di Oporto, a ovest delle Canarie e ad est delle Isole di Capo Verde, rilevando la presenza di due convogli ma non riuscendo ad attaccarli per la scorta[4]. Il 10 agosto fu inviato alla ricerca di un convoglio ma non riuscì a seguirlo; il 4 settembre dovette iniziare la navigazione di rientro a causa di perdite di carburante[4]. Fra il 6 ed il 24 dicembre partecipò – assieme ai gemelli Calvi e Tazzoli – all'operazione di trasporto dei superstiti dell'incrociatore ausiliario Atlantis e della nave cisterna Python, recuperati in precedenza dagli U-Boot tedeschi U. 126 e U. 38[4].

Il 6 febbraio 1942 partì diretto nella zona a est delle Bahama e dello stretto della Florida; subì due avarie ai motori (che richiesero rispettivamente sei e quattro giorni per le riparazioni), dovendo anche rinunciare a due attacchi (contro un convoglio e una nave cisterna); poi si guastarono i periscopi e i timoni[4]. Nonostante tutto il Finzi riuscì, il 6 marzo 1942, a cogliere un primo successo, colpendo e affondando con quattro siluri la motocisterna inglese Melpomene (7001 tsl) nel punto 23°36' N e 62°28' N; nella notte successiva colpì con tre siluri e cannoneggiò il piroscafo Skane (4528 tsl) dovendosi però allontanare per l'arrivo di un aereo[4] (la nave affondò comunque per i danni subiti)[8].

Fu poi inviato incontro al sommergibile Francesco Morosini che il 13 marzo rifornì con 21 tonnellate di nafta, affondando nel frattempo (il 9 marzo) la motonave Charles Racine (9957 tsl), con il lancio di sei siluri; si avviò poi sulla rotta di ritorno giungendo alla base il 31 marzo[4].

Dopo un periodo di lavori durati aprile e maggio, il 16 giugno 1941 ripartì per raggiungere la zona d'agguato compresa fra Cuba, Santo Domingo, la Giamaica e Pedro Bank; il 9 luglio giunse nel Mar dei Caraibi[4]. Fra il 12 ed il 20 luglio avvistò (o rilevò all'idrofono) dapprima un cacciasommergibili, poi una nave passeggeri, due navi a turbina e infine una nave cisterna scortata da tre cacciatorpediniere, oltre ad un totale di quattro velivoli; non poté però svolgere alcun attacco[4]. Il 23 rifornì di acqua e nafta i sommergibili Francesco Morosini e Reginaldo Giuliani; sei giorni più tardi lanciò tre siluri contro una nave passeggeri senza riuscire a colpirla ed il 31 iniziò il ritorno, arrivando a Bordeaux il 18 agosto[4].

Il 26 novembre, dopo un periodo di manutenzione e attività addestrativa, fu inviato nei pressi di Capo San Rocco ma dovette tornare alla base il 10 dicembre a causa di gravi avarie[4]. L'11 febbraio 1943 partì diretto in Oceano Indiano, dove avrebbe dovuto svolgere attività di appoggio (rifornimento) al sommergibile Leonardo Da Vinci, frattanto partito per missione offensiva in quelle acque[4]. Il 18 marzo, poco prima d'incontrarsi col Da Vinci per il rifornimento, danneggiò con cannone e siluro il piroscafo Lulworth Hill (7628 tsl)[8] che riuscì però ad allontanarsi (la nave fu affondata poco dopo dal Da Vinci, informato della sua presenza proprio dal Finzi)[8]. Fra il 19 ed il 20 marzo il Finzi rifornì il Da Vinci e si avviò poi sulla rotta di ritorno, cogliendo due successi: il 28 marzo colpì con un siluro il piroscafo greco Granicos (3689 tsl), che affondò nel punto 3°49' N e 15°15' O (a circa 350 miglia da Freetown); l'indomani avvistò il piroscafo britannico Celtic Star (5575 tsl), che silurò e affondò il giorno seguente, nel punto 4°08' N e 17°35' O[4].

Il 18 aprile arrivò a Bordeaux e, mentre stava imboccando l'estuario della Gironda, provocò lo scoppio di una mina magnetica, che non causò però danni gravi[4]. Si decise poi di adattare il sommergibile a missioni di trasporto per l'Estremo Oriente: furono rimossi i cannoni e il periscopio d'attacco e i depositi munizioni furono convertiti in stive; i lavori ebbero termine nel luglio 1943, ma il Finzi non fu fatto partire[4][9], perché i tedeschi, ormai incerti della posizione dell'Italia nella guerra, preferivano aspettare l'evolversi dei fatti. All'armistizio il sommergibile era ancora a Bordeaux e prese a bordo il comandante della base, c.v. Enzo Grossi[4]; quasi tutto l'equipaggio decise di continuare a combattere dalla parte della Germania e il 14 ottobre fu sbarcato (per la maggior parte entrò nei ranghi della Repubblica Sociale Italiana)[10]. Incorporato nella Kriegsmarine, il Finzi divenne dapprima Mercator I e fu poi ribattezzato U. IT. 21; si pensò dapprima di impiegarlo nelle missioni di trasporto ma l'idea fu abbandonata per via del cattivo stato in cui versava; fu posto in disarmo nell'aprile del 1944 ed il 20 agosto dello stesso anno minato e fatto saltare in aria[4].

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, Mondadori, 2002, ISBN 978-88-04-50537-2.
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